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Art. 7 Convenzione EDU — Anno 2025

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200 provvedimenti

Altri anni per Art. 7 Convenzione EDU

Illecito disciplinare magistrato: la sanzione resta?
Un magistrato, mentre ricopriva la carica di sindaco, è stato sanzionato disciplinarmente per aver commesso un fatto qualificabile come abuso d'ufficio. Successivamente, la legge ha abrogato il reato di abuso d'ufficio. Il magistrato ha quindi impugnato la sanzione, sostenendo che dovesse essere annullata in applicazione del principio della legge più favorevole (favor rei). La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'illecito disciplinare del magistrato è autonomo rispetto al reato. Le sanzioni disciplinari non hanno natura penale ma servono a tutelare il prestigio e l'onorabilità della magistratura. Di conseguenza, il principio del 'favor rei' non si applica e la sanzione disciplinare resta valida nonostante l'abrogazione del reato.
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Ricorso straordinario: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso straordinario presentato da un condannato. La difesa lamentava un errore nell'applicazione di una legge penale più sfavorevole e la mancata notifica di una modifica del capo d'imputazione. La Corte ha stabilito che tali doglianze costituiscono 'errori di diritto' e non 'errori di fatto', unici presupposti per l'ammissibilità del ricorso straordinario. Questo rimedio, infatti, non può essere utilizzato per contestare l'interpretazione giuridica fornita in una precedente sentenza.
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Lottizzazione abusiva: confisca anche con prescrizione
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di alcuni cittadini contro la confisca dei loro terreni per il reato di lottizzazione abusiva. Anche se il reato era stato dichiarato prescritto, la Corte ha confermato che la confisca è legittima quando la sussistenza del fatto-reato, nei suoi elementi oggettivi e soggettivi, è stata accertata in un giudizio che ha garantito il pieno contraddittorio. La decisione si è basata su prove documentali ritenute sufficienti a dimostrare l'illegittima trasformazione urbanistica del fondo agricolo.
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Confisca e prescrizione: no alla retroattività
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per reati tributari, dichiarandoli estinti per prescrizione. Di conseguenza, ha revocato la confisca per equivalente, chiarendo che per i reati commessi prima dell'introduzione dell'art. 578-bis c.p.p. nel 2018, la confisca non può essere mantenuta. La decisione si fonda sul principio di irretroattività della legge e degli orientamenti giurisprudenziali sfavorevoli, garantendo la certezza del diritto.
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Estinzione del reato per morte dell’imputato: il caso
Un soggetto, condannato per danneggiamento aggravato commesso in carcere, ricorreva in Cassazione lamentando la violazione del principio del 'ne bis in idem', poiché già sanzionato in via disciplinare. La Corte Suprema, tuttavia, ha rilevato il decesso dell'imputato avvenuto nelle more del giudizio e ha dichiarato l'estinzione del reato, annullando la sentenza di condanna senza esaminare il merito del ricorso. La morte dell'imputato costituisce una causa di estinzione del reato che prevale su ogni altra questione.
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Falso ideologico e ne bis in idem: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per falso ideologico, per aver fittiziamente intestato a sé dei veicoli. L'imputato aveva invocato il principio del ne bis in idem, sostenendo di essere già stato sanzionato amministrativamente per gli stessi fatti. La Corte ha stabilito che il reato di falso ideologico è distinto dall'illecito amministrativo previsto dal Codice della Strada e che, in ogni caso, i due procedimenti possono coesistere se sono complementari e mirano a finalità diverse, senza violare il divieto di doppia punizione.
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Servizi assicurativi IVA: la Cassazione sui limiti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29886/2025, ha stabilito che l'attività di una banca che promuove polizze di una compagnia assicurativa tramite un link sul proprio sito web non rientra nell'esenzione per i servizi assicurativi IVA, configurandosi come prestazione pubblicitaria. La Corte ha inoltre affrontato il tema delle sanzioni, negando l'applicazione retroattiva di una nuova legge più favorevole (lex mitior) in quanto parte di una riforma sistemica e non isolata.
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Confisca di prevenzione: eredi e terzi, la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di confisca di prevenzione disposta sui beni di un soggetto deceduto, proseguita nei confronti degli eredi. La Corte ha rigettato il ricorso degli eredi, chiarendo che la misura può essere applicata anche post mortem e che il principio del 'ne bis in idem' ha un'operatività limitata in questo ambito. Ha inoltre dichiarato inammissibile il ricorso di una società terza, che non ha fornito prova sufficiente della proprietà dei beni rivendicati, confermando l'onere probatorio a suo carico.
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Ordine di demolizione: no stop con condono fittizio
La Corte di Cassazione conferma un ordine di demolizione per un immobile abusivo. Il ricorso della proprietaria, basato su un condono edilizio ottenuto tramite il frazionamento fittizio dell'edificio in tre unità distinte per aggirare i limiti di cubatura, è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha stabilito che tale stratagemma non crea un legittimo affidamento e che l'ordine di demolizione, avendo natura ripristinatoria e non penale, non è soggetto a prescrizione.
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Diritto alla prova: Cassazione annulla confisca
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di confisca di prevenzione riguardante un immobile. La decisione si fonda sulla violazione del diritto alla prova del soggetto proposto e dei terzi intestatari del bene (i suoi genitori), ai quali era stato negato il diritto di far sentire testimoni a loro difesa. La Corte ha ribadito che, anche nei procedimenti di prevenzione, deve essere garantito un pieno contraddittorio e la possibilità per la difesa di presentare prove, annullando con rinvio la decisione della Corte d'Appello.
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Sanzioni CONSOB: la Cassazione e la legge nel tempo
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di sanzioni CONSOB inflitte a un istituto bancario e ai suoi esponenti. La Corte accoglie parzialmente il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sugli illeciti continuati: una nuova legge più severa si applica solo alla condotta successiva alla sua entrata in vigore, non retroattivamente. Viene invece confermato che il principio della legge più favorevole (favor rei) non si applica automaticamente a queste sanzioni amministrative, che non hanno natura penale.
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Risarcimento per tenuità del fatto: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che è legittimo condannare l'imputato al risarcimento dei danni in favore della parte civile anche in caso di proscioglimento per particolare tenuità del fatto. La sentenza analizza l'applicazione immediata delle norme processuali introdotte da una pronuncia della Corte Costituzionale, chiarendo che il principio di irretroattività non si applica alle norme procedurali che regolano gli effetti civili del processo penale. Di conseguenza, il risarcimento per tenuità del fatto è dovuto se viene accertata la potenziale lesività della condotta.
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Duplicazione sanzioni: i limiti del giudice tributario
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di duplicazione sanzioni contro un amministratore di fatto, stabilendo principi chiave. Ha chiarito che un giudice tributario non può annullare un atto per motivi non sollevati dal contribuente, incorrendo altrimenti nel vizio di ultrapetizione. Inoltre, ha sancito la nullità di una sentenza la cui motivazione è meramente 'apparente', come nel caso in cui si neghi la natura di 'società cartiera' senza un'analisi approfondita. La Corte ha quindi cassato la decisione e rinviato il caso per un nuovo esame.
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Voluntary disclosure: pagamento tardivo annulla tutto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29288/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di voluntary disclosure. Il caso riguardava una contribuente che, pur avendo aderito alla procedura di collaborazione volontaria per regolarizzare capitali detenuti all'estero, aveva pagato in ritardo due delle tre rate dovute. I giudici di merito avevano ritenuto che il ritardo non inficiasse la procedura. La Suprema Corte ha ribaltato tale decisione, affermando che il tempestivo e integrale versamento delle somme è un requisito essenziale per il perfezionamento della procedura. Di conseguenza, il pagamento tardivo comporta la decadenza da tutti i benefici, con la ripresa dell'ordinaria attività di accertamento e sanzionatoria da parte dell'Agenzia delle Entrate.
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Voluntary disclosure: pagamento tardivo annulla benefici
Una contribuente aderisce alla procedura di voluntary disclosure per regolarizzare capitali esteri, ma paga in ritardo due delle tre rate previste. L'Amministrazione Finanziaria revoca i benefici, applicando sanzioni ordinarie. Sebbene i giudici di merito di primo e secondo grado diano ragione alla contribuente, la Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Agenzia. Con l'ordinanza in esame, la Suprema Corte stabilisce che il rispetto dei termini di pagamento è un requisito essenziale e perentorio: il pagamento tardivo impedisce il perfezionamento della voluntary disclosure, causando la decadenza da tutti i vantaggi previsti.
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Revoca Patente Patteggiamento: Non Sospendibile
Un automobilista, condannato con patteggiamento per guida sotto l'effetto di stupefacenti e alcol con incidente, ha visto la sua patente revocata. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la revoca patente nel patteggiamento è una sanzione amministrativa accessoria obbligatoria e non può beneficiare della sospensione condizionale della pena, né essere oggetto di accordo tra le parti.
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Tempus commissi delicti: limiti del giudice esecutivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice dell'esecuzione non può modificare il 'tempus commissi delicti' (il momento di commissione del reato) di un reato permanente, come l'associazione mafiosa, se tale durata è stata accertata, anche implicitamente, nel giudizio di cognizione e non è stata contestata. La questione della durata del reato, una volta coperta da giudicato, non può essere riaperta in fase esecutiva per ottenere l'applicazione di una legge più favorevole.
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Conflitto di interessi: quando l’ente può difendersi?
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del conflitto di interessi del legale rappresentante di un ente. La Corte ha annullato un'ordinanza che aveva dichiarato inammissibile l'appello di una società contro un sequestro preventivo. Il Tribunale aveva erroneamente ravvisato un conflitto di interessi perché il legale rappresentante era indagato per reati diversi da quello che aveva originato il sequestro. La Cassazione ha stabilito che l'incompatibilità si verifica solo quando l'indagine sul legale rappresentante riguarda lo stesso reato presupposto contestato all'ente, ripristinando così il diritto di difesa della società.
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Visto infedele: competenza e nullità dell’atto
La Corte di Cassazione ha annullato una cartella di pagamento emessa nei confronti di un professionista per un visto di conformità infedele. La decisione si fonda sul principio della competenza territoriale: l'atto sanzionatorio è nullo perché emesso dalla Direzione Provinciale dell'Agenzia delle Entrate, anziché dalla Direzione Regionale, unico organo competente per legge in base al domicilio fiscale del professionista.
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Competenza territoriale Agenzia Entrate: il caso del visto
La Corte di Cassazione ha stabilito che la competenza territoriale per sanzionare un professionista per l'apposizione di un visto di conformità infedele spetta alla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate del luogo di domicilio fiscale del professionista stesso, e non all'ufficio provinciale competente per il contribuente. Un atto emesso da un ufficio incompetente è nullo. La decisione si basa sull'interpretazione dell'art. 39 del D.Lgs. 241/1997, sottolineando che le norme sulla competenza territoriale agenzia entrate sono una garanzia per il cittadino e non possono essere derogate dall'amministrazione.
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