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Art. 665 Codice di Procedura Penale — Sezione Terza Penale

50 provvedimenti

Altri anni per Art. 665 Codice di Procedura Penale

Abuso edilizio: valido l’ordine di demolizione totale
Un cittadino ha contestato lo sgombero disposto dalla Procura locale per abbattere un immobile abusivo. Il ricorrente sosteneva che la demolizione riguardasse solo una parete perimetrale e non l'intero fabbricato. Inoltre, deduceva l'incompetenza dell'autorità di primo grado poiché la Corte di appello aveva riformato la condanna riducendo la pena dopo una sentenza della Corte Costituzionale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che la semplice riduzione della pena per sopravvenuta incostituzionalità parziale non sposta la competenza al giudice d'appello, mancando una nuova valutazione sostanziale dei fatti. L'ordine di demolizione dell'intero immobile resta quindi pienamente valido ed eseguibile.
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Sequestro preventivo: Ricorso inammissibile, ma non tutto è perduto
Due individui hanno contestato un'ordinanza del GIP che negava la revoca di un provvedimento del Pubblico Ministero. Questo provvedimento intimava a uno di loro di lasciare un immobile precedentemente sottoposto a sequestro preventivo, del quale aveva l'uso. I ricorrenti denunciavano la nullità dell'ordinanza e la violazione del principio di proporzionalità. La Corte di Cassazione ha riqualificato il loro ricorso come opposizione all'esecuzione, dichiarandolo inammissibile come ricorso diretto in Cassazione. Gli atti sono stati trasmessi al Tribunale di Bari per la corretta valutazione della procedura.
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Demolizione tardiva: la revoca della sospensione condizionale della pena
Un condannato aveva ottenuto la sospensione condizionale della pena, subordinata alla demolizione di un manufatto abusivo entro novanta giorni dal passaggio in giudicato della sentenza. Il condannato ha demolito l'opera oltre il termine stabilito. Il Giudice dell'esecuzione ha revocato la sospensione condizionale della pena, ritenendo irrilevante che l'ingiunzione a demolire fosse notificata in ritardo. La Corte di Cassazione ha confermato la revoca, ribadendo che il termine decorre dal passaggio in giudicato della sentenza e non dalla notifica dell'ingiunzione. Il ricorso del condannato è stato dichiarato inammissibile.
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Sequestro Preventivo: La Cassazione Chiarisce la Competenza del GIP
La Corte di Cassazione ha chiarito la competenza sul sequestro preventivo. Alcuni indagati avevano contestato le modalità di esecuzione di un sequestro preventivo su beni societari e personali, chiedendo che i beni delle società fossero sequestrati prioritariamente. Il Giudice delle Indagini Preliminari (GIP) aveva dichiarato inammissibile la loro istanza, ritenendosi incompetente. La Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che, durante la fase delle indagini, il GIP è competente a valutare le questioni relative alle modalità esecutive del sequestro preventivo. Il ricorso corretto per contestare tali modalità è l'appello cautelare, non l'incidente di esecuzione. Il GIP dovrà ora pronunciarsi nel merito delle richieste degli indagati.
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Ordine di demolizione: acquisto all’asta e stabilità
Un cittadino acquista all'asta un fabbricato gravato da una condanna per abuso edilizio emessa a carico del precedente proprietario. L'acquirente chiede al giudice di revocare o sospendere l'ordine di demolizione della sopraelevazione abusiva. Egli evidenzia il grave pericolo per la stabilità dell'intero edificio regolare sottostante e richiede la sanzione pecuniaria sostitutiva. Il Tribunale dichiara l'istanza inammissibile con decisione immediata senza udienza, attribuendo la competenza sulla sicurezza statica agli enti amministrativi. L'acquirente presenta ricorso per cassazione per contestare tale diniego. La Suprema Corte stabilisce che il provvedimento adottato senza contraddittorio andava impugnato tramite formale opposizione davanti allo stesso giudice dell'esecuzione. I giudici di legittimità riqualificano il ricorso ed evitano la decadenza dell'azione, trasmettendo gli atti al Tribunale per celebrare la regolare udienza.
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Ordine di demolizione abusiva: la Cassazione nega prescrizione e proporzionalità
Un'anziana signora ha impugnato un ordine di demolizione abusiva per la sua unica abitazione, dove viveva con la figlia e tre nipoti, due dei quali disabili. Ha sostenuto la mancata nomina di un difensore d'ufficio, la prescrizione dell'ordine e la sua sproporzione rispetto alla grave situazione familiare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'ordine di demolizione è una sanzione amministrativa ripristinatoria, non soggetta a prescrizione penale e non richiede notifica al difensore. Inoltre, la Corte ha ritenuto non provata l'indisponibilità di altre soluzioni abitative o mezzi economici.
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Restituzione beni confiscati: vince la Corte d’Appello
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso relativo alla richiesta di restituzione beni confiscati avanzata dalla moglie di un soggetto condannato per reati tributari. La donna rivendicava la proprietà dei beni in qualità di terza estranea al reato. Il Tribunale ordinario, quale giudice dell'esecuzione, aveva accolto la domanda e disposto il dissequestro. Il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione contestando l'incompetenza del Tribunale, poiché la sentenza di merito era stata parzialmente riformata dalla Corte d'Appello. La Suprema Corte ha riqualificato il ricorso del Pubblico Ministero in opposizione formale e ha dichiarato l'incompetenza funzionale del Tribunale di primo grado, trasmettendo tutti gli atti alla Corte d'Appello per la decisione finale.
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Prescrizione e ordine di demolizione per coimputati
Un cittadino e una coimputata subiscono una condanna in primo grado per abuso edilizio con contestuale ordine di demolizione. La coimputata non impugna la decisione, rendendola definitiva. Il cittadino propone invece appello e ottiene la prescrizione dei reati con la revoca della sanzione nei propri confronti. Successivamente, la Procura avvia l'esecuzione della misura contro la coimputata. Il cittadino contesta l'atto dinanzi ai giudici dell'esecuzione, sostenendo l'estensione del proprio beneficio. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del cittadino per totale carenza di interesse concreto. L'estinzione del reato maturata in appello non giova a chi ha già una condanna irrevocabile, rendendo legittimo l'ordine di demolizione.
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Revoca della confisca: tra restituzione e nuovi vincoli
Gli eredi di un'imputata deceduta e una società terza chiedono al giudice dell'esecuzione la revoca della confisca e la restituzione dei beni sequestrati per reati tributari. Il tribunale dispone la restituzione a favore degli eredi ma inserisce una clausola di salvezza per eventuali altri vincoli imposti in un procedimento parallelo, respingendo l'istanza della società. I ricorrenti impugnano la decisione lamentando l'inefficacia pratica del dissequestro. La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi. La società ha agito senza procura speciale, necessaria per i terzi titolari di meri interessi patrimoniali. Gli eredi non possono chiedere al giudice dell'esecuzione di superare vincoli disposti da un'altra autorità giudiziaria, competente per il giudizio parallelo. I ricorrenti subiscono la condanna alle spese e alla sanzione per la Cassa delle Ammende.
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Blocco demolizioni: chi è il giudice dell’esecuzione?
Una cittadina condannata per abusi edilizi ha chiesto la revoca dell'ordine di demolizione emesso nei suoi confronti. Sia il Tribunale sia la Corte di Appello hanno rifiutato di pronunciarsi, generando un conflitto sulla competenza a decidere. La sentenza d'appello originaria aveva prescritto alcuni reati e ricalcolato le sanzioni per i rimanenti illeciti. La Corte di Cassazione ha risolto il conflitto, chiarendo le regole sul giudice dell'esecuzione. Quando il secondo grado dichiara estinto un reato, non si limita a modificare la sanzione, ma altera la struttura della decisione cancellando la responsabilità penale. Di conseguenza, la competenza spetta funzionalmente alla Corte di Appello, alla quale sono stati trasmessi gli atti per decidere sull'istanza.
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Ordine di demolizione: perché la casa abusiva non si salva mai
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una proprietaria contro il rigetto della revoca di un ordine di demolizione per un immobile abusivo. La ricorrente sosteneva che l'ordine fosse prescritto e violasse il principio di proporzionalità sul diritto alla casa. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione ha natura di sanzione amministrativa ripristinatoria e non di pena, rendendolo imprescrittibile. Inoltre, il bilanciamento con il diritto al domicilio è stato rispettato, poiché la proprietaria ha avuto oltre quindici anni per regolarizzare la propria posizione o trovare un'alternativa, continuando invece a realizzare ulteriori opere abusive. Di conseguenza, la proprietaria perde la causa e deve demolire l'immobile, oltre a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Ordine di demolizione: il condono impossibile non salva l’abuso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Erede di due soggetti condannati per abuso edilizio. La ricorrente si opponeva all'ordine di demolizione di una sopraelevazione abusiva, sostenendo che l'abbattimento avrebbe compromesso la stabilità dell'intero edificio e che la lunga attesa per la risposta alla domanda di condono avesse generato un legittimo affidamento. I giudici hanno respinto le tesi, evidenziando che le perizie tecniche escludono rischi statici e che l'immobile sorge in un'area con vincolo paesaggistico, escludendo ogni sanatoria. Inoltre, la consapevolezza dell'abusività esclude la buona fede e l'applicazione del principio di proporzionalità a tutela dell'abitazione. L'Erede perde la causa, deve demolire l'opera e pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Ordine di demolizione: la perdita automatica della proprietà
Un privato, condannato in via definitiva per reati edilizi, ha proposto un incidente di esecuzione per bloccare l'ordine di demolizione del proprio immobile abusivo. Il ricorrente sosteneva che l'acquisizione gratuita del bene da parte del Comune fosse invalida a causa della mancata notifica dell'accertamento di inottemperanza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il trasferimento della proprietà all'ente pubblico avviene automaticamente allo scadere dei novanta giorni dall'ingiunzione. La notifica dell'accertamento ha solo valore certificativo e non costitutivo. Di conseguenza, l'ex proprietario perde la legittimazione a contestare l'ordine di demolizione, non avendo più alcun interesse giuridico concreto e attuale sull'immobile ormai comunale.
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Ordine di demolizione: la prescrizione non salva l’abuso
Il proprietario di un immobile abusivo ha impugnato l'ordine di demolizione emesso nei suoi confronti, chiedendo di escludere dall'abbattimento alcuni ampliamenti successivi di 80 metri quadri. La difesa sosteneva che tali opere, oggetto di un separato procedimento penale archiviato per prescrizione, fossero estranee al primo processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che l'ordine di demolizione ha natura reale e ripristinatoria. Di conseguenza, l'obbligo di abbattimento si estende inevitabilmente all'intero edificio abusivo, comprese tutte le addizioni e le prosecuzioni strutturali successive, anche se prescritte. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ordine di demolizione: l’impossibilità tecnica non salva l’abuso
I comproprietari di un immobile impugnano il provvedimento del Tribunale che dichiarava inammissibile la richiesta di revoca dell'ordine di demolizione per alcune sopraelevazioni abusive. Il Tribunale aveva declinato la propria competenza a valutare i problemi tecnici legati all'abbattimento. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che il giudice dell'esecuzione ha il potere e il dovere di valutare le questioni tecniche relative all'esecuzione dell'ordine di demolizione. Tuttavia, la Corte precisa che l'impossibilità tecnica di demolire la parte abusiva senza danneggiare quella lecita non rileva se tale situazione è imputabile al condannato stesso. La causa viene quindi rinviata al Tribunale per un nuovo esame.
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Ordine di demolizione: decide il giudice penale, non il Comune
I Proprietari di alcuni immobili abusivi hanno chiesto la revoca o la sospensione dell'ordine di demolizione disposto dal giudice penale. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la richiesta, ritenendo la questione di esclusiva competenza delle autorità amministrative. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei Proprietari, stabilendo che l'ordine di demolizione, pur avendo natura di sanzione amministrativa, è un provvedimento giurisdizionale accessorio alla condanna penale. Di conseguenza, spetta sempre al giudice dell'esecuzione penale decidere sulle controversie relative alla sua legittimità ed eseguibilità. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza impugnata, ordinando al Tribunale di esaminare l'istanza nel merito.
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Ordine di demolizione: il giudice penale batte la burocrazia
I Proprietari di un immobile abusivo hanno chiesto la revoca dell'ordine di demolizione emesso dal giudice penale. Il Tribunale di Gela ha rigettato la richiesta, ritenendo che le recenti riforme avessero trasferito la competenza ad altri organi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei Proprietari, stabilendo che l'ordine di demolizione emesso dal giudice penale ha natura di provvedimento giurisdizionale. Di conseguenza, la competenza a decidere sulla sua esecuzione spetta sempre al giudice dell'esecuzione penale e non alle autorità amministrative. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione precedente, rinviando il caso al Tribunale per valutare se sia tecnicamente impossibile demolire la parte abusiva senza danneggiare quella regolare, precisando che tale impossibilità non deve essere imputabile ai Proprietari stessi.
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Esecuzione della pena accessoria: tra cumulo e squadre scomparse
Il Condannato ha fatto ricorso contro la decisione del Tribunale di Fermo che aveva dichiarato ineseguibile solo una parte della sanzione legata all'obbligo di firma durante le partite di calcio, ignorando il cumulo complessivo di quindici anni. La Questura aveva segnalato l'impossibilità di applicare la misura poiché le squadre di calcio originarie non esistevano più e mancavano indicazioni precise. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice dell'esecuzione deve valutare in modo unitario l'intera sanzione. Pertanto, l'ordinanza è stata annullata con rinvio affinché il giudice chiarisca i dettagli sull'esecuzione della pena accessoria.
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Ordine di demolizione: la stabilità del palazzo non ferma la ruspa
Due proprietari sono stati condannati in via definitiva per aver costruito abusivamente un appartamento di 300 mq sul tetto di un palazzo. Di fronte all'ordine di demolizione, i proprietari hanno presentato un incidente di esecuzione, sostenendo che abbattere l'abuso avrebbe compromesso la stabilità dell'intero condominio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'ordine di demolizione. I giudici hanno chiarito che la fiscalizzazione (sostituzione della demolizione con una multa) non si applica quando l'opera è totalmente abusiva e priva di titolo. Inoltre, la demolizione può essere sospesa o revocata solo in presenza di una sanatoria o di un condono edilizio concreto, e non per semplici difficoltà tecniche di esecuzione.
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Ordine di demolizione: decide il giudice, non la PA
Il Tribunale dichiarava inammissibile la richiesta di un cittadino volta a sospendere o revocare un ordine di demolizione per opere abusive, ritenendo competente la pubblica amministrazione per i problemi tecnici di esecuzione. Il cittadino ricorreva in Cassazione, sostenendo la competenza del giudice dell'esecuzione penale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che l'ordine di demolizione emesso dal giudice penale ha natura giurisdizionale. Di conseguenza, ogni controversia sulle modalità pratiche di esecuzione spetta al giudice dell'esecuzione e non alla pubblica amministrazione. La Cassazione ha quindi annullato l'ordinanza, trasmettendo gli atti al Tribunale affinché valuti l'effettiva impossibilità tecnica di demolire l'abuso senza danneggiare la parte lecita dell'immobile.
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