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Art. 665 Codice di Procedura Penale

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503 provvedimenti

Ordine di demolizione: la prescrizione non salva l’abuso
Il proprietario di un immobile abusivo ha impugnato l'ordine di demolizione emesso nei suoi confronti, chiedendo di escludere dall'abbattimento alcuni ampliamenti successivi di 80 metri quadri. La difesa sosteneva che tali opere, oggetto di un separato procedimento penale archiviato per prescrizione, fossero estranee al primo processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che l'ordine di demolizione ha natura reale e ripristinatoria. Di conseguenza, l'obbligo di abbattimento si estende inevitabilmente all'intero edificio abusivo, comprese tutte le addizioni e le prosecuzioni strutturali successive, anche se prescritte. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Competenza del giudice dell’esecuzione: scontro tra tribunali
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione tra diverse sentenze di condanna. Sia il Tribunale di Trieste sia il Tribunale di Verbania hanno rifiutato la competenza a decidere sull'istanza. La Corte di Cassazione, risolvendo il conflitto negativo, ha stabilito che la competenza del giudice dell'esecuzione spetta al giudice che ha emesso l'ultimo provvedimento irrevocabile al momento del deposito della domanda. Nel caso specifico, l'ultima condanna definitiva prima della richiesta era stata emessa dal Tribunale di Verbania, che è stato quindi dichiarato competente.
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Ordine di demolizione: l’impossibilità tecnica non salva l’abuso
I comproprietari di un immobile impugnano il provvedimento del Tribunale che dichiarava inammissibile la richiesta di revoca dell'ordine di demolizione per alcune sopraelevazioni abusive. Il Tribunale aveva declinato la propria competenza a valutare i problemi tecnici legati all'abbattimento. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che il giudice dell'esecuzione ha il potere e il dovere di valutare le questioni tecniche relative all'esecuzione dell'ordine di demolizione. Tuttavia, la Corte precisa che l'impossibilità tecnica di demolire la parte abusiva senza danneggiare quella lecita non rileva se tale situazione è imputabile al condannato stesso. La causa viene quindi rinviata al Tribunale per un nuovo esame.
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Ordine di demolizione: decide il giudice penale, non il Comune
I Proprietari di alcuni immobili abusivi hanno chiesto la revoca o la sospensione dell'ordine di demolizione disposto dal giudice penale. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la richiesta, ritenendo la questione di esclusiva competenza delle autorità amministrative. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei Proprietari, stabilendo che l'ordine di demolizione, pur avendo natura di sanzione amministrativa, è un provvedimento giurisdizionale accessorio alla condanna penale. Di conseguenza, spetta sempre al giudice dell'esecuzione penale decidere sulle controversie relative alla sua legittimità ed eseguibilità. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza impugnata, ordinando al Tribunale di esaminare l'istanza nel merito.
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Ordine di demolizione: il giudice penale batte la burocrazia
I Proprietari di un immobile abusivo hanno chiesto la revoca dell'ordine di demolizione emesso dal giudice penale. Il Tribunale di Gela ha rigettato la richiesta, ritenendo che le recenti riforme avessero trasferito la competenza ad altri organi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei Proprietari, stabilendo che l'ordine di demolizione emesso dal giudice penale ha natura di provvedimento giurisdizionale. Di conseguenza, la competenza a decidere sulla sua esecuzione spetta sempre al giudice dell'esecuzione penale e non alle autorità amministrative. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione precedente, rinviando il caso al Tribunale per valutare se sia tecnicamente impossibile demolire la parte abusiva senza danneggiare quella regolare, precisando che tale impossibilità non deve essere imputabile ai Proprietari stessi.
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Esecuzione della pena accessoria: tra cumulo e squadre scomparse
Il Condannato ha fatto ricorso contro la decisione del Tribunale di Fermo che aveva dichiarato ineseguibile solo una parte della sanzione legata all'obbligo di firma durante le partite di calcio, ignorando il cumulo complessivo di quindici anni. La Questura aveva segnalato l'impossibilità di applicare la misura poiché le squadre di calcio originarie non esistevano più e mancavano indicazioni precise. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice dell'esecuzione deve valutare in modo unitario l'intera sanzione. Pertanto, l'ordinanza è stata annullata con rinvio affinché il giudice chiarisca i dettagli sull'esecuzione della pena accessoria.
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Ordine di demolizione: la stabilità del palazzo non ferma la ruspa
Due proprietari sono stati condannati in via definitiva per aver costruito abusivamente un appartamento di 300 mq sul tetto di un palazzo. Di fronte all'ordine di demolizione, i proprietari hanno presentato un incidente di esecuzione, sostenendo che abbattere l'abuso avrebbe compromesso la stabilità dell'intero condominio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'ordine di demolizione. I giudici hanno chiarito che la fiscalizzazione (sostituzione della demolizione con una multa) non si applica quando l'opera è totalmente abusiva e priva di titolo. Inoltre, la demolizione può essere sospesa o revocata solo in presenza di una sanatoria o di un condono edilizio concreto, e non per semplici difficoltà tecniche di esecuzione.
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Competenza del giudice dell’esecuzione: conta la prima istanza
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del vincolo della continuazione tra più condanne. Al momento del deposito dell'istanza, nel 2020, la sentenza irrevocabile più recente era quella del Tribunale di Cuneo. Successivamente, nel 2021, è passata in giudicato un'ulteriore condanna del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto. Entrambi i tribunali hanno rifiutato la competenza, sollevando un conflitto. La Corte di Cassazione ha stabilito che la competenza del giudice dell'esecuzione si determina in base alla sentenza divenuta irrevocabile per ultima al momento della presentazione della domanda. In virtù del principio di conservazione della giurisdizione, le sopravvenienze successive non modificano questo radicamento. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la competenza del Tribunale di Cuneo, ordinando la trasmissione degli atti per la prosecuzione del procedimento.
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Ordine di demolizione: decide il giudice, non la PA
Il Tribunale dichiarava inammissibile la richiesta di un cittadino volta a sospendere o revocare un ordine di demolizione per opere abusive, ritenendo competente la pubblica amministrazione per i problemi tecnici di esecuzione. Il cittadino ricorreva in Cassazione, sostenendo la competenza del giudice dell'esecuzione penale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che l'ordine di demolizione emesso dal giudice penale ha natura giurisdizionale. Di conseguenza, ogni controversia sulle modalità pratiche di esecuzione spetta al giudice dell'esecuzione e non alla pubblica amministrazione. La Cassazione ha quindi annullato l'ordinanza, trasmettendo gli atti al Tribunale affinché valuti l'effettiva impossibilità tecnica di demolire l'abuso senza danneggiare la parte lecita dell'immobile.
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Ordine di demolizione: il giudice decide, non il Prefetto
Il Tribunale aveva dichiarato inammissibile la richiesta de Il Proprietario di revocare l'ordine di demolizione di un immobile abusivo. Secondo i giudici di merito, la competenza a valutare i rischi tecnici della demolizione spettava al Prefetto e non al giudice dell'esecuzione, in base alle recenti riforme legislative. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del cittadino. I giudici di legittimità hanno chiarito che le nuove norme semplificano solo l'attività materiale di abbattimento affidata alla Pubblica Amministrazione. Esse non eliminano il potere del giudice dell'esecuzione di verificare la legittimità e la fattibilità dell'ordine di demolizione, inclusi i potenziali danni strutturali ad altri edifici. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione precedente, ordinando al Tribunale di esaminare nel merito l'istanza.
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Ordine di demolizione: stop se c’è rischio crollo dell’edificio
Un cittadino ha impugnato l'ordine di demolizione di due piani abusivi di un immobile, sostenendo la pendenza di una domanda di condono del 1995 e il rischio di crollo dell'intero edificio in caso di abbattimento. Il Tribunale aveva dichiarato inammissibile la richiesta, ritenendo di non avere giurisdizione sulle modalità tecniche di demolizione. La Corte di Cassazione ha rigettato i motivi sul condono e sulla proprietà del bene, ma ha accolto il ricorso sul tema della giurisdizione. La Suprema Corte ha stabilito che spetta al giudice dell'esecuzione valutare i rischi strutturali segnalati dal cittadino. Di conseguenza, la decisione è stata annullata con rinvio al Tribunale per un nuovo esame tecnico sulla stabilità dell'edificio.
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Competenza del giudice dell’esecuzione: Tribunale contro Appello
Il Tribunale di Foggia, agendo come giudice dell'esecuzione, aveva accolto la richiesta di unificazione delle pene per continuazione avanzata da un condannato. Il Procuratore della Repubblica ha impugnato la decisione, eccependo il difetto di competenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ribadendo che la competenza del giudice dell'esecuzione ha carattere assoluto e inderogabile. Poiché l'ultimo provvedimento definitivo era una sentenza della Corte di Appello di Bari che aveva modificato sostanzialmente la condanna di primo grado, spetta a quest'ultima la competenza funzionale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza del Tribunale e ha disposto la trasmissione degli atti alla Corte di Appello di Bari, soggetto effettivamente legittimato a decidere.
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Competenza del giudice dell’esecuzione: errore del Tribunale
Il Tribunale di Trani aveva rideterminato la pena per un condannato. Il Procuratore della Repubblica ha impugnato la decisione, sostenendo l'incompetenza del Tribunale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la competenza del giudice dell'esecuzione spetta all'autorità che ha emesso l'ultima condanna definitiva. Nel caso specifico, l'ultima sentenza irrevocabile era stata pronunciata dalla Corte di Appello di Bari, che aveva riformato la decisione di primo grado. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale per incompetenza funzionale e ha disposto la trasmissione degli atti alla Corte di Appello di Bari.
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Ordine di demolizione: decide il giudice, non il prefetto
I Proprietari di un immobile abusivo hanno chiesto la revoca dell'ordine di demolizione, sostenendo che l'abbattimento avrebbe compromesso la stabilità dell'intero edificio. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la richiesta, ritenendo che la competenza a valutare l'eseguibilità spettasse esclusivamente alle autorità amministrative (Prefetto e Comune). La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei Proprietari, stabilendo che quando l'ordine di demolizione è disposto dal giudice penale nella sentenza di condanna, la competenza a risolvere le controversie sulla sua esecuzione spetta sempre al giudice dell'esecuzione penale e non alla pubblica amministrazione. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'ordinanza e ha ordinato al Tribunale di esaminare il caso nel merito.
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Competenza del giudice dell’esecuzione: vince la Corte d’Appello
Il Procuratore della Repubblica ha impugnato l'ordinanza con cui il Tribunale di Roma, come giudice dell'esecuzione, aveva applicato la disciplina del reato continuato a favore del Condannato. Il Procuratore ha eccepito il difetto di competenza del Tribunale, ritenendo competente la Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la competenza del giudice dell'esecuzione spetta alla Corte d'Appello se questa, nel riformare la sentenza di primo grado, non si è limitata a ridurre la pena, ma ha riconosciuto le circostanze attenuanti generiche prevalenti, modificando sostanzialmente il giudizio di bilanciamento. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza del Tribunale e ha trasmesso gli atti alla Corte d'Appello di Roma, competente a decidere.
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Ordine di demolizione: il Comune acquisisce ma la casa va giù
Il proprietario di un immobile abusivo ha impugnato il rigetto della revoca di un ordine di demolizione. Il ricorrente sosteneva che, poiché il Comune aveva acquisito l'immobile nel proprio patrimonio indisponibile, il giudice dell'esecuzione non fosse più competente a ordinarne la demolizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'acquisizione pubblica blocca l'ordine di demolizione solo se il Comune adotta una specifica delibera che dichiari la presenza di prevalenti interessi pubblici alla conservazione del bene. Anche in questo caso, il giudice dell'esecuzione mantiene il potere di verificare la legittimità della scelta amministrativa. Di conseguenza, l'ordine di demolizione resta valido e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Assolti ma senza beni: stop alla restituzione dei beni confiscati
Tre cittadini, dopo essere stati definitivamente assolti dalla Corte di Cassazione con formula piena perché il fatto non sussiste, hanno richiesto alla stessa Suprema Corte la restituzione dei beni confiscati durante il processo. La Cassazione ha rigettato l'istanza per incompetenza. Secondo i giudici, infatti, la richiesta di restituzione dei beni confiscati non può essere presentata direttamente alla Corte di legittimità. La competenza spetta esclusivamente al giudice dell'esecuzione, individuato secondo le regole del codice di procedura penale, il quale deve gestire la fase esecutiva successiva alla sentenza definitiva.
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Competenza del giudice dell’esecuzione: scontro tra tribunali
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto tra due tribunali relativo alla revoca della sospensione condizionale della pena per un condannato con più sentenze. Il Tribunale di Trieste si era dichiarato incompetente a favore del Tribunale di Udine. Quest'ultimo ha sollevato il conflitto, evidenziando che l'ultimo provvedimento irrevocabile era stato emesso proprio dal Tribunale di Trieste. La Suprema Corte ha stabilito che la competenza del giudice dell'esecuzione spetta al giudice che ha pronunciato la condanna divenuta irrevocabile per ultima al momento della presentazione della domanda. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato la competenza del Tribunale di Trieste, disponendo la trasmissione degli atti a quest'ultimo.
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Competenza del giudice dell’esecuzione: regole e uffici diversi
Il Ricorrente ha impugnato la decisione del Tribunale di Alessandria riguardante l'esecuzione di più condanne penali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando le regole sulla competenza del giudice dell'esecuzione. Quando si devono eseguire più sentenze emesse da uffici giudiziari diversi, non si applica la regola che attribuisce sempre la competenza al tribunale collegiale. Al contrario, si applica il criterio generale: la competenza spetta al giudice, monocratico o collegiale, che ha emesso il provvedimento diventato definitivo per ultimo. Inoltre, la Corte ha ribadito i criteri per calcolare il termine di cinque anni relativo alla revoca della sospensione condizionale della pena. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Competenza del giudice dell’esecuzione: il caso del maggiorenne
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la decisione della Corte d'Appello. Il ricorrente contestava la competenza del giudice dell'esecuzione e l'omessa applicazione dell'attenuante della minore età. La Suprema Corte ha chiarito che la competenza del giudice dell'esecuzione spetta alla Corte d'Appello se questa ha modificato la qualificazione giuridica del reato in secondo grado, rendendo la sentenza irrevocabile. Inoltre, la richiesta di riduzione della pena per minore età è stata giudicata infondata, poiché il soggetto era maggiorenne al momento del fatto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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