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Art. 665 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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79 provvedimenti

Altri anni per Art. 665 Codice di Procedura Penale

Competenza del giudice dell’esecuzione: la Cassazione corregge l’errore
Un condannato ha chiesto alla Corte d'Appello di riconoscere il vincolo della continuazione tra diverse sentenze. La Corte d'Appello ha accolto la richiesta. Il Procuratore Generale ha però contestato la competenza del giudice dell'esecuzione, sostenendo che, trattandosi di sentenze confermative, la competenza spettava al Tribunale di primo grado. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Procuratore, annullando la decisione della Corte d'Appello e stabilendo che la competenza del giudice dell'esecuzione spetta al Tribunale di Foggia per la corretta gestione del vincolo della continuazione.
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Inammissibilità ricorso: condanna per armi confermata in Cassazione
Un uomo, condannato per concorso in porto abusivo di armi, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Chiedeva di rivalutare i fatti e di ottenere la restituzione di beni sequestrati. La Corte ha stabilito la totale inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici hanno ribadito che la Cassazione non può riesaminare le prove, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. Inoltre, la competenza sulla confisca dei beni, dopo la condanna definitiva, spetta al giudice dell'esecuzione e non alla Cassazione. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e un'ulteriore somma.
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Revoca Sospensione Condizionale: Beneficio Perso, Pena Certa
La Corte di Cassazione affronta il caso di un condannato che, dopo aver ottenuto la sospensione condizionale per un reato, ne commette un altro (associazione per delinquere) nel quinquennio successivo. La Corte d'Appello aveva disposto la revoca del beneficio. La Cassazione conferma questa decisione, stabilendo che la revoca della sospensione condizionale della pena è obbligatoria e automatica in questi casi. Non è necessaria alcuna valutazione discrezionale sulla personalità del condannato. Il fatto che il nuovo reato sia 'permanente' e si sia protratto durante il periodo di prova è decisivo. Il ricorso del condannato viene quindi dichiarato inammissibile.
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Competenza giudice esecuzione: Appello batte Tribunale su pena
La Corte di Cassazione chiarisce la regola sulla competenza del giudice dell'esecuzione. Una persona condannata aveva ottenuto dal Tribunale l'unificazione delle pene. Il Pubblico Ministero ha però impugnato la decisione, sostenendo l'incompetenza del Tribunale. La Suprema Corte gli ha dato ragione, affermando un principio fondamentale: se la Corte d'Appello modifica una sentenza in modo sostanziale, ad esempio riconoscendo circostanze attenuanti prima negate, la competenza per la fase esecutiva si sposta alla stessa Corte d'Appello. Il Tribunale di primo grado resta competente solo se la modifica in appello riguarda unicamente l'entità della pena. Di conseguenza, l'ordinanza del Tribunale è stata annullata.
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Pena estinta per morte del reo: la Cassazione chiude il caso
La Corte di Cassazione affronta un conflitto di competenza tra due uffici giudiziari riguardo l'esecuzione di una pena. La questione, tuttavia, perde ogni rilevanza a causa di un evento definitivo: il decesso della persona condannata. Applicando il principio fondamentale della responsabilità penale personale, i giudici dichiarano l'estinzione della pena per morte del reo. Di conseguenza, il procedimento viene chiuso senza decidere quale tribunale avesse ragione, poiché la sanzione stessa cessa di esistere. La morte del condannato rende inutile ogni ulteriore attività giudiziaria sull'esecuzione della condanna.
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Reati vicini ma diversi: no al vincolo della continuazione
Un uomo condannato per tre reati distinti, due di resistenza a pubblico ufficiale e uno di associazione per delinquere, ha richiesto l'applicazione del vincolo della continuazione per ottenere una pena unica più mite. Sosteneva che i reati, commessi in un arco di tempo e in luoghi vicini, fossero legati da un unico disegno. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta. I giudici hanno stabilito che la semplice vicinanza non basta. La profonda differenza tra la natura dei reati, uno impulsivo e gli altri programmati, impedisce di riconoscere un piano unitario. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il beneficio del vincolo della continuazione negato.
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Errore in sentenza definitiva? Decide il Giudice dell’Esecuzione
Un detenuto chiede di correggere un errore nella sua sentenza di condanna, ormai definitiva. Nasce un conflitto tra la Corte d'Appello che ha emesso la sentenza e il Tribunale che ne segue l'esecuzione. La Corte di Cassazione interviene e stabilisce un principio chiaro: la competenza per la correzione errore materiale sentenza definitiva spetta esclusivamente al giudice dell'esecuzione. Una volta che la sentenza diventa irrevocabile, il giudice che l'ha pronunciata perde ogni potere su di essa. La fase di cognizione è chiusa e ogni successiva modifica, anche solo formale, rientra nelle attribuzioni del giudice che supervisiona l'esecuzione della pena.
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Competenza Giudice Esecuzione: vince il tribunale dell’ultima condanna
Un condannato con più sentenze definitive, emesse da due tribunali diversi, chiede la revoca di una vecchia condanna. Si crea un conflitto tra i due tribunali su chi debba decidere. La Corte di Cassazione interviene per chiarire la regola sulla competenza del giudice dell'esecuzione. La Corte stabilisce un principio chiaro: la competenza spetta sempre al giudice che ha emesso l'ultima sentenza diventata irrevocabile in ordine di tempo. Questa regola vale anche se la richiesta del condannato riguarda una sentenza precedente. Di conseguenza, il giudice dell'ultima condanna deve gestire tutte le questioni esecutive.
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Sospensione condizionale negata se il giudice l’ha già esclusa
Un condannato con più sentenze a carico ha chiesto al Giudice dell'Esecuzione di unificare le pene in un 'reato continuato' e di concedergli la sospensione condizionale della pena. Il giudice ha accolto la prima richiesta ma ha negato la seconda. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo un principio chiaro: il Giudice dell'Esecuzione non può concedere la sospensione condizionale se i giudici del processo originario l'avevano già espressamente esclusa sulla base di una valutazione negativa del condannato. Di conseguenza, il ricorso dell'uomo è stato dichiarato inammissibile e la sua richiesta di beneficio definitivamente respinta.
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Esecuzione pene concorrenti: nuovo ordine, ma ricorso perso
Un condannato riceve un ordine di carcerazione, seguito da un nuovo provvedimento di esecuzione di pene concorrenti che unifica più sentenze. La Corte di Cassazione chiarisce un principio fondamentale: l'emissione del nuovo ordine di cumulo 'azzera' la situazione precedente e fa ripartire da capo il termine di 30 giorni per chiedere le misure alternative alla detenzione. Tuttavia, in questo caso specifico, il ricorso del condannato è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che il Tribunale per i Minorenni avesse già applicato correttamente queste regole, rendendo le lamentele del ricorrente infondate. L'esito finale è la sconfitta del condannato.
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Scomputo del presofferto: il giudicato vince sull’errore
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Giudice dell'Esecuzione che aveva negato lo scomputo del presofferto a un condannato. Il giudice di merito, chiamato a calcolare il cumulo di pene derivante da diverse condanne, aveva rifiutato di sottrarre oltre tre anni di custodia cautelare, sostenendo che il giudice della cognizione avesse già erroneamente considerato tale periodo. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice dell'esecuzione è strettamente vincolato alla pena finale stabilita dalla sentenza irrevocabile. Eventuali errori di calcolo commessi in precedenza non possono essere corretti in fase esecutiva a danno del condannato. Pertanto, lo scomputo del presofferto deve essere sempre calcolato sulla pena definitiva indicata in sentenza, garantendo l'intangibilità del giudicato. Il caso è stato rinviato a un nuovo giudice per il corretto calcolo.
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Giudice dell’esecuzione: l’ultima sentenza vince sulla prima
Il caso riguarda l'individuazione del corretto Giudice dell'esecuzione in presenza di molteplici condanne penali. Un tribunale locale aveva applicato la disciplina della continuazione tra diverse sentenze, ma il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione per incompetenza territoriale. La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai sensi dell'art. 665 c.p.p., la competenza spetta al giudice che ha emesso l'ultimo provvedimento diventato irrevocabile prima del deposito dell'istanza. Poiché l'ultima sentenza definitiva era stata emessa da un tribunale diverso, l'ordinanza è stata annullata senza rinvio e gli atti sono stati trasmessi all'autorità giudiziaria competente.
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Sospensione condizionale della pena: stop alla revoca automatica
Un cittadino straniero aveva ottenuto la Sospensione condizionale della pena subordinata allo svolgimento di lavori di pubblica utilità. Il Tribunale di Brescia, in veste di giudice dell'esecuzione, aveva revocato il beneficio sostenendo che l'attività fosse stata svolta per un numero di ore insufficiente e oltre il termine stabilito. L'interessato ha fatto ricorso in Cassazione, evidenziando che il ritardo nell'inizio dei lavori era dipeso dai tempi tecnici per ottenere il nulla osta amministrativo e non dalla sua volontà. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la revoca non può essere automatica ma richiede una valutazione sulla colpevolezza del condannato. Inoltre, i giudici hanno chiarito che il lavoro parzialmente svolto deve essere conteggiato per ridurre l'eventuale pena residua da espiare.
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Competenza Giudice Esecuzione: regole e sezioni.
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino che contestava la Competenza Giudice Esecuzione in merito alla revoca della sospensione condizionale della pena. Il ricorrente sosteneva che, a seguito di un annullamento con rinvio riguardante alcuni coimputati, la competenza dovesse spettare alla sezione specifica indicata per il rinvio e non a quella che aveva emesso l'ordinanza. La Suprema Corte ha invece chiarito che la competenza appartiene all'ufficio giudiziario nel suo complesso, mentre la ripartizione tra sezioni interne costituisce una mera questione organizzativa che non inficia la validità del provvedimento.
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Lieve entità rapina: i limiti della riduzione pena
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un soggetto condannato per rapina che richiedeva la rideterminazione della pena invocando la lieve entità rapina. Tale richiesta faceva seguito alla sentenza n. 86/2024 della Corte Costituzionale, che ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 628 c.p. nella parte in cui non prevedeva un'attenuante per i fatti di minima gravità. La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene il giudice dell'esecuzione abbia il potere di applicare tale attenuante, nel caso di specie la condotta (uso di bottiglie rotte e accerchiamento della vittima) esclude la particolare tenuità, nonostante il modesto valore del bene sottratto. È stata inoltre confermata la legittimità del collegio giudicante nonostante la presenza di un giudice onorario, poiché il divieto di partecipazione di quest'ultimo riguarda solo la fase di cognizione e non quella di esecuzione.
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Competenza del giudice dell’esecuzione: la guida
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto negativo riguardante la competenza del giudice dell'esecuzione investito di un'istanza per il riconoscimento della continuazione tra reati. Il GIP di Reggio Calabria aveva declinato la propria competenza a favore del Tribunale di Milano, ritenendo che l'ultima sentenza definitiva fosse stata emessa da quest'ultimo. Tuttavia, la Suprema Corte ha chiarito che la competenza si determina in base alla sentenza divenuta irrevocabile per ultima al momento del deposito della domanda, applicando il principio della perpetuatio jurisdictionis. Poiché alla data dell'istanza l'ultimo provvedimento definitivo era quello di Reggio Calabria, la competenza è stata radicata presso tale autorità giudiziaria.
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Competenza Esecuzione Confisca: Tribunale vince su Corte d’Appello
La Corte di Cassazione risolve un conflitto sulla competenza esecuzione confisca tra un Tribunale e una Corte d'Appello. Un soggetto era stato condannato in primo grado con confisca di beni. In appello, la pena era stata ridotta, ma la confisca confermata. Entrambi gli uffici giudiziari rifiutavano di gestire la vendita dei beni confiscati. La Cassazione ha stabilito un principio chiaro: la competenza per gli atti pratici dell'esecuzione, come la vendita, spetta al giudice che ha originariamente disposto la confisca (il Tribunale), non a quello che ha successivamente modificato solo la pena. Di conseguenza, il Tribunale è stato dichiarato competente a procedere.
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Competenza Giudice Esecuzione: Annullata la decisione del collegio
Un condannato chiede di unificare diverse pene inflitte da tribunali differenti (Bergamo e Brescia). La sua richiesta viene decisa da un collegio di giudici, che però non era l'organo corretto. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, chiarendo un principio fondamentale sulla competenza del giudice dell'esecuzione: quando le sentenze provengono da uffici giudiziari diversi, la competenza spetta al giudice che ha emesso l'ultima condanna diventata irrevocabile. In questo caso, era un giudice singolo (monocratico) e non un collegio. La decisione è stata quindi invalidata e il caso rimandato al giudice giusto.
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Conflitto di competenza: guida alla decisione
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto di competenza negativo tra il Tribunale per i minorenni e un Tribunale ordinario. La disputa riguardava l'individuazione del giudice dell'esecuzione competente a decidere su un'istanza di continuazione tra più sentenze di condanna. La Suprema Corte ha stabilito che, essendo il Tribunale per i minorenni un giudice ordinario specializzato e non un giudice speciale, si applica il criterio cronologico previsto dall'art. 665 c.p.p. Pertanto, la competenza spetta al giudice la cui sentenza è passata in giudicato per ultima, identificato nel caso di specie nel Tribunale ordinario.
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Competenza giudice esecuzione: le regole della Cassazione
La Corte di Cassazione ha chiarito i criteri per determinare la competenza giudice esecuzione in presenza di più sentenze irrevocabili. Il caso riguardava un condannato che aveva ottenuto il riconoscimento della continuazione tra diversi reati da parte di un Giudice per le indagini preliminari. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato tale ordinanza poiché una delle sentenze era stata oggetto di una riforma sostanziale in appello, con la concessione di attenuanti prevalenti. In tali circostanze, la legge stabilisce che la competenza spetti alla Corte d'Appello e non al giudice di primo grado, garantendo l'unitarietà della posizione esecutiva del condannato.
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