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Art. 665 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

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84 provvedimenti

Altri anni per Art. 665 Codice di Procedura Penale

Competenza del giudice dell’esecuzione: Napoli contro Catanzaro
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della continuazione dei reati per diverse condanne irrevocabili. La Corte d'appello di Catanzaro e la Corte d'appello di Napoli si sono dichiarate entrambe incompetenti, sollevando un conflitto. La Corte di Cassazione ha risolto la questione stabilendo la competenza del giudice dell'esecuzione. Secondo la legge, quando l'esecuzione riguarda più provvedimenti di giudici diversi, la competenza spetta al giudice che ha emesso la sentenza diventata irrevocabile per ultima. Nel caso specifico, l'ultima condanna definitiva è stata pronunciata dalla Corte d'appello di Catanzaro, che ha riformato in modo sostanziale la decisione di primo grado. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato la competenza della Corte d'appello di Catanzaro, ordinando la trasmissione degli atti a quest'ultima per la decisione finale.
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Competenza del giudice dell’esecuzione: Macerata cede a Napoli
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della continuazione tra diverse condanne passate in giudicato. Il Tribunale di Macerata ha accolto la richiesta, rideterminando la pena. Tuttavia, il Procuratore della Repubblica ha impugnato la decisione, contestando la competenza del giudice dell'esecuzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando che l'ultima condanna definitiva a carico del soggetto era stata emessa dall'autorità giudiziaria di Napoli. Di conseguenza, in base alle regole del codice di procedura penale, la competenza spetta al giudice che ha emesso l'ultimo provvedimento irrevocabile. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto la trasmissione degli atti al Tribunale di Napoli, Ufficio GIP, quale legittimo giudice dell'esecuzione.
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Incidente di esecuzione: no alla revoca se la notifica è errata
Il Tribunale di Pisa, come giudice dell'esecuzione, revocava la sospensione condizionale della pena a un condannato. Tuttavia, la notifica dell'udienza per l'incidente di esecuzione era stata inviata solo a un avvocato, erroneamente considerato difensore di fiducia presso cui il condannato avrebbe eletto domicilio. In realtà, il condannato non aveva mai nominato quel legale né eletto domicilio presso di lui. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condannato, stabilendo che l'omessa notifica dell'avviso di udienza al condannato configura una nullità assoluta e insanabile. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza di revoca e ha rinviato il caso al Tribunale per un nuovo esame, garantendo il rispetto del diritto di difesa.
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Giudice dell’esecuzione competente: decide l’ultima irrevocabilità
Il caso affronta un conflitto negativo di competenza tra due tribunali per stabilire quale fosse il giudice dell'esecuzione competente a decidere sulla richiesta di applicazione del reato continuato presentata da un condannato. Il Tribunale di Sassari aveva declinato la propria competenza a favore del Tribunale di Aosta. Quest'ultimo ha sollevato il conflitto, evidenziando che l'ultima sentenza ad essere passata in giudicato era proprio quella emessa dal Tribunale di Sassari, divenuta irrevocabile il 9 dicembre 2020, mentre la propria decisione era diventata definitiva in data antecedente. La Corte di Cassazione ha risolto il conflitto dichiarando la competenza del Tribunale di Sassari, applicando la regola per cui la competenza spetta al giudice che ha emesso il provvedimento diventato irrevocabile per ultimo.
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Particolare tenuità del fatto: non cancella la condanna
Un cittadino, già condannato con sentenza di patteggiamento irrevocabile, ha successivamente ottenuto per lo stesso fatto un decreto di archiviazione per particolare tenuità del fatto. Il condannato ha quindi richiesto la revoca della prima sentenza di condanna, invocando il principio del divieto di doppio giudizio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il decreto di archiviazione per particolare tenuità del fatto non può essere equiparato a una sentenza irrevocabile. Di conseguenza, non è possibile chiedere la revoca della condanna precedente in sede di esecuzione. L'eventuale duplicazione di iscrizioni nel casellario giudiziale deve essere risolta attraverso le apposite procedure amministrative di correzione del casellario, e non tramite il giudice dell'esecuzione.
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Legittimazione ad impugnare: errore della Procura salva il bene
Il Giudice dell'esecuzione revocava la confisca di un immobile di proprietà di un terzo estraneo al processo penale originario. Contro questo provvedimento, la Procura della Repubblica di un altro distretto proponeva ricorso per Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di legittimazione ad impugnare. I giudici hanno chiarito che solo il pubblico ministero che ha effettivamente partecipato al procedimento di esecuzione ha il potere di contestare la decisione. Di conseguenza, l'impugnazione presentata da un ufficio inquirente diverso ed estraneo alla fase esecutiva non può essere esaminata, confermando la revoca della misura patrimoniale a favore del proprietario.
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Competenza del giudice dell’esecuzione: monocratico o collegiale?
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina della continuazione per diversi reati per i quali era stato condannato con sentenze definitive. Il Tribunale ha deciso sull'istanza violando le regole sulla competenza funzionale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, ribadendo che, in presenza di condanne emesse da uffici giudiziari differenti, la competenza del giudice dell'esecuzione spetta al giudice (monocratico o collegiale) che ha emesso l'ultimo provvedimento diventato irrevocabile. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata e ha trasmesso gli atti al Tribunale in composizione monocratica per una nuova decisione.
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Giudice dell’esecuzione: la stabilità contro il caos delle condanne
Il Pubblico Ministero chiedeva la revoca della sospensione condizionale della pena per Il Condannato davanti al Tribunale di Vasto. Il Condannato chiedeva invece il riconoscimento del reato continuato. Il Tribunale di Vasto si dichiarava incompetente a favore del Tribunale di Lanciano, che aveva emesso una condanna successiva. Il Tribunale di Lanciano sollevava conflitto di competenza. La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice dell'esecuzione competente si individua al momento della presentazione dell'istanza, basandosi sull'ultima sentenza irrevocabile in quel preciso istante. Eventuali sentenze successive non spostano la competenza, per il principio della conservazione della giurisdizione. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato la competenza del Tribunale di Vasto, disponendo la trasmissione degli atti per la prosecuzione del giudizio.
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Conflitto di competenza: no ai rimpalli senza atti formali
Il Giudice per le indagini preliminari di Bari ha dichiarato la propria incompetenza a decidere sulla richiesta di indulto presentata da un condannato, rimandando la questione. La Procura ha impugnato tale decisione, ma la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che non si può sollevare un conflitto di competenza in assenza di due formali provvedimenti declinatori di competenza da parte dei giudici coinvolti. Una semplice lettera di trasmissione o restituzione degli atti non è sufficiente né impugnabile autonomamente. Di conseguenza, il ricorso della Procura è stato rigettato, confermando la necessità di seguire il corretto iter formale per la risoluzione dei contrasti tra uffici giudiziari.
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Competenza del giudice dell’esecuzione tra rinvio e indulto
La Corte di Cassazione ha chiarito le regole sulla competenza del giudice dell'esecuzione nel caso di sentenze diventate definitive solo in parte. La vicenda nasce dalla richiesta del Procuratore Generale di revocare l'indulto a un condannato. La Corte d'Appello si era dichiarata incompetente, ritenendo che spettasse al Tribunale di primo grado. La Cassazione ha invece stabilito che, se la sentenza è stata annullata con rinvio anche solo per alcuni punti, come le pene accessorie, la competenza del giudice dell'esecuzione spetta al giudice del rinvio, anche se questo non si è ancora pronunciato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la decisione precedente, ordinando alla Corte d'Appello di decidere sulla revoca del beneficio.
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Ordine di demolizione: gli eredi perdono sul seminterrato
Gli eredi di un costruttore abusivo hanno contestato l'ordine di demolizione di un intero fabbricato a Napoli, sostenendo che il piano seminterrato fosse preesistente e non dovesse essere abbattuto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il loro ricorso. I giudici hanno chiarito che l'intero immobile " stato realizzato abusivamente da zero, con ripetute violazioni dei sigilli. Di conseguenza, l'ordine di demolizione deve colpire l'intera struttura unitaria, compreso il seminterrato, poich) l'abuso edilizio riguarda l'edificio dalle fondamenta al tetto. Gli eredi sono stati inoltre condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Giudice dell’esecuzione competente: la Cassazione fa chiarezza
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della continuazione per tre diverse condanne irrevocabili in materia di stupefacenti. Il Giudice di Primo Grado ha accolto la richiesta, ma il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione, sostenendo l'incompetenza di quel tribunale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice dell'esecuzione competente è quello che ha emesso l'ultimo provvedimento diventato irrevocabile in ordine di tempo. Nel caso specifico, l'ultima condanna definitiva era stata pronunciata dalla Corte d'Appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza impugnata senza rinvio e ha disposto la trasmissione degli atti alla Corte d'Appello, l'unica autorità legittimata a decidere sulla richiesta del Condannato.
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Ordine di demolizione: l’impossibilità tecnica non salva l’abuso
I comproprietari di un immobile impugnano il provvedimento del Tribunale che dichiarava inammissibile la richiesta di revoca dell'ordine di demolizione per alcune sopraelevazioni abusive. Il Tribunale aveva declinato la propria competenza a valutare i problemi tecnici legati all'abbattimento. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che il giudice dell'esecuzione ha il potere e il dovere di valutare le questioni tecniche relative all'esecuzione dell'ordine di demolizione. Tuttavia, la Corte precisa che l'impossibilità tecnica di demolire la parte abusiva senza danneggiare quella lecita non rileva se tale situazione è imputabile al condannato stesso. La causa viene quindi rinviata al Tribunale per un nuovo esame.
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Ordine di demolizione: decide il giudice penale, non il Comune
I Proprietari di alcuni immobili abusivi hanno chiesto la revoca o la sospensione dell'ordine di demolizione disposto dal giudice penale. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la richiesta, ritenendo la questione di esclusiva competenza delle autorità amministrative. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei Proprietari, stabilendo che l'ordine di demolizione, pur avendo natura di sanzione amministrativa, è un provvedimento giurisdizionale accessorio alla condanna penale. Di conseguenza, spetta sempre al giudice dell'esecuzione penale decidere sulle controversie relative alla sua legittimità ed eseguibilità. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza impugnata, ordinando al Tribunale di esaminare l'istanza nel merito.
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Ordine di demolizione: il giudice penale batte la burocrazia
I Proprietari di un immobile abusivo hanno chiesto la revoca dell'ordine di demolizione emesso dal giudice penale. Il Tribunale di Gela ha rigettato la richiesta, ritenendo che le recenti riforme avessero trasferito la competenza ad altri organi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei Proprietari, stabilendo che l'ordine di demolizione emesso dal giudice penale ha natura di provvedimento giurisdizionale. Di conseguenza, la competenza a decidere sulla sua esecuzione spetta sempre al giudice dell'esecuzione penale e non alle autorità amministrative. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione precedente, rinviando il caso al Tribunale per valutare se sia tecnicamente impossibile demolire la parte abusiva senza danneggiare quella regolare, precisando che tale impossibilità non deve essere imputabile ai Proprietari stessi.
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Esecuzione della pena accessoria: tra cumulo e squadre scomparse
Il Condannato ha fatto ricorso contro la decisione del Tribunale di Fermo che aveva dichiarato ineseguibile solo una parte della sanzione legata all'obbligo di firma durante le partite di calcio, ignorando il cumulo complessivo di quindici anni. La Questura aveva segnalato l'impossibilità di applicare la misura poiché le squadre di calcio originarie non esistevano più e mancavano indicazioni precise. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice dell'esecuzione deve valutare in modo unitario l'intera sanzione. Pertanto, l'ordinanza è stata annullata con rinvio affinché il giudice chiarisca i dettagli sull'esecuzione della pena accessoria.
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Ordine di demolizione: la stabilità del palazzo non ferma la ruspa
Due proprietari sono stati condannati in via definitiva per aver costruito abusivamente un appartamento di 300 mq sul tetto di un palazzo. Di fronte all'ordine di demolizione, i proprietari hanno presentato un incidente di esecuzione, sostenendo che abbattere l'abuso avrebbe compromesso la stabilità dell'intero condominio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'ordine di demolizione. I giudici hanno chiarito che la fiscalizzazione (sostituzione della demolizione con una multa) non si applica quando l'opera è totalmente abusiva e priva di titolo. Inoltre, la demolizione può essere sospesa o revocata solo in presenza di una sanatoria o di un condono edilizio concreto, e non per semplici difficoltà tecniche di esecuzione.
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Competenza del giudice dell’esecuzione: conta la prima istanza
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del vincolo della continuazione tra più condanne. Al momento del deposito dell'istanza, nel 2020, la sentenza irrevocabile più recente era quella del Tribunale di Cuneo. Successivamente, nel 2021, è passata in giudicato un'ulteriore condanna del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto. Entrambi i tribunali hanno rifiutato la competenza, sollevando un conflitto. La Corte di Cassazione ha stabilito che la competenza del giudice dell'esecuzione si determina in base alla sentenza divenuta irrevocabile per ultima al momento della presentazione della domanda. In virtù del principio di conservazione della giurisdizione, le sopravvenienze successive non modificano questo radicamento. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la competenza del Tribunale di Cuneo, ordinando la trasmissione degli atti per la prosecuzione del procedimento.
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Ordine di demolizione: decide il giudice, non la PA
Il Tribunale dichiarava inammissibile la richiesta di un cittadino volta a sospendere o revocare un ordine di demolizione per opere abusive, ritenendo competente la pubblica amministrazione per i problemi tecnici di esecuzione. Il cittadino ricorreva in Cassazione, sostenendo la competenza del giudice dell'esecuzione penale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che l'ordine di demolizione emesso dal giudice penale ha natura giurisdizionale. Di conseguenza, ogni controversia sulle modalità pratiche di esecuzione spetta al giudice dell'esecuzione e non alla pubblica amministrazione. La Cassazione ha quindi annullato l'ordinanza, trasmettendo gli atti al Tribunale affinché valuti l'effettiva impossibilità tecnica di demolire l'abuso senza danneggiare la parte lecita dell'immobile.
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Ordine di demolizione: il giudice decide, non il Prefetto
Il Tribunale aveva dichiarato inammissibile la richiesta de Il Proprietario di revocare l'ordine di demolizione di un immobile abusivo. Secondo i giudici di merito, la competenza a valutare i rischi tecnici della demolizione spettava al Prefetto e non al giudice dell'esecuzione, in base alle recenti riforme legislative. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del cittadino. I giudici di legittimità hanno chiarito che le nuove norme semplificano solo l'attività materiale di abbattimento affidata alla Pubblica Amministrazione. Esse non eliminano il potere del giudice dell'esecuzione di verificare la legittimità e la fattibilità dell'ordine di demolizione, inclusi i potenziali danni strutturali ad altri edifici. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione precedente, ordinando al Tribunale di esaminare nel merito l'istanza.
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