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Art. 657 Codice di Procedura Penale — Sezione Settima Penale

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35 provvedimenti

Altri anni per Art. 657 Codice di Procedura Penale

Fungibilità tra obbligo di dimora e arresti.
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della fungibilità tra misure cautelari e pena detentiva. Un condannato chiedeva che il periodo trascorso in regime di obbligo di dimora, con divieto di uscita notturna, fosse equiparato agli arresti domiciliari per ridurre la pena residua. La Suprema Corte ha confermato il diniego, stabilendo che un coprifuoco limitato alle ore di riposo (dalle 22:00 alle 09:00) non costituisce una restrizione tale da giustificare lo scomputo della pena, mancando un concreto pregiudizio alla vita lavorativa o sociale del soggetto.
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Fungibilità delle pene: obbligo di dimora e detrazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva la fungibilità delle pene tra il periodo trascorso in regime di obbligo di dimora e la pena detentiva finale. I giudici hanno chiarito che l'obbligo di dimora con permanenza notturna non è equiparabile agli arresti domiciliari, poiché le restrizioni non eccedevano le normali necessità di vita. Di conseguenza, non è possibile detrarre tale periodo dalla condanna definitiva.
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Fungibilità obbligo di dimora: i limiti della detrazione
La Corte di Cassazione ha chiarito che la fungibilità obbligo di dimora notturna non è automatica ai fini della detrazione della pena detentiva. Il caso riguarda un ricorrente che chiedeva di scalare il periodo di permanenza domiciliare notturna dalla pena finale, ma la Corte ha rigettato l'istanza poiché tale misura non limita la libertà in modo paragonabile agli arresti domiciliari.
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Liberazione anticipata: inammissibile ricorso post pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex detenuto avverso il diniego della liberazione anticipata, poiché proposto dopo la completa espiazione della pena. La Corte ha stabilito che manca l'interesse ad agire, dato che il credito di pena derivante non è utilizzabile per reati non ancora commessi. L'eventuale indennizzo per ingiusta detenzione va richiesto in una sede diversa.
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Obbligo di dimora non è fungibile con la pena
La Corte di Cassazione ha stabilito che il periodo trascorso in regime di obbligo di dimora, anche se con divieto di uscita notturna, non può essere detratto dalla pena detentiva da scontare. Il ricorso di un imputato è stato dichiarato inammissibile perché, secondo la Corte, l'obbligo di dimora è fungibile solo se le sue modalità sono così restrittive da renderlo assimilabile agli arresti domiciliari, circostanza non verificatasi nel caso di specie dove era stato imposto solo un ordinario coprifuoco.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che, dopo aver terminato di scontare la sua pena, insisteva per una decisione nel merito. La sentenza stabilisce che l'avvenuta espiazione della pena fa venir meno la condizione essenziale della "carenza di interesse", ovvero un beneficio attuale e concreto derivante dall'accoglimento del ricorso. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna alle spese.
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Fungibilità della pena: no se la cauzione è breve
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento della fungibilità della pena per un periodo trascorso in libertà su cauzione nel Regno Unito. La Corte ha stabilito che un obbligo di permanenza notturna di sole quattro ore (da mezzanotte alle 4:00) non è assimilabile agli arresti domiciliari, poiché non comporta una privazione della libertà personale di analoga afflittività.
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Liberazione anticipata: nullo l’interesse post-pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex detenuto contro il diniego della liberazione anticipata. La decisione si fonda sul fatto che, essendo il ricorrente stato scarcerato per fine pena nel corso del procedimento, è venuto meno il suo interesse giuridico a ottenere il beneficio. La Corte ha ribadito che l'eventuale credito di pena non è utilizzabile per reati futuri non ancora commessi.
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Obbligo di dimora: quando è detraibile dalla pena?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il periodo trascorso in regime di obbligo di dimora, anche con la prescrizione di non uscire di casa durante le ore notturne (22-06), non è detraibile dalla pena detentiva da scontare. La Corte ha chiarito che tale misura cautelare non è 'fungibile' con la detenzione, a meno che le restrizioni imposte non siano così arbitrarie e severe da renderla di fatto assimilabile agli arresti domiciliari, condizione non soddisfatta da un semplice coprifuoco notturno. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Cumulo giuridico: la Cassazione sulla pena espiata
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13482/2025, ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante la rideterminazione di una pena. Il caso verteva sul calcolo del cosiddetto 'cumulo giuridico' in fase esecutiva. La Corte ha ribadito un principio consolidato: la riduzione di pena ottenuta grazie al riconoscimento della continuazione tra reati non può essere automaticamente detratta dalla pena residua da scontare. Solo la detenzione subita 'sine titulo' o la custodia cautelare possono essere scomputate, escludendo quindi il periodo di detenzione patito in base ad altri titoli legittimi.
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Fungibilità della pena: no al doppio sconto sulla pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva di applicare il principio di fungibilità della pena in modo estensivo. Il ricorrente voleva che il periodo di detenzione scontato per un reato di narcotraffico fosse valido anche per una precedente condanna per rapina. La Corte ha chiarito che un singolo periodo di detenzione non può essere imputato a due diverse condanne definitive, poiché ciò creerebbe un ingiustificato privilegio. La decisione ribadisce i limiti dell'art. 657 c.p.p., che non consente di 'scontare' due pene contemporaneamente.
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Obbligo di dimora fungibile: quando non si sconta
La Corte di Cassazione ha confermato che la misura cautelare dell'obbligo di dimora non è deducibile dalla pena finale. Il ricorso di un soggetto, obbligato a restare a casa dalle 19:00 alle 7:00, è stato respinto. Per riconoscere un **obbligo di dimora fungibile**, le restrizioni devono essere così severe da equivalere agli arresti domiciliari, condizione non riscontrata nel caso di specie, che permetteva una normale vita diurna.
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Continuazione reato: come si calcola la pena da scontare
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva di detrarre integralmente la riduzione di pena, ottenuta con il riconoscimento della continuazione reato, da quella ancora da scontare. La Corte ribadisce che la differenza non può essere automaticamente imputata alla pena residua, richiamando l'orientamento consolidato secondo cui si detraggono solo la custodia cautelare e le pene espiate 'sine titulo'. Il ricorso è stato inoltre ritenuto generico per la mancata specificazione dei criteri di calcolo.
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Reato continuato: come si calcola la pena da espiare
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul calcolo della pena in caso di reato continuato riconosciuto in fase esecutiva. L'ordinanza chiarisce che una pena già interamente scontata per un reato non può essere detratta dalla pena complessiva se l'altro reato, seppur unito dal vincolo della continuazione, è stato commesso in un momento successivo alla fine dell'espiazione della prima pena. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché la richiesta del condannato contrastava con il principio consolidato secondo cui si possono scomputare solo le pene espiate 'sine titulo', come la custodia cautelare.
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Pena espiata sine titulo: i limiti per reato permanente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva la rivalutazione della pena in base al principio della pena espiata sine titulo. La Corte ha stabilito che tale istituto non si applica ai reati permanenti (come il reato associativo) quando la frazione di pena scontata senza titolo precede la cessazione della condotta criminosa permanente. La decisione impugnata, che aveva negato il beneficio, è stata ritenuta giuridicamente corretta.
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