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Art. 657 Codice di Procedura Penale — Sezione Settima Penale

35 provvedimenti

Altri anni per Art. 657 Codice di Procedura Penale

Liberazione anticipata a pena scontata: ricorso inammissibile
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della liberazione anticipata per diversi semestri di detenzione. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la domanda e la difesa ha proposto ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, il richiedente ha finito di scontare la pena principale ed è stato scarcerato per fine pena. La difesa ha sostenuto l'esistenza di un interesse a proseguire il processo per accumulare un credito di pena da far valere per condanne future. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. I giudici hanno chiarito che lo sconto di pena non crea un credito utilizzabile per reati non ancora commessi o non specificati. Il provvedimento di rigetto rimane quindi definitivo.
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Fungibilità della Pena: Cassazione Limita Crediti nel Reato Continuato
Un condannato ha presentato ricorso contro una decisione che non riconosceva la fungibilità della pena, ovvero la possibilità di 'compensare' periodi di detenzione già subiti, in relazione a un reato continuato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la fungibilità della pena si applica ai singoli reati e non al trattamento complessivo derivante dalla continuazione, specialmente per evitare che si creino 'crediti di pena' che potrebbero incentivare nuovi reati. La detenzione deve seguire la consumazione del reato.
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Permesso Premio Reato Ostativo: Negato il Beneficio Senza Prova di Distacco
Un condannato per reato ostativo ha chiesto un permesso premio. Il Tribunale di sorveglianza ha negato il beneficio. Ha ritenuto che il condannato non avesse dimostrato di aver interrotto i legami con la criminalità organizzata. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha ribadito che per ottenere un permesso premio per reato ostativo, il detenuto deve provare il suo effettivo distacco dagli ambienti criminali. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna alle spese.
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Cumulo delle Pene: La Cassazione chiarisce la decorrenza in detenzione
Un Lavoratore, già condannato per diversi reati, ha contestato il calcolo del cumulo delle pene complessive da espiare. Egli sosteneva che un nuovo reato, commesso mentre si trovava in custodia cautelare, dovesse comportare una diversa decorrenza della pena rispetto a quanto stabilito dal Pubblico Ministero. Il Tribunale di Napoli ha respinto la sua opposizione. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, affermando che il cumulo delle pene non può retroagire e che la natura della detenzione (cautelare o sine titulo) non influisce sulla decorrenza. Il ricorso del Lavoratore è stato dichiarato inammissibile.
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Fungibilità della pena: no al ricorso diretto in Cassazione
Il Condannato ha presentato ricorso in Cassazione contro il provvedimento con cui il Procuratore Generale ha respinto la sua richiesta circa la fungibilità della pena, relativa allo scomputo di un periodo di custodia cautelare precedentemente sofferto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i provvedimenti emessi dal Pubblico Ministero nella fase esecutiva non sono direttamente impugnabili davanti alla Suprema Corte. L'interessato avrebbe dovuto proporre un incidente di esecuzione davanti al giudice dell'esecuzione. Di conseguenza, la Corte ha confermato il diniego e ha condannato Il Condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Cumulo delle pene: commettere reati in cella costa caro
Il Condannato, mentre espiava una pena detentiva, ha commesso un nuovo reato. Il giudice dell'esecuzione ha quindi disposto la scissione del cumulo e la creazione di cumuli parziali, fissando la decorrenza della nuova pena alla data di cessazione dell'ultimo reato. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, contestando il calcolo e richiedendo l'applicazione del cumulo giuridico anziché materiale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, poiché il ricorrente non ha confutato la decisione del giudice di merito né ha spiegato come l'applicazione del criterio moderatore avrebbe inciso sulla decorrenza. Di conseguenza, la Corte ha confermato il provvedimento impugnato, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria. Il principio cardine è che la commissione di un nuovo reato durante l'espiazione comporta la scissione del cumulo delle pene.
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Fungibilità della pena: nessun credito per reati futuri
Il Condannato ha proposto ricorso contro la decisione della Corte di Appello che, come giudice dell'esecuzione, ha rideterminato la pena complessiva a seguito del riconoscimento del reato continuato. Il ricorrente pretendeva che la detenzione subita "sine titulo" venisse interamente computata a suo favore, a prescindere dal momento di commissione dei singoli reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la fungibilità della pena non opera in modo automatico. Per applicare la fungibilità della pena, la detenzione sofferta deve essere successiva alla commissione del reato per cui si deve espiare la pena. Questo evita la creazione di inammissibili "crediti di pena" che potrebbero incentivare la commissione di nuovi reati. Il ricorrente perde il ricorso ed è condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Liberazione anticipata: l’ingiusta custodia non sconta la pena
Il Detenuto ha proposto ricorso in Cassazione contro il rigetto della sua richiesta di liberazione anticipata. Il ricorrente sosteneva che un semestre di detenzione, coincidente con un periodo di custodia cautelare per cui era stato poi assolto, dovesse essere valutato favorevolmente. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'ingiusta custodia cautelare e la successiva assoluzione sono elementi neutri per la concessione dello sconto di pena. Tali circostanze rilevano invece esclusivamente sul piano della fungibilità della pena, ovvero per la detrazione del tempo già scontato dalla pena finale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Fungibilità della custodia cautelare: regole per il calcolo
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il calcolo della pena eseguito dalla Corte d'Appello. Il nodo centrale riguarda la fungibilità della custodia cautelare subita senza titolo per reati legati dal vincolo della continuazione e commessi in tempi diversi. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che in questi casi è necessario scindere il reato continuato. Bisogna individuare le violazioni commesse prima della detenzione senza titolo e determinare la sanzione specifica per quel frammento, calcolando così la custodia cautelare inutilmente sofferta. Il Condannato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Liberazione anticipata: no sconti futuri se la pena è già espiata
Il Detenuto ha richiesto il beneficio della liberazione anticipata per quattro semestri di detenzione. Tuttavia, il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta poiché il soggetto aveva già interamente espiato la sua pena detentiva. Il Detenuto ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo di avere comunque interesse al riconoscimento di un credito di pena da utilizzare per eventuali reati futuri. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'interesse a impugnare deve essere concreto e attuale, presupponendo che la decisione possa effettivamente incidere sulla libertà del ricorrente. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che il credito di pena non può essere accumulato preventivamente per reati non ancora commessi. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Speranza di riduzione e ricorso straordinario per errore di fatto ko
Il Condannato ha proposto un ricorso straordinario per errore di fatto contro una sentenza della Cassazione che aveva annullato con rinvio un'ordinanza sul calcolo del cumulo delle pene. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che questo rimedio straordinario non si applica alle decisioni di mero annullamento con rinvio in fase esecutiva, poiché non definiscono il caso e non creano un danno irreparabile, potendo la questione essere ridiscussa davanti al giudice del rinvio. Il Condannato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Fungibilità della pena: l’obbligo di dimora non sconta il carcere
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro il rifiuto del Tribunale di riconoscere l'unicità del disegno criminoso per reati commessi a distanza di sette mesi e la fungibilità della pena per il periodo trascorso in obbligo di dimora notturno. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la distanza temporale esclude una pianificazione unitaria originaria. Inoltre, l'obbligo di dimora con rientro notturno (dalle 21:00 alle 7:00) non è equiparabile agli arresti domiciliari e, di conseguenza, non permette l'applicazione della fungibilità della pena per ridurre la sanzione detentiva finale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Fungibilità isolamento diurno: no sconto per la custodia cautelare
Un uomo condannato all'ergastolo ha chiesto di sottrarre il periodo di custodia cautelare già scontato dalla durata dell'isolamento diurno. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, negando la fungibilità dell'isolamento diurno. I giudici hanno chiarito la netta distinzione tra le due misure. L'isolamento diurno è una vera e propria sanzione penale, parte integrante della condanna. La custodia cautelare, invece, è una misura provvisoria adottata per esigenze processuali o di sicurezza prima della sentenza definitiva. Data la loro natura radicalmente diversa, il tempo trascorso in custodia cautelare non può ridurre la durata dell'isolamento diurno. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Cumulo Pene: No al ‘Credito’ per Futuri Reati, Vince la Cassazione
La Cassazione affronta un caso di cumulo giuridico delle pene. Un condannato, dopo aver scontato la pena per alcuni reati, ne commetteva di nuovi. Chiedeva di unificare tutte le pene in un unico calcolo, sostenendo che facessero parte dello stesso piano criminale. La Corte ha respinto la richiesta. Ha stabilito un principio fondamentale: non si può creare un 'credito di pena'. La pena già espiata non può essere usata per ridurre la sanzione per reati commessi successivamente. Questo per evitare di incentivare la prosecuzione dell'attività illecita. Pertanto, i giudici devono formare un nuovo e autonomo cumulo per i reati successivi, separato da quello relativo alle pene già scontate. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Interesse a impugnare: No al ‘credito di pena’ per l’ex detenuto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex detenuto contro il diniego della liberazione anticipata. L'uomo, scarcerato per fine pena durante il procedimento, non aveva più un interesse a impugnare concreto e attuale. Secondo i giudici, l'interesse a ottenere una decisione favorevole deve esistere al momento della sentenza e non può basarsi sulla speranza di usare lo sconto di pena per futuri e ipotetici reati. La Corte ha quindi escluso la possibilità di creare un 'credito di pena' da utilizzare in futuro, confermando che il beneficio richiesto non avrebbe più alcuna utilità pratica per il ricorrente, ormai libero.
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Fungibilità custodia cautelare: appello errato, ricorso perso
Un uomo, assolto in un processo dopo aver scontato oltre due anni di custodia cautelare, chiede alla Procura di applicare il principio di fungibilità custodia cautelare per ridurre un'altra pena. La Procura respinge la richiesta. L'uomo ricorre direttamente in Cassazione, ma la Corte dichiara il ricorso inammissibile. La sentenza chiarisce che il rimedio corretto non è il ricorso diretto, ma l'incidente di esecuzione davanti al giudice competente. A causa dell'errore procedurale, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese e di una multa di 3.000 euro.
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Fungibilità delle pene e reati permanenti: guida
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un soggetto condannato per associazione mafiosa che richiedeva l'applicazione della **fungibilità delle pene**. Il ricorrente pretendeva di computare un periodo di detenzione senza titolo su una condanna per un reato la cui permanenza era cessata solo dopo tale espiazione. La Suprema Corte ha chiarito che, per i reati permanenti, non è possibile scindere la condotta in frazioni temporali per beneficiare di crediti di pena, specialmente se l'attività criminosa prosegue dopo la scarcerazione. Tale limite evita che il condannato possa agire sapendo di avere un credito di pena da spendere per futuri reati.
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Reato continuato in esecuzione: no allo sconto pena automatico
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che richiedeva la decurtazione di un periodo di custodia cautelare sofferto sine titulo. La difesa sosteneva che, essendo stato riconosciuto il reato continuato in esecuzione, la pena dovesse essere considerata unitaria, permettendo così l'imputazione automatica della detenzione residua. Gli Ermellini hanno invece chiarito che il riconoscimento della continuazione in fase esecutiva non trasforma la natura dei singoli reati ai fini del calcolo della detenzione. Secondo l'art. 657 comma 4 c.p.p., è necessario scindere il reato continuato nelle singole violazioni per verificare se il periodo di custodia sia successivo alla commissione del fatto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Rideterminazione del fine pena: i limiti del reato continuato
Un condannato ha richiesto la rideterminazione del fine pena sostenendo che un periodo di detenzione già scontato dovesse essere computato a suo favore. La richiesta nasceva dal riconoscimento del vincolo della continuazione tra più reati in fase esecutiva, che aveva portato a una pena complessiva inferiore rispetto alla somma delle singole condanne. La Corte d'Appello aveva rigettato l'istanza, decisione poi confermata dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno chiarito che il reato continuato è una finzione giuridica valida solo per determinati scopi normativi. Ai sensi dell'art. 657 c.p.p., la riduzione della pena derivante dalla continuazione non comporta l'imputazione automatica del tempo 'risparmiato' ad altre pene in esecuzione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
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Fungibilità della pena: guida alla Cassazione
Un condannato ha presentato ricorso in Cassazione contestando il parziale rigetto di un'istanza volta a ottenere il riconoscimento della fungibilità della pena per periodi di detenzione presofferti. La Suprema Corte ha confermato la decisione del Giudice dell'esecuzione, il quale aveva già correttamente scomputato i periodi patiti sine titulo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché le doglianze erano generiche e non correlate alla logica del provvedimento impugnato, limitandosi a richiedere quanto già ottenuto in precedenza. Oltre all'inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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