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Art. 640 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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1935 provvedimenti

Altri anni per Art. 640 Codice Penale

Reato di estorsione: illegittima la minaccia di vie legali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di estorsione. L'imputato aveva preteso dalla persona offesa il pagamento di somme non dovute, pari a 410 euro, minacciando azioni legali infondate per costringerla all'esborso. La difesa chiedeva la riqualificazione del fatto in truffa, contestando la gravità del danno e la severità della pena. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ribadendo che prospettare iniziative giudiziarie per ottenere denaro privo di titolo configura pienamente la minaccia estorsiva. L'imputato è stato condannato a oltre cinque anni di reclusione, al pagamento delle spese legali e a una sanzione pecuniaria.
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Truffa con banconote alterate: quando i reati non si assorbono
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una ricorrente condannata per truffa e per aver utilizzato banconote alterate. La condanna si basava sul riconoscimento della persona offesa. La difesa della ricorrente sosteneva che il reato di truffa dovesse essere 'assorbito' (inglobato) in quello di circolazione di monete falsificate. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la Truffa con banconote alterate costituisce un reato autonomo e non viene assorbita nel reato di uso di monete falsificate. La ricorrente ha dovuto pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Truffa contrattuale: bollette sul locatore e condanna penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una ristoratrice per i reati di sostituzione di persona e truffa contrattuale. L'imputata ha sottratto i dati anagrafici del locatore dell'immobile per attivare abusivamente un contratto di fornitura di energia elettrica a servizio del proprio locale commerciale. I giudici hanno respinto l'eccezione di incompetenza territoriale sollevata dalla difesa, chiarendo che il reato di truffa si perfeziona nel luogo in cui si consegue l'ingiusto profitto, coincidente con la sede dell'attività commerciale che ha beneficiato della corrente elettrica. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso integralmente inammissibile a causa della mera reiterazione di tesi difensive già smentite nei precedenti gradi di giudizio, confermando la piena responsabilità penale e il risarcimento del danno morale alla persona offesa.
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Inammissibilità Ricorso Penale: Truffa e Falsità, Appello Respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da un imputato, condannato in appello per truffa aggravata e falsità ideologica. L'imputato contestava la sua responsabilità e il mancato riconoscimento di attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ritenuto le sue argomentazioni generiche e una mera reiterazione di quelle già respinte in appello. Tali censure di merito non sono ammissibili in sede di legittimità. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende per l'inammissibilità del ricorso penale.
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Reato di truffa: il ricorso fallisce contro l’inganno provato
L'Imputato propone ricorso in Cassazione contro la condanna confermata in appello per il reato di truffa. La difesa contesta la presenza di artifizi o raggiri, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e la scelta di subordinare la sospensione condizionale della pena al risarcimento del danno verso la vittima. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che non spetta alla Cassazione riesaminare i fatti o la credibilità della persona offesa se adeguatamente motivati nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, confermano la decisione sul risarcimento vista la gravità della condotta e l'impatto sul patrimonio della vittima. L'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Assoluzione confermata: inammissibilità ricorso penale per le parti civili
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato dalle parti civili contro una doppia conforme assoluzione. Le parti civili avevano contestato l'assoluzione per omicidio colposo, ma i loro motivi sono stati ritenuti non consentiti in sede di legittimità. La Corte ha rilevato che le censure riguardavano il merito della prova e la mancanza di un effettivo nocumento. Inoltre, non esisteva un procedimento giudiziario avviato per il reato contestato. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Condanna confermata: ricorso per cassazione inammissibile
La Corte di Appello ha confermato la condanna penale a carico dell'imputata per i reati di furto aggravato, truffa e sostituzione di persona. L'imputata ha presentato impugnazione contestando la ricostruzione dei fatti, la quantificazione della pena, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile a causa della genericità delle censure e del tentativo di richiedere un nuovo esame del merito. I giudici hanno inoltre ribadito che i limiti edittali del furto aggravato impediscono l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità. L'imputata deve pagare le spese del procedimento e una somma alla Cassa delle ammende.
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Biglietto della lotteria contraffatto: scusa inutile e condanna
Una donna ha tentato di riscuotere la vincita presentando un biglietto della lotteria contraffatto. La falsità del titolo non era immediatamente visibile, ma è emersa solo dopo approfondite verifiche tecniche. L'imputata ha giustificato il possesso sostenendo di aver trovato il tagliando a terra casualmente. I giudici hanno ritenuto la scusa non attendibile e hanno configurato i reati di tentata truffa e ricettazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputata, confermando la condanna definitiva e infliggendo il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato: conta la lettura in aula
L'Imputato, condannato per truffa nei primi due gradi di giudizio, proponeva ricorso per cassazione chiedendo l'estinzione del procedimento. La difesa sosteneva che la prescrizione del reato fosse maturata nel periodo compreso tra la lettura della sentenza in aula e il deposito delle motivazioni scritte. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. I giudici hanno chiarito che il tempo utile al calcolo si interrompe con la lettura del dispositivo in udienza. I ritardi o le attese per il deposito della motivazione non riaprono i termini. L'Imputato ha subito la condanna definitiva al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Truffa con assegni insoluti: confermata la condanna penale
L'Imputato riceve della merce ordinata e consegna al corriere dei titoli di credito non coperti, fornendo ampie rassicurazioni sulla bontà dell'operazione. Tale condotta induce in errore il venditore, permettendo all'acquirente di trattenere la merce senza versare il prezzo dovuto. In sede giudiziaria, l'accusato cerca di far riqualificare la vicenda come un mero inadempimento civile o illecito amministrativo. La Corte di Cassazione rigetta fermamente tale tesi, ritenendo sussistente la truffa con assegni insoluti. Il ricorso viene dichiarato inammissibile a causa della genericità delle motivazioni presentate dalla difesa, le quali si limitavano a riproporre gli stessi argomenti già bocciati nei precedenti gradi di giudizio. In conclusione, la Suprema Corte conferma la responsabilità penale e condanna il ricorrente al pagamento delle spese di giustizia, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di truffa: ricorso respinto e condanna confermata
I giudici di merito hanno condannato l'imputato per il reato di truffa ai danni della persona offesa. Il responsabile ha posto in essere artifici e raggiri idonei a trarre in inganno la vittima, procurando a sé un ingiusto profitto con altrui danno. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contestando la credibilità della parte civile, la qualificazione giuridica dei fatti e il mancato riconoscimento delle attenuanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Le censure sollevate riproducevano mere lamentele già esaminate e motivate dalla Corte territoriale. I giudici di legittimità hanno confermato integralmente la condanna e hanno inflitto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione economica.
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Credibilità della persona offesa: la condanna per truffa regge
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa a carico di un uomo che aveva incassato illeciti profitti su una carta ricaricabile. L'imputato sosteneva di aver smarrito la carta d'identità usata per l'apertura del conto. L'uomo non aveva però mai denunciato lo smarrimento della tessera sanitaria, pure esibita per l'attivazione della carta. I giudici hanno ritenuto il ricorso inammissibile perché generico e non confrontato con le motivazioni di secondo grado. La Corte ha ribadito che la credibilità della persona offesa può fondare la prova del reato se sostenuta da elementi documentali convergenti. L'inammissibilità ha bloccato il calcolo della prescrizione. L'imputato deve pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di Truffa: L’inganno sulla disponibilità del bene non è un mero inadempimento
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il Reato di Truffa a carico di un imputato. Questi aveva tentato di annullare la sentenza sostenendo l'assenza di artifici e raggiri e una presunta volontà della vittima di ritirare la querela. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che gli artifici e raggiri erano presenti, poiché l'imputato aveva ingannato la vittima sulla disponibilità del bene. Inoltre, la volontà di rimettere la querela non era chiara. La Cassazione ha condannato l'imputato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso per cassazione senza firma dell’avvocato
L'Imputato, condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di truffa, ha proposto personalmente ricorso alla Corte Suprema sottoscrivendo l'atto senza la firma di un difensore. I giudici hanno dichiarato l'Inammissibilità ricorso per cassazione in quanto la riforma della giustizia del 2017 vieta al cittadino la sottoscrizione autonoma dell'atto di impugnazione. La Suprema Corte ha condannato L'Imputato al pagamento delle spese del processo. Inoltre, riscontrando un profilo di colpa per aver presentato un atto palesemente contrario alla normativa vigente, la Corte ha sanzionato L'Imputato con il versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Tentata truffa: la consegna controllata non salva il reo
L'Imputato ha posto in essere raggiri per farsi consegnare una somma di denaro dalla persona offesa. La vittima ha tuttavia avvisato le forze dell'ordine, le quali hanno monitorato lo scambio e sono intervenute tempestivamente, impedendo al soggetto di acquisire la piena disponibilità del bene. La Corte di Cassazione ha confermato che l'intervento della polizia durante la consegna del denaro non cancella l'illecito, ma qualifica l'azione come tentata truffa. La condotta possedeva l'idoneità a ingannare la vittima, sebbene l'evento non si sia perfezionato. Il ricorso dell'autore del reato è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Truffa Contrattuale: Vendita Senza Consegna, Reato Consumato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per **truffa contrattuale** di un venditore. Questi aveva ricevuto il pagamento per un apparecchio, ma senza alcuna intenzione di consegnarlo all'acquirente. I giudici hanno chiarito che il reato di truffa si considera consumato nel momento in cui il venditore ottiene il profitto ingiusto, cioè il prezzo di vendita, a prescindere dalla successiva disponibilità del bene o dal risarcimento del danno da parte di terzi. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna alle spese processuali e a una sanzione pecuniaria.
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Patteggiamento senza sospensione: l’inammissibilità ricorso penale
Un Lavoratore ha ricevuto una condanna per truffa tramite patteggiamento, con una pena di un anno di reclusione e 350 euro di multa, ma senza la sospensione condizionale. Il Lavoratore ha presentato un ricorso per Cassazione, sostenendo che la sospensione fosse una condizione essenziale all'accordo. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'**inammissibilità ricorso penale**. Ha chiarito che la difesa aveva accettato la pena senza la sospensione e che il ricorso non rientrava nei casi previsti dalla legge per impugnare un patteggiamento. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Estorsione o Truffa? La Cassazione chiarisce i confini del reato
Un Individuo è stato condannato per estorsione, una decisione confermata in appello. L'Individuo ha poi presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il reato dovesse essere qualificato come truffa e lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la distinzione tra estorsione e truffa dipende dalla presenza di violenza o minaccia. Ha anche confermato che la valutazione delle attenuanti rientra nella discrezionalità del giudice di merito, salvo palesi illogicità. L'Individuo è stato condannato a pagare le spese processuali.
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Truffa contrattuale con assegni: rassicurazioni e condanna penale
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una truffa contrattuale con assegni. L'Imputato ha acquistato beni pagandoli con assegni privi di copertura. Per vincere la diffidenza del venditore, L'Imputato non si è limitato a consegnare i titoli di credito. Egli ha fornito rassicurazioni verbali sulla bontà dei pagamenti, ha lasciato il proprio recapito telefonico e ha apposto un timbro ditta sulla documentazione. La difesa ha sostenuto che il semplice pagamento con assegni a vuoto non costituisce reato. La Suprema Corte ha rigettato la tesi difensiva. L'insieme delle condotte fraudolente rappresenta un vero e proprio raggiro idoneo a trarre in errore la vittima. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imputato, confermando la condanna penale e disponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
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Riconoscimento Fotografico: Valido anche con contestazione? La Cassazione decide.
Un imputato è stato condannato per truffa. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la validità del riconoscimento fotografico che lo aveva identificato e la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che il riconoscimento fotografico era stato correttamente valutato dai giudici precedenti, basandosi sulla credibilità della vittima e sulla precisione del suo racconto. Inoltre, ha ritenuto legittima la decisione di non concedere le attenuanti generiche, data la persistenza della condotta illecita dell'imputato e i suoi numerosi precedenti penali. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
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