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Art. 640-bis Codice Penale — Sezione Seconda Penale

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409 provvedimenti

Altri anni per Art. 640-bis Codice Penale

Sequestro Preventivo: Ricorso Inammissibile, la Cassazione Conferma
Un cittadino ha contestato il **sequestro preventivo** di 27.000 euro, disposto per un presunto reato di truffa aggravata. Il Tribunale del Riesame aveva confermato il sequestro. L'indagato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la motivazione del sequestro fosse insufficiente e che la somma non fosse interamente a lui riferibile. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la motivazione del Tribunale era adeguata, avendo evidenziato indizi sufficienti del reato. L'indagato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Sequestro preventivo: Frode Alloggio Popolare, Cassazione Conferma
Una persona ha ottenuto un alloggio popolare con false dichiarazioni su reddito e nucleo familiare, usando poi l'immobile per una scuola di musica. Il Tribunale della Spezia ha confermato il sequestro preventivo di 18.222,58 euro, profitto del reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. La persona ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la motivazione sul periculum in mora (il pericolo di aggravamento delle conseguenze del reato). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che per il sequestro preventivo finalizzato alla confisca basta la semplice possibilità che il bene sia confiscabile, senza bisogno di ulteriori motivazioni sul periculum in mora quando si tratta di reati contro la pubblica amministrazione.
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Sequestro Negato: La Cassazione e l’Interesse ad Impugnare
Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso contro la decisione del Tribunale del Riesame, che aveva dichiarato inammissibile il suo appello. L'appello mirava a ottenere un sequestro preventivo più ampio, includendo il reato di truffa aggravata (art. 640-bis c.p.), che il G.i.p. aveva escluso, limitando il sequestro a un reato minore (art. 7 d.lgs. n. 4/2019). Il Pubblico Ministero sosteneva di avere un concreto interesse ad impugnare per poter applicare la confisca per equivalente. La Cassazione ha però confermato l'inammissibilità del ricorso, ribadendo che l'interesse ad impugnare deve essere concreto e non generico, e non è stato dimostrato un effettivo pregiudizio pratico.
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Sequestro preventivo crediti d’imposta: tra buona fede e blocco
La vicenda nasce da un'indagine per truffa aggravata ai danni dello Stato e autoriciclaggio legata a presunti interventi di riqualificazione edilizia mai eseguiti. Il Giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro preventivo crediti d'imposta per oltre due milioni e mezzo di euro. La misura ha colpito le somme confluite nel cassetto fiscale di un primario intermediario acquirente, il quale ha impugnato il provvedimento sostenendo la propria totale estraneità ai reati e la piena buona fede nell'operazione di acquisto. Prima della decisione della Corte di Cassazione, la difesa della società acquirente ha depositato un atto di rinuncia formale all'impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, confermando il blocco delle somme e condannando la società al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione.
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Truffa aggravata per erogazioni pubbliche e fatture gonfiate
Due imprenditori hanno ottenuto finanziamenti agevolati per aprire una palestra gonfiando i costi dei macchinari. Tramite fatture per operazioni fittizie e triangolazioni bancarie, hanno dichiarato spese per oltre 114.000 euro a fronte di un costo reale di circa 45.750 euro, incassando indebitamente oltre 57.000 euro da un ente pubblico erogatore. I giudici hanno confermato la condanna per truffa aggravata per erogazioni pubbliche. La presenza fisica delle attrezzature nei locali non esclude il reato, poiché i costi comunicati erano fittizi. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi degli imputati, precludendo anche la prescrizione e condannandoli al pagamento delle spese e della sanzione alla Cassa delle ammende.
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Truffa aggravata Reddito di Cittadinanza: Cassazione conferma carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre individui accusati di Truffa aggravata Reddito di Cittadinanza. Gli imputati avevano falsificato documenti e dichiarazioni per ottenere indebitamente il beneficio, ingannando l'INPS. Il Tribunale aveva applicato la custodia in carcere, ritenendo insufficienti misure meno severe data la gravità dei fatti e il rischio di reiterazione. La Cassazione ha confermato che l'azione fraudolenta, con l'induzione in errore dell'ente erogatore, configura la truffa aggravata e ha ritenuto adeguata la motivazione sulla misura cautelare, data la "compulsiva dedizione al crimine" degli indagati.
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Tentata Truffa Aggravata: False Dichiarazioni e Rifiuto Tenuità del Fatto
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imprenditore, legale rappresentante di una ditta di autotrasporti, condannato per tentata truffa aggravata. L'imprenditore aveva presentato una dichiarazione falsa all'Ufficio delle Dogane per ottenere una riduzione dell'accisa sul gasolio, includendo rifornimenti per mezzi non di proprietà o non correttamente indicati. La Suprema Corte ha confermato la condanna, ritenendo la condotta ingannevole e la piena consapevolezza dell'illecito. Ha escluso l'applicabilità della particolare tenuità del fatto, data la reiterazione delle condotte e la potenziale entità del danno. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Frode Contributi Pubblici: Madre e Figlia Condannate in Cassazione
Due donne, madre e figlia, sono state condannate per **indebita percezione di erogazioni pubbliche**. Hanno ottenuto contributi destinati all'alloggio presentando contratti di locazione fittizi e omettendo il rapporto di parentela. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i loro ricorsi, confermando le condanne a un anno e quattro mesi di reclusione. La sentenza ha ribadito che le condotte erano fraudolente e che l'elemento soggettivo del reato (l'intenzione di ingannare) era pienamente provato, respingendo le argomentazioni difensive come alternative letture dei fatti già esaminati.
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Sequestro Preventivo: La Legittimazione del PM non è sempre valida
Un Pubblico Ministero ha presentato ricorso in Cassazione contro la decisione di un Tribunale del Riesame. Il Tribunale aveva annullato un decreto di sequestro preventivo per equivalente, emesso nei confronti di un'indagata per reati di truffa aggravata e indebita percezione di erogazioni pubbliche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che il Pubblico Ministero presso il Tribunale che ha richiesto il sequestro non ha la legittimazione per proporre ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame. Tale diritto spetta solo all'ufficio requirente presso l'organo giudiziario che ha emesso il provvedimento impugnato. Questo principio chiarisce i limiti della legittimazione del Pubblico Ministero in materia di misure cautelari reali.
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Revoca della misura cautelare: ricorso inammissibile ma zero spese
Una persona sottoposta all'obbligo di dimora per presunti reati di truffa aggravata e associazione a delinquere ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame davanti alla Corte di Cassazione. Prima dell'udienza di legittimità, il giudice ha disposto la revoca della misura cautelare. A seguito della cancellazione della restrizione, la difesa ha rinunciato formalmente al ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione. I giudici hanno stabilito che l'annullamento del provvedimento restrittivo prima della decisione fa venir meno l'utilità del giudizio per cause non imputabili all'indagato. Di conseguenza, la Corte non ha applicato alcuna condanna alle spese processuali né sanzioni pecuniarie a favore della Cassa delle ammende.
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Associazione mafiosa e truffa INPS: Cassazione conferma custodia
Un Indagato è stato accusato di far parte di un clan mafioso e di aver promosso un'associazione criminale. Questa associazione era finalizzata a commettere truffe aggravate ai danni dell'INPS, simulando assunzioni di braccianti agricoli per ottenere indebitamente indennità. Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere. L'Indagato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la sussistenza dell'associazione mafiosa, delle aggravanti e il suo ruolo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale avesse motivato adeguatamente la presenza di gravi indizi di colpevolezza e la necessità della misura cautelare. L'Indagato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Truffa aggravata: la Prescrizione del reato annulla la condanna
Un Lavoratore era stato condannato per truffa aggravata per ottenere fondi pubblici. La Corte d'Appello aveva modificato la data di consumazione del reato, ritenendo la prescrizione non ancora avvenuta. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che la Corte d'Appello non poteva cambiare la data del reato senza nuove prove formalmente acquisite e senza un'impugnazione dell'accusa. La modifica avrebbe violato il divieto di 'reformatio in peius'. Pertanto, la Cassazione ha dichiarato la prescrizione del reato, estinguendo il procedimento contro il Lavoratore.
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Sequestro preventivo per equivalente: i limiti dei ricorsi
Un'indagata, socia di un'associazione sanitaria, ha ottenuto ingenti fondi pubblici simulando la natura senza scopo di lucro e distogliendo il denaro per finalità private. Il giudice per le indagini preliminari ha ordinato un sequestro preventivo per equivalente milionario. Il Tribunale del riesame ha annullato parzialmente la misura cautelare. Sia la Procura locale sia l'indagata hanno presentato ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambe le impugnazioni. La Procura procedente non era legittimata a ricorrere, poiché tale facoltà spetta solo all'ufficio requirente presso il giudice che ha emesso l'ordinanza del riesame. Il ricorso difensivo è risultato infondato perché l'ordinanza ha motivato adeguatamente il pericolo di dispersione delle somme. Resta confermato il sequestro preventivo per equivalente nei limiti fissati dal riesame e l'indagata è stata condannata alle spese.
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Truffa aggravata per erogazioni pubbliche: residenza fittizia
Una cittadina ha richiesto e ottenuto un contributo economico regionale per l'acquisto della prima casa dichiarando il cambio di residenza e un proprio nucleo familiare autonomo. Gli accertamenti della polizia giudiziaria e l'analisi dei consumi delle utenze hanno dimostrato che l'immobile non era mai stato abitato stabilmente e che la richiedente apparteneva ancora alla famiglia originaria, superando i limiti di reddito previsti. I giudici hanno qualificato la condotta come truffa aggravata per erogazioni pubbliche per la presenza di raggiri finalizzati a trarre in inganno l'ente pubblico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputata, confermando la condanna penale a un anno di reclusione e la rifusione delle spese processuali all'ente regionale.
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Sequestro preventivo: la colpevolezza si accerta solo a processo
L'Indagata ha subito un sequestro preventivo per una presunta truffa aggravata legata a crediti fiscali inesistenti. La difesa ha contestato il blocco patrimoniale sostenendo l'estraneità materiale della donna, la quale aveva delegato l'inserimento dei dati sulla piattaforma a professionisti esterni e denunciato i fatti subito dopo l'avvio delle indagini. I giudici hanno respinto l'istanza di riesame confermando la misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che per disporre il sequestro preventivo non occorre accertare la colpevolezza o l'elemento psicologico. Il giudice della cautela deve solo verificare la corrispondenza astratta tra la condotta denunciata e il reato ipotizzato. La ricorrente ha perso il ricorso e ha subito la condanna alle spese legali.
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Confisca del profitto: illegittima se il danno è già risarcito
Un cittadino ha concordato una pena per truffa aggravata legata a contributi pubblici erogati da un ente regionale. Il giudice ha applicato la pena richiesta, ma ha anche ordinato la confisca del profitto disponendo l'espropriazione definitiva di una somma precedentemente sequestrata. L'interessato ha proposto ricorso in Cassazione. L'imputato ha dimostrato di aver già risarcito integralmente il danno causato all'ente pubblico prima della definizione del procedimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e ha annullato la confisca senza rinvio. I giudici hanno chiarito che il rimborso completo all'ente azzera il vantaggio economico illecito. Di conseguenza, mantenere la confisca comporterebbe una doppia sanzione vietata dalla Costituzione.
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Truffa per contributi pubblici: la decisione della Cassazione
Un'organizzazione composta da dirigenti consortili e amministratori ha orchestrato una vasta truffa per contributi pubblici ai danni dell'agenzia erogatrice (AGEA), gonfiando fittiziamente i volumi d'affari di alcuni consorzi agricoli tramite fatture false. Il denaro veniva poi riciclato attraverso conti di altre società collegate. La Corte di Cassazione ha confermato l'esistenza dell'associazione per delinquere e le condanne per riciclaggio e autoriciclaggio. Ha invece dichiarato prescritti diversi reati fiscali collegati, annullando senza rinvio le relative pene e confisca per equivalente. Per i reati fiscali non prescritti e per la responsabilità amministrativa de Il Consorzio, la Corte ha disposto l'annullamento con rinvio per una nuova valutazione sui profili motivazionali e di reale vantaggio dell'ente.
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Truffa aggravata per bonus edilizi: crediti falsi e sequestro
Un'impresa edilizia e il suo amministratore sono stati sottoposti a sequestro preventivo per oltre 3,6 milioni di euro. L'accusa principale riguarda la truffa aggravata per bonus edilizi e l'indebita compensazione di crediti fiscali fittizi. L'amministratore aveva emesso fatture anticipate per lavori di rifacimento facciate mai avviati o lasciati incompiuti, maturando crediti d'imposta poi ceduti o usati per pagare debiti contributivi e fiscali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della societa. I giudici hanno stabilito che il profitto confiscabile comprende l'intero contributo statale fittizio, senza poter detrarre i costi sostenuti dall'impresa o il completamento tardivo dei cantieri. La rapida dispersione dei crediti dal cassetto fiscale giustifica pienamente la misura cautelare prima del giudizio definitivo.
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Frode nelle pubbliche forniture: assolta la dirigente navale
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento della misura interdittiva verso la dirigente di una società di trasporto marittimo. La Procura contestava i reati di Frode nelle pubbliche forniture, truffa aggravata e corruzione per la gestione dei collegamenti navali con presunte avarie omesse. I giudici hanno escluso la Frode nelle pubbliche forniture poiché il servizio era rivolto direttamente agli utenti privati e non alla Pubblica Amministrazione. Inoltre, la mancata segnalazione dei guasti era diretta a evitare penali contrattuali e non a truffare l'ente pubblico. Infine, la Corte ha escluso il pericolo di reiterazione per il reato di corruzione, poiché l'indagata aveva interrotto ogni incarico aziendale. Il ricorso della Procura è stato rigettato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: niente spese per la difesa
L'Amministratore di Fatto di una società finanziaria è stato sottoposto agli arresti domiciliari per il reato di truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche. Il difensore ha impugnato la misura lamentando l'assenza di un pericolo concreto e attuale di reiterazione del reato, evidenziando le dimissioni dalle cariche e il tempo trascorso. Nelle more del giudizio di legittimità, la misura custodiale è stata sostituita con quella meno afflittiva dell'obbligo di dimora. Di conseguenza, la difesa ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte Suprema ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse, stabilendo l'assenza di condanna alle spese processuali e alla sanzione pecuniaria, poiché il difetto di interesse è derivato da eventi successivi alla presentazione del ricorso.
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