\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Frode Contributi Pubblici: Madre e Figlia Condannate in Cassazione

Due donne, madre e figlia, sono state condannate per **indebita percezione di erogazioni pubbliche**. Hanno ottenuto contributi destinati all’alloggio presentando contratti di locazione fittizi e omettendo il rapporto di parentela. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i loro ricorsi, confermando le condanne a un anno e quattro mesi di reclusione. La sentenza ha ribadito che le condotte erano fraudolente e che l’elemento soggettivo del reato (l’intenzione di ingannare) era pienamente provato, respingendo le argomentazioni difensive come alternative letture dei fatti già esaminati.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 36593 Anno 2022
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale

La Cassazione conferma le condanne per indebita percezione di erogazioni pubbliche

La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato un caso di indebita percezione di erogazioni pubbliche, confermando le condanne per due donne, madre e figlia. Questa sentenza sottolinea l’importanza della correttezza nella richiesta di fondi pubblici e le gravi conseguenze per chi tenta di ottenerli con l’inganno. Il caso evidenzia come la giustizia valuti attentamente ogni dettaglio per accertare la frode e come la collaborazione tra soggetti possa aggravare la posizione degli imputati.

Il contesto: contributi per l’alloggio e la frode

La vicenda giudiziaria ha visto protagoniste due donne, che per chiarezza chiameremo “La Madre” e “La Figlia”. Esse erano state accusate di aver ottenuto in modo illecito dei contributi pubblici destinati a sostenere le spese di alloggio. Per raggiungere questo scopo, avevano messo in atto un meccanismo fraudolento. La strategia prevedeva la presentazione di contratti di locazione (affitto) che, secondo quanto accertato dai giudici, erano stati creati con l’intento di ingannare. In particolare, “La Figlia” aveva formalmente messo a disposizione il proprio appartamento per “La Madre”. Tuttavia, al momento della richiesta del contributo, era stato omesso di dichiarare il loro stretto rapporto di parentela. Questa omissione era cruciale, poiché alterava i presupposti per l’ottenimento dei fondi.

La complessa attività di raggiro per l’indebita percezione di erogazioni pubbliche

Le indagini condotte hanno portato alla luce una complessa attività organizzata. Questa attività aveva il chiaro obiettivo di eludere le normative specifiche che regolano l’assegnazione dei contributi per l’alloggio. La sequenza temporale dei contratti di locazione, che vedeva diversi intestatari e passaggi, ha rappresentato un elemento probatorio fondamentale. Altrettanto significativa è stata la rapidità con cui le somme ricevute a titolo di contributo da “La Figlia” venivano trasferite a “La Madre”. Questi fatti, analizzati nel loro complesso, hanno dimostrato la piena consapevolezza e la volontà delle due donne di mettere in atto un vero e proprio raggiro. Il loro intento era ottenere un vantaggio economico illecito. L’elemento soggettivo del reato, ovvero l’intenzione di commettere la frode, è stato considerato pienamente provato dai giudici di merito.

La “doppia conforme” e l’inammissibilità dei ricorsi

Le due donne erano state condannate già in primo grado, attraverso un giudizio abbreviato. Questo è un rito processuale speciale che consente una riduzione della pena in cambio della rinuncia al dibattimento e dell’accettazione della decisione basata sugli atti di indagine. Successivamente, la Corte d’Appello aveva confermato integralmente questa condanna. In presenza di una cosiddetta “doppia conforme”, cioè due sentenze di merito (di primo grado e d’appello) che giungono alla stessa conclusione con motivazioni logiche e coerenti, il ruolo della Corte di Cassazione è limitato. La Cassazione non riesamina i fatti, ma verifica solo la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione. I ricorsi presentati dalle donne sono stati dichiarati inammissibili. Questo significa che non sono stati neppure esaminati nel merito. La Cassazione ha ritenuto che i motivi addotti fossero generici, non consentiti e manifestamente infondati. Essi proponevano, di fatto, una lettura alternativa dei fatti già ampiamente considerati e confutati dai giudici precedenti.

Le motivazioni: la conferma della indebita percezione di erogazioni pubbliche

La Corte di Cassazione ha motivato la sua decisione sottolineando che la sentenza d’appello aveva già esaminato e confutato in modo approfondito le argomentazioni difensive delle ricorrenti. I giudici avevano chiarito la tempistica sospetta dei contratti di locazione e l’omissione della dichiarazione del rapporto di parentela. Hanno anche evidenziato il trasferimento immediato dei fondi da “La Figlia” a “La Madre”. Questi elementi, uniti alle risultanze delle indagini, hanno dimostrato che le due donne avevano agito in pieno accordo per realizzare artifici e raggiri. L’obiettivo era ottenere un profitto illecito tramite l’indebita percezione di erogazioni pubbliche. La motivazione della Corte d’Appello è stata ritenuta logica, approfondita e priva di contraddizioni. Non c’era spazio per dubbi sulla piena coscienza e volontà delle imputate nel commettere il reato.

Le conclusioni: condanna definitiva e spese legali per la frode

La Cassazione ha dichiarato i ricorsi delle donne inammissibili. Di conseguenza, le condanne a un anno e quattro mesi di reclusione per indebita percezione di erogazioni pubbliche sono diventate definitive. Oltre alla pena detentiva, le ricorrenti sono state condannate al pagamento delle spese processuali. Hanno dovuto versare tremila euro ciascuna alla cassa delle ammende. Inoltre, sono state condannate a rimborsare, in solido (cioè insieme), le spese legali sostenute dalla parte civile, il Comune di Peschiera Borromeo, per un importo di 3.510,00 euro, oltre agli accessori di legge. Questa decisione ribadisce la serietà con cui il sistema giudiziario affronta le frodi ai danni delle pubbliche amministrazioni e l’importanza di agire con trasparenza nella richiesta di fondi pubblici.

Cosa significa indebita percezione di erogazioni pubbliche?
Significa ottenere fondi, contributi o finanziamenti dallo Stato o da enti pubblici in modo illecito, ad esempio fornendo informazioni false o omettendo dati importanti.

Quali sono le conseguenze per chi commette questo tipo di frode?
Le conseguenze possono includere pene detentive (reclusione), multe, il pagamento delle spese processuali e il risarcimento dei danni all’ente pubblico truffato.

Un rapporto di parentela può influenzare l’ottenimento di contributi pubblici?
Sì, in molti casi le normative sui contributi prevedono specifiche incompatibilità o requisiti legati ai rapporti di parentela, che devono essere dichiarati per evitare frodi.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati