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Art. 624 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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5218 provvedimenti

Altri anni per Art. 624 Codice Penale

Determinazione della pena: sanzione severa e limiti al ricorso
L'Imputato, condannato per furto aggravato con recidiva reiterata specifica, ha proposto ricorso per Cassazione lamentando l'eccessiva severità della sanzione inflitta dai giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena rientra nel pieno potere discrezionale del giudice di merito. Tale valutazione globale della gravità del fatto e della personalità del reo, fondata sui parametri dell'articolo 133 del codice penale, risulta insindacabile in sede di legittimità quando è sorretta da una motivazione congrua ed esauriente. Eventuali imprecisioni secondarie sui singoli precedenti penali non inficiano il giudizio complessivo sulla spiccata capacità a delinquere. Di conseguenza, l'Imputato perde definitivamente il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso Inammissibile per Furto: Condanna Confermata e Spese a Carico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato, già condannato per due episodi di furto dalla Corte d'Appello di Ancona. L'imputato contestava l'assenza di prova sull'effrazione e l'eccessiva severità del trattamento sanzionatorio. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto i motivi di ricorso privi di specificità, in quanto riproducevano censure già esaminate e respinte dai giudici precedenti. Di conseguenza, il ricorso inammissibile per furto ha comportato la conferma della condanna e il pagamento delle spese processuali, oltre a una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile: furto aggravato e l’appello respinto
Un Cittadino è stato condannato per furto pluriaggravato dalla Corte d'Appello. Ha presentato un ricorso alla Corte di Cassazione, contestando la motivazione della sentenza. Tuttavia, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi addotti dal Cittadino erano troppo generici e riproducevano argomenti già esaminati e respinti dai giudici precedenti senza nuove argomentazioni specifiche. Per questo motivo, il Cittadino è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. La decisione evidenzia l'importanza di argomentazioni dettagliate per evitare un ricorso inammissibile.
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Ricorso Penale Inammissibile: Tentato Furto Aggravato e Costi Legali
Un individuo ha presentato ricorso contro una condanna per tentato furto aggravato, confermata in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Il ricorrente non ha fornito argomentazioni specifiche contro la sentenza di appello. Non ha dimostrato un errore nel calcolo della pena, né ha evidenziato un minimo scostamento nella valutazione delle attenuanti generiche. Di conseguenza, il ricorrente deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Furto e Circostanze Attenuanti: La Cassazione Conferma il Diniego
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato di un Lavoratore, dichiarando inammissibile il suo ricorso. Il Lavoratore aveva impugnato la sentenza di appello che gli aveva negato le circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ritenuto che la Corte d'Appello avesse motivato adeguatamente il diniego, basandosi sui numerosi precedenti penali del Lavoratore, sulla mancanza di risarcimento del danno e sulla violazione di una misura cautelare. La decisione sottolinea l'importanza di una motivazione solida per il diniego delle circostanze attenuanti generiche.
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Furto di automobile: auto aperta o chiusa non evita la condanna
Due soggetti hanno proposto ricorso per Cassazione contro la condanna per il furto di automobile lasciata parcheggiata in strada. Uno dei responsabili contestava l'aggravante della pubblica fede sostenendo che il veicolo fosse aperto, mentre l'altro contestava la recidiva e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I Giudici di legittimità hanno dichiarato i ricorsi inammissibili perché riproducevano le medesime argomentazioni già respinte in appello senza evidenziare vizi logici effettivi. La Corte ha confermato la sussistenza dell'aggravante, accertata dalla chiusura a chiave dell'auto da parte del proprietario, e la pericolosità sociale manifestata dai precedenti penali. Entrambi i ricorrenti sono stati condannati alle spese di giudizio e a tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: no al ricorso per contestare la pena
L'Imputato, condannato per furto e rapina, concorda una riduzione della sanzione in secondo grado attraverso il concordato in appello. Nonostante l'accordo raggiunto con la procura, l'Imputato propone successivamente ricorso per Cassazione per contestare la propria responsabilita e la quantita della pena. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che l'intesa sanzionatoria impedisce di ridiscutere la responsabilita penale o il calcolo della pena nei successivi gradi di giudizio. Di conseguenza, l'Imputato perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende per la colpa nella presentazione dell'impugnazione.
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Tentato furto aggravato in concorso: ricorso nullo e condanna
Due soggetti condannati per tentato furto aggravato in concorso hanno impugnato la sentenza della Corte di Appello davanti alla Corte di Cassazione. I ricorrenti hanno contestato la ricostruzione dei fatti, l'applicazione della recidiva per uno di loro e il mancato riconoscimento della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici di legittimità hanno chiarito che le censure riproponevano argomenti già esaminati nel merito e richiedevano una rivalutazione delle prove vietata in Cassazione. Inoltre, le contestazioni sul trattamento sanzionatorio sono risultate generiche e prive di fondamento giuridico. La decisione ha confermato definitivamente la condanna penale e imposto il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione generico e furto aggravato
La Corte di Cassazione ha esaminato la vicenda di un uomo condannato in appello per il reato di furto aggravato. L'imputato ha impugnato la decisione di secondo grado denunciando un presunto difetto nella struttura logica del provvedimento. Tuttavia, il ricorrente ha formulato censure puramente teoriche e astratte, senza confrontarsi con gli argomenti specifici utilizzati dai giudici di merito per sostenere la colpevolezza. I giudici di legittimità hanno pertanto qualificato l'atto come un ricorso per cassazione generico. A causa della mancata specificità dei motivi, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando l'imputato al pagamento delle spese legali del giudizio e al versamento di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile: furto aggravato e attenuanti negate
La Corte di Cassazione ha dichiarato un `ricorso inammissibile` presentato da un individuo condannato per furto aggravato. Il ricorrente contestava la propria responsabilità e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ritenuto che le doglianze fossero di mero fatto, non configurando violazioni di legge sindacabili in sede di legittimità. Inoltre, il diniego delle attenuanti generiche era stato adeguatamente motivato dal giudice di merito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: il caso del furto
Un cittadino condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di furto aggravato ha presentato impugnazione di fronte alla Corte di Cassazione, contestando la presunta mancanza di motivazione nella sentenza d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione a causa della genericità delle doglianze avanzate dalla difesa. I giudici hanno chiarito che il ricorrente ha l'obbligo di indicare in modo specifico e circostanziato i punti difettosi della decisione e gli elementi concreti a supporto della contestazione. A fronte di una sentenza di secondo grado esente da vizi logici, il ricorso privo di specificità non consente l'esercizio del sindacato di legittimità. L'imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità Ricorso Penale: Attenuanti Negate per Precedenti Penali
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da un imputato, condannato per furto aggravato e tentato furto, che contestava la mancata concessione delle attenuanti generiche. Il Ricorrente lamentava un vizio di motivazione. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione sulle attenuanti rientra nel potere del giudice di merito, purché la motivazione sia logica e sufficiente. Nel caso specifico, la Corte d'Appello aveva giustificato il diniego delle attenuanti basandosi sull'assenza di elementi positivi e sulla presenza di plurime precedenti penali dell'imputato. L'inammissibilità del ricorso penale comporta la condanna alle spese processuali e al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende.
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Furto pluriaggravato: ricorso generico e sanzione pecuniaria
L'imputata ha subito una condanna per il delitto di furto pluriaggravato al termine del rito abbreviato. La Corte di Appello ha confermato la penale responsabilità dell'accusata, concedendo unicamente il beneficio della non menzione della condanna nel casellario giudiziale. La persona condannata ha quindi proposto ricorso per Cassazione articolando quattro motivi di doglianza. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione per la totale genericità delle censure sollevate, le quali non affrontavano le argomentazioni della sentenza impugnata. I giudici hanno confermato la decisione precedente e condannato la ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di furto: ricorso generico e sanzione pecuniaria
Due soggetti condannati nei primi due gradi di giudizio per il reato di furto hanno presentato ricorso in Cassazione. I ricorrenti contestavano la valutazione della loro responsabilità e lamentavano l'eccessiva severità della pena inflitta, senza però specificare i passaggi errati della decisione d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili a causa della loro genericità e astrattezza. I giudici hanno chiarito che il magistrato non deve elencare tutti i parametri di quantificazione della sanzione, ma solo quelli ritenuti prevalenti. La decisione ha comportato la conferma integrale della condanna per il reato di furto e il pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto e attenuanti generiche: i precedenti penali bloccano lo sconto
L'Imputato è stato condannato per il reato di furto aggravato a seguito di rito abbreviato. La Corte di Appello ha confermato la condanna e la valutazione sfavorevole sulle circostanze del reato, valorizzando i plurimi precedenti penali del soggetto. L'Imputato ha quindi proposto ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la concessione delle attenuanti generiche costituisce una valutazione di fatto riservata al giudice di merito. La presenza di precedenti penali rappresenta una motivazione sufficiente ed esauriente per negare il beneficio, rendendo la scelta insindacabile in sede di legittimità.
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Tentato Furto in Abitazione: L’Inammissibilità del Ricorso Penale
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da un individuo condannato per tentato furto in abitazione. L'imputato contestava la sua colpevolezza e chiedeva una riqualificazione del reato. Tuttavia, la Suprema Corte ha ritenuto che il ricorso si basasse su mere doglianze in punto di fatto, non ammissibili in sede di legittimità. Anche la richiesta di derubricazione è stata giudicata inammissibile perché non proposta in appello e infondata, data l'evidenza del rovistamento nell'abitazione. L'individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Furto Aggravato: Inammissibilità Ricorso Messa alla Prova, la Cassazione conferma
Un individuo, condannato per furto aggravato dalla Corte d'Appello, ha presentato ricorso alla Suprema Corte. L'imputato contestava il rifiuto della sua richiesta di sospensione del processo con messa alla prova. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, ritenendo che le argomentazioni fossero una mera ripetizione di quelle già esaminate e respinte dai giudici precedenti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende. La decisione conferma che un ricorso deve presentare nuove questioni, non solo riproporre quelle già decise, specialmente in tema di inammissibilità ricorso messa alla prova.
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Ricorso per Cassazione inammissibile: la pena concordata è definitiva
Il Giudice per le Indagini Preliminari di Mantova aveva applicato una pena concordata (patteggiamento) a un imputato per reati di rapina e furto. L'imputato ha presentato un ricorso per Cassazione, contestando la determinazione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che non si può contestare la pena concordata in Cassazione, a meno che non sia stata determinata contro la legge, circostanza non verificatasi nel caso. L'imputato deve quindi pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende per il ricorso inammissibile.
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Furto o appropriazione indebita: il caso del dipendente infedele
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Lavoratore, dipendente di una ditta di trasporti, per tentato furto pluriaggravato. Il Lavoratore aveva tentato di impossessarsi del contenuto di alcuni plichi a lui affidati per il trasporto. La difesa sosteneva si trattasse di tentata appropriazione indebita. La Corte ha ribadito che la condotta di un dipendente che sottrae beni affidati per il trasporto, pur avendone la materiale disponibilità (nomine alieno), integra il reato di furto e non di appropriazione indebita, poiché il dipendente non ha un'autonoma disponibilità giuridica della cosa. La distinzione tra furto o appropriazione indebita è cruciale.
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Frutti rubati e furto aggravato per pubblica fede
Un uomo ha subito una condanna per aver rubato delle arance all'interno di un fondo agricolo. L'imputato ha presentato ricorso per contestare la ricostruzione dei fatti e l'applicazione dell'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, sostenendo l'assenza di una volontà del proprietario di esporre i frutti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il furto aggravato per pubblica fede scatta anche per la sola condizione naturale del bene, senza richiedere una scelta attiva del possessore. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali insieme a una sanzione di tremila euro.
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