LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 624 Codice Penale — Anno 2026

Pagina 21 di 40

926 provvedimenti

Altri anni per Art. 624 Codice Penale

Furto pluriaggravato a scuola: condanna senza querela
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di furto pluriaggravato ai danni di un distributore automatico situato in una scuola pubblica. L'imputato contestava la mancanza di una valida querela. I giudici hanno chiarito che il furto commesso all'interno di edifici pubblici è procedibile d'ufficio, rendendo superflua la querela. Inoltre, la Corte ha confermato che un verbale di ricezione di querela orale redatto dalla polizia esprime chiaramente la volontà della vittima di punire il colpevole. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Tentato furto aggravato: ricorso generico e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per tentato furto aggravato con violenza sulle cose. L'imputato aveva contestato la decisione della Corte d'Appello di Milano senza muovere critiche specifiche e concrete alle motivazioni della sentenza di condanna. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto generici, astratti e privi di un reale confronto con la decisione impugnata. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la condanna penale e hanno sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Sostituzione della pena detentiva: stop se ci sono precedenti
Il Condannato, giudicato colpevole di furto pluriaggravato, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il diniego della sostituzione della pena detentiva con il lavoro di pubblica utilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in base alla legge, il giudice di merito può legittimamente negare la sostituzione della pena detentiva basandosi esclusivamente sui precedenti penali del reo. Questo diniego è valido purché supportato da una motivazione specifica e concreta che evidenzi il rischio di recidiva e l'inidoneità della misura alternativa alla rieducazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per cassazione: confermata la pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna nei confronti di un cittadino per i reati di furto aggravato e resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato aveva proposto ricorso contestando la gravità della pena inflitta e la qualificazione giuridica del reato di resistenza. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità se adeguatamente motivata. Inoltre, la contestazione sulla qualificazione del reato è stata ritenuta inammissibile poiché presentata come questione del tutto nuova, mai sollevata in precedenza nel giudizio di appello. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto in abitazione: il negozio chiuso non è una casa
Tre imputati sono stati condannati per furto in abitazione dopo essersi introdotti di notte in una caffetteria chiusa, forzando delle slot machine. Gli imputati hanno fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che un locale commerciale chiuso non possa considerarsi privata dimora. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che un negozio chiuso non diventa automaticamente privata dimora a meno che non si dimostri lo svolgimento non occasionale di atti di vita privata o lavorativa che richiedano la presenza di persone anche di notte. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza di condanna, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
Continua »
Furto consumato o tentato? Il controllo della polizia non salva
Due soggetti sono stati condannati per furto aggravato dopo essere entrati in un cantiere di notte e aver rubato attrezzi di lavoro. Uno dei ricorrenti sosteneva che si trattasse di furto tentato e non di furto consumato, poiché le forze dell'ordine avevano monitorato l'intera scena prima di intervenire. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che il furto consumato si perfeziona nel momento in cui il colpevole acquisisce l'autonoma disponibilità della refurtiva, anche per un breve lasso di tempo, a nulla rilevando il controllo a distanza della polizia se questa non ha potuto interrompere immediatamente l'azione. Negata anche la particolare tenuità del fatto per la gravità delle modalità della condotta notturna.
Continua »
Reato di furto: lo sconto di pena negato costa tremila euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di furto aggravato da recidiva specifica. L'imputato contestava il diniego delle attenuanti per la speciale tenuità del danno, pari a circa 250 euro per ciascun episodio, e delle attenuanti generiche. I giudici hanno stabilito che la mera ripetizione dei motivi d'appello rende il ricorso inammissibile. Inoltre, il valore della refurtiva non era così esiguo da giustificare lo sconto di pena. Infine, per negare le attenuanti generiche, il giudice non deve analizzare ogni singolo elemento difensivo, ma basta che indichi i punti decisivi. L'imputato perde il ricorso e viene condannato alle spese e a una sanzione pecuniaria.
Continua »
Tentato furto aggravato: ricorso inutile se i motivi sono nuovi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di tentato furto aggravato. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva reiterata e la mancata concessione delle attenuanti generiche, già riconosciute in primo grado. La Suprema Corte ha chiarito che non si possono proporre in Cassazione questioni mai sollevate in appello, come la particolare tenuità del fatto. Inoltre, i giudici hanno confermato la corretta applicazione della recidiva, valutata in concreto in base alla personalità del reo e alla sua inclinazione a delinquere. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Prescrizione del reato: un imputato è libero, due condannati
Tre imputati ricorrono in Cassazione contro la condanna per furto aggravato e ricettazione. Per il Primo Imputato, la Suprema Corte accoglie il ricorso rilevando l'omesso avviso della facoltà di chiedere la messa alla prova. Poiché il termine massimo è decorso, si dichiara la prescrizione del reato e la sentenza viene annullata senza rinvio, non essendoci elementi evidenti per un'assoluzione nel merito. Al contrario, i ricorsi del Secondo e Terzo Imputato, incentrati sulla mancata concessione delle attenuanti generiche, vengono dichiarati inammissibili. La Corte ribadisce che il giudice di merito non deve confutare ogni singola tesi difensiva, ma solo indicare i motivi decisivi della scelta. Di conseguenza, per loro la condanna diventa definitiva con l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Condanna per furto pluriaggravato: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di furto pluriaggravato. L'imputato contestava la sentenza d'appello lamentando un presunto travisamento della prova e l'assenza dell'elemento soggettivo. I giudici di legittimità hanno stabilito che il primo motivo era manifestamente infondato, poiché mancava l'indicazione specifica delle prove asseritamente travisate. Il secondo motivo è stato ritenuto generico e privo dei requisiti di legge, non consentendo di individuare le reali censure alla sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la sua responsabilità penale.
Continua »
Circostanze attenuanti generiche: rigetto e condanna definitiva
Il Ricorrente, condannato per furto aggravato, ha impugnato la sentenza di appello lamentando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice di merito non deve analizzare ogni singolo elemento difensivo, ma può limitarsi a indicare i fattori decisivi che escludono il trattamento di favore. Di conseguenza, il Ricorrente perde il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Indebito utilizzo di carte di credito: incastrati da voci e video
Tre imputati sono stati condannati per furto aggravato e indebito utilizzo di carte di credito dopo aver derubato un supermercato e tentato un prelievo a uno sportello bancomat. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i loro ricorsi, confermando la responsabilità penale stabilita nei gradi precedenti. I giudici hanno evidenziato che la colpevolezza non si basa solo sul riconoscimento vocale tramite intercettazioni ambientali nell'auto, ma anche sulle riprese delle telecamere di sorveglianza del bancomat. I ricorsi sono stati ritenuti generici e ripetitivi rispetto ai motivi già respinti in appello. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Giudizio di comparazione delle circostanze: limiti del ricorso
Un uomo, condannato per furto aggravato con recidiva, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il giudizio di comparazione delle circostanze effettuato dalla Corte d'Appello. L'imputato lamentava la mancata prevalenza delle attenuanti generiche sulle aggravanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione sul bilanciamento delle circostanze spetta al giudice di merito ed è insindacabile se logicamente motivata. Inoltre, l'imputato stesso aveva richiesto nel suo atto di appello l'applicazione delle attenuanti generiche in regime di equivalenza. Di conseguenza, non può dolersi della decisione che ha accolto la sua stessa richiesta. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Ricorso generico per cassazione: l’errore che blinda la condanna
L'Imputato è stato condannato dalla Corte di Appello per tre episodi di furto aggravato, con rideterminazione della pena a seguito dell'esclusione della recidiva. L'Imputato ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, lamentando un vizio di motivazione in merito alla propria responsabilità penale. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, rilevando che l'atto di impugnazione era del tutto privo di specificità. Trattandosi di un ricorso generico per cassazione, la difesa non ha indicato i punti critici della sentenza impugnata né ha fornito elementi concreti a supporto della contestazione, impedendo così ai giudici di legittimità di valutare il caso. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per Cassazione: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per Cassazione presentato da un cittadino condannato per i reati di lesioni, evasione e furto. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso proposti dalla difesa erano una mera riproduzione delle contestazioni già esaminate e correttamente respinte nei precedenti gradi di giudizio. La Cassazione non può rivalutare i fatti, ma solo verificare la correttezza giuridica delle decisioni precedenti. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la sua responsabilità penale.
Continua »
Prescrizione del reato: la Cassazione cancella la condanna per furto
L'Imputato era stato condannato per tentato furto aggravato commesso nel dicembre 2016 in un supermercato. Contro la sentenza d'appello del 2025, l'Imputato proponeva ricorso per cassazione lamentando questioni sulla querela, sulle aggravanti e sulla non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione rileva che, successivamente alla sentenza d'appello, è maturata la prescrizione del reato nel giugno 2025. Poiché il ricorso non è inammissibile e non emerge un'evidente prova di innocenza per un proscioglimento nel merito, prevale l'obbligo di immediata declaratoria della causa estintiva. Di conseguenza, la Corte annulla senza rinvio la sentenza impugnata.
Continua »
Identificazione tramite videosorveglianza: condanna per furto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto nei confronti di due soggetti che avevano svaligiato un supermercato. I ricorrenti contestavano la validità della loro identificazione, avvenuta tramite la testimonianza di un carabiniere che aveva visionato i filmati di sicurezza. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, stabilendo che l'identificazione tramite videosorveglianza è pienamente valida se confermata da un testimone che conosce già i colpevoli. Inoltre, è stato confermato il concorso di persone per il complice che ha facilitato l'accesso aprendo la porta dall'esterno. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricorso per cassazione: vietato ridiscutere le prove già decise
L'Imputato, originariamente accusato di ricettazione, ha subito la riqualificazione del reato in furto da parte della Corte d'appello, che ha confermato la condanna. L'Imputato ha quindi proposto un ricorso per cassazione, chiedendo una nuova valutazione delle prove per ottenere una ricostruzione dei fatti a lui più favorevole. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il controllo di legittimità non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio in cui si rivalutano le prove o si contesta la ricostruzione dei fatti operata nei gradi precedenti. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per cassazione: dal furto alla multa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto a carico di un cittadino, dichiarando l'inammissibilità del ricorso per cassazione da lui presentato. L'imputato aveva richiesto il proscioglimento immediato basandosi su un unico e sintetico motivo di ricorso. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno rilevato che l'atto era totalmente generico, privo di qualsiasi confronto con i fatti concreti della vicenda e con le motivazioni espresse dalla Corte d'appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso, condannando l'uomo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la sua responsabilità penale.
Continua »
Furto pluriaggravato: la Cassazione nega sconti ai recidivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per furto pluriaggravato di materiale ferroso rimosso dalla recinzione di una linea ferroviaria. I giudici hanno confermato l'applicazione della recidiva per uno dei ricorrenti, evidenziando la presenza di numerosi precedenti penali gravi e recenti. Inoltre, la Suprema Corte ha ritenuto corretta la quantificazione della pena: la scelta dei ricorrenti di non contestare la responsabilità penale in appello ha permesso di concedere le attenuanti generiche, ma la gravità del fatto, caratterizzato dal danno alla ferrovia e dal pericolo per i trasporti, ha impedito una riduzione maggiore della sanzione. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »