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Art. 624 Codice Penale — Anno 2026

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926 provvedimenti

Altri anni per Art. 624 Codice Penale

Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna definitiva
L'Imputato è stato condannato nei gradi precedenti per furti plurimi, furto aggravato in privata dimora e lesioni personali. Ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione lamentando una generica violazione di legge e un vizio di motivazione. La Suprema Corte ha rilevato che l'atto di impugnazione non indicava in modo specifico i punti critici della sentenza d'appello, violando le regole di forma previste dal codice di procedura penale. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata e specifica: il passato che pesa sul furto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per furto aggravato. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva reiterata e specifica, ritenendo la motivazione dei giudici di merito carente. La Suprema Corte ha invece confermato la correttezza della decisione precedente. I giudici d'appello hanno valutato concretamente la personalità del reo, non limitandosi alla gravità dei fatti o al tempo trascorso, ma verificando l'effettiva inclinazione a delinquere del soggetto in base all'articolo 133 del codice penale. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: negata al ladro recidivo
Il Ricorrente, condannato per furto aggravato in concorso, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la propria responsabilità e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto non può essere concessa quando emergono la tenacia del dolo, la gravità del danno e l'abitualità del soggetto nel commettere reati contro il patrimonio, come attestato dal certificato penale. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto di energia elettrica: l’allaccio abusivo costa caro
Un utente è stato condannato per il reato di furto aggravato a causa di un allaccio diretto alla rete elettrica pubblica. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la regolarità della contestazione dell'aggravante. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che la semplice indicazione dell'allaccio abusivo è sufficiente a contestare l'aggravante in fatto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria. Questa decisione conferma la linea dura contro il furto di energia elettrica.
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Tentato furto aggravato: la recidiva cancella ogni sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per tentato furto aggravato in concorso. La ricorrente contestava l'applicazione della recidiva, lamentando un vizio di motivazione della sentenza d'appello. I giudici di legittimità hanno invece confermato la correttezza della decisione impugnata. La Corte d'Appello ha infatti legittimamente applicato l'aumento di pena per la recidiva basandosi sui precedenti penali accertati tramite il casellario giudiziale. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato il ricorso, condannando la donna al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: confermata la pena
Due soggetti, condannati in appello per furto aggravato in concorso, hanno proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione lamentando un vizio di motivazione sulla loro responsabilità penale. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi presentati erano del tutto generici e privi dei requisiti di specificità richiesti dalla legge. Inoltre, i ricorrenti miravano a ottenere una nuova valutazione dei fatti, attività preclusa nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, ribadendo che la ricostruzione dei fatti spetta esclusivamente ai giudici di merito.
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Determinazione della pena: la Cassazione frena i ricorsi facili
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello che lo aveva condannato per furto aggravato e tentato furto. L'unico motivo di ricorso riguardava la determinazione della pena, contestando la mancanza di motivazione e la violazione di legge sul trattamento sanzionatorio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena e la valutazione delle circostanze aggravanti o attenuanti rientrano nella discrezionalità del giudice di merito. Nel caso specifico, la decisione era ampiamente motivata sulla base della gravità dei fatti e della recidiva dell'imputato, indice di una sua pericolosità sociale. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato a scuola: nessun danno lieve e la pena sale
Due soggetti sono stati condannati per il reato di furto aggravato commesso all'interno di un istituto scolastico. Durante il furto, i responsabili hanno danneggiato sia la porta d'ingresso sia le attrezzature didattiche. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità, il diniego delle attenuanti generiche e, per uno di essi, l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno confermato che i danni non erano affatto lievi e che la recidiva è stata correttamente applicata valutando la pericolosità sociale del soggetto. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese del processo e una sanzione pecuniaria.
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Furto e particolare tenuità del fatto: la recidiva nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per furto aggravato. La ricorrente lamentava la mancata applicazione della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno chiarito che tale beneficio non può essere concesso in presenza di precedenti penali specifici. La recidiva reiterata specifica dimostra infatti una spiccata pericolosità sociale e un'elevata colpevolezza del soggetto, elementi incompatibili con la valutazione di un fatto come scarsamente offensivo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato a carico di un cittadino, dichiarando l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato dalla difesa. L'imputato era stato condannato nei gradi precedenti per aver sottratto beni altrui con l'aggravante del mezzo fraudolento. La difesa ha proposto un unico motivo di ricorso contestando la motivazione della sentenza d'appello, ma senza specificare gli elementi concreti di critica. La Suprema Corte ha rilevato che la contestazione era del tutto generica e priva dei requisiti di legge, non consentendo di individuare i reali motivi di censura. Di conseguenza, oltre alla dichiarazione di inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Furto aggravato: confermata la pena severa per il recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per furto aggravato. L'imputato contestava l'attendibilità della vittima e l'eccessività della pena inflitta. I giudici hanno stabilito che la prima contestazione era generica e priva di elementi concreti. Riguardo alla pena, la Corte ha ribadito che la determinazione della sanzione rientra nella discrezionalità del giudice di merito, purché motivata. Nel caso specifico, la condanna è stata ritenuta proporzionata a causa della spregiudicatezza del colpevole e dei suoi numerosi precedenti penali. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto di energia elettrica: l’allaccio abusivo costa la condanna
Tre soggetti sono stati condannati per il concorso nel reato di furto di energia elettrica, commesso mediante un allacciamento abusivo alla rete esterna tramite cavi volanti. I condannati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la definizione dei singoli ruoli nella cooperazione criminosa e l'applicazione delle aggravanti del mezzo fraudolento e della destinazione del bene a pubblico servizio. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che nel concorso di persone non occorre descrivere minuziosamente il ruolo di ciascuno se emerge una partecipazione complessiva. Inoltre, l'allacciamento abusivo alla rete elettrica integra pienamente le aggravanti contestate, a prescindere dal danno effettivo ad altri utenti. I ricorrenti perdono la causa e sono condannati a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Furto aggravato: incastrati dalle prove, ricorso inammissibile
Due soggetti sono stati condannati per concorso in furto e tentato furto aggravato. Gli imputati hanno presentato ricorso in Cassazione contestando l'identificazione, la mancata riqualificazione del fatto in truffa e l'applicazione di un'aggravante. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che i motivi non presentati in appello non possono essere proposti per la prima volta in Cassazione. Inoltre, l'identificazione dei colpevoli è risultata certa grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza, alle carte prepagate utilizzate e all'arresto in flagranza di reato seguito da confessione. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto aggravato di acqua: l’allaccio abusivo costa caro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due soggetti per il reato di furto aggravato di acqua, realizzato tramite un allaccio abusivo alla rete idrica comunale in assenza di un regolare contratto. I giudici hanno respinto i ricorsi degli imputati, i quali sostenevano la mancanza di dolo e chiedevano la riqualificazione del fatto in appropriazione indebita. La Suprema Corte ha chiarito che l'allaccio abusivo configura pienamente il reato contestato, data la consapevolezza dell'illecito prelievo. È stata inoltre negata la sospensione condizionale della pena a causa della reiterazione della condotta nel tempo. Infine, la prescrizione è stata calcolata al 2029, dichiarando i ricorsi inammissibili e condannando i ricorrenti al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato: inutile ricorrere se si contestano solo i fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di furto aggravato. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti operata nei precedenti gradi di giudizio, chiedendo una rivalutazione delle prove. I giudici di legittimità hanno ribadito che la Cassazione non può riesaminare il merito della vicenda o rileggere le prove, compito che spetta esclusivamente ai giudici di merito. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Furto aggravato: i video smentiscono la difesa del cliente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per furto aggravato all'interno di un supermercato. L'imputato era stato ripreso dalle telecamere mentre occultava la merce nella borsa ed era stato riconosciuto dal gestore. La difesa contestava la tardività della denuncia, presentata cinque ore dopo il fatto, e chiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno chiarito che il ritardo era giustificato dall'attesa dell'orario di chiusura del negozio. Inoltre, la presenza di precedenti penali specifici configura l'abitualità del comportamento, escludendo qualsiasi beneficio di non punibilità. L'imputato perde il ricorso e viene condannato alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Furto aggravato in carcere: il possesso breve è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di furto aggravato a carico di un detenuto. L'uomo si era impossessato di beni destinati al servizio sanitario, custoditi all'interno di una struttura penitenziaria. La difesa sosteneva che si trattasse di un semplice tentato furto, poiché l'impossessamento era durato pochissimo tempo. I giudici hanno respinto questa tesi, chiarendo che anche un possesso breve consuma il reato. Inoltre, la Suprema Corte ha ritenuto corretta l'applicazione dell'aggravante e il diniego delle attenuanti generiche, evidenziando la gravità del comportamento commesso in carcere e i numerosi precedenti penali del ricorrente. L'appello è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Procedibilità d’ufficio: la Cassazione frena il ricorso del ladro
L'Imputato era stato condannato per furto aggravato. Con il ricorso in Cassazione, la difesa sosteneva che il reato fosse ormai perseguibile solo a querela di parte a causa della Riforma Cartabia e che mancasse tale condizione. La Suprema Corte ha invece confermato la procedibilità d'ufficio. Il Pubblico Ministero ha infatti legittimamente contestato in udienza una circostanza aggravante che rende il reato perseguibile d'ufficio, prima della scadenza del termine per presentare la querela. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna dell'imputato e ordinando il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Determinazione della pena base: rigettato lo sconto al reo
L'Imputato, condannato per furto aggravato, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la determinazione della pena base da parte della Corte di appello. Il ricorrente lamentava la mancata riduzione della sanzione dopo l'esclusione della recidiva. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la determinazione della pena base al di sotto della media edittale non richiede una motivazione analitica basata sui criteri dell'articolo 133 del codice penale. In questi casi, infatti, è sufficiente un generico richiamo all'adeguatezza della sanzione. Di conseguenza, i giudici hanno ritenuto congrua la pena inflitta, giustificata dai numerosi precedenti penali del soggetto, condannando quest'ultimo anche al pagamento delle spese processuali.
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Inadempimento contrattuale o furto? Il confine della Cassazione
L'Acquirente stipulava un contratto di cessione d'azienda con un'Associazione, impossessandosi dei beni senza pagare il prezzo pattuito. Accusato di furto, veniva assolto in primo grado poiché il giudice qualificava la condotta come semplice inadempimento contrattuale, essendosi la proprietà già trasferita alla firma. Il Pubblico Ministero proponeva appello, poi convertito in ricorso per cassazione, sostenendo che si trattasse di un contratto preliminare e configurando il reato di insolvenza fraudulenta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che l'interpretazione dei contratti spetta al giudice di merito e che, in assenza di vizi logici, la scelta di qualificare il fatto come inadempimento contrattuale di natura esclusivamente civile è corretta e insindacabile in sede di legittimità.
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