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Art. 62 Codice Penale — Sezione Terza Penale

136 provvedimenti

Altri anni per Art. 62 Codice Penale

Spaccio e Speciale Tenuità del Lucro: Cassazione annulla per profitto minimo
Un Lavoratore è stato condannato per aver ceduto un grammo di hashish per 5 euro, un reato di lieve entità. La Corte d'Appello ha negato l'applicazione della circostanza attenuante della "speciale tenuità del lucro", ritenendo l'atto non episodico. La Cassazione ha annullato questa decisione, affermando che la non episodicità non esclude automaticamente la "speciale tenuità del lucro". La valutazione deve considerare il profitto complessivo e la gravità dell'evento. La sentenza è stata rinviata per un nuovo giudizio sull'applicazione di questa attenuante, pur confermando la responsabilità penale.
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Attenuante risarcimento del danno: diniego e conferma della pena
L'Imputato, condannato per omicidio colposo, propone ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione della circostanza attenuante risarcimento del danno. Secondo la difesa, l'accordo siglato dall'assicurazione con i familiari della vittima avrebbe dovuto ridurre la pena. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. La Corte chiarisce che l'attenuante risarcimento del danno richiede la volontà diretta dell'imputato e la prova del versamento effettivo delle somme. Nel caso specifico, il pagamento derivava solo dall'iniziativa dell'assicuratore ed era inferiore ai parametri tabellari. L'inammissibilità del motivo principale impedisce anche la correzione di un errore materiale sulla sanzione. L'Imputato viene condannato al pagamento delle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Valutazione della Recidiva: Cassazione Annulla Sentenza su Errore Giudiziale
Un individuo è stato condannato per un reato legato agli stupefacenti. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando, tra le altre cose, la scorretta **valutazione della recidiva**. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso. Ha annullato la sentenza impugnata solo per quanto riguarda la **valutazione della recidiva**, rinviando il caso a un'altra sezione della Corte d'Appello per una nuova analisi su questo punto e sulla conseguente rideterminazione della pena. Ha invece rigettato tutti gli altri motivi di ricorso presentati dall'imputato.
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Omesso versamento IVA: crisi aziendale o reato penale?
L'Imprenditore, in qualità di legale rappresentante aziendale, è stato condannato per il reato di omesso versamento IVA relativo all'anno d'imposta 2012. La difesa ha sostenuto che il mancato pagamento derivasse da una crisi di liquidità causata dal blocco dei fidi bancari e dalla scelta di destinare i fondi alla continuità aziendale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e ha confermato la condanna penale. I giudici hanno chiarito che le difficoltà finanziarie non escludono la colpevolezza quando derivano da scelte d'impresa. Preferire la sopravvivenza dell'azienda al saldo delle imposte integra il dolo generico, poiché l'amministratore è consapevole del mancato versamento. La forza maggiore richiede invece eventi del tutto imprevedibili e insuperabili, anche mediante l'uso del patrimonio personale.
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Non menzione della condanna: Cassazione annulla per omessa valutazione
Un Lavoratore è stato condannato per detenzione di hashish e cocaina destinati allo spaccio. Ha presentato ricorso per Cassazione, contestando il mancato riconoscimento della non menzione della condanna e della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso solo per la non menzione della condanna, annullando la sentenza impugnata su questo punto e rinviando alla Corte d'Appello di Perugia per una nuova valutazione. Ha invece rigettato la richiesta di particolare tenuità, ritenendo il fatto non di lieve entità data la tipologia e quantità di sostanze.
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Omesso Versamento Ritenute: La Cassazione Conferma la Responsabilità dell’Amministratore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex amministratore di un'azienda, condannato per omesso versamento ritenute fiscali per oltre 200.000 euro. L'imputato sosteneva di non essere il responsabile e che la crisi aziendale giustificasse il mancato pagamento. Tuttavia, la Corte ha confermato la sua responsabilità, evidenziando il suo ruolo di amministratore e l'ampio tempo a disposizione per adempiere. Ha inoltre ribadito che la crisi economica non esclude la colpa se non si dimostra l'impossibilità assoluta di pagare, nonostante ogni sforzo. Il ricorso è stato respinto, con condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Abuso edilizio: Condanna confermata, ma le attenuanti vanno riconsiderate
Una Cittadina è stata condannata per **abuso edilizio** (ampliamento non autorizzato di 71,15 mq), ritenendo erroneamente sufficiente una SCIA anziché il Permesso di Costruire. La Cassazione ha confermato la sua colpevolezza e ha respinto la richiesta di sospensione del processo in attesa di un giudizio amministrativo. Tuttavia, ha annullato la sentenza limitatamente alla mancata motivazione sulle circostanze attenuanti generiche, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione della pena. La condanna per l'abuso edilizio resta, ma la pena sarà riconsiderata.
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Spaccio di lieve entità: la decisione della Cassazione
L'Imputato viene condannato dai giudici di merito per il reato di spaccio di lieve entità dopo essere stato notato dalla polizia mentre scambiava piccoli oggetti in auto in cambio di denaro. La difesa propone ricorso in Cassazione lamentando l'errata ricostruzione dei fatti, la mancata concessione dell'attenuante per il danno di speciale tenuità e il rifiuto di sostituire la pena con il lavoro di pubblica utilità. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il motivo sulla ricostruzione dei fatti, poiché spetta solo ai giudici di merito valutare le prove. Tuttavia, la Corte accoglie il ricorso sui restanti punti: rileva una chiara contraddizione nell'escludere le attenuanti e censura la mancanza di motivazione sul lavoro di pubblica utilità. La sentenza viene annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Lucro di speciale tenuità: Cassazione annulla, attenuante applicabile
L'Imputato è stato condannato per un reato commesso a scopo di lucro. La Corte d'Appello aveva negato l'applicazione della Circostanza attenuante per lucro di speciale tenuità (Art. 62 n. 4 c.p.). L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che tale attenuante si applica a tutti i reati commessi per profitto, inclusi quelli di stupefacenti, indipendentemente dalla natura del bene tutelato. Ha annullato la sentenza d'Appello limitatamente a questo punto, rinviando il caso per un nuovo giudizio sulla pena, mentre la responsabilità penale dell'Imputato è stata confermata in via definitiva.
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Particolare tenuità del fatto: il reato estinto non fa ostacolo
Un cittadino imputato per cessione di hashish di lieve entità si è visto negare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto dalla Corte di Appello. I giudici territoriali hanno considerato abituale il suo comportamento a causa di un precedente penale iscritto nel certificato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa. Il precedente penale richiamato risultava infatti estinto a seguito del buon esito della messa alla prova. La Suprema Corte ha riaffermato un principio fondamentale: l'estinzione del reato annulla ogni effetto penale. Pertanto, un fatto estinto non può dimostrare l'abitualità della condotta. I giudici di legittimità hanno annullato la sentenza limitatamente all'applicazione dell'articolo 131-bis del codice penale e hanno rinviato la causa ad un'altra sezione della Corte di Appello per una nuova valutazione.
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Reddito di cittadinanza: società attive e condanna confermata
Un cittadino ha omesso di dichiarare il possesso del 100% delle quote di due società commerciali nelle domande presentate per ottenere il reddito di cittadinanza. I giudici di merito hanno accertato che il capitale sociale versato e i fatturati aziendali superavano ampiamente le soglie patrimoniali consentite per accedere al beneficio economico. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la scarsa redditività effettiva delle quote e invocando l'attenuante del danno economico trascurabile. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile l'impugnazione e ha confermato la condanna a due anni e due mesi di reclusione, oltre al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende. L'omissione di informazioni patrimoniali rilevanti configura reato a prescindere dal concreto incasso degli utili d'impresa.
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Unicità del reato di spaccio: cessioni e una sola pena
L'Imputato ha subito una condanna per cessione e detenzione di cocaina a quattro acquirenti distinti. I giudici di merito hanno applicato l'aumento di pena per reato continuato, ritenendo sussistenti più azioni criminose autonome. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso difensivo sul punto, affermando l'unicità del reato di spaccio quando le plurime cessioni avvengono nel medesimo contesto temporale e riguardano la stessa sostanza. I giudici supremi hanno cancellato l'aumento per la continuazione, riducendo la sanzione finale. La Corte ha invece respinto la richiesta dell'attenuante del lucro di speciale tenuità a causa del contesto professionale della condotta.
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Corruzione di minorenne in auto: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni di reclusione per il reato di corruzione di minorenne a carico di un uomo che, a bordo della propria auto, aveva compiuto atti di autoerotismo davanti a una ragazzina di età inferiore a quattordici anni. La difesa contestava la ricostruzione dei fatti basandosi sui filmati di sorveglianza e chiedeva l'attenuante del risarcimento del danno. I giudici hanno ritenuto pienamente attendibili le dichiarazioni della vittima, confermate dai movimenti anomali del veicolo registrati dalle telecamere. Inoltre, la Corte ha rigettato la richiesta di attenuante perché la somma offerta era incongrua e non era stata formalmente depositata a disposizione della persona offesa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Reddito di cittadinanza: frode allo Stato e condanna penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione per un soggetto accusato di aver percepito indebitamente il Reddito di cittadinanza. La difesa dell'imputato ha presentato ricorso lamentando il mancato accesso ai programmi di giustizia riparativa, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e l'assenza di attenuanti per l'esiguità del danno. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso interamente inammissibile. La Corte ha stabilito che la giustizia riparativa richiede la presenza di una persona fisica come vittima diretta, elemento assente quando il soggetto danneggiato è lo Stato o un ente pubblico. I Supremi Giudici hanno respinto anche le ulteriori richieste perché formulate in termini generici e prive della dimostrazione del danno minimo.
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Omesso versamento IVA: condanna cancellata per prescrizione
Un imprenditore, legale rappresentante di una società, subiva una condanna per il reato di omesso versamento IVA relativo all'anno d'imposta 2013 per oltre 600.000 euro. L'amministratore presentava ricorso per Cassazione, lamentando tra i vari motivi la totale assenza di risposta dei giudici d'appello sulla richiesta di concessione dell'attenuante morale per aver privilegiato gli stipendi dei dipendenti rispetto alle tasse. La Suprema Corte accoglieva la censura e constatava contestualmente l'intervenuta prescrizione del reato. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno annullato la sentenza senza rinvio ed hanno revocato la confisca per equivalente dei beni patrimoniali, ritenendo inapplicabile retroattivamente la norma processuale più sfavorevole.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna per droga
L'Imputato veniva condannato dai giudici di merito per la detenzione di oltre duecento grammi di marijuana, destinata allo spaccio viste le cinquecento dosi ricavabili. La condanna iniziale applicava le pene previste prima della riforma sulle droghe leggere. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la rideterminata della pena alla luce delle decisioni della Corte Costituzionale. La Suprema Corte ha riscontrato l'errore nel calcolo della pena base. Tuttavia, accertato il trascorrere del tempo e il superamento dei limiti edittali, i giudici hanno dichiarato la prescrizione del reato. La sentenza di condanna è stata annullata senza rinvio, azzerando ogni sanzione penale e pecuniaria a carico dell'Imputato.
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Correzione di errore materiale: il refuso non salva dalla condanna
La Corte di Cassazione ha disposto d'ufficio la correzione di errore materiale in una propria precedente sentenza resa nei confronti de L'Imputato. In fase di composizione del testo originario era stato omesso per un refuso un inciso essenziale sulla motivazione del diniego di un'attenuante, oltre all'avverbio negativo 'non'. La Suprema Corte ha chiarito che la rettifica formale è pienamente legittima quando risana la difformità tra la reale volontà del giudice e la sua espressione scritta, senza alterare la decisione finale. Nel merito, il testo corretto conferma che l'attenuante per la tenue entità del danno si applica solo ai delitti e non alle contravvenzioni. I giudici hanno quindi integrato la sentenza senza modificare l'esito della condanna.
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Spaccio di lieve entità: quando l’organizzazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di quattro imputati condannati per spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di armi. I giudici hanno confermato che non è applicabile l'attenuante dello spaccio di lieve entità quando l'attività illecita presenta una struttura organizzata, un numero elevato di cessioni (oltre 700 in un caso), clienti stabili e un possesso di droga con alto principio attivo. La Corte ha ribadito che la co-detenzione di un'arma può essere desunta da comportamenti logici, come il tentativo di recuperarla dopo una minaccia. Di conseguenza, i ricorrenti perdono la causa, vedono confermate le loro condanne e devono pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.
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Omesso versamento IVA: pagare i dipendenti non salva dal reato
Un amministratore societario è stato condannato per il reato di omesso versamento IVA per non aver pagato imposte per oltre tre milioni di euro. La difesa ha invocato la forza maggiore, sostenendo di aver dovuto scegliere tra il pagamento delle tasse e gli stipendi dei dipendenti per salvare l'azienda dal fallimento. La Corte di Cassazione ha rigettato questa tesi, stabilendo che la crisi di liquidità e la scelta di pagare altri creditori non escludono il dolo. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato prescritto il reato relativo alla prima società, annullando la condanna senza rinvio per quel capo. Ha invece confermato la responsabilità penale per la seconda società, rinviando il processo alla Corte d'appello solo per rideterminare la pena complessiva.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: la svista che salva
L'Imputato, condannato per il reato di lesioni personali colpose, propone un ricorso straordinario per errore di fatto contro la sentenza della Corte di Cassazione che aveva rigettato il suo ricorso principale. La difesa evidenzia che la Suprema Corte ha commesso un errore percettivo, non rilevando che il reato si era già estinto per prescrizione prima dell'udienza di legittimità. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso straordinario, confermando che l'omessa rilevazione della prescrizione costituisce una svista materiale emendabile e non una valutazione giuridica. Di conseguenza, i giudici revocano la precedente decisione di rigetto e annullano senza rinvio la sentenza d'appello, dichiarando l'estinzione del reato.
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