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Art. 62 Codice Penale — Sezione Terza Penale

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136 provvedimenti

Altri anni per Art. 62 Codice Penale

Falsa dichiarazione reddito cittadinanza: il reato resta
La Corte di Cassazione conferma la condanna per il reato di falsa dichiarazione per ottenere il reddito di cittadinanza. La ricorrente aveva falsamente attestato il requisito della residenza decennale in Italia. La Corte ha stabilito che, nonostante la successiva riduzione del requisito a cinque anni da parte della Corte Costituzionale, la condotta di dichiarare il falso su un presupposto richiesto dalla legge al momento della domanda costituisce reato. La sentenza chiarisce che l'errore sulla legge penale non è scusabile, specialmente quando la domanda è stata presentata con l'ausilio di un centro di assistenza fiscale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Autorizzazione allo scarico: quando si commette reato?
Un imprenditore viene condannato per scarico non autorizzato di acque reflue e gestione illecita di rifiuti, nonostante avesse richiesto il rinnovo dell'autorizzazione. La Corte di Cassazione conferma la condanna, specificando che l'autorizzazione provvisoria cessa di avere efficacia non appena si ha conoscenza di un preavviso di diniego da parte dell'ente. La Corte ribadisce inoltre l'inapplicabilità del "silenzio assenso" in materia ambientale e respinge i ricorsi sulla pena e sulla non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Omessa dichiarazione redditi da gioco: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un cittadino che aveva omesso di dichiarare redditi da gioco nella domanda per il reddito di cittadinanza. La sentenza stabilisce che tale omissione integra il reato previsto dall'art. 7 del D.L. 4/2019, poiché è funzionale a ottenere un beneficio non spettante. La Corte ha respinto le richieste di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e l'attenuante del danno di speciale tenuità, sottolineando la gravità della condotta e la lesione del fine pubblico del beneficio.
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Particolare tenuità del fatto: no se c’è abitualità
Un giovane condannato per spaccio di lieve entità (2 grammi di hashish) ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che le condanne per reati successivi a quello in esame possono essere validamente utilizzate per dimostrare l'abitualità della condotta, un elemento che osta all'applicazione dell'art. 131-bis c.p. Inoltre, ha chiarito che la qualificazione di un reato come 'di lieve entità' non comporta automaticamente il riconoscimento di attenuanti.
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Reato continuato in appello: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di spaccio ed estorsione, annullando con rinvio la sentenza d'appello su punti cruciali. L'imputato era stato condannato per aver ceduto droga e per aver minacciato l'acquirente per recuperare il credito. La Suprema Corte ha accolto il motivo di ricorso relativo al reato continuato, stabilendo che la richiesta di applicazione di tale istituto è ammissibile in appello anche se una delle sentenze di riferimento è divenuta irrevocabile dopo la scadenza dei termini per l'impugnazione. La Cassazione ha inoltre annullato la sentenza per mancanza di motivazione sulla recidiva e su un'aggravante, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Inutilizzabilità chat criptate: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di narcotraffico basato su prove provenienti da un sistema di comunicazione cifrata, acquisite tramite Ordine Europeo di Indagine. I ricorsi degli imputati, che lamentavano l'inutilizzabilità delle chat criptate per presunta violazione dei diritti di difesa, sono stati in gran parte rigettati. La Corte ha ribadito la validità di tali prove, fondandosi sul principio di fiducia reciproca tra Stati UE e ponendo a carico della difesa l'onere di provare specifiche violazioni dei diritti fondamentali. La sentenza ha annullato con rinvio solo una delle posizioni per un vizio di motivazione relativo alla collocazione temporale della condotta associativa.
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Sottrazione accisa: la Cassazione e la riserva di legge
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imprenditore per il reato di sottrazione accisa su prodotti alcolici. La sentenza chiarisce che le circolari amministrative che dettagliano i metodi di calcolo non violano il principio di riserva di legge. Vengono inoltre respinte le richieste di applicazione delle attenuanti e di sostituzione della pena detentiva, a causa del mancato risarcimento integrale e della pericolosità sociale del soggetto.
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Traffico illecito di rifiuti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di traffico illecito di rifiuti, confermando l'importanza di una motivazione rigorosa per provare l'intento criminale (dolo) di ogni singolo partecipe. A seguito dei ricorsi presentati da quattro imputati contro la sentenza della Corte di Appello, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibili tre ricorsi per la loro genericità, ma ha annullato la condanna di un quarto imputato. Per quest'ultimo, i giudici hanno ritenuto insufficiente la prova della sua consapevolezza riguardo l'illegalità dell'operazione, rinviando il caso per un nuovo giudizio.
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Fatture soggettivamente inesistenti: Cassazione decide
Un imprenditore viene condannato per l'utilizzo di fatture soggettivamente inesistenti e occultamento di documenti contabili. La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La condanna si basa su prove convergenti come la cessazione dell'attività dei presunti fornitori, la loro irreperibilità e pagamenti in contanti, elementi che dimostrano la fittizietà soggettiva delle operazioni.
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Notifica requisitoria: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso basato su una presunta errata notifica della requisitoria del Procuratore Generale. Dopo aver verificato gli atti, la Corte ha accertato che la notifica corretta era stata ritualmente consegnata al difensore. Di conseguenza, eventuali successive notifiche errate non ledono il diritto di difesa e non invalidano il procedimento, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Detenzione di stupefacenti: quando è spaccio?
La Corte di Cassazione conferma la condanna per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. La sentenza chiarisce che la grande quantità di droga, la suddivisione in dosi, il possesso di un bilancino di precisione e il ritrovamento di altra sostanza nell'abitazione sono elementi sufficienti a provare l'intento di cessione a terzi, superando la tesi difensiva del consumo di gruppo. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile.
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Dichiarazione fraudolenta con nota di credito fittizia
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imprenditore per il reato di dichiarazione fraudolenta. Il caso riguarda l'utilizzo di una nota di credito, ritenuta fittizia, per indicare elementi passivi inesistenti nella dichiarazione dei redditi del 2013, al fine di ottenere un indebito vantaggio fiscale. La Corte ha rigettato il ricorso, sottolineando l'inverosimiglianza della versione dei fatti fornita dall'imputato e la coerenza della ricostruzione accusatoria, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Coltivazione stupefacenti: quando si esclude il fatto lieve
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per coltivazione stupefacenti, respingendo il ricorso di un imputato. La sentenza chiarisce che per escludere l'ipotesi del fatto di lieve entità (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990) è necessaria una valutazione complessiva che include quantità, qualità della sostanza, modalità dell'azione e potenziale diffusività. La Corte ha inoltre ribadito che i giudici possono considerare elementi non contestati formalmente, come ulteriori piantine, per valutare il contesto generale dell'attività illecita, senza violare il principio di correlazione tra accusa e sentenza.
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Particolare tenuità del fatto: il pagamento non basta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2788/2025, ha stabilito che il successivo pagamento integrale del debito tributario non è sufficiente a giustificare l'assoluzione per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) quando il reato originario consiste in un'evasione fiscale di importo rilevante. La condotta post-reato, pur positiva, deve essere bilanciata con la gravità iniziale del fatto, che resta il criterio centrale di valutazione.
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Fatto di lieve entità: la valutazione complessiva
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di diversi imputati condannati per traffico di stupefacenti. I ricorrenti chiedevano il riconoscimento del fatto di lieve entità, ma la Corte ha stabilito che la valutazione non può basarsi solo sulla quantità della singola cessione. È necessario un giudizio complessivo che consideri la professionalità, l'organizzazione criminale e il contesto generale del traffico, confermando così le condanne della Corte di Appello.
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Lucro di speciale tenuità: Cassazione annulla sentenza
Un uomo condannato per possesso di 5.4 grammi di cocaina ai fini di spaccio ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha confermato la qualificazione del reato come spaccio e non uso personale, ma ha annullato la sentenza con rinvio. Il motivo è che la Corte d'Appello non ha motivato il mancato riconoscimento dell'attenuante del lucro di speciale tenuità, specificamente richiesta dalla difesa, violando l'obbligo di motivazione su tutti i punti del gravame.
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