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Art. 589 Codice di Procedura Penale — Sezione Settima Penale

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319 provvedimenti

Altri anni per Art. 589 Codice di Procedura Penale

Concordato in appello: limiti al ricorso per Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di condanna per reati di droga, poiché emessa a seguito di un 'concordato in appello'. La Suprema Corte ha ribadito che l'accordo tra le parti sulla pena in secondo grado comporta la rinuncia ai motivi di appello, precludendo un successivo ricorso per Cassazione basato su questioni già coperte dalla rinuncia, come la valutazione delle prove.
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Concordato in appello: limiti al ricorso per Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da alcuni imputati contro una sentenza emessa a seguito di 'concordato in appello'. La Suprema Corte ha ribadito che, aderendo a tale accordo, gli imputati rinunciano a contestare i motivi non accolti, come l'affermazione di responsabilità o il diniego di attenuanti. Pertanto, il successivo ricorso basato su tali punti è precluso, consolidando l'efficacia vincolante del concordato in appello.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso presentato dopo un 'concordato in appello'. La decisione si basa sul principio che l'accordo sulla pena, con la conseguente rinuncia agli altri motivi di impugnazione, crea una preclusione processuale che limita la possibilità di ulteriori ricorsi, salvo casi eccezionali non riscontrati nella fattispecie. La Corte sottolinea che la scelta del concordato in appello preclude la discussione di questioni a cui si è rinunciato.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità e condanna
La Corte di Cassazione analizza un caso di rinuncia al ricorso presentato da un imputato avverso un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. La Corte dichiara il ricorso inammissibile a seguito della rinuncia e, di conseguenza, condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 500 euro, applicando i principi procedurali che equiparano la rinuncia all'inammissibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia ricorso Cassazione: inammissibilità e spese
Con l'ordinanza n. 5221/2024, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto avverso una decisione del Tribunale di Sorveglianza. La causa dell'inammissibilità è stata la formale rinuncia ricorso Cassazione presentata dal ricorrente. Di conseguenza, la Corte lo ha condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di cinquecento euro in favore della Cassa delle ammende, come previsto dal codice di procedura penale in questi casi.
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Ricorso per cassazione inammissibile: accordo in appello
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3840/2024, ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile presentato da due imputati. Essi avevano precedentemente raggiunto un accordo sulla pena in appello ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p., rinunciando agli altri motivi di gravame. La Suprema Corte ha ribadito che tale rinuncia crea una preclusione processuale, limitando la cognizione del giudice ai soli punti concordati e impedendo l'esame di altre questioni, anche se rilevabili d'ufficio. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rinuncia al ricorso: no a spese se manca interesse
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per sopravvenuta carenza d'interesse. Una persona, dopo aver impugnato il diniego di misure alternative, ha ottenuto la detenzione domiciliare. Di conseguenza, ha presentato una rinuncia al ricorso. La Corte ha stabilito che, poiché la causa della carenza d'interesse non è imputabile al ricorrente ma è un evento favorevole, non deve essere applicata la condanna al pagamento delle spese processuali né della sanzione pecuniaria.
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Rinuncia al ricorso: cosa succede dopo?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata contro il rigetto di un'istanza di esecuzione differita della pena. La decisione segue la formale rinuncia al ricorso da parte della stessa, comportando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato omicidio. L'imputato aveva precedentemente aderito a un concordato in appello, accettando una pena ridotta in cambio della rinuncia ad altri motivi di impugnazione. La Suprema Corte ha chiarito che tale rinuncia crea una preclusione processuale, impedendo di sollevare nuovamente le questioni rinunciate in sede di legittimità. Il ricorso è quindi possibile solo per vizi legati alla formazione dell'accordo o per illegalità della pena, ipotesi non verificate nel caso di specie.
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Inammissibilità ricorso: la rinuncia ai motivi prevale
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato che, dopo aver concordato la pena in appello rinunciando ad altri motivi, ha tentato di far valere la sopravvenuta improcedibilità del reato per una modifica legislativa. La Corte ha stabilito che la rinuncia ai motivi crea una preclusione processuale che "sterilizza" la rilevanza di nuove norme, impedendo l'esame del merito.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1698/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato dopo un concordato in appello. L'accordo sulla pena, con rinuncia ad altri motivi, preclude la possibilità di sollevare nuove questioni, anche procedurali, se non dimostrano un'effettiva lesione del diritto di difesa. La presunta notifica tardiva della sentenza non è stata ritenuta un valido motivo di impugnazione.
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Patteggiamento in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1667/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver concluso un accordo sulla pena in appello (c.d. patteggiamento in appello) rinunciando ad altri motivi, ha tentato di contestare la qualificazione giuridica del fatto in sede di legittimità. La Corte ha ribadito che la rinuncia ai motivi determina una preclusione processuale che limita la cognizione del giudice, impedendo di riesaminare questioni a cui si è volontariamente rinunciato in funzione dell'accordo.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso patteggiamento presentato da due imputati, condannati per tentato furto aggravato, poiché i motivi addotti non rientravano tra quelli tassativamente previsti dalla legge. L'ordinanza sottolinea i rigidi limiti all'impugnazione delle sentenze emesse con questo rito speciale. Un terzo imputato, che aveva rinunciato al ricorso, ha ricevuto una sanzione pecuniaria ridotta.
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Concordato in appello: limiti del ricorso in Cassazione
Una ricorrente ha impugnato in Cassazione una sentenza emessa a seguito di 'concordato in appello', lamentando vizi di motivazione su un capo d'imputazione. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'accordo sulla pena implica la rinuncia a contestare la responsabilità penale. Il ricorso è consentito solo per vizi nella formazione della volontà, nel consenso del PM o per pene illegali, non per motivi a cui si è rinunciato con il concordato in appello.
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Ricorso per cassazione: inammissibile se pena concordata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione proposto contro una sentenza di appello che aveva ridotto la pena su concorde richiesta delle parti, ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p. La Corte ha ribadito che l'accordo sulla pena costituisce un negozio processuale vincolante che, una volta ratificato dal giudice, non può essere unilateralmente contestato nel merito, salvo il caso di pena illegale.
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Patteggiamento in appello: limiti al ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza emessa a seguito di 'patteggiamento in appello' ex art. 599-bis c.p.p. La Corte ha stabilito che l'accordo sulla pena tra imputato e Procura Generale preclude la possibilità di contestare in Cassazione la motivazione sulla quantificazione della pena stessa, in quanto tale accordo implica la rinuncia ad altri motivi di gravame.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. La decisione sottolinea che la rinuncia ai motivi di impugnazione crea una preclusione processuale che impedisce di sollevare in Cassazione questioni precedentemente abbandonate, come le cause di proscioglimento, a meno che non si contestino vizi specifici dell'accordo stesso.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver ottenuto una rideterminazione della pena tramite 'concordato in appello' (art. 599-bis c.p.p.), lamentava il mancato proscioglimento. La Suprema Corte ha stabilito che l'adesione al concordato implica la rinuncia agli altri motivi di appello, inclusa la valutazione delle condizioni per l'assoluzione ex art. 129 c.p.p., precludendo così un successivo ricorso su tali punti.
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Ricorso per cassazione dopo patteggiamento: i limiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione presentato contro una sentenza di patteggiamento in appello. La Corte ha stabilito che la rinuncia ai motivi di appello, funzionale all'accordo sulla pena, crea una preclusione processuale che limita la possibilità di un successivo ricorso solo a vizi specifici dell'accordo o all'illegalità della pena, non presenti nel caso di specie.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di tre imputati. Per due di essi, il motivo era una richiesta di rivalutazione delle prove, non consentita in sede di legittimità. Per il terzo, l'appello seguiva un 'concordato in appello', un accordo sulla pena che, secondo la Corte, ha natura di negozio processuale e preclude ulteriori impugnazioni sui punti concordati, salvo casi di illegalità della pena.
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