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Art. 589 Codice di Procedura Penale — Sezione Seconda Penale

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114 provvedimenti

Altri anni per Art. 589 Codice di Procedura Penale

Rinuncia al ricorso: conseguenze e spese processuali
La Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze della rinuncia al ricorso. La sentenza analizza un caso in cui, a seguito di un sequestro probatorio, i ricorrenti hanno prima impugnato il provvedimento e poi rinunciato al ricorso. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. La decisione si fonda sul principio di "soccombenza", poiché l'esito del giudizio è determinato da un atto volontario del ricorrente e non da cause sopravvenute e imprevedibili.
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Rinuncia al ricorso: conseguenze e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso a seguito della rinuncia presentata dal difensore. L'ordinanza analizza le conseguenze processuali di tale atto, tra cui la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria. La decisione scaturisce da un procedimento relativo alla confisca di un immobile, dove i ricorrenti, dopo aver impugnato il decreto della Corte d'Appello, hanno deciso di abbandonare il ricorso. La Suprema Corte, applicando il codice di procedura penale, conferma che la rinuncia al ricorso comporta la chiusura del procedimento e l'esecuzione del provvedimento impugnato.
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Concordato in appello: limiti al ricorso per Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso presentato da un imputato dopo aver definito la pena tramite un concordato in appello. La Corte chiarisce che l'accordo sulla pena implica una rinuncia agli altri motivi di impugnazione, creando una preclusione processuale che impedisce di sollevare in Cassazione questioni relative alla responsabilità penale, anche se potenzialmente rilevabili d'ufficio.
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Rinuncia al ricorso: quando diventa inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro un sequestro preventivo per truffa. La decisione si fonda sulla formale rinuncia al ricorso presentata dalla ricorrente, un atto che preclude ogni valutazione nel merito e comporta la condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Rinuncia all’impugnazione: inammissibilità e costi
Un soggetto, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro il diniego di sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari, decide di rinunciare all'atto. La Corte Suprema di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile a causa della rinuncia all'impugnazione, affermando che tale atto determina una situazione di "soccombenza". Di conseguenza, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: limiti al ricorso per Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato avverso una sentenza della Corte d'Appello che aveva rideterminato la pena a seguito di un concordato in appello. La Suprema Corte ha chiarito che l'accordo sulla pena implica la rinuncia agli altri motivi di gravame, creando una preclusione processuale che impedisce di sollevare in Cassazione questioni, anche rilevabili d'ufficio, a cui si è rinunciato, come il presunto vizio di motivazione sull'assenza di cause di proscioglimento.
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Concordato in Appello: Revoca del Consenso del PM
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 42833/2024, ha stabilito un importante principio sul concordato in appello. Il Pubblico Ministero può revocare il proprio consenso all'accordo sulla pena fino a quando la Corte d'appello non si è riservata la decisione. La Corte ha invece annullato con rinvio la sentenza per un vizio di motivazione relativo al mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, giudicando erroneo il riferimento a un bilanciamento di circostanze mai avvenuto.
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Rinuncia all’impugnazione: inammissibilità e costi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato a seguito della sua formale rinuncia all'impugnazione. La sentenza chiarisce che tale atto, essendo abdicativo e irrevocabile, determina una situazione di "soccombenza" che giustifica la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende. Il caso riguardava un ricorso contro un'ordinanza che aveva sostituito la custodia in carcere con gli arresti domiciliari.
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Rinuncia al ricorso: inammissibile l’impugnazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero avverso la sospensione di una misura cautelare. La decisione si fonda sulla rinuncia al ricorso presentata dallo stesso PM, motivata dal venir meno dell'interesse ad agire a seguito dell'emissione di una nuova e più grave misura cautelare nei confronti dell'imputato.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità e condanna spese
Un imputato, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro l'aggravamento della misura cautelare degli arresti domiciliari, ha successivamente presentato una rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse, sottolineando che la rinuncia è un atto irrevocabile che preclude l'esame nel merito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: la riserva mentale non lo vizia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava un concordato in appello, sostenendo che il suo consenso fosse viziato. L'imputato affermava di aver accettato l'accordo solo nella convinzione che gli venisse concessa una misura cautelare meno afflittiva. La Corte ha stabilito che la "riserva mentale", ovvero un'intenzione interna non comunicata, è giuridicamente irrilevante. Inoltre, la rinuncia ai motivi di appello, elemento cardine del concordato, crea una preclusione processuale che impedisce di sollevare nuovamente tali questioni in Cassazione.
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Rinuncia al ricorso: Cassazione su inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso a seguito della formale rinuncia presentata dalla difesa. La rinuncia è stata motivata da una carenza di interesse sopravvenuta, poiché la misura cautelare oggetto del contendere era stata nel frattempo revocata. In virtù di questa circostanza, la Corte ha stabilito che non dovesse seguire la condanna degli imputati al pagamento delle spese processuali o di sanzioni pecuniarie.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8070/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver raggiunto un "concordato in appello" sulla pena, aveva impugnato la sentenza per vizi di motivazione. La Corte ha stabilito che l'accordo e la contestuale rinuncia ad altri motivi d'appello creano un effetto preclusivo che impedisce di rimettere in discussione la responsabilità penale, anche per questioni rilevabili d'ufficio.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8077/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver raggiunto un concordato in appello sulla pena, ha contestato la sentenza per vizi di motivazione. La Corte ha stabilito che l'accordo implica una rinuncia agli altri motivi di impugnazione, creando una preclusione processuale che si estende fino al giudizio di legittimità, impedendo di sollevare questioni precedentemente abbandonate.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato avverso una sentenza di appello che recepiva un accordo sulla pena. La Corte ha stabilito che, aderendo al concordato in appello, l'imputato rinuncia implicitamente a contestare i punti oggetto dell'accordo, inclusi i vizi di motivazione, rendendo così preclusa una successiva impugnazione in Cassazione.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver siglato un concordato in appello sulla pena, ha tentato di sollevare in sede di legittimità la mancata valutazione di cause di proscioglimento. La Suprema Corte ha chiarito che l'accordo implica una rinuncia ai motivi di appello non concordati, creando una preclusione processuale che impedisce di riesaminare tali questioni, anche se rilevabili d'ufficio.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver raggiunto un concordato in appello per correggere una pena pecuniaria illegale (inferiore al minimo edittale), ha impugnato la nuova sentenza lamentando la violazione del divieto di reformatio in peius. La Corte ha stabilito che l'accordo sulla pena implica una rinuncia a far valere tale violazione, creando una preclusione processuale che rende il ricorso inammissibile.
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Rinuncia al ricorso e inammissibilità: la guida
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un terzo interessato avverso un provvedimento di sequestro preventivo, a seguito dell'intervenuta rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la rinuncia determina una carenza di interesse che porta all'inammissibilità, senza necessità di forme sacramentali, purché la volontà sia chiara e provenga dal soggetto legittimato.
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Rinuncia al ricorso: quando è inefficace in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo che chiedeva di poter lavorare durante gli arresti domiciliari. Sebbene la sua rinuncia al ricorso fosse formalmente inefficace per mancanza di procura speciale, la Corte ha rilevato una sopravvenuta carenza di interesse, poiché la misura cautelare era stata nel frattempo sostituita con una meno afflittiva (obbligo di dimora) che non impediva l'attività lavorativa nello stesso comune.
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Continuazione esterna: il calcolo della pena
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per vari reati, al quale era stata applicata la continuazione esterna con altre sentenze definitive. L'imputato lamentava la sproporzione dell'aumento di pena rispetto a quello applicato per reati simili nel medesimo procedimento. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il principio di proporzionalità non può essere invocato per confrontare aumenti di pena decisi in procedimenti diversi e ormai definitivi. Ha inoltre ribadito che l'obbligo di motivazione del giudice si attenua quando l'aumento di pena è ben al di sotto del minimo edittale previsto per i reati satellite.
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