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Art. 589 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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108 provvedimenti

Altri anni per Art. 589 Codice di Procedura Penale

Rinuncia al ricorso: appello ritirato ma costi da pagare
Un imputato, dopo aver concordato una pena con un patteggiamento, aveva impugnato la sentenza solo riguardo alla confisca di una somma di denaro. Successivamente, però, ha presentato una rinuncia al ricorso prima della decisione della Corte di Cassazione. La Corte ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile. Nonostante il ritiro dell'atto, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende. La sentenza stabilisce che la rinuncia al ricorso, se non motivata da una sopravvenuta carenza di interesse, comporta comunque la condanna ai costi del procedimento.
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Droga non analizzata: la condanna spese processuali è inevitabile
Un'imprenditrice rinuncia al ricorso contro il sequestro di oltre 1kg di droga perché la Procura non ha effettuato le analisi tossicologiche. Il Tribunale dichiara inammissibile il ricorso e la condanna a pagare i costi. La Cassazione conferma la decisione, stabilendo che la mancata analisi non è una causa di forza maggiore sopravvenuta, ma un elemento che si poteva contestare in giudizio. La rinuncia è una scelta volontaria che non esonera dalla condanna spese processuali. La parte che rinuncia, quindi, paga.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: tra diritto e inammissibilità
Il caso riguarda un cittadino che aveva presentato ricorso contro un provvedimento del Tribunale di Sorveglianza relativo al diniego di misure alternative alla detenzione. Durante lo svolgimento del procedimento davanti alla Suprema Corte, la difesa ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. Tale scelta è stata motivata dalla sopravvenuta carenza di interesse del ricorrente nel proseguire l'azione legale. La Corte di Cassazione, preso atto della volontà della parte e della regolarità dell'atto di rinuncia, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso. La decisione conferma che la rinuncia validamente presentata preclude ogni ulteriore esame nel merito delle questioni sollevate, determinando la chiusura del rito e la definitività della decisione impugnata.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: quando il ritiro è definitivo
Un imputato, condannato per detenzione di ingenti quantitativi di hashish e cocaina a seguito di patteggiamento, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata assoluzione immediata e la qualificazione del fatto. Successivamente, l'interessato ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che la rinuncia è un atto volontario che estingue il rapporto processuale. Di conseguenza, la sentenza di condanna è diventata definitiva. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende, poiché la legge non distingue tra le diverse cause di inammissibilità ai fini della sanzione pecuniaria.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: costi e sanzioni legali
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso riguardante presunti abusi edilizi e violazioni ambientali commessi in un'area protetta. Inizialmente, la ricorrente aveva impugnato il decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP, ma successivamente, tramite i propri difensori muniti di procura speciale, ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte, verificata la regolarità della rinuncia, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Oltre alla conferma del sequestro, la decisione ha comportato la condanna della parte al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 500 euro in favore della Cassa delle ammende, non essendo emersa l'assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: la condanna da 4.000 euro
Un cittadino aveva presentato ricorso contro una sentenza emessa dal Giudice di Pace. Successivamente, tramite il proprio difensore munito di procura speciale, ha deciso di depositare una formale rinuncia al ricorso per Cassazione. La Suprema Corte, preso atto della volontà della parte, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Nonostante la rinuncia sia un atto volontario, l'ordinamento prevede conseguenze economiche precise. Il ricorrente è stato infatti condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma pari a quattromila euro in favore della Cassa delle Ammende. La decisione sottolinea come il ritiro di un'impugnazione non esoneri il soggetto dalle responsabilità pecuniarie derivanti dall'attivazione della macchina giudiziaria.
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Rinuncia all’impugnazione: niente spese se la misura decade
Un indagato per traffico di stupefacenti ha presentato ricorso in Cassazione dopo il rifiuto del tribunale di concedergli gli arresti domiciliari. La difesa sosteneva che la custodia in carcere fosse sproporzionata rispetto a fatti avvenuti anni prima. Tuttavia, durante il giudizio, la misura cautelare è stata revocata per altre ragioni. Il ricorrente ha quindi presentato una formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ma ha stabilito che l'imputato non deve pagare le spese processuali né la sanzione alla Cassa delle ammende. Questo perché la perdita di interesse al ricorso è derivata da un evento esterno favorevole e non da una colpa della parte.
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Rinuncia all’impugnazione: niente spese se la misura decade
Un indagato, inizialmente sottoposto a custodia cautelare in carcere per reati legati al traffico di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione contro il diniego di sostituzione della misura con gli arresti domiciliari. Durante lo svolgimento del giudizio di legittimità, la misura cautelare è stata revocata dall'autorità giudiziaria competente. Di conseguenza, la difesa ha presentato una formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Il punto centrale della decisione riguarda l'esonero dal pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria: i giudici hanno stabilito che, non essendoci soccombenza ma un venir meno dell'interesse non imputabile al ricorrente, non è dovuta alcuna somma alla Cassa per le ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: dalla difesa alla sanzione.
Un cittadino ha presentato ricorso contro un'ordinanza emessa dal Tribunale di Sorveglianza di Milano. Successivamente alla presentazione, il ricorrente ha deciso personalmente di depositare un atto di rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte di Cassazione, preso atto della volontà del soggetto, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione è stata assunta seguendo la procedura semplificata prevista per i casi di rinuncia manifesta. Oltre alla dichiarazione di inammissibilità, la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma equitativa a favore della Cassa delle ammende. La **Rinuncia al ricorso per cassazione** comporta infatti la chiusura del procedimento con oneri economici a carico della parte che recede, come previsto dal codice di procedura penale.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: costi e inammissibilità
Un cittadino detenuto aveva presentato ricorso contro l'ordinanza del Tribunale di Ravenna che negava l'applicazione della disciplina del reato continuato tra due condanne definitive. Durante il procedimento, il ricorrente ha depositato formalmente una rinuncia al ricorso per cassazione presso l'ufficio matricola della casa circondariale. La Suprema Corte, preso atto della validità della rinuncia, ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione. Oltre alla chiusura del caso, la Corte ha condannato il soggetto al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione di cinquecento euro in favore della Cassa delle Ammende, valutando la natura del ricorso e la tardività del ripensamento.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: effetti e costi legali
Una donna, condannata in appello per furto in abitazione e utilizzo indebito di carte di credito, aveva inizialmente presentato ricorso alla Suprema Corte. Tuttavia, durante la detenzione, ha scelto formalmente di presentare la rinuncia al ricorso per Cassazione tramite una dichiarazione al Direttore della struttura carceraria. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa volontà, dichiarando il ricorso inammissibile. Tale decisione comporta il passaggio in giudicato della condanna precedente, con l'obbligo per la ricorrente di pagare le spese del procedimento e una sanzione pecuniaria di cinquecento euro in favore della Cassa delle ammende. La procedura conferma che la rinuncia è un atto unilaterale che interrompe definitivamente l'iter giudiziario.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da due imputati contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. I ricorrenti avevano concordato la pena con il Procuratore Generale, rinunciando contestualmente agli altri motivi di gravame. La Suprema Corte ha chiarito che tale rinuncia determina una preclusione processuale invalicabile. Il giudice di secondo grado, accogliendo il concordato in appello, non è tenuto a motivare su questioni non devolute o sul mancato proscioglimento d'ufficio. Il ricorso per cassazione resta esperibile solo per vizi della volontà o illegalità della sanzione.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato che, nonostante l'adesione al concordato in appello, lamentava la mancata valutazione delle cause di proscioglimento. La sentenza chiarisce che l'accordo sulla pena ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p. implica una rinuncia consapevole a tutti i motivi di gravame, inclusa la verifica d'ufficio delle condizioni previste dall'art. 129 c.p.p., rendendo impossibile contestare tali aspetti in sede di legittimità.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver aderito al concordato in appello, contestava la determinazione della pena ai sensi dell'art. 133 c.p. La Corte ha ribadito che l'accordo sulla pena previsto dall'art. 599-bis c.p.p. comporta la rinuncia implicita a far valere vizi relativi al trattamento sanzionatorio, rendendo il ricorso inammissibile salvo i casi di pena illegale.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver stipulato un concordato in appello, lamentava l'omessa verifica delle cause di proscioglimento nel merito. La Suprema Corte ha chiarito che l'accordo sulla pena ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p. comporta una rinuncia ai motivi di appello, limitando la cognizione del giudice ai soli punti concordati. Pertanto, il giudice non ha l'obbligo di motivare l'insussistenza di cause di assoluzione ex art. 129 c.p.p. se queste non sono oggetto dell'accordo.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità e costi
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato avverso una sentenza della Corte di Appello. Il ricorso, incentrato esclusivamente sul trattamento sanzionatorio, è stato oggetto di una formale rinuncia al ricorso depositata dal difensore munito di procura speciale. Tale atto ha determinato la sopravvenuta carenza di interesse, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia all’impugnazione: guida agli effetti legali
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un ricorso presentato contro una sentenza di patteggiamento per reati legati agli stupefacenti. Il ricorrente ha successivamente depositato un atto formale di rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha stabilito che tale atto, avendo natura negoziale e abdicativa, determina l'inammissibilità del ricorso. Di conseguenza, oltre alla chiusura del procedimento, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, poiché la legge non distingue tra le diverse cause di inammissibilità ai fini delle sanzioni pecuniarie.
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Concordato in appello: limiti al ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. L'imputato, condannato per reati inerenti agli stupefacenti, aveva concordato la pena rinunciando ai motivi di appello, ma ha successivamente tentato di contestare in Cassazione la sussistenza di un'aggravante. La Suprema Corte ha chiarito che il concordato in appello limita la cognizione del giudice ai soli punti oggetto dell'accordo, rendendo inammissibili le doglianze su profili già rinunciati, come le circostanze del reato.
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Concordato in appello: limiti ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver stipulato un concordato in appello ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p., ha tentato di contestare la sentenza per violazione dell'art. 129 c.p.p. La Suprema Corte ha chiarito che l'accordo sulla pena implica una rinuncia ai motivi non concordati, rendendo il concordato in appello un limite invalicabile per successive doglianze di merito, salvo vizi sulla formazione della volontà o difformità della pronuncia rispetto all'accordo.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro una sentenza di concordato in appello. Il ricorrente lamentava un errore nel calcolo del quantitativo di stupefacenti sequestrati, sostenendo che tale svista avesse viziato il suo consenso all'accordo sulla pena. La Suprema Corte ha chiarito che il concordato in appello, disciplinato dall'art. 599-bis c.p.p., limita drasticamente i motivi di ricorso in Cassazione, escludendo le doglianze relative al merito o a questioni rinunciate, come la qualificazione giuridica del fatto.
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