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Art. 589 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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108 provvedimenti

Altri anni per Art. 589 Codice di Procedura Penale

Rinuncia al Ricorso: Condannato per Droga si Arrende in Cassazione
Un uomo, condannato per cessione di cocaina, presenta ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, comunica formalmente la sua volontà di abbandonare l'impugnazione. La Corte Suprema, prendendo atto della sua scelta, non entra nel merito della vicenda. La conseguenza diretta è che la sua azione determina una declaratoria di inammissibilità. La Cassazione, applicando la legge, chiude il caso a causa della rinuncia al ricorso, condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. La condanna precedente diventa così definitiva.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: dal ricorso alla condanna
Un detenuto presenta ricorso in Cassazione contro il rigetto della sua richiesta di liberazione anticipata. Successivamente, però, cambia idea e comunica formalmente la sua volontà di ritirarsi. La Corte Suprema, prendendo atto della sopravvenuta rinuncia al ricorso per cassazione, dichiara l'impugnazione inammissibile. Questa decisione non solo rende definitiva la precedente sentenza sfavorevole, ma comporta anche la condanna del detenuto al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 500 euro.
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Rinuncia al Ricorso Penale: Appello Ritirato, Condanna alle Spese
Una persona, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza penale, decide di ritirarlo. La Corte Suprema, prendendo atto della formale rinuncia al ricorso penale, dichiara l'impugnazione inammissibile. Questa decisione non entra nel merito della vicenda originaria, ma si limita ad applicare una regola procedurale. Di conseguenza, la legge impone la condanna di chi rinuncia al pagamento delle spese del processo e al versamento di una somma di 500 euro alla Cassa delle ammende. La sentenza chiarisce che ritirare un ricorso ha conseguenze economiche automatiche.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: ritira l’appello e paga le spese
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato che, dopo aver presentato appello, ha deciso di ritirarlo. La legge considera questa azione una 'rinuncia al ricorso in Cassazione'. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, senza nemmeno entrare nel merito della questione. Questa decisione ha reso definitiva la condanna precedente e ha comportato per l'imputato l'obbligo di pagare sia le spese del processo sia una sanzione di 500 euro alla Cassa delle ammende. La sentenza chiarisce che la rinuncia non è un atto neutro, ma produce effetti giuridici ed economici precisi.
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Rinuncia al ricorso: appello ritirato, condanna alle spese
La Corte di Cassazione analizza il caso di un imputato che, dopo aver impugnato il rigetto della sua richiesta di affidamento in prova, decide di cambiare idea. Attraverso il suo difensore, munito di procura speciale, presenta la rinuncia al ricorso. La Corte ribadisce un principio fondamentale: la rinuncia è un atto personalissimo che richiede una manifestazione di volontà inequivocabile. Poiché la procedura è stata seguita correttamente, il ricorso viene dichiarato inammissibile. L'esito per il ricorrente è la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: la mossa che costa 3.000 euro
Un imputato, condannato per rapina aggravata, presenta ricorso in Cassazione ma successivamente decide di ritirarlo. La Corte Suprema, prendendo atto della rinuncia al ricorso, dichiara l'impugnazione inammissibile. A causa della comunicazione tardiva di tale rinuncia, l'imputato non viene esentato dal pagamento di una sanzione. La Corte lo condanna quindi a versare le spese processuali e un'ulteriore somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. La vicenda dimostra come una scelta processuale, se non gestita correttamente, possa avere conseguenze economiche significative.
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Ricorso per cassazione patteggiamento: Appello inutile e condanna
Due imputati, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento per rapina aggravata, ricettazione e porto d'armi, presentano ricorso in Cassazione. Uno dei due lamenta la mancata concessione di attenuanti non incluse nell'accordo. La Corte Suprema ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili. Il primo per rinuncia, il secondo perché il ricorso per cassazione dopo un patteggiamento è consentito solo per motivi specifici, tra cui non rientra la mancata applicazione di attenuanti non concordate. Di conseguenza, entrambi sono stati condannati a pagare le spese processuali e una multa.
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Concordato in Appello: Accordo sulla Pena Blocca il Ricorso
La Corte di Cassazione chiarisce la natura vincolante del concordato in appello. Due imputati avevano raggiunto un accordo con la Procura sulla pena da applicare in secondo grado, rinunciando ad altri motivi di ricorso, come la presunta assenza di prove. Successivamente, hanno impugnato la decisione davanti alla Cassazione, sollevando proprio le questioni a cui avevano rinunciato. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il principio sancito è chiaro: l'accordo sulla pena, o concordato in appello, limita l'esame del giudice ai soli punti concordati. La rinuncia agli altri motivi è definitiva e impedisce qualsiasi successiva discussione, anche su aspetti relativi alla colpevolezza. L'accordo chiude la porta a ulteriori contestazioni.
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Rinuncia al Ricorso: Ottiene i Domiciliari ma Paga le Spese
Un detenuto presenta ricorso in Cassazione contro il diniego della detenzione domiciliare. Tuttavia, mentre il ricorso è pendente, ottiene la misura richiesta, perdendo così interesse alla decisione. Di conseguenza, presenta una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte Suprema, prendendo atto della rinuncia, dichiara il ricorso inammissibile senza entrare nel merito della questione originaria. Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, come previsto dalla legge in questi casi.
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Concordato in Appello: sconto di pena annullato per firma mancante
Un imprenditore, condannato per bancarotta fraudolenta, si vede ridurre la pena dalla Corte d'Appello grazie a un presunto accordo con l'accusa. L'imprenditore, però, ricorre in Cassazione sostenendo di non aver mai firmato alcun accordo. La Suprema Corte gli dà ragione: l'atto del Procuratore Generale che proponeva il patteggiamento non era stato sottoscritto dalla difesa. Di conseguenza, il cosiddetto 'concordato in appello' era inesistente. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza d'appello per un grave vizio di procedura, stabilendo che una decisione non può basarsi su un accordo mai perfezionato. Il processo dovrà essere celebrato di nuovo.
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Rinuncia all’Impugnazione: Condannato a Pagare 3000€ di Multa
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato che, dopo aver presentato ricorso, ha deciso di fare un passo indietro tramite una formale rinuncia all'impugnazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Tuttavia, ha chiarito un punto fondamentale: la rinuncia è una delle cause di inammissibilità previste dalla legge. Di conseguenza, scattano le sanzioni economiche. L'imputato è stato quindi condannato a pagare sia le spese del processo sia una multa di 3.000 euro a favore della Cassa delle ammende, dimostrando che anche ritirare un ricorso ha delle conseguenze pecuniarie.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: ritira l’appello e paga 3000€
Un uomo, condannato per reati legati agli stupefacenti, presenta ricorso in Cassazione. Successivamente, però, decide di ritirarlo. La Corte Suprema, prendendo atto della sua scelta, dichiara il ricorso inammissibile. Questa sentenza chiarisce le conseguenze della rinuncia al ricorso per cassazione: non solo il procedimento si chiude, ma scatta una condanna automatica. Il ricorrente deve pagare sia le spese del processo sia una sanzione pecuniaria. La Corte ha stabilito che l'inammissibilità, derivando da una scelta volontaria, è una 'colpa' processuale che giustifica il pagamento di una somma, in questo caso fissata a 3.000 euro, a favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al Ricorso: Appello Annullato e Condanna alle Spese
Un imputato, agli arresti domiciliari, aveva presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, attraverso il suo avvocato munito di procura speciale, ha presentato una formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, prendendo atto della volontà dell'imputato, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione risiede nella 'sopravvenuta carenza di interesse', poiché la rinuncia fa venir meno la necessità di una decisione. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende. La sentenza sottolinea il carattere definitivo e le conseguenze economiche della rinuncia all'impugnazione.
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Rinuncia all’impugnazione: assolto ma condannato alle spese
Un imputato, assolto per un reato di lieve entità, decide di impugnare la sentenza. Successivamente, però, cambia idea e presenta una formale rinuncia all'impugnazione tramite il suo avvocato. La Corte di Cassazione, prendendo atto della rinuncia, dichiara il ricorso inammissibile per mancanza di interesse a proseguire. La conseguenza non è neutra: l'imputato viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. La sentenza chiarisce che la rinuncia all'impugnazione è un atto che chiude il processo ma comporta specifici oneri economici a carico di chi la effettua.
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Carenza di interesse nel ricorso: appello perso, spese azzerate
Un imputato, agli arresti domiciliari per tentato omicidio, presenta ricorso in Cassazione. Nel frattempo, la sua misura cautelare viene sostituita con una meno grave, l'obbligo di dimora. A questo punto, il suo avvocato ritira il ricorso. La Corte di Cassazione lo dichiara inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse nel ricorso. La sentenza stabilisce un principio importante: poiché la causa dell'inammissibilità non dipende dall'imputato, quest'ultimo non deve pagare le spese processuali. La decisione chiarisce che il venir meno dell'interesse a una decisione non equivale a una sconfitta processuale.
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Rinuncia al Ricorso in Cassazione: Appello Annullato, Condanna Certa
Un'imputata, condannata con patteggiamento per reati legati agli stupefacenti, presenta ricorso in Cassazione lamentando la confisca di una somma di denaro e il mancato riconoscimento di attenuanti. Tuttavia, prima della discussione, il suo difensore deposita una formale rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, la Corte Suprema dichiara l'impugnazione inammissibile senza entrare nel merito delle questioni sollevate. La sentenza di condanna diventa così definitiva e l'imputata viene condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. Il caso evidenzia come la rinuncia sia un atto che chiude irrevocabilmente il giudizio.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: la ritirata che costa caro
Un imputato, condannato per bancarotta fraudolenta, presenta appello in Cassazione ma in seguito decide di ritirarlo. La Corte Suprema, con una recente ordinanza, chiarisce le conseguenze di tale atto. La volontaria rinuncia al ricorso per cassazione non è un'azione neutra: comporta automaticamente la dichiarazione di inammissibilità del ricorso stesso. Questo atto è equiparato a una sconfitta processuale ('soccombenza'). Di conseguenza, chi rinuncia non solo vede diventare definitiva la condanna precedente, ma viene anche obbligato a pagare le spese del procedimento e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende. La decisione sottolinea che tirarsi indietro ha un costo.
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Rinuncia al Ricorso: Chiede di Spostare il Processo e Paga 3000€
Un imputato aveva chiesto di spostare il suo processo presso un'altra sede giudiziaria. Successivamente, però, ha cambiato idea e ha formalizzato la sua rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato l'istanza inammissibile senza nemmeno entrare nel merito dei motivi originari. Questa decisione procedurale ha comportato una conseguenza economica per l'imputato: la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3.000 euro. La sentenza chiarisce che la rinuncia al ricorso blocca l'esame della richiesta e comporta specifiche responsabilità economiche.
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Rinuncia all’impugnazione: ritira il ricorso ma paga le spese
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato che, dopo aver presentato ricorso contro una sentenza della Corte d'Appello, ha deciso di ritirarlo. Attraverso il suo avvocato, munito di un'autorizzazione specifica, ha presentato una formale rinuncia all'impugnazione. Di conseguenza, la Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, senza entrare nel merito della questione. L'imputato è stato quindi condannato a pagare le spese del procedimento e una somma di mille euro alla Cassa delle ammende. La vicenda chiarisce che la rinuncia a un ricorso ne determina la fine immediata, ma comporta comunque delle conseguenze economiche per chi lo aveva promosso.
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Omicidio Stradale: Accetta il Patteggiamento, Appella e Rinuncia
Un imputato per omicidio stradale sceglie la via del patteggiamento, accordandosi sulla pena. Successivamente, però, decide di impugnare la sentenza davanti alla Corte di Cassazione. In un secondo momento, l'imputato cambia idea e rinuncia formalmente al ricorso presentato. La Cassazione, prendendo atto della rinuncia, non entra nel merito della questione e dichiara l'impugnazione inammissibile. Di conseguenza, la sentenza di patteggiamento per omicidio stradale diventa definitiva e l'imputato viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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