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Art. 53 Costituzione — Anno 2025

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584 provvedimenti

Altri anni per Art. 53 Costituzione

Obbligo dichiarativo IMU: essenziale per l’esenzione
Una società edile si vede negare l'esenzione IMU per immobili invenduti a causa di dubbi sulla presentazione della dichiarazione. La Cassazione, di fronte a valutazioni contrastanti dei giudici di merito sulla prova dell'invio (un fax), ha sospeso la decisione per acquisire il fascicolo. Il caso sottolinea l'importanza dell'obbligo dichiarativo IMU per ottenere il beneficio fiscale.
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Esenzione IMU beni merce: dichiarazione obbligatoria
Una società di costruzioni si è vista negare il diritto all'esenzione IMU beni merce per non aver presentato la prescritta dichiarazione. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha confermato che l'adempimento dichiarativo è un requisito essenziale e la sua omissione comporta la decadenza dal beneficio, indipendentemente dalla natura effettiva degli immobili. La sentenza ribadisce che il termine per la dichiarazione è perentorio e non sanabile a posteriori.
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Rimborso fiscale sisma: diritto anche senza sospensione
Un contribuente, colpito dal sisma del 2016, aveva pagato le imposte senza usufruire della sospensione. Una legge successiva ha ridotto del 60% il debito fiscale per i soggetti in quella situazione. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto al rimborso fiscale sisma, stabilendo che una nuova legge che riduce un'imposta (ius superveniens) genera automaticamente il diritto alla restituzione di quanto pagato in eccesso, a prescindere dalla precedente scelta di non sospendere i pagamenti.
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Interposizione società estera: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8479/2025, si è pronunciata su un caso di redditi esteri non dichiarati, derivanti dalla cessione di quote societarie di un noto club calcistico tramite una interposizione di società estera. La Corte ha rigettato il ricorso del contribuente principale, confermando che l'amministrazione finanziaria può imputare i redditi al soggetto effettivo possessore, indipendentemente dalla natura reale o fittizia dell'interposizione. Ha invece parzialmente accolto il ricorso dell'ex coniuge, cassando la precedente decisione per omessa pronuncia sulle sue specifiche censure, relative al suo ruolo di mera intestataria formale delle quote.
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Raddoppio dei termini: obbligo di denuncia non richiesto
La Corte di Cassazione ha chiarito che, per la normativa applicabile ai periodi d'imposta antecedenti al 2016, il raddoppio dei termini di accertamento fiscale scatta in presenza di fatti penalmente rilevanti, anche senza una formale denuncia penale. L'ordinanza analizza il caso di un avviso di accertamento notificato a un socio oltre i termini ordinari. La Corte ha stabilito che la sola esistenza dell'obbligo di denuncia è sufficiente per attivare il raddoppio dei termini, annullando la decisione di merito che richiedeva la prova della denuncia stessa.
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Accertamento induttivo puro: onere della prova
Una società agricola riceve un avviso di accertamento basato sul metodo induttivo puro, a seguito di movimentazioni bancarie non giustificate. La Commissione Tributaria Regionale annulla l'atto, ritenendo le presunzioni dell'Ufficio non sufficientemente provate. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, chiarisce che in caso di accertamento induttivo puro sono ammesse anche presunzioni 'semplicissime', prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza, con conseguente inversione dell'onere della prova a carico del contribuente.
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Oneri di sistema e IVA: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8819/2025, ha stabilito due principi fondamentali in materia di IVA sulla bolletta elettrica. In primo luogo, ha dichiarato inammissibile la richiesta di rimborso IVA diretta da parte di un'azienda consumatrice all'Agenzia delle Entrate, chiarendo che tale azione va esperita contro il fornitore di energia. In secondo luogo, pur non potendo decidere nel merito, ha enunciato un principio di diritto di grande rilevanza: gli oneri di sistema (OGSE), pur essendo imposti per legge, hanno natura di corrispettivo contrattuale e non tributaria. Pertanto, rientrano correttamente nella base imponibile e sono soggetti a IVA.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: la prova
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di operazioni soggettivamente inesistenti, chiarendo la ripartizione dell'onere della prova. Se l'Amministrazione Finanziaria dimostra che il fornitore è una società fittizia (cartiera), spetta al contribuente provare di aver agito con la massima diligenza per non essere coinvolto nella frode. La mera regolarità contabile e dei pagamenti non è sufficiente a dimostrare la buona fede. La sentenza ha parzialmente accolto il ricorso del contribuente per un vizio di omessa pronuncia, ma ha rigettato le censure nel merito, confermando l'accertamento per sottofatturazione e indetraibilità IVA.
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Plusvalenza terreno edificabile: quando è tassabile
Un contribuente ha venduto un terreno, ma l'intero ricavato è stato utilizzato per saldare i suoi debiti. L'Agenzia delle Entrate ha comunque tassato la plusvalenza generata. Il contribuente ha fatto ricorso sostenendo, tra le altre cose, di non aver percepito alcun reddito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la plusvalenza terreno edificabile è tassabile al momento della cessione, a prescindere dalla destinazione finale del corrispettivo. La manifestazione di ricchezza avviene con la vendita stessa, non con l'incasso materiale.
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Plusvalenza terreno edificabile: acquisto pre-1992
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che la plusvalenza derivante dalla vendita di un terreno edificabile è interamente tassabile, anche se il bene è stato acquistato prima del 1° gennaio 1992, data di entrata in vigore della normativa specifica. Il calcolo della plusvalenza terreno edificabile deve considerare come costo iniziale il prezzo di acquisto originario, senza escludere l'incremento di valore maturato prima del 1992. La tassazione si applica al momento della cessione, non essendo considerata retroattiva.
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Cessazione materia del contendere: IMU e autotutela
Un contribuente impugna un avviso di accertamento IMU relativo alla negata agevolazione prima casa. Durante il giudizio in Cassazione, il Comune annulla l'atto in autotutela, recependo una sentenza della Corte Costituzionale. La Suprema Corte dichiara quindi la cessazione della materia del contendere, estinguendo il giudizio e compensando le spese legali tra le parti.
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Raddoppio dei termini: la Cassazione esclude l’IRAP
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6864/2025, ha parzialmente accolto il ricorso di alcuni contribuenti, stabilendo un principio fondamentale: il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale, previsto in presenza di reati tributari, non è applicabile all'IRAP. La Corte ha invece confermato la legittimità della notifica agli ex-soci di società estinte e la corretta ripartizione dell'onere della prova in caso di operazioni inesistenti.
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Società di comodo: interpello non obbligatorio
Una società impugnava un avviso di accertamento che la qualificava come 'società di comodo', contestando la determinazione di un reddito minimo presunto e la negazione di un credito IVA. Dopo due sentenze sfavorevoli nei gradi di merito, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. La Corte ha stabilito che la presentazione dell'interpello disapplicativo non è un requisito obbligatorio per poter impugnare in sede giudiziaria l'accertamento. Si tratta di una mera facoltà per il contribuente, il quale conserva sempre il diritto di dimostrare direttamente in tribunale l'esistenza di cause di forza maggiore che giustificano la non operatività, senza preclusioni. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Collaborazione volontaria: errore del Fisco e sanzioni
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contribuente non può essere penalizzato con sanzioni maggiori a causa di un errore commesso dall'Agenzia delle Entrate durante una procedura di collaborazione volontaria. Se l'amministrazione finanziaria calcola erroneamente le imposte dovute (in questo caso, includendo IVA non applicabile), e ciò impedisce al contribuente di perfezionare la procedura, prevale il principio di tutela della buona fede. Di conseguenza, il contribuente ha diritto a beneficiare della massima riduzione sanzionatoria prevista dalla procedura, come se l'errore non fosse mai avvenuto.
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Tassazione atto giudiziario: no imposta se riformato
La Corte di Cassazione stabilisce che l'obbligo di pagare l'imposta di registro su un provvedimento decade se l'atto giudiziario che ne costituisce il presupposto viene definitivamente riformato. In questo caso, l'Agenzia delle Entrate aveva richiesto il pagamento di imposte su un trasferimento immobiliare disposto da una sentenza, successivamente annullata in appello. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, ritenendo irragionevole esigere il pagamento di un'imposta che dovrebbe essere immediatamente rimborsata, venendo meno il presupposto stesso della tassazione dell'atto giudiziario.
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Autotutela Fiscale: Limiti e Impugnazione del Diniego
Una società ha tentato di utilizzare l'istituto dell'autotutela fiscale per correggere presunti errori di calcolo in un accertamento definito anni prima tramite adesione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, ribadendo che l'accertamento con adesione è un atto definitivo e non può essere rimesso in discussione nel merito attraverso una successiva istanza di autotutela. Il diniego può essere impugnato solo per vizi propri dell'atto di rifiuto, non per riaprire la questione tributaria originale.
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Incertezza normativa: no sanzioni su imposta unica
La Corte di Cassazione, con ordinanza 6244/2025, ha stabilito un importante principio in materia di imposta unica sulle scommesse. Un operatore estero, pur essendo stato ritenuto soggetto passivo per l'attività svolta in Italia nell'anno 2008 tramite un intermediario locale, ha ottenuto l'annullamento totale delle sanzioni. La Corte ha riconosciuto una condizione di oggettiva incertezza normativa preesistente alla legge interpretativa del 2010, che rendeva non chiara l'applicazione del tributo a soggetti privi di concessione. Di conseguenza, mentre l'imposta resta dovuta, la sanzione non è applicabile.
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Dichiarazione integrativa: sì alla correzione in causa
Una società ha ricevuto una cartella di pagamento per IRAP e IVA non versati. Dopo aver presentato una dichiarazione integrativa e pagato parte del debito, ha contestato il resto. Le corti di merito hanno respinto il ricorso. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che una dichiarazione integrativa per correggere errori a sfavore del contribuente è sempre possibile, anche durante una causa e oltre i termini ordinari. Il principio della capacità contributiva prevale, consentendo al contribuente di dimostrare l'imposta effettivamente dovuta. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Esenzione IMU ruralità: conta la data della domanda
Un comune ha emesso un avviso di accertamento IMU per il 2013. Il contribuente ha rivendicato l'esenzione per la ruralità degli immobili, nonostante la richiesta di annotazione catastale fosse stata presentata solo nel 2017/2018. La Corte di Cassazione ha stabilito che per ottenere l'esenzione IMU ruralità con effetto retroattivo, la domanda doveva essere presentata entro il 30 settembre 2012. Le domande successive, come nel caso in esame, hanno efficacia solo dalla data di presentazione, rendendo dovuto il tributo per il 2013.
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Gestione Separata professionisti: la Cassazione decide
Un ingegnere, già lavoratore dipendente e iscritto alla propria cassa professionale (a cui versava solo il contributo integrativo), si è visto richiedere i contributi per la Gestione Separata. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di iscrizione per i redditi professionali non coperti da una contribuzione pensionistica piena. Tuttavia, ha annullato la richiesta dell'ente previdenziale, accogliendo l'eccezione di prescrizione. La Corte ha chiarito che il termine di cinque anni per la riscossione decorre dalla scadenza del termine per il pagamento dei contributi e non dalla data di presentazione della dichiarazione dei redditi.
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