Un uomo agli arresti domiciliari si è allontanato dalla propria abitazione e ha successivamente minacciato il pubblico ufficiale incaricato del controllo per impedire la redazione del verbale. La difesa ha invocato la scriminante dello stato di necessità, sostenendo che l'imputato fosse uscito di casa per inseguire il figlio piccolo scappato da una porta lasciata aperta per il caldo estivo. I giudici hanno smentito radicalmente tale versione, rilevando che l'episodio è avvenuto in pieno inverno, precisamente a febbraio. Inoltre, la Corte ha ribadito che la minaccia contro il pubblico ufficiale integra reato a prescindere dal raggiungimento dell'intimidazione o dalla presenza di testimoni terzi. La Cassazione ha confermato la condanna, dichiarando inammissibile il ricorso sul reato di evasione e stato di necessità e disponendo il pagamento delle spese e della sanzione alla Cassa delle ammende.
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