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Art. 380 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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241 provvedimenti

Altri anni per Art. 380 Codice di Procedura Civile

Ammissione credito erariale: basta la liquidazione
Una società in procedura fallimentare ha contestato l'ammissione di un credito fiscale rivendicato dall'Amministrazione Finanziaria. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che ai fini dell'ammissione del credito erariale al passivo fallimentare, l'ente impositore può dimostrare la propria pretesa attraverso gli atti di liquidazione automatica basati sulla dichiarazione del contribuente, senza che sia necessaria la preventiva notifica di una cartella di pagamento. La Corte ha sottolineato che la sostanza del debito, se non contestata nel merito, prevale sugli aspetti meramente formali.
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Giudizio di rinvio: limiti alle nuove domande
Un lavoratore, dopo aver ottenuto in Cassazione l'annullamento di una sentenza d'appello sfavorevole, nel successivo giudizio di rinvio ha chiesto il pagamento di retribuzioni e TFR maturati nel frattempo. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, specificando che il giudizio di rinvio è un procedimento 'chiuso' e non consente l'introduzione di domande nuove, limitandosi a riesaminare l'appello originale.
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Liquidazione spese legali: limiti e vizi della sentenza
Una contribuente ha impugnato una decisione sulla liquidazione spese legali che le riconosceva un importo irrisorio e si pronunciava oltre la sua richiesta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice non può scendere sotto i minimi tariffari e non può decidere su domande non proposte (vizio di ultrapetita). La Corte ha chiarito che l'omessa distrazione delle spese è un errore materiale da correggere, non un motivo di impugnazione, e ha rinviato il caso per un nuovo calcolo.
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Querela di falso: chi prova l’autenticità del doc?
Un professionista ottiene un decreto ingiuntivo basato su un riconoscimento di debito. Il debitore si oppone con una querela di falso. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, dichiara il ricorso inammissibile e ribadisce che l'onere della prova della falsità grava su chi la eccepisce. Viene inoltre sottolineata l'importanza del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione.
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Responsabilità in espropriazione: la decisione finale
In una complessa vicenda giudiziaria durata decenni, relativa a un'illegittima occupazione di terreni per la realizzazione di un'opera pubblica, la Corte di Cassazione si è pronunciata su questioni procedurali dirimenti. Il caso verteva sulla corretta individuazione del soggetto legittimato a impugnare una sentenza d'appello a seguito di trasformazioni normative che avevano modificato la rappresentanza legale di un ente pubblico. Gli eredi dei proprietari originali sostenevano che la sentenza d'appello, che riconosceva la responsabilità solidale dell'ente, fosse passata in giudicato. La Corte ha rigettato il ricorso, ricostruendo l'evoluzione legislativa e confermando che l'impugnazione era stata validamente proposta dal soggetto all'epoca legalmente rappresentante dell'ente, impedendo così la formazione del giudicato. Di conseguenza, la questione della responsabilità in espropriazione rimane definita dalle precedenti sentenze della stessa Corte, che avevano escluso la colpa dell'ente.
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Accertamento sintetico: le vecchie regole valgono
Un contribuente ha impugnato un accertamento sintetico per il 2007, basato su incrementi patrimoniali avvenuti nel 2010-2011. Sosteneva che dovessero applicarsi le nuove norme, che impediscono la ripartizione delle spese su anni precedenti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che le modifiche legislative al redditometro introdotte nel 2010 non sono retroattive e si applicano solo dal periodo d'imposta 2009. Per gli anni precedenti, restano valide le vecchie regole, inclusa la "spalmatura" delle spese.
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Nulla osta espulsione: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro un decreto di espulsione. Il ricorrente lamentava la mancanza del nulla osta espulsione da parte del giudice penale, dato un procedimento a suo carico. La Corte ha chiarito che tale autorizzazione è posta a tutela delle esigenze della giustizia penale e non costituisce un diritto dello straniero, il quale non ha quindi interesse a far valere la sua omissione. Il diritto di difesa dell'espulso è garantito da altre norme che consentono il rientro per il processo.
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Impugnazione licenziamento: come fare ricorso plurimo
Un lavoratore riceve due licenziamenti distinti e li contesta con un'unica lettera. La Corte d'Appello ritiene valida l'impugnazione per un solo atto, ma la Cassazione ribalta la decisione. Secondo i giudici supremi, l'uso della congiunzione 'e' e di aggettivi al plurale nella lettera dimostra in modo inequivocabile la volontà di contestare entrambi i provvedimenti. La sentenza sottolinea l'importanza della precisione testuale nell'impugnazione del licenziamento per evitare la decadenza dei propri diritti.
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Contestazione disciplinare: i limiti del giudice
Un quadro di primo livello, licenziato per giusta causa per un presunto schema illecito volto a generare provvigioni indebite, si è visto respingere il ricorso dalla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che la valutazione sulla tempestività della contestazione disciplinare è un giudizio di merito riservato al giudice e non può essere riesaminato in sede di legittimità se la motivazione è logica e adeguata. Il caso ribadisce che l'immediatezza della sanzione va rapportata alla complessità degli accertamenti necessari.
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Licenziamento per giusta causa: la Cassazione decide
Un dipendente di una compagnia assicurativa viene licenziato per giusta causa dopo aver richiesto rimborsi per spese sanitarie gonfiate. La Corte di Cassazione conferma la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso del lavoratore in quanto mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità. La Corte ha ribadito che l'onere di provare il pagamento effettivo delle somme richieste spettava al dipendente.
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Deposito sentenza notificata: l’errore che costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato improcedibile un ricorso perché il ricorrente, pur avendo dichiarato nell'atto che la sentenza impugnata era stata notificata, non ha poi provveduto al deposito della sentenza notificata completa di relata di notifica, come richiesto dalla legge. La Corte ha sottolineato che tale dichiarazione genera un'autoresponsabilità processuale che non può essere ritrattata, rendendo l'omissione un errore insanabile che conduce all'improcedibilità del ricorso.
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Responsabilità solidale appalti: la Cassazione chiarisce
Una lavoratrice impiegata in un appalto di ristorazione ha citato in giudizio sia la società committente che l'appaltatrice e la sua datrice di lavoro per ottenere il pagamento di TFR, ferie e permessi non goduti. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2615/2025, ha stabilito che la responsabilità solidale appalti pubblici, disciplinata dal D.Lgs. 163/2006, si applica anche alle indennità per ferie e permessi. La Corte ha chiarito che invocare in appello una norma diversa da quella del primo grado (in questo caso, l'art. 118 del Codice Appalti invece dell'art. 29 del D.Lgs. 276/2003) non costituisce una domanda nuova, se i fatti alla base della richiesta restano invariati, in virtù del principio iura novit curia.
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Qualificazione giuridica domanda: il giudice decide la norma
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla qualificazione giuridica della domanda. In un caso riguardante la responsabilità solidale in una catena di appalti pubblici, la Corte ha annullato la decisione d'appello che aveva ritenuto inammissibile una richiesta dei lavoratori basata su una norma di legge diversa da quella originariamente invocata. Secondo la Cassazione, se i fatti presentati a fondamento della richiesta rimangono identici, il giudice ha il potere-dovere di applicare la norma corretta, in base al principio 'iura novit curia', senza che ciò costituisca una domanda nuova.
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Responsabilità solidale appalti: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che i lavoratori in un appalto pubblico possono vedersi applicare la disciplina sulla responsabilità solidale appalti prevista dal Codice dei Contratti Pubblici, anche se non l'hanno invocata in primo grado. I giudici hanno chiarito che modificare il riferimento normativo in appello, a parità di fatti e di richiesta, non costituisce una domanda nuova e inammissibile, in applicazione del principio 'iura novit curia'. La sentenza ha quindi cassato la decisione d'appello che negava ai lavoratori il diritto di chiedere il pagamento delle ferie non godute in solido tra committente e appaltatore.
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Responsabilità solidale appalti: le tutele del lavoratore
Un lavoratore ha citato in giudizio il suo datore di lavoro, l'appaltatore e il committente per ottenere il pagamento di differenze retributive e altre indennità. La Corte di Cassazione, intervenendo sul caso, ha stabilito principi fondamentali in materia di responsabilità solidale negli appalti. Ha chiarito che invocare la normativa specifica per gli appalti pubblici (D.Lgs. 163/2006) invece di quella generale non costituisce una domanda nuova, ma una mera precisazione che il giudice deve valutare. Inoltre, ha confermato che l'abolizione del 'beneficium excussionis' ha effetto immediato anche sui crediti sorti in precedenza. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Notifica cartella esattoriale: quando è valida?
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento, sostenendo l'invalidità della notifica per vizi formali e l'utilizzo di un agente non autorizzato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che anche una notifica cartella esattoriale viziata è considerata valida se il contribuente dimostra di averne avuto conoscenza presentando un tempestivo ricorso. Questo principio, noto come "sanatoria per raggiungimento dello scopo", sana la nullità procedurale, rendendo irrilevanti le altre eccezioni del contribuente sulla prova della notifica. La Corte ha confermato che solo una notifica completamente inesistente è insanabile.
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Onere della prova: appello tardivo e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate per non aver assolto all'onere della prova riguardo la tempestività del proprio appello. La sentenza impugnata si basava su due autonome ragioni: l'infondatezza nel merito e la tardività del gravame. Poiché l'Agenzia non ha fornito la documentazione necessaria a smentire la tardività, la Corte ha rigettato il motivo procedurale, assorbendo e rendendo inammissibile anche quello di merito per difetto di interesse. Questo caso sottolinea l'importanza del principio di autosufficienza del ricorso e del corretto adempimento dell'onere della prova.
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Mancato deposito cartolina A.R.: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria per il mancato deposito della cartolina A.R. relativa alla notifica dell'atto. Secondo la Corte, tale omissione impedisce di verificare il corretto perfezionamento della notifica e l'instaurazione del contraddittorio, rendendo l'impugnazione improcedibile.
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Accordo conciliativo in Cassazione: fine della lite
Una società impugnava un avviso di accertamento fiscale fino in Corte di Cassazione. Durante il giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo conciliativo. La Suprema Corte, applicando le nuove normative, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo fine al processo con compensazione delle spese. La decisione evidenzia l'efficacia del nuovo istituto dell'accordo conciliativo in Cassazione per definire le liti tributarie.
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Opposizione atti esecutivi: l’errore del creditore
La Corte di Cassazione chiarisce la distinzione tra opposizione all'esecuzione (art. 615 c.p.c.) e opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.). Un creditore che contesta le modalità con cui il giudice attua un'ordinanza di demolizione non può usare l'art. 615, riservato al debitore. Lo strumento corretto è l'opposizione agli atti esecutivi. L'errore procedurale ha portato alla dichiarazione di tardività e inammissibilità dell'azione, confermando l'importanza della scelta del giusto rimedio legale.
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