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Art. 380 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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241 provvedimenti

Altri anni per Art. 380 Codice di Procedura Civile

Compenso amministratore: quando è deducibile?
L'Agenzia delle Entrate ha contestato la deducibilità del compenso erogato agli amministratori di una S.r.l. La Corte di Cassazione ha stabilito l'assoluta incompatibilità tra la carica di presidente del CdA (o amministratore unico) e la qualifica di lavoratore dipendente. Di conseguenza, il relativo costo non è deducibile come spesa per lavoro dipendente. Per gli altri amministratori, la compatibilità è possibile solo se si dimostra un reale vincolo di subordinazione e lo svolgimento di mansioni diverse da quelle della carica sociale.
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Onere della prova redditometro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un accertamento fiscale basato sul redditometro. L'Amministrazione finanziaria aveva contestato un maggior reddito per quattro anni d'imposta, fondandosi sulla spesa per due auto e una quota di un immobile. Il contribuente ha tentato di giustificare la spesa con dichiarazioni di terzi (familiari), ma la Corte ha ritenuto tale prova insufficiente, confermando che l'onere della prova redditometro grava sul contribuente. La sentenza del giudice di merito è stata considerata adeguatamente motivata e non apparente, in quanto ha logicamente spiegato perché le dichiarazioni non fossero attendibili.
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Notifica PEC indirizzo non pubblico: quando è valida?
Una società ha impugnato diverse cartelle di pagamento, contestando la validità della notifica PEC ricevuta da un indirizzo dell'Agente della riscossione non presente nei pubblici elenchi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, non perché la notifica fosse valida, ma perché la questione è stata sollevata per la prima volta in sede di legittimità. La Corte ha ribadito che non è possibile introdurre nuove questioni di fatto e di diritto nel giudizio di Cassazione.
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Cessazione materia del contendere: estinzione giudizio
Una contribuente impugna una cartella di pagamento per un'imposta di registro. Durante il ricorso in Cassazione, la coobbligata paga l'intero importo dovuto. La Suprema Corte dichiara la cessazione della materia del contendere e l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali tra le parti.
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Registrazione a debito: chi paga se vince con legal aid?
Una curatela fallimentare, ammessa al patrocinio a spese dello Stato, dopo aver vinto una causa si è vista richiedere dall'Agenzia delle Entrate il pagamento dell'imposta di registro sulla sentenza. La Corte di Cassazione ha annullato la pretesa fiscale, stabilendo che la parte vittoriosa con patrocinio statale non è tenuta al pagamento. L'onere della registrazione a debito spetta al cancelliere e l'imposta grava interamente sulla parte soccombente, anche in caso di omessa registrazione.
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Imposta di registro concordato: ecco la base imponibile
Una società ha impugnato avvisi di liquidazione per l'imposta di registro su un concordato fallimentare. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5880/2025, ha parzialmente accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: nel calcolo dell'imposta di registro concordato, il valore dei debiti accollati dal terzo assuntore non deve essere incluso nella base imponibile. Quest'ultima è costituita esclusivamente dal valore dei beni e dei diritti trasferiti.
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Rimborso credito d’imposta: la prova senza certificato
Una società bancaria ha richiesto un rimborso credito d'imposta, acquisito tramite una cessione d'azienda. L'Agenzia delle Entrate si è opposta, eccependo un vizio procedurale e la mancanza di prove. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo due principi chiave: un diniego relativo a modalità alternative di pagamento non costituisce un rigetto del diritto al rimborso; inoltre, il contribuente può provare il proprio diritto al rimborso del credito d'imposta con mezzi di prova equipollenti, anche in assenza del certificato formale del sostituto d'imposta.
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Imposta di registro fatto-reato: quando si applica?
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti per l'esenzione dall'imposta di registro per fatto-reato. Sebbene non sia necessaria una condanna penale ma solo l'astratta configurabilità del reato, il giudice di legittimità non può rivalutare i fatti per accertare elementi del crimine, come l'intento, se questi sono già stati esclusi dal giudice di merito. Nel caso specifico, una contribuente si è vista negare l'esenzione fiscale sulla somma che l'ex coniuge doveva restituirle, poiché il giudice di appello aveva escluso la sussistenza del reato di appropriazione indebita.
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Diniego di autotutela: quando è impugnabile?
Un contribuente impugna un diniego di autotutela per diverse pretese. La Cassazione conferma che l'impugnazione è ammissibile solo se si deduce un interesse generale alla rimozione dell'atto, non per contestare nel merito una pretesa ormai definitiva. Viene inoltre ribadito il difetto di giurisdizione del giudice tributario per contributi e sanzioni non tributarie.
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Giudizio di rinvio: limiti e poteri del giudice
Un lavoratore ha richiesto un compenso extra per mansioni aggiuntive. Dopo un primo annullamento della Cassazione, la Corte d'Appello, in sede di giudizio di rinvio, ha nuovamente respinto la domanda, ritenendo che il lavoratore stesso avesse ammesso di aver svolto le attività spontaneamente e senza obbligo contrattuale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, sottolineando gli ampi poteri del giudice del rinvio nel riesaminare i fatti e nel qualificare la domanda sulla base delle allegazioni delle parti.
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Motivi aggiunti tributario: i limiti per nuove eccezioni
Una società di autoriparazioni ha ricevuto un accertamento fiscale basato su acquisti non fatturati, scoperti presso un fornitore. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società, stabilendo un principio fondamentale: nuove contestazioni, come la violazione del contraddittorio, non possono essere introdotte con semplici memorie illustrative, ma richiedono la procedura specifica dei motivi aggiunti tributario, ammessa solo in casi eccezionali. La Corte ha quindi confermato la validità dell'accertamento dell'Amministrazione Finanziaria.
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Responsabilità mediatore: obbligo di informazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9395/2025, ha ribadito la responsabilità del mediatore immobiliare che omette di informare l'acquirente della presenza di un'ipoteca sull'immobile. Anche se l'acquirente ottiene il doppio della caparra dal venditore inadempiente, il mediatore è comunque tenuto a restituire la provvigione percepita, in quanto il suo inadempimento ha reso l'affare non concluso. La Corte ha inoltre corretto un errore nel calcolo dell'importo da restituire, limitandolo alla sola provvigione effettivamente versata.
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Risarcimento danni dirigente: la prova del danno è cruciale
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava il risarcimento danni a una confederazione imprenditoriale contro un suo ex dirigente per mala gestio. Nonostante la condotta illecita del manager, la richiesta è stata respinta per mancata prova di un danno economico effettivo e concreto subito dall'azienda. La sentenza ribadisce che l'onere di dimostrare il pregiudizio patrimoniale grava interamente sul datore di lavoro che avanza la pretesa di risarcimento danni dirigente.
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Abuso del concordato: la Cassazione conferma fallimento
Una società rinuncia al concordato con riserva per depositarne uno pieno, tentando di aggirare i termini. La Cassazione conferma il fallimento, ravvisando un abuso del concordato e respingendo i motivi di ricorso sulla violazione del contraddittorio e la valutazione dello stato di insolvenza.
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Impugnazione del testamento: la Cassazione decide
Una complessa vicenda ereditaria, incentrata sull'impugnazione del testamento olografo di una defunta, giunge in Cassazione. Gli eredi ricorrenti contestavano la validità del testamento più recente a favore di un fratello, sostenendo la validità di uno precedente. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, dichiarando i motivi inammissibili per vizi procedurali. La decisione sottolinea l'importanza di formulare correttamente i motivi di ricorso, che devono censurare specificamente le ragioni della sentenza d'appello e non limitarsi a riproporre le stesse argomentazioni.
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Improcedibilità del ricorso: la relata di notifica
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso presentato da un cittadino a causa del mancato deposito tempestivo della relata di notifica della sentenza impugnata. L'ordinanza sottolinea che tale adempimento è un onere perentorio previsto dal codice di procedura civile e la sua omissione non è sanabile, neanche se la controparte non solleva obiezioni. Questa decisione ribadisce il rigore formale del giudizio di legittimità e le gravi conseguenze derivanti da vizi procedurali.
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Errore materiale: spese legali e patrocinio statale
La Corte di Cassazione interviene per la correzione di un errore materiale in una propria ordinanza. Il provvedimento originale condannava una società al pagamento delle spese processuali, omettendo di specificare che il versamento andava fatto a favore dello Stato, poiché la controparte era ammessa al patrocinio a spese dello Stato. La Corte ha quindi integrato il dispositivo, chiarendo che le somme sono dovute all'Erario, in applicazione della normativa sul patrocinio statale.
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Rinuncia all’impugnazione: chi paga le spese legali?
Una società di trasporti, dopo aver perso in appello una causa contro un dipendente per il calcolo di alcune indennità, ricorre in Cassazione. Successivamente, decide per la rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte dichiara estinto il processo e, applicando il principio della soccombenza virtuale, condanna la società a pagare tutte le spese legali del dipendente, ritenendola la parte che avrebbe perso se il giudizio fosse proseguito.
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Rinuncia al ricorso: costi e conseguenze in Cassazione
Una società di trasporti, dopo aver perso in primo e secondo grado una causa di lavoro su indennità retributive, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, ha optato per la rinuncia al ricorso. La Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del processo e, applicando il principio della soccombenza virtuale, ha condannato la società a pagare le spese legali al dipendente, ritenendo che l'appello sarebbe stato verosimilmente respinto.
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Decadenza contratti a termine: la Cassazione chiarisce
Un lavoratore impugnava una serie di contratti di somministrazione a termine. La Corte d'Appello dichiarava la decadenza dall'impugnazione per quasi tutti i contratti. La Cassazione ha ribaltato la decisione, chiarendo che, per effetto della proroga introdotta dal D.L. 225/2010, il nuovo e più breve termine di decadenza contratti a termine è entrato in vigore solo dal 31 dicembre 2011. Pertanto, l'impugnazione del lavoratore era tempestiva per tutti i rapporti di lavoro.
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