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Art. 360 Codice di Procedura Civile — Anno 2023

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7014 provvedimenti

Altri anni per Art. 360 Codice di Procedura Civile

Disdetta del contratto di locazione: nel dubbio vince l’inquilino
Una società locatrice sostiene di aver inviato tempestivamente la disdetta del contratto di locazione commerciale tramite raccomandata. La società conduttrice ribatte che la busta conteneva solo una proposta transattiva e che la disdetta vera e propria è giunta fuori tempo massimo. Nel giudizio di rinvio, la Corte d'Appello rileva un contrasto insanabile tra i testimoni delle due parti. Di conseguenza, applicando la regola sull'onere della prova, stabilisce che la locatrice non ha dimostrato l'invio tempestivo, dichiarando il rinnovo del contratto per altri sei anni. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della locatrice: la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e, in caso di prove del tutto contraddittorie, la causa viene persa da chi aveva l'obbligo di dimostrare il fatto.
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Definizione agevolata: la Cassazione chiude la lite sulla cava
Una società contribuente ha impugnato un avviso di accertamento ICI relativo a una cava estrattiva. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha richiesto l'estinzione del processo avendo aderito alla definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023. Avendo la contribuente pagato la prima rata e presentato regolare domanda, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, escludendo il pagamento del doppio contributo unificato.
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Valore probatorio del verbale d’udienza: accordo o illusione?
Il Professionista ha citato in giudizio un Ente Previdenziale, chiamando in causa anche due Terzi Soggetti. Il Tribunale ha rigettato la domanda, condannando il Professionista a pagare le spese legali dei Terzi. Il Professionista ha fatto appello sostenendo che vi fosse un accordo per la compensazione delle spese, richiamando il verbale di un'udienza in cui il suo avvocato dichiarava di associarsi a tale accordo. La Corte d'Appello e poi la Cassazione hanno respinto la tesi. La Suprema Corte ha chiarito il valore probatorio del verbale d'udienza: esso fa fede fino a querela di falso solo sulla provenienza delle dichiarazioni e sui fatti avvenuti davanti al cancelliere, ma non prova la verità storica dell'accordo se le altre parti non lo hanno espressamente confermato a verbale. Il ricorso è inammissibile e il Professionista perde la causa.
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Fisco contro contribuente: ammessa la perizia tecnica in appello
Il caso nasce dall'impugnazione di un avviso di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate contestava a un contribuente una plusvalenza non dichiarata sulla vendita di un terreno con fabbricati. La Commissione Tributaria Regionale aveva confermato la tassazione, rifiutando di valutare una relazione tecnica presentata dal contribuente perché ritenuta un documento nuovo inammissibile. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che la perizia tecnica in appello è sempre ammissibile come allegazione difensiva a contenuto tecnico, purché depositata nel rispetto dei termini di legge. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza precedente, rinviando la causa ai giudici di secondo grado per un nuovo esame che tenga conto della relazione dell'esperto.
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Accertamento della subordinazione: l’azienda perde in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'azienda contro l'ente previdenziale. L'ente aveva richiesto il pagamento di contributi per l'impiego irregolare di alcuni dipendenti. I giudici di merito avevano accertato l'esistenza di un rapporto di lavoro dipendente. La Suprema Corte ha confermato che l'accertamento della subordinazione spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscusso in sede di legittimità se la motivazione è logica e coerente. Inoltre, l'assenza ingiustificata del lavoratore non cancella l'obbligo di versare i contributi previdenziali. L'azienda è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Opposizione alla liquidazione: tariffe piene per la lite sul CTU
La Corte di Cassazione ha chiarito che il giudizio di opposizione alla liquidazione dei compensi del CTU ha natura contenziosa e non di volontaria giurisdizione. Nel caso specifico, i Clienti avevano contestato la decisione del Tribunale di Grosseto, che aveva liquidato i compensi del loro avvocato applicando le tariffe ridotte della volontaria giurisdizione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che per calcolare i compensi del difensore si devono applicare i parametri dei giudizi ordinari di cognizione. Di conseguenza, la decisione precedente stata annullata con rinvio al Tribunale per un nuovo calcolo delle spese.
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Impugnazione del lodo arbitrale: firma del notaio e rigetto
Un'azienda immobiliare e due privati hanno proposto l'impugnazione del lodo arbitrale che li condannava a restituire il doppio della caparra confirmatoria a un acquirente, dopo il recesso da un contratto preliminare di compravendita. I ricorrenti contestavano la validità della clausola compromissoria per una discrepanza di date e la mancata astensione dell'arbitro, figlio del notaio autenticante. La Corte d'Appello ha respinto l'impugnazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Gli ermellini hanno chiarito che il giudizio di legittimità non può riesaminare i fatti di causa, ma deve limitarsi a verificare la conformità alla legge della sentenza d'appello. Inoltre, i motivi di ricorso mancavano di specificità e riproponevano questioni di fatto non censurabili in Cassazione, oltre a sollevare per la prima volta violazioni della legge notarile. Di conseguenza, i ricorrenti hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Classificazione doganale: dazio zero solo per uso esclusivo
L'Azienda Importatrice e il suo mandatario doganale hanno importato in Italia dei convertitori elettrici statici, dichiarandoli sotto una voce tariffaria che prevede un dazio dello 0%. L'Agenzia delle Dogane ha invece rettificato la dichiarazione, applicando un'aliquota del 3,3% sul presupposto che i dispositivi avessero utilizzi plurimi e non esclusivi per telecomunicazioni o computer. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Dogane, stabilendo che la corretta classificazione doganale per i convertitori statici con uso multifunzionale (come la ricarica di piccoli utensili o apparecchi audio/video) rientra nella voce tariffaria con dazio superiore. La sentenza d'appello favorevole all'importatore è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado.
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Polizza fideiussoria immobili da costruire: l’assicurazione paga
Un acquirente firma un contratto preliminare per un appartamento da realizzare, garantito da una polizza fideiussoria immobili da costruire contro il rischio di insolvenza del costruttore. A seguito del fallimento della società costruttrice, l'acquirente chiede il rimborso dell'acconto di centododicimila euro. La compagnia assicurativa si oppone, sostenendo che il contratto si era già risolto prima del fallimento e che l'immobile era uscito dal patrimonio. I giudici di merito respingono l'opposizione, rilevando che l'immobile non era mai stato costruito ed era stato soppresso dal progetto. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso dell'assicurazione inammissibile, poiché volto a ottenere una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. L'acquirente ottiene definitivamente il rimborso.
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Definizione agevolata: la Cassazione ferma la tassa sulla truffa
I Contribuenti hanno impugnato l'avviso di liquidazione dell'imposta di registro al 3% applicata su una sentenza di condanna alla restituzione di somme derivanti da una truffa subita. I Contribuenti sostenevano l'ingiustizia di tassare un recupero crediti di fatto impossibile a causa dell'insolvenza del truffatore. Nelle more del giudizio di Cassazione, i Contribuenti hanno presentato domanda di definizione agevolata per sanare la pendenza tributaria. La Corte di Cassazione, preso atto della richiesta e della pendenza della procedura di sanatoria, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per verificare il perfezionamento della definizione agevolata.
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Fornitura di acqua non potabile: risarcimento al giudice civile
Due utenti hanno citato in giudizio il gestore idrico chiedendo il risarcimento dei danni causati dalla fornitura di acqua non potabile a causa dell'eccessiva presenza di arsenico. Il gestore ha chiamato in causa la Regione per essere sollevato da ogni responsabilità. La Corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta di risarcimento per la fornitura di acqua non potabile rientra nella giurisdizione del giudice ordinario, trattandosi di un inadempimento contrattuale del gestore. Inoltre, anche la domanda di manleva contro la Regione spetta al giudice ordinario, poiché strettamente collegata alla causa principale di risarcimento. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio per decidere sul merito della garanzia.
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Riparto di giurisdizione: Comune contro allevatori per i pascoli
Un Comune ha chiesto la condanna di alcuni Allevatori al rilascio di un terreno pubblico e al pagamento dei canoni arretrati per l'occupazione. Gli Allevatori si sono difesi sostenendo di possedere regolari concessioni amministrative e hanno eccepito il difetto di giurisdizione del giudice ordinario a favore del giudice amministrativo. Dopo le decisioni dei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione, rilevando la complessità della questione relativa al riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e amministrativo in materia di concessioni di beni demaniali, ha deciso di rimettere la causa alle Sezioni Unite. Saranno queste ultime a stabilire quale giudice sia competente a decidere sulla validità delle concessioni e sulla richiesta di rilascio dei terreni.
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Arsenico in casa: risarcimento danni per acqua non potabile
Alcuni utenti hanno citato in giudizio il Gestore del servizio idrico chiedendo il risarcimento danni per acqua non potabile a causa dell'eccessiva presenza di arsenico. Il Tribunale ha condannato il Gestore al risarcimento e alla riduzione della bolletta, ma ha escluso la giurisdizione del giudice ordinario sulla domanda di manleva proposta dal Gestore contro la Regione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Gestore sulla responsabilità contrattuale, confermando che l'erogazione di acqua non potabile costituisce un grave inadempimento. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso sulla giurisdizione, stabilendo che il giudice ordinario è competente anche a decidere sulla domanda di manleva contro la Regione, trattandosi di una richiesta accessoria a quella principale di risarcimento. La causa è stata quindi rinviata al Tribunale per decidere su questo specifico aspetto.
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Onere della prova: il Consorzio perde contro il Subappaltatore
Il Consorzio ha promosso un'azione di accertamento negativo contro il Subappaltatore per dichiarare non dovuto un debito derivante da una scrittura privata del 2011. Il Subappaltatore ha proposto domanda riconvenzionale per ottenere il pagamento del 40% di una transazione conclusa tra il Consorzio e la Stazione Appaltante. Il Consorzio sosteneva che tale somma riguardasse anche altre vicende esterne all'accordo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Consorzio, confermando che l'onere della prova circa la diversa imputazione delle somme spetta a chi contesta il debito (il Consorzio) e non al creditore. Il principio della vicinanza della prova impone infatti che sia il soggetto con maggiore facilità di accesso alle prove a dover dimostrare i fatti estintivi o modificativi del diritto altrui.
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Usucapione della servitù di passaggio: vince il vicino
I comproprietari di un terreno hanno citato in giudizio il vicino per far dichiarare l'inesistenza di un diritto di passaggio sul loro fondo. La Corte d'Appello ha invece riconosciuto l'avvenuta usucapione della servitù di passaggio a favore del vicino, basandosi sulla presenza storica di una stradella in terra battuta utilizzata per oltre vent'anni e regolarmente mantenuta. I proprietari hanno proposto ricorso in Cassazione, contestando la valutazione delle prove e l'effettivo possesso del vicino. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare i fatti e le prove già esaminati nei gradi precedenti, confermando così la decisione d'appello. Di conseguenza, i proprietari del terreno perdono la causa e devono rimborsare le spese legali agli eredi del vicino.
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Contratto di somministrazione: acqua staccata senza firma
Un'associazione di proprietari ha chiesto a due residenti di interrompere l'uso abusivo dell'acqua proveniente dalle sue condutture, in mancanza di un regolare contratto di somministrazione. Le residenti sostenevano invece di avere un diritto di servitù di acquedotto. La Corte d'Appello ha dato ragione all'associazione, ordinando il distacco dei tubi. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il rapporto tra le parti era regolato da un contratto di somministrazione stipulato dal precedente proprietario, e non da un diritto reale. Di conseguenza, l'associazione, pur non essendo proprietaria dei terreni, ha il pieno diritto di interrompere la fornitura idrica in caso di mancata firma del contratto o di inadempimento delle utenti.
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Presunzione di condominialità: condominio perde il terreno incolto
Il Condominio ha richiesto la proprietà di un terreno adiacente, sostenendo che fosse un bene comune o di averlo acquistato per usucapione. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, rilevando che l'area era incolta, priva di servizi condominiali e situata in posizione defilata, escludendo così la presunzione di condominialità. Il Condominio ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la presunzione di condominialità non si applica a un'area esterna che non ha una funzione di servizio o di cortile per l'edificio. Inoltre, la Cassazione non può rivalutare le prove sul possesso utile all'usucapione, trattandosi di un accertamento di fatto riservato ai giudici di merito. Di conseguenza, il Condominio perde la causa e deve pagare il doppio del contributo unificato.
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Responsabilità sanzioni tributarie: lo schermo societario non salva
Il Legale Rappresentante di una società ha impugnato l'atto di irrogazione sanzioni emesso dall'Agenzia delle Dogane per omesso versamento di accise sul gasolio e indebita compensazione di crediti d'imposta. Il ricorrente sosteneva che le sanzioni dovessero gravare solo sulla società dotata di personalità giuridica. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la personale responsabilità sanzioni tributarie del legale rappresentante. I giudici hanno chiarito che lo schermo societario non protegge l'amministratore qualora la società sia utilizzata come mero strumento di frode a vantaggio personale dei soggetti fisici.
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Valore in dogana delle merci: scontro tra fisco e royalties
L'Ufficio Doganale ha contestato a una nota Società Importatrice la mancata inclusione delle royalties pagate ai titolari dei marchi nel calcolo del valore in dogana delle merci importate dalla Cina. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato inizialmente ragione alla società, escludendo il potere di controllo dei licenzianti sui produttori esteri. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Ufficio Doganale. La Suprema Corte ha stabilito che i diritti di licenza devono essere sommati al prezzo delle merci se il licenziante esercita un controllo, anche indiretto o di gruppo, sul produttore o sull'importatore, rendendo il pagamento una condizione di vendita. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame dei contratti.
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Liquidazione dei compensi professionali: l’Azienda perde
Un'Azienda Sanitaria ha contestato la parcella del proprio legale per una causa di lavoro vinta, sostenendo che fosse stato applicato uno scaglione tariffario eccessivo. Il Tribunale ha invece ritenuto congrui i parametri medi per le cause di valore indeterminabile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'ente pubblico, confermando la correttezza del calcolo. La Suprema Corte ha chiarito che, per contestare la liquidazione dei compensi professionali, non basta una critica generica, ma occorre indicare specificamente le singole voci della tariffa ritenute errate, rispettando il principio di autosufficienza del ricorso. L'Azienda Sanitaria è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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