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Art. 360-bis Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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555 provvedimenti

Altri anni per Art. 360-bis Codice di Procedura Civile

Rivalutazione redditi: pensione legata ai contributi
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio cruciale in tema di rivalutazione redditi per il calcolo delle pensioni dei professionisti. Sebbene la cassa di previdenza abbia errato nell'applicare un indice di rivalutazione inferiore a quello dovuto per legge, i professionisti non possono ottenere una pensione ricalcolata sulla base dell'indice corretto (più alto) se non hanno versato i corrispondenti maggiori contributi. La sentenza afferma che l'importo della pensione è indissolubilmente legato alla contribuzione 'effettivamente versata', respingendo l'idea di un ricalcolo automatico.
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Rivalutazione redditi pensione: cosa decide la Cassazione
Un professionista ha richiesto la riliquidazione della sua pensione, basata su un indice di rivalutazione dei redditi più alto rispetto a quello applicato dalla Cassa Previdenziale. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22836/2025, ha stabilito un principio fondamentale: sebbene l'indice di rivalutazione corretto fosse quello più elevato, la pensione deve essere calcolata in base ai contributi effettivamente versati. Pertanto, il calcolo deve utilizzare l'indice inferiore, corrispondente alla contribuzione pagata, e non quello superiore per cui non è stata versata la relativa contribuzione.
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Contributo di solidarietà: illegittimo senza legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa previdenziale professionale contro la decisione di merito che aveva annullato l'imposizione di un contributo di solidarietà sulla pensione di un iscritto. La Corte ha ribadito il suo orientamento consolidato: un simile prelievo, avendo natura di prestazione patrimoniale imposta, può essere introdotto solo da una legge dello Stato e non da un regolamento interno della Cassa. Di conseguenza, il diritto del pensionato a recuperare le somme trattenute si prescrive in dieci anni.
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Prova presuntiva e mala gestio: il verbale GDF
Un ex amministratore di una società fallita ha impugnato in Cassazione la sua condanna al pagamento delle spese legali in un'azione revocatoria. L'azione si fondava sulla sua presunta mala gestio, dedotta da un verbale della Guardia di Finanza. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, affermando che gli accertamenti fiscali definitivi, scaturiti da quel verbale, costituiscono una valida prova presuntiva della cattiva gestione, legittimando così la base dell'azione revocatoria.
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Revocatoria locazione ultranovennale e fallimento: la scelta
La Cassazione chiarisce che il curatore fallimentare può agire con azione revocatoria ordinaria contro un contratto di locazione ultranovennale stipulato dal fallito, anche a vita, se pregiudizievole per i creditori. Questa azione non è preclusa dalla facoltà di recesso prevista dalla legge fallimentare. La Corte ha inoltre ribadito che, ai fini della prescrizione, gli effetti della notifica si scindono, interrompendo il termine per l'attore al momento della consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario.
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Revocatoria atto di divisione: i requisiti chiave
Un creditore ha agito per rendere inefficace un atto di divisione patrimoniale tra due coniugi, sostenendo che tale atto pregiudicasse le sue possibilità di recuperare un debito. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi dei coniugi, confermando la decisione della Corte d'Appello. L'ordinanza chiarisce che per la revocatoria atto di divisione è sufficiente dimostrare che l'atto abbia reso più incerto o difficile il soddisfacimento del credito (il cosiddetto 'eventus damni'), senza che sia necessario provare la totale insolvenza del debitore. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili le censure procedurali sollevate dai ricorrenti, in quanto non erano state correttamente riproposte in appello, formando così un 'giudicato interno'.
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Intervento tardivo processo civile: prove inammissibili
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società creditizia, confermando che l'intervento tardivo nel processo civile impedisce la produzione di nuovi documenti. Un istituto di credito era intervenuto in una causa di revocatoria dopo la chiusura della fase istruttoria, tentando di depositare documenti essenziali per provare il proprio credito. La Corte ha ribadito che chi interviene deve accettare lo stato del processo, comprese le preclusioni già maturate, senza poter introdurre nuove prove. Di conseguenza, la domanda dell'interveniente è stata respinta per mancato assolvimento dell'onere della prova.
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Legittimazione creditore e esecuzione fallita
Una società in liquidazione si opponeva alla dichiarazione di apertura della liquidazione giudiziale, sostenendo la carenza di legittimazione del creditore. Il suo credito, basato su un decreto ingiuntivo, non era stato soddisfatto a causa dell'estinzione della procedura esecutiva. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che la legittimazione del creditore a richiedere la liquidazione giudiziale deriva dalla titolarità del credito (provato dal titolo esecutivo), e non dal successo dell'azione esecutiva. L'estinzione di quest'ultima non incide sull'esistenza del debito.
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Motivazione cartella di pagamento: basta il rinvio?
La Corte di Cassazione chiarisce i requisiti per la motivazione della cartella di pagamento. Con l'ordinanza in esame, ha stabilito che una cartella emessa a seguito di un controllo formale è sufficientemente motivata se richiama espressamente una precedente comunicazione di irregolarità, a condizione che quest'ultima abbia già esplicitato le ragioni della pretesa fiscale. La Corte ha cassato la sentenza di secondo grado che aveva annullato le cartelle senza verificare il contenuto di tali comunicazioni preliminari, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se senza legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa previdenziale, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto a un pensionato. La Corte ha ribadito che un simile prelievo richiede una specifica base legislativa e che il diritto al rimborso si prescrive in dieci anni.
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Responsabilità collegio sindacale: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni ex membri del collegio sindacale di un istituto di credito, confermando la loro responsabilità per omessa vigilanza. La Suprema Corte ha chiarito importanti principi procedurali, tra cui la distinzione tra procedimento amministrativo e giurisdizionale, la natura non perentoria dei termini interni dell'Autorità di vigilanza e l'ampiezza della responsabilità del collegio sindacale anche per condotte iniziate prima del loro insediamento ma protrattesi durante il mandato. La decisione sottolinea il rigore con cui viene valutata la diligenza degli organi di controllo societari.
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Retribuzione ferie: indennità incluse nel calcolo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'importante azienda di trasporti, confermando che la retribuzione ferie deve includere tutte le indennità accessorie corrisposte in via ordinaria. La Corte ha dichiarato nulle le clausole dei contratti aziendali che limitavano tale calcolo, ribadendo il principio secondo cui il lavoratore in ferie deve percepire una retribuzione equiparabile a quella del periodo lavorativo. L'azienda è stata anche sanzionata per aver intentato un ricorso basato su motivi già ripetutamente respinti dalla giurisprudenza.
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Retribuzione ferie: inclusione delle indennità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11781/2025, ha respinto il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando il diritto di un lavoratore a ricevere una retribuzione ferie comprensiva dell'indennità di utilizzazione professionale e di assenza dalla residenza. La Corte ha stabilito che le clausole dei contratti collettivi che escludono tali voci sono nulle perché in contrasto con la normativa europea e nazionale, che impone una retribuzione onnicomprensiva durante le ferie, equivalente a quella ordinaria.
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Buoni postali fruttiferi: la stampigliatura prevale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un risparmiatore riguardo al rendimento dei suoi buoni postali fruttiferi. La Corte ha stabilito che la stampigliatura apposta sul titolo, indicante la serie 'Q/P', è l'elemento decisivo per determinare i tassi di interesse applicabili, prevalendo su eventuali tabelle prestampate di serie precedenti. La decisione si fonda sul principio di interpretazione complessiva del contratto, che deve mirare a ricostruire la reale volontà delle parti.
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Fattibilità del piano: limiti del giudice fallimentare
La bancarotta di un'impresa è stata confermata dopo che la sua proposta di concordato preventivo è stata giudicata inammissibile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, definendo il ruolo del giudice nella valutazione della fattibilità del piano. È stato stabilito che il giudice deve esaminare non solo la conformità legale, ma anche la concreta fattibilità economica del piano per scartare proposte palesemente irrealizzabili, confermando inoltre la natura discrezionale della concessione di termini per la modifica del piano stesso.
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Eccezione revocatoria nel sovraindebitamento: la Corte
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nelle procedure di liquidazione del patrimonio per sovraindebitamento, il liquidatore è legittimato a sollevare un'eccezione revocatoria per contestare un'ipoteca concessa a garanzia di un debito preesistente. La Corte ha rigettato il ricorso di una società creditrice, il cui credito ipotecario era stato declassato a chirografario, confermando che l'operazione di finanziamento era in realtà un modo per frodare gli altri creditori, garantendo una posizione di privilegio ingiustificata. L'uso dell'eccezione revocatoria è stato ritenuto un potere implicito del liquidatore, finalizzato a proteggere la parità di trattamento tra i creditori.
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Onere della prova con estratti conto scalari
Una società cliente ha citato in giudizio una banca per la restituzione di somme indebitamente addebitate sul conto corrente. La Corte d'Appello ha parzialmente accolto la richiesta, basandosi su estratti conto scalari per la condanna alla restituzione di specifiche spese. La banca ha impugnato la decisione in Cassazione, sostenendo l'inidoneità di tale documentazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione dell'idoneità probatoria degli estratti conto, anche se scalari, rientra nel potere discrezionale del giudice di merito, il cui giudizio sul fatto non è sindacabile in sede di legittimità se non per vizi specifici. Di conseguenza, l'onere della prova può essere assolto anche con documentazione sintetica se ritenuta sufficiente dal giudice.
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CTU e documenti tardivi: il consenso sana la nullità
In una causa tra banca e correntista, la Corte di Cassazione ha stabilito che la produzione tardiva di documenti è sanabile se vi è il consenso delle parti, anche implicito. L'ordinanza analizza il tema della CTU e documenti tardivi, confermando che la richiesta di esibizione documentale da parte del correntista può essere interpretata come un consenso alla loro successiva produzione. La Corte ha inoltre ribadito la legittimità del criterio del 'saldo zero' per la ricostruzione del conto in caso di documentazione incompleta.
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Prescrizione crediti retributivi: la Cassazione decide
Un docente del pubblico impiego ha agito in giudizio per ottenere differenze retributive, ma la sua richiesta è stata parzialmente respinta per prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del docente, confermando che la prescrizione crediti retributivi nel pubblico impiego decorre in costanza di rapporto. Inoltre, ha ribadito che la prova di un atto interruttivo della prescrizione deve essere chiara e inequivocabile, e non può basarsi su mere presunzioni.
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Onere della prova comodato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12832/2025, ha chiarito l'onere della prova nel comodato di immobile. Il caso riguarda una madre che chiedeva la restituzione di un appartamento concesso al figlio, il quale sosteneva si trattasse di un comodato per esigenze familiari. La Corte ha rigettato il ricorso del figlio, stabilendo che grava su chi occupa l'immobile (il comodatario) l'onere di dimostrare che il contratto era finalizzato a soddisfare specifiche esigenze familiari. In assenza di tale prova, il rapporto si qualifica come precario e il proprietario può recedere liberamente.
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