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Art. 360-bis Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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555 provvedimenti

Altri anni per Art. 360-bis Codice di Procedura Civile

Interesse ad agire: quando è inammissibile il ricorso
Una creditrice, già in possesso di un'ordinanza di assegnazione, ha agito contro un istituto di credito per ottenere un nuovo assegno circolare dopo la prescrizione del primo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di un concreto e specifico interesse ad agire, ribadendo che possedere un titolo esecutivo preclude di norma un'ulteriore azione giudiziaria se non si dimostra un'utilità aggiuntiva e non già offerta dal titolo in proprio possesso.
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Scientia decoctionis: prova e indizi bancari
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello che riteneva un istituto di credito a conoscenza dello stato di insolvenza (scientia decoctionis) di una società cooperativa. La prova è stata raggiunta tramite una serie di indizi, tra cui le segnalazioni in Centrale Rischi, l'andamento anomalo dei conti correnti e il mancato incasso di effetti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della banca, ribadendo che la valutazione di tali elementi indiziari costituisce un accertamento di fatto insindacabile in sede di legittimità, se logicamente motivato. Di conseguenza, è stata confermata la revoca dei pagamenti effettuati dalla società a favore della banca per oltre un milione di euro.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per la mancata remunerazione durante i loro corsi di specializzazione anteriori al 1991. Il caso verteva sulla questione della prescrizione medici specializzandi. La Corte ha ribadito il suo consolidato orientamento secondo cui il termine di prescrizione decennale per agire in giudizio è iniziato a decorrere dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della L. n. 370/1999. Secondo i giudici, tale legge ha reso definitiva la consapevolezza dell'inadempimento dello Stato, cristallizzando il diritto al risarcimento e facendo partire il conteggio della prescrizione.
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Prescrizione medici specializzandi: la data decisiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per la mancata retribuzione durante la loro formazione, a causa della tardiva attuazione di direttive europee. La Corte ha confermato il suo orientamento consolidato sulla prescrizione medici specializzandi, stabilendo che il termine decennale per agire in giudizio decorre irrevocabilmente dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999. Questa legge, sanando solo parzialmente l'inadempimento dello Stato, ha reso certa e definitiva la lesione del diritto per tutti gli altri medici, facendo scattare il 'dies a quo' della prescrizione.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici, confermando la prescrizione del loro diritto al risarcimento per la mancata remunerazione durante la specializzazione. La Corte ha ribadito che il termine di prescrizione per i medici specializzandi decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999, momento in cui l'inadempimento dello Stato è divenuto definitivo.
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Risarcimento medici specializzandi: prescrizione e dies a quo
Un gruppo di medici ha richiesto il risarcimento per la mancata retribuzione durante la specializzazione, a causa della tardiva attuazione di direttive UE. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando la consolidata giurisprudenza secondo cui il diritto al risarcimento medici specializzandi si prescrive in dieci anni a decorrere dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della L. 370/1999. La Corte ha ritenuto irrilevanti le incertezze giurisprudenziali addotte dai ricorrenti.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30154/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici. Il caso riguarda la richiesta di risarcimento per la mancata retribuzione durante la specializzazione, a causa della tardiva attuazione di direttive europee. La Corte ha ribadito il suo consolidato orientamento sulla prescrizione medici specializzandi, confermando che il termine decennale per agire in giudizio decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge n. 370/1999. Di conseguenza, le azioni intentate successivamente sono state considerate tardive e prescritte.
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Prescrizione medici: la Cassazione conferma il termine
Un gruppo di medici ha richiesto il risarcimento allo Stato per la mancata retribuzione durante la specializzazione negli anni '80 e '90, a causa della tardiva attuazione di direttive europee. La Corte di Cassazione ha confermato che il diritto al risarcimento è estinto, ribadendo il suo orientamento consolidato secondo cui il termine di prescrizione decennale ha iniziato a decorrere dal 27 ottobre 1999. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e i ricorrenti sono stati condannati per lite temeraria, data la consolidata giurisprudenza in materia.
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Prescrizione risarcimento medici: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30144/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici che chiedevano un risarcimento per la mancata remunerazione durante la specializzazione, a causa della tardiva attuazione di direttive comunitarie. La Corte ha confermato il proprio orientamento consolidato sulla prescrizione del diritto, fissata in dieci anni con decorrenza dal 27 ottobre 1999. Data la palese infondatezza del ricorso, basato su questioni già decise innumerevoli volte, i ricorrenti sono stati condannati anche per lite temeraria. La questione sulla prescrizione del risarcimento medici è quindi definitivamente chiusa.
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Rinuncia al ricorso: spese legali e conseguenze
Un gruppo di medici, dopo aver perso in primo e secondo grado una causa per il risarcimento danni da tardiva attuazione di direttive comunitarie, ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, hanno presentato una rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio ma ha condannato i medici a pagare una parte delle spese legali, motivando la decisione con la tardività della rinuncia, che non ha esonerato la controparte dal preparare le proprie difese.
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Patrocinio a spese dello Stato: fase cautelare autonoma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30481/2025, ha stabilito che nei giudizi amministrativi la liquidazione dei compensi per il patrocinio a spese dello Stato deve riconoscere un compenso autonomo per la fase cautelare. La Corte ha accolto il ricorso di un avvocato, chiarendo che tale fase non può essere assorbita in altre, come quella istruttoria, data la sua specifica previsione nelle tabelle ministeriali. È stato inoltre confermato che il Ministero dell'Economia è il soggetto passivo corretto in questi procedimenti.
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Vivenza a carico: indennizzo negato senza prova
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di negare l'assegno 'una tantum' alla vedova di un uomo deceduto a causa di emotrasfusioni infette. Il motivo del rigetto risiede nella mancata dimostrazione del requisito della 'vivenza a carico', ovvero della dipendenza economica dal coniuge defunto. La Corte ha stabilito che tale presupposto è ancora essenziale ai fini del beneficio e che la semplice coabitazione non è una prova sufficiente.
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Pagamento debitor debitoris: chi citare in giudizio?
La Corte di Cassazione, con ordinanza, ha stabilito che, in caso di fallimento del debitore, l'azione per dichiarare l'inefficacia di un pagamento debitor debitoris eseguito dopo l'apertura della procedura concorsuale deve essere intentata contro il creditore che ha ricevuto la somma (accipiens) e non contro il terzo debitore che ha materialmente effettuato il pagamento. Il ricorso della procedura è stato dichiarato inammissibile per aver citato in giudizio il soggetto sbagliato.
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Responsabilità solidale: cessione d’azienda e debiti
Una nuova società, formata tramite il conferimento di un ramo d'azienda, è stata ritenuta responsabile per i debiti fiscali pregressi della società conferente. La Corte di Cassazione ha stabilito che si applica la responsabilità solidale prevista dalla legge per la cessione d'azienda (art. 14, D.Lgs. 472/1997), la quale prevale su eventuali accordi privati di assunzione del debito (accollo). Questo principio di responsabilità solidale rende la nuova impresa co-obbligata per le passività fiscali della vecchia, entro limiti specifici.
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Fideiussioni specifiche e nullità: la Cassazione decide
Una garante ha contestato la validità di due fideiussioni specifiche sostenendo che replicassero uno schema ABI anticoncorrenziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale: la presunzione di nullità derivante dal provvedimento della Banca d'Italia del 2005 si applica esclusivamente alle fideiussioni omnibus. Per le fideiussioni specifiche, spetta al garante fornire la prova completa della violazione antitrust, senza poter beneficiare di alcuna prova privilegiata.
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Revocatoria fallimentare: la prova del fido bancario
Un istituto di credito ha contestato la revocabilità di pagamenti ricevuti da una società, poi fallita, sostenendo che fossero coperti da un fido. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso della banca inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. La Corte ha stabilito che la banca non ha fornito una prova certa dell'esistenza del fido, elemento cruciale in un'azione di revocatoria fallimentare. Le prove presentate sono state ritenute troppo generiche e insufficienti a superare la presunzione di conoscenza dello stato di insolvenza della società da parte della banca.
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Rivalutazione pensione: principio del versato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29679/2025, interviene sul tema della rivalutazione pensione per un professionista. Pur confermando che la rivalutazione dei redditi debba partire dal 1980, la Corte ha stabilito un principio cruciale: la pensione deve essere calcolata solo sui redditi per i quali i contributi sono stati "effettivamente versati". Se sono stati pagati contributi inferiori, anche a causa di una richiesta errata da parte dell'ente previdenziale, il professionista non ha automaticamente diritto alla pensione calcolata sull'importo maggiore. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per verificare se l'errore nel versamento fosse scusabile da parte del professionista.
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Privilegio Garanzia Pubblica: la Cassazione decide
Una società in concordato preventivo contesta la natura privilegiata di un credito vantato da un ente garante a partecipazione pubblica, intervenuto a copertura dei suoi prestiti bancari insoluti. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando che il credito dell'ente garante gode di uno speciale privilegio garanzia pubblica ai sensi del D.Lgs. 123/1998. Tale diritto, finalizzato al recupero di risorse pubbliche, prevale sulle norme ordinarie della surroga e non richiede il completo soddisfacimento del creditore originario.
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Risarcimento terzo trasportato: no con un solo veicolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26681/2025, ha negato il risarcimento diretto al terzo trasportato in un incidente stradale che ha coinvolto un solo veicolo. Il caso riguardava una passeggera di un motoveicolo ferita a seguito di una collisione con un cervo. La Corte ha stabilito che l'azione speciale prevista dall'art. 141 del Codice delle Assicurazioni richiede necessariamente il coinvolgimento di almeno due veicoli. In assenza di tale presupposto, il passeggero deve agire con l'azione ordinaria prevista dall'art. 144 dello stesso codice.
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Prededucibilità crediti: ok da accordi ristrutturazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale sulla prededucibilità crediti. Ha chiarito che i finanziamenti erogati in funzione di un accordo di ristrutturazione dei debiti possono essere considerati prededucibili anche in base all'art. 111 della Legge Fallimentare, poiché tali accordi hanno natura concorsuale. La Corte ha accolto il ricorso di una società creditrice su questo punto, cassando la decisione del tribunale che aveva negato la natura concorsuale dell'accordo. Tuttavia, ha respinto le altre doglianze relative all'applicazione retroattiva di norme specifiche e all'opponibilità di un decreto ingiuntivo non dichiarato esecutivo prima del fallimento.
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