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Art. 360-bis Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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555 provvedimenti

Altri anni per Art. 360-bis Codice di Procedura Civile

Inammissibilità ricorso previdenziale: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso previdenziale presentato da due soggetti contro un ente previdenziale. Il caso riguardava la loro cancellazione da una gestione e l'iscrizione a un'altra. La Corte ha rigettato tutti i nove motivi di ricorso, confermando i vasti poteri istruttori del giudice del lavoro e l'inammissibilità di censure basate su principi di diritto già consolidati o su vizi procedurali non specificamente documentati.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se non per legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza professionale, confermando che il contributo di solidarietà imposto ai propri pensionati è illegittimo. Secondo la Corte, solo una legge dello Stato può introdurre una prestazione patrimoniale di questo tipo. Viene inoltre ribadito che il diritto alla restituzione delle somme indebitamente trattenute si prescrive in dieci anni, non in cinque.
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Onere della prova bancario: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di alcuni fideiussori contro un istituto di credito. Il caso verteva sull'onere della prova del credito bancario in presenza di documentazione incompleta (mancanza di alcuni estratti conto). La Corte ha ribadito che la valutazione sulla sufficienza delle prove fornite dalla banca spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. Inoltre, ha chiarito che l'ordinanza di pagamento provvisoria viene automaticamente assorbita dalla sentenza finale, senza necessità di revoca esplicita.
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Richiesta di rateizzazione: interrompe la prescrizione
Un contribuente ha impugnato delle cartelle di pagamento sostenendo di non averle mai ricevute. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la sua precedente richiesta di rateizzazione costituiva un riconoscimento del debito. Questo atto ha interrotto la prescrizione e ha dimostrato la sua conoscenza delle cartelle, rendendo tardiva l'impugnazione.
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Affidamento riscatto: no se i lavori sono abusivi
Un'inquilina di un alloggio popolare, dopo aver eseguito lavori di ristrutturazione anche nel sottotetto, confidava di poter acquistare l'intero immobile. L'ente proprietario, riscontrate irregolarità, ha negato il riscatto e ottenuto la risoluzione del contratto di locazione. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, dichiarando inammissibile il ricorso dell'inquilina. La Corte ha stabilito che non può sorgere un legittimo affidamento riscatto alloggio popolare a fronte di un inadempimento grave, come la realizzazione di opere non autorizzate che alterano la struttura dell'immobile.
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Opposizione alla distribuzione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una curatela fallimentare che si opponeva alla distribuzione del ricavato della vendita di un immobile pignorato. La curatela rivendicava una comproprietà sul bene, ma la sua precedente opposizione di terzo era già stata respinta. La Corte ha chiarito che non esiste un nesso di pregiudizialità tra la lite sulla titolarità del bene e la fase di distribuzione, rendendo l'opposizione alla distribuzione infondata e proceduralmente errata.
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Azione revocatoria: nessun subentro nei contratti
La Corte di Cassazione chiarisce che l'azione revocatoria non ha un effetto traslativo della proprietà, ma serve a reintegrare la garanzia patrimoniale per i creditori. Di conseguenza, il fallimento non subentra automaticamente nei contratti, come una locazione, stipulati dal soggetto il cui acquisto è stato revocato. Una società finanziaria si è vista negare il pagamento di canoni di locazione in prededuzione dal fallimento, poiché il contratto era stato firmato con l'acquirente di un'azienda, il cui acquisto è stato poi reso inefficace tramite azione revocatoria.
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Improcedibilità del ricorso: errore fatale in Cassazione
Un condominio impugna in Cassazione una sentenza d'appello che aveva annullato una delibera per l'addebito di spese personali a due condomini. La Corte Suprema dichiara l'improcedibilità del ricorso perché il ricorrente non ha depositato la copia della sentenza impugnata completa della relata di notificazione, un requisito formale inderogabile che impedisce l'esame nel merito della controversia.
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Fideiussore socio: quando non si libera dal debito
La Corte di Cassazione ha stabilito che un fideiussore socio e legale rappresentante di una società non può invocare la liberazione dal debito (ex art. 1956 c.c.) se la banca concede nuovo credito alla società senza un'autorizzazione formale. La sua doppia qualifica implica la conoscenza delle difficoltà economiche dell'azienda, rendendo inapplicabile la tutela prevista per il garante ignaro. Il ricorso del fideiussore socio è stato quindi respinto.
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Fallimento senza risoluzione: la Cassazione conferma
Una società in concordato preventivo è stata dichiarata fallita su istanza di un creditore, senza che il concordato fosse stato formalmente risolto. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6940/2025, ha confermato questa possibilità, stabilendo che il fallimento senza risoluzione è legittimo quando l'inadempimento del debitore agli obblighi del concordato genera un nuovo stato di insolvenza. Il ricorso della società è stato dichiarato inammissibile in quanto contrario a un principio di diritto ormai consolidato.
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Fallimento e confisca: Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha stabilito che un imprenditore sottoposto a una misura di confisca di prevenzione non è immune dalla dichiarazione di fallimento. Nel caso esaminato, il ricorso di un imprenditore contro la propria dichiarazione di fallimento è stato respinto. La Corte ha chiarito che il fallimento e confisca sono procedure con finalità diverse e non si escludono a vicenda. Inoltre, la successiva revoca della misura di confisca ha reso irrilevante la doglianza. La decisione ha anche confermato che per avviare la procedura fallimentare è sufficiente un accertamento sommario del credito, come un decreto ingiuntivo divenuto esecutivo.
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Ingiustificato arricchimento: PA paga extra lavori?
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un Comune a pagare dei professionisti per prestazioni extra-contratto, basandosi sul principio dell'ingiustificato arricchimento. La Corte stabilisce che l'arricchimento della Pubblica Amministrazione è un fatto oggettivo e non necessita di un formale riconoscimento di utilità. Inoltre, una contestazione generica del quantum richiesto da parte dell'ente pubblico non è sufficiente a superare le prove fornite dai professionisti.
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Fallimento socio di fatto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore e della sua società, il cui fallimento era stato dichiarato in estensione di quello di un'altra azienda a causa di una società di fatto. La Corte ha confermato un principio cruciale del fallimento socio di fatto: il termine di un anno dalla cessazione dell'attività per la dichiarazione di fallimento non si applica al socio occulto o non iscritto nel registro delle imprese, poiché tale beneficio è riservato a chi adempie agli obblighi di pubblicità legale.
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Notificazione inesistente: quando si rimette al primo giudice
Una società ricorre in Cassazione sostenendo che la notificazione inesistente del ricorso di fallimento dovesse portare all'annullamento totale del procedimento. La Corte rigetta, chiarendo che nei procedimenti su ricorso, a differenza di quelli su citazione, il vizio di notifica comporta la rimessione della causa al primo giudice per sanare il difetto e garantire il contraddittorio, non la fine del processo.
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Compensazione spese processuali: quando è legittima?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità della compensazione spese processuali. Nel caso esaminato, una società creditrice aveva richiesto il fallimento di una società di viaggi, ma la richiesta era stata respinta per difetto di giurisdizione, dato che la debitrice aveva trasferito la sede all'estero. La società di viaggi, pur vittoriosa, si era vista compensare le spese legali e aveva quindi fatto ricorso. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo la motivazione della Corte d'Appello (che aveva valorizzato l'oggettiva difficoltà della prova per la creditrice) non illogica né manifestamente erronea, giustificando così la compensazione delle spese.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione conferma
Un gruppo di medici che si sono specializzati tra il 1984 e il 1995 ha citato in giudizio lo Stato per la mancata remunerazione, come invece previsto dalle direttive UE. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei tribunali di merito, stabilendo che il loro diritto al risarcimento era estinto per prescrizione. La Corte ha ribadito che il termine decennale per la prescrizione dei medici specializzandi è iniziato il 27 ottobre 1999, data in cui una legge specifica ha reso l'inadempimento dello Stato definitivo e azionabile in giudizio. L'incertezza giuridica sulla strategia processuale da adottare non interrompe il decorso della prescrizione.
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Penale estinzione anticipata: è usura? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7384/2025, ha stabilito che la penale per l'estinzione anticipata di un mutuo non può essere sommata agli interessi per verificare il superamento del tasso soglia di usura. La Corte ha chiarito che tale penale non costituisce una remunerazione per il credito, ma un corrispettivo per il recesso anticipato dal contratto, avente quindi una funzione diversa e meramente eventuale. Il ricorso della società mutuataria è stato respinto.
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Imposta di registro su lodo e decreto: la Cassazione
Una società ha contestato l'applicazione di una seconda imposta di registro proporzionale su un decreto ingiuntivo emesso per far eseguire un lodo arbitrale, a sua volta già tassato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che non si tratta di una duplicazione d'imposta. Il principio chiave è che l'imposta di registro è una "imposta d'atto", che tassa il singolo provvedimento per i suoi specifici effetti giuridici. Poiché il lodo arbitrale e il decreto ingiuntivo sono atti giuridici distinti e autonomi, ciascuno è soggetto a una propria tassazione proporzionale.
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Imposta registro concordato: 0,5% per cessione crediti
Una società ha contestato l'applicazione dell'imposta di registro al 3% su un concordato fallimentare con assuntore. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, stabilendo che se l'attivo trasferito consiste in crediti, l'aliquota corretta non è quella fissa del 3%, ma quella dello 0,5% prevista per la cessione dei crediti. La sentenza chiarisce un importante principio sull'imposta registro concordato, differenziando la tassazione in base alla natura dei beni ceduti.
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Ricorso per cassazione inammissibile: l’ordinanza
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso per cassazione inammissibile, proposto da un nipote contro un'ordinanza che lo obbligava a restituire un immobile al nonno. La Corte ribadisce il principio consolidato secondo cui i provvedimenti cautelari, come le ordinanze possessorie, non hanno carattere decisorio e definitivo, pertanto non sono impugnabili dinanzi alla Suprema Corte. La via corretta per la risoluzione della controversia è il giudizio di merito.
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