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Art. 360-bis Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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555 provvedimenti

Altri anni per Art. 360-bis Codice di Procedura Civile

Prescrizione medici specializzandi: Cassazione conferma
Un gruppo di medici, specializzatisi prima del 1991, ha agito in giudizio per ottenere il risarcimento del danno derivante dalla mancata attuazione di direttive europee sulla retribuzione. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi inferiori, dichiarando il diritto estinto. La questione centrale è la prescrizione medici specializzandi, il cui termine decennale, secondo la Corte, decorre dal 27 ottobre 1999. Il ricorso è stato giudicato inammissibile per contrasto con la giurisprudenza consolidata.
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Errore materiale retroattivo: Cassazione chiarisce
Un gruppo di cittadini ha richiesto un indennizzo per l'eccessiva durata di un procedimento amministrativo. La Corte d'Appello ha negato il diritto all'erede di una delle parti a causa di un errore materiale nel cognome della sua dante causa. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 551/2025, ha accolto il ricorso dell'erede, stabilendo il principio secondo cui la correzione di un errore materiale ha efficacia retroattiva (ex tunc), sanando il vizio fin dall'origine. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Prescrizione decennale: recupero somme trattenute
La Corte di Cassazione ha stabilito che si applica la prescrizione decennale, e non quella quinquennale, all'azione di un pensionato per recuperare le somme trattenute illegittimamente dalla sua pensione a titolo di contributo di solidarietà. La Corte ha chiarito che tale richiesta non riguarda ratei di pensione non pagati, ma la restituzione di un indebito, un credito mai divenuto liquido ed esigibile per il pensionato. L'ente previdenziale sosteneva la prescrizione breve, ma il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Conflitto d’interessi avvocato: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una fideiussore contro un istituto bancario. La ragione principale è il palese conflitto d'interessi dell'avvocato, che, oltre a difendere la garante, era anche il debitore principale del mutuo. La Corte ha rilevato d'ufficio questa criticità, che inficia il diritto di difesa, e ha sottolineato come il ricorso presentasse anche altre gravi carenze di specificità e chiarezza.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio a seguito di una rinuncia al ricorso depositata congiuntamente da tutte le parti. Il caso, originato da una controversia su una garanzia fideiussoria, si conclude senza una decisione nel merito. La Suprema Corte chiarisce che, in caso di rinuncia, non si pronuncia sulle spese e non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché l'inammissibilità non è originaria.
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Imposta concessioni: no violazione riserva di legge
Una società ha contestato la legittimità dell'imposta concessioni regionali, sostenendo che la determinazione della base imponibile da parte dell'Autorità Portuale violasse la riserva di legge. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che il tributo è legittimo poiché la legge primaria definisce tutti gli elementi essenziali dell'imposta (soggetti, presupposto, aliquota), potendo delegare a una fonte secondaria la specificazione del canone, che costituisce la base imponibile.
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Decreto ingiuntivo fallimento: l’inefficacia
La Corte di Cassazione conferma che, in caso di decreto ingiuntivo fallimento, il provvedimento monitorio non munito del decreto di esecutorietà definitiva (ex art. 647 c.p.c.) prima della dichiarazione di fallimento è inopponibile alla massa dei creditori. Di conseguenza, anche l'ipoteca giudiziale iscritta sulla base di tale decreto provvisorio è inefficace. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio consolidato a tutela della par condicio creditorum.
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TOSAP concessionaria autostradale: niente esenzione
Una società concessionaria di autostrade ha impugnato un avviso di accertamento per il mancato pagamento della TOSAP, relativa all'occupazione del soprassuolo di strade comunali con viadotti. La società sosteneva di non essere tenuta al pagamento, rivendicando un'esenzione fiscale e argomentando che la proprietà delle aree fosse di fatto trasferita allo Stato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la costruzione di un'opera pubblica in concessione non trasferisce la proprietà del suolo comunale sottostante. Inoltre, ha chiarito che la società concessionaria, agendo come un'impresa privata con scopo di lucro, non può beneficiare delle esenzioni previste per gli enti pubblici. Di conseguenza, è tenuta al pagamento della TOSAP per l'occupazione del suolo pubblico.
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Classificazione catastale aerogeneratori: D/1 confermata
Una società di energia rinnovabile ha contestato la classificazione dei suoi aerogeneratori nella categoria catastale D/1 (opifici), sostenendo che dovessero rientrare nella categoria E (immobili a destinazione particolare). La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la corretta classificazione catastale degli aerogeneratori in D/1. Secondo la Corte, i parchi eolici, essendo impianti industriali per la produzione di energia, non possono essere assimilati a immobili di interesse pubblico, indipendentemente dalla loro utilità sociale. L'ordinanza chiarisce anche che la valutazione deve includere tutte le componenti essenziali al funzionamento dell'impianto.
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Classamento catastale parchi eolici: la Cassazione
Una società di energie rinnovabili ha impugnato l'avviso dell'Agenzia delle Entrate che riclassificava i suoi aerogeneratori in categoria catastale D/1. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il corretto classamento catastale dei parchi eolici come 'opifici' (D/1) e non come immobili a destinazione particolare (categoria E). La Corte ha ribadito che la natura industriale dell'impianto prevale sulla sua finalità di pubblica utilità ai fini catastali, consolidando un orientamento giurisprudenziale costante.
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Interessi moratori usurari: la Cassazione conferma
Una società immobiliare ha contestato un contratto di mutuo, sostenendo la presenza di interessi moratori usurari e l'illegittimità del piano di ammortamento "alla francese". La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo i principi consolidati delle Sezioni Unite. Ha confermato che il calcolo della soglia di usura per gli interessi di mora deve seguire criteri specifici e che il piano di ammortamento "alla francese" è legittimo e non viola le norme sulla trasparenza o sull'anatocismo.
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Tardiva consegna lavori: recesso unica opzione lecita
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'impresa edile che chiedeva il risarcimento per i danni subiti a causa della tardiva consegna dei lavori in un appalto pubblico. La Corte ha ribadito un principio consolidato: in questi casi, anche se la consegna è frazionata, l'unico rimedio a disposizione dell'appaltatore è la richiesta di recesso dal contratto. Il diritto al risarcimento sorge solo se la pubblica amministrazione respinge l'istanza di recesso.
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Legittimazione pubblico ministero e fallimento S.r.l.
La Corte di Cassazione conferma la sentenza di fallimento di una S.r.l., chiarendo i presupposti della legittimazione del pubblico ministero a presentare l'istanza. L'ordinanza stabilisce che è sufficiente che il P.M. abbia appreso la notizia dello stato di insolvenza (notitia decoctionis) nell'esercizio delle sue funzioni istituzionali, come nel corso di indagini penali. Inoltre, ribadisce che una società commerciale è sempre soggetta a fallimento, indipendentemente dall'effettivo svolgimento di un'attività, e che lo stato di insolvenza consiste nell'incapacità di adempiere regolarmente alle obbligazioni con mezzi normali.
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Valutazione attivo fallimentare: cosa conta?
Una società immobiliare ha contestato la propria dichiarazione di fallimento, sostenendo che il suo patrimonio fosse inferiore alla soglia legale a causa della svalutazione di un immobile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la valutazione attivo fallimentare, ai fini della verifica dei presupposti di fallibilità, deve basarsi sul criterio contabile del costo storico iscritto in bilancio, e non sul valore di mercato attuale del bene.
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Onere della prova fallimento: la Cassazione decide
Un imprenditore individuale, dichiarato fallito, ricorre in Cassazione sostenendo che la sua documentazione fiscale fosse sufficiente a dimostrare la non fallibilità. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, confermando che l'onere della prova fallimento grava sul debitore, il quale deve fornire una documentazione completa e idonea a ricostruire l'attivo patrimoniale, non essendo sufficienti i soli modelli fiscali.
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Onere della prova fallimento: chi dimostra i requisiti?
La Corte di Cassazione ha confermato la dichiarazione di fallimento di una società, ribadendo un principio fondamentale: l'onere della prova fallimento spetta al debitore. Quest'ultimo deve dimostrare con documentazione attendibile di non superare le soglie dimensionali previste dalla legge. Nel caso di specie, i documenti prodotti sono stati giudicati inattendibili e contraddittori, portando alla reiezione del ricorso e alla conferma dello stato di insolvenza, evidenziato anche da un singolo, ma significativo, inadempimento.
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IMU alloggi pubblici: la quota statale va al Comune
Un ente di edilizia residenziale pubblica ha contestato il pagamento della quota statale dell'IMU per i suoi alloggi. La Cassazione ha stabilito che la rinuncia dello Stato a tale quota non costituisce un'esenzione per l'ente, ma comporta la devoluzione dell'intero gettito del tributo al Comune. Di conseguenza, il ricorso dell'ente è stato respinto e confermate le sanzioni per il mancato versamento, non ravvisando alcuna incertezza normativa oggettiva sull'obbligo di pagamento dell'IMU alloggi pubblici.
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Prova dei debiti nel fallimento: il bilancio basta?
Una società in liquidazione viene dichiarata fallita sulla base del proprio bilancio, che indicava debiti superiori alla soglia di legge. La società si oppone, sostenendo che tali debiti fossero contestati. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso, stabilendo che la prova dei debiti può essere fornita dal bilancio regolarmente approvato, che costituisce una confessione stragiudiziale, anche se le singole poste sono oggetto di contenzioso. L'accertamento del giudice ai fini fallimentari è di natura incidentale e non richiede una sentenza definitiva su ogni credito.
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Rappresentante Azionisti: ruolo e poteri post-fusione
Una società di telecomunicazioni impugna una delibera dell'assemblea degli azionisti di risparmio di una società media, poi incorporata. La Corte di Cassazione chiarisce che il rappresentante azionisti della società incorporata mantiene il suo ruolo e la legittimazione processuale per le azioni sorte prima della fusione, in virtù del principio di "prorogatio", per garantire la tutela dei diritti della categoria. La sua funzione non si trasferisce all'omologo della società incorporante.
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Congedo straordinario dottorato: i limiti e le sanzioni
Un dipendente pubblico è stato sanzionato per essersi assentato oltre la durata del congedo straordinario per dottorato. La Cassazione ha confermato la sanzione, chiarendo che la precedente tolleranza del datore di lavoro per una situazione simile non crea un legittimo affidamento per il futuro. La decisione stabilisce che ogni caso va valutato singolarmente, specialmente riguardo ai tempi di reazione dell'amministrazione. Il ricorso del lavoratore è stato respinto, confermando la legittimità della sanzione e del recupero degli stipendi indebitamente percepiti.
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