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Art. 348-ter Codice di Procedura Civile — Sezione Terza Civile

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595 provvedimenti

Altri anni per Art. 348-ter Codice di Procedura Civile

Responsabilità del vettore: rapina e colpa grave
Una società di trasporti ha presentato ricorso in Cassazione dopo essere stata condannata per la perdita di merci a seguito di una rapina. La Corte ha respinto il ricorso, confermando la responsabilità del vettore. I giudici hanno stabilito che la rapina non costituiva un caso fortuito a causa della colpa grave del vettore e del sub-vettore, evidenziata da scelte come percorrere una strada insicura e avere precedenti di incidenti simili. Questa ordinanza chiarisce gli standard di diligenza necessari per escludere la responsabilità.
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Responsabilità professionale direttore lavori: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due professionisti, un direttore dei lavori e un progettista strutturale, per i danni causati durante una ristrutturazione edilizia. La sentenza sottolinea che la responsabilità professionale del direttore lavori include un dovere inderogabile di vigilanza, che non può essere eluso fidandosi delle rassicurazioni del committente o di terzi. Anche l'assoluzione in sede penale è stata ritenuta irrilevante ai fini della responsabilità civile, che si fonda sulla semplice colpa. I ricorsi sono stati respinti in quanto miravano a un riesame del merito, inammissibile in sede di legittimità.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per inadeguata remunerazione. Il caso verteva sulla prescrizione medici specializzandi, con la Corte che ha confermato l'inammissibilità per motivi procedurali, in particolare la confusività dell'atto di appello, e per l'infondatezza della pretesa basata su una giurisprudenza ormai consolidata.
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Noleggio a caldo: chi paga i danni? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10560/2024, ha definito le responsabilità in un contratto di noleggio a caldo di una betonpompa. A seguito di un incendio e successivi danni, la Corte ha stabilito che la responsabilità per la manutenzione ordinaria e straordinaria, nonché i rischi operativi, ricadono sul fornitore che mette a disposizione anche l'operatore, a meno che il contratto non preveda diversamente. Il caso riguardava la richiesta di risarcimento danni da parte della società fornitrice contro l'utilizzatrice, richiesta respinta in quanto la gestione del mezzo non era mai passata effettivamente a quest'ultima.
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Risarcimento danno reputazionale: la prova spetta a chi agisce
Una società immobiliare e i suoi garanti hanno citato in giudizio un istituto di credito per un'illegittima e prolungata segnalazione in Centrale Rischi, chiedendo il risarcimento dei danni patrimoniali e reputazionali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10481/2024, ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha stabilito che per ottenere il risarcimento del danno reputazionale non è sufficiente la mera segnalazione, ma è necessario fornire una prova concreta del pregiudizio subito e del nesso causale tra la condotta della banca e il danno lamentato, onere che i ricorrenti non hanno soddisfatto.
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Danni da allagamento: ricorso inammissibile del conduttore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di tipografia contro la decisione che la riteneva responsabile per i danni da allagamento subiti da un macchinario. La Corte ha stabilito che la responsabilità ricade sul conduttore, il quale aveva la disponibilità di un dispositivo anti-allagamento ma non lo ha utilizzato. I motivi di ricorso, basati su una presunta errata valutazione dei fatti e delle prove, sono stati respinti in quanto non ammissibili nel giudizio di legittimità, soprattutto in presenza di una 'doppia conforme' dei giudizi di merito.
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Prova del danno: inammissibile il ricorso generico
Un commerciante ha citato in giudizio il condominio per i danni da infiltrazioni nel suo negozio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, non perché mancasse la responsabilità del condominio, ma perché la richiesta di risarcimento era basata su una prova del danno troppo generica e non adeguatamente circostanziata. La sentenza sottolinea che, per ottenere un risarcimento, non basta affermare di aver subito un pregiudizio, ma è necessario dimostrarlo con precisione.
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Inadempimento contrattuale: quando è irrilevante
Una società sponsor ha citato in giudizio un organizzatore di eventi per un presunto inadempimento contrattuale, lamentando difformità del proprio stand espositivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. L'ordinanza chiarisce che non ogni violazione giustifica la risoluzione del contratto, ma solo un inadempimento contrattuale di non scarsa importanza. La valutazione della gravità spetta ai giudici di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata.
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Rinuncia prove: non basta il mancato richiamo
Un cittadino, segnalato illegittimamente a una centrale rischi per un debito minimo, si è visto negare dei finanziamenti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 11685/2024, ha stabilito che la mancata riproposizione esplicita delle istanze di prova nelle conclusioni finali non comporta automaticamente una rinuncia prove. Il giudice di merito deve valutare la condotta processuale complessiva della parte per accertare una volontà inequivocabile di abbandonare tali richieste, cassando con rinvio la decisione della Corte d'Appello.
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Prescrizione azione di regresso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato che la prescrizione per l'azione di regresso esercitata dall'impresa designata dal Fondo di Garanzia Vittime della Strada è decennale, non biennale. Il caso riguardava un conducente non assicurato citato per il rimborso di quanto pagato al danneggiato. La Corte ha stabilito che l'azione è autonoma e non una surrogazione, con termine che decorre dal pagamento. Ha inoltre ritenuto valido l'atto interruttivo della prescrizione compiuto da un terzo, anche in assenza di mandato scritto, se l'operato è stato poi ratificato dalla mandante.
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Concorso di colpa del danneggiato: analisi Cassazione
Un'azienda vivaistica ha citato in giudizio un ente provinciale per i danni causati da allagamenti provenienti da una strada pubblica. I tribunali hanno riconosciuto una responsabilità del 70% all'ente, ma hanno ridotto il risarcimento del 30% per il concorso di colpa del danneggiato. La società, infatti, aveva posizionato le piante in un'area notoriamente a rischio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo l'applicazione dei principi sulla corresponsabilità nella causazione del danno.
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Mandato irrevocabile: diritti del terzo e Cassazione
Una società costruttrice ha citato in giudizio una banca basandosi su un mandato di pagamento, sostenendo che si trattasse di un contratto a favore di terzo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi inferiori. La Corte ha chiarito che un mandato irrevocabile nell'interesse di un terzo, a differenza di un contratto a favore di terzo, non concede al beneficiario un diritto diretto di pretendere il pagamento dal mandatario, a meno che non sia stato specificamente pattuito.
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Reciproco inadempimento: la gravità è decisiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12484/2024, ha chiarito i criteri per la risoluzione del contratto in caso di reciproco inadempimento. Il caso riguardava un accordo di commercializzazione esclusiva di vino. La Corte ha stabilito che, per determinare quale parte abbia diritto a chiedere la risoluzione, è necessario un giudizio comparativo sulla gravità e l'impatto dei rispettivi inadempimenti sull'economia del contratto. Un inadempimento marginale non può giustificare la risoluzione a fronte di una violazione sostanziale della controparte. Di conseguenza, il ricorso della società distributrice, il cui inadempimento è stato ritenuto prevalente, è stato rigettato.
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Nesso causale banca: quando la condotta non è danno
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un debitore contro un istituto di credito, escludendo il risarcimento dei danni. La Corte ha stabilito che non sussiste il nesso causale banca tra la condotta dell'istituto e il fallimento di un accordo transattivo del debitore, a causa della presenza di altri creditori e di altre concause che hanno interrotto il rapporto di causa-effetto.
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Clausola penale: quando non si applica per impossibilità
Un'ordinanza della Corte di Cassazione analizza un caso relativo a un contratto di cointeressenza immobiliare. La Corte ha stabilito che la clausola penale per il ritardo nell'inizio dei lavori non può essere applicata se la prestazione è divenuta oggettivamente impossibile per cause non imputabili al debitore. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per motivi procedurali, confermando le decisioni dei gradi precedenti e ribadendo che la penale presuppone un inadempimento colpevole.
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Responsabilità CTU: la Cassazione sui vizi della perizia
Due privati hanno citato in giudizio un consulente tecnico d'ufficio (CTU) per presunti errori gravi nella sua perizia, chiedendone la nullità e il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, rigettando il ricorso. La domanda di risarcimento è stata dichiarata improcedibile per il mancato avvio della negoziazione assistita obbligatoria, attribuito al rifiuto degli stessi ricorrenti. La richiesta di nullità della perizia è stata respinta perché i presunti vizi, costituendo nullità relative, non sono stati eccepiti tempestivamente nel corso del procedimento originario e si sono quindi sanati.
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Inammissibilità domanda nuova: la Cassazione decide
Una società di telefonia ha citato in giudizio una compagnia di assicurazioni e un intermediario per inadempienze contrattuali. Durante il processo, ha modificato le sue richieste, introducendo nuove cause di responsabilità. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, dichiarando l'inammissibilità della domanda nuova per violazione delle regole procedurali. L'ordinanza sottolinea che, una volta dichiarata l'inammissibilità, qualsiasi valutazione sul merito della causa diventa irrilevante.
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Clausola di solidarietà successiva: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito la validità della clausola di solidarietà successiva inserita nei contratti di garanzia. Un'erede si era opposta al pagamento di un debito garantito dalla madre, sostenendo la nullità della clausola che estendeva la responsabilità solidale agli eredi. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che tale pattuizione non costituisce un patto successorio vietato. Gli eredi, infatti, non sono vincolati in modo assoluto, ma conservano la facoltà di tutelarsi rinunciando all'eredità o accettandola con beneficio di inventario.
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Notifica e dimora effettiva: la Cassazione decide
Una figlia impugna una sentenza revocatoria sostenendo la nullità della notifica, avvenuta presso la casa familiare e non alla sua residenza anagrafica. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che ai fini della notifica prevale la dimora effettiva, ovvero il luogo di reale abitazione, la cui determinazione è un accertamento di fatto incensurabile in sede di legittimità.
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Azione revocatoria: vendita a familiari e prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una decisione che aveva accolto un'azione revocatoria promossa da una banca. Il caso riguardava la vendita di immobili da parte di fideiussori ai propri familiari, in un momento di difficoltà finanziaria della società garantita. La Corte ha ribadito principi fondamentali in materia di azione revocatoria, quali l'anteriorità del credito nella fideiussione, che sorge al momento della concessione della garanzia, e il valore probatorio dei legami familiari per dimostrare la consapevolezza del pregiudizio arrecato al creditore.
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