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Art. 348-ter Codice di Procedura Civile — Sezione Terza Civile

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595 provvedimenti

Altri anni per Art. 348-ter Codice di Procedura Civile

Fideiussione obbligazioni future: nullità e limiti
Una società di logistica aveva prestato una garanzia per i canoni di noleggio di carrelli elevatori usati da una sua appaltatrice. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di tale garanzia, qualificandola come una fideiussione per obbligazioni future, poiché priva dell'indicazione dell'importo massimo garantito, requisito essenziale previsto dall'art. 1938 del Codice Civile. La Corte ha rigettato il ricorso della società di noleggio, la quale sosteneva che l'accordo fosse un contratto atipico più complesso e non una semplice fideiussione.
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Responsabilità sanitaria: la domanda del paziente
Un paziente fa causa a una struttura sanitaria per i danni subiti a seguito di una caduta dal letto. Sebbene la richiesta iniziale si concentrasse sull'assenza di sbarre di protezione, in corso di causa emerge una seconda negligenza: un ritardo di 24 ore nella diagnosi di una frattura, che ne ha aggravato le conseguenze. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17167/2025, ha confermato la condanna dell'ospedale, stabilendo che la domanda risarcitoria iniziale del paziente doveva essere interpretata in senso ampio, includendo non solo la caduta ma anche tutte le conseguenze dannose derivanti dalla gestione sanitaria dell'evento, compresa la diagnosi tardiva. La Corte ha ritenuto che il giudice di merito avesse interpretato correttamente la domanda del paziente, senza violare il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.
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Obbligazione di mezzi: vigilanza e onere della prova
Un'azienda subisce un furto nonostante un contratto di sorveglianza e cita in giudizio l'istituto di vigilanza per inadempimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il contratto di vigilanza configura un'obbligazione di mezzi e non di risultato. Di conseguenza, non essendo stata provata una negligenza specifica della società di vigilanza, che aveva correttamente eseguito le ronde e risposto agli allarmi, la domanda di risarcimento è stata respinta.
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Onere della prova: le conseguenze del fascicolo mancante
Una società assicuratrice ha citato in giudizio un ente negoziatore per il pagamento di un assegno non trasferibile a un soggetto non legittimato. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la domanda per mancanza di prove. La Corte di Cassazione, chiamata a decidere sul ricorso, ha dichiarato l'inammissibilità, sottolineando che l'onere della prova grava su chi agisce in giudizio. La mancata produzione del fascicolo di parte da parte dell'ente negoziatore in appello non è stata ritenuta sufficiente a invertire tale onere, poiché la decisione si è fondata sull'insufficienza delle prove addotte dalla società attrice.
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Competenza giudice di pace: risarcimento e immobili
La Corte di Cassazione ha confermato la competenza del giudice di pace in una causa di risarcimento danni per la presenza illegittima di cavi elettrici su un immobile. La decisione si fonda sul principio che la richiesta di una somma di denaro (petitum mediato) riguarda un bene mobile, rientrando così nella giurisdizione del giudice di pace, a prescindere dal fatto che il danno sia avvenuto su un bene immobile. L'ordinanza rigetta il ricorso di una società di distribuzione elettrica, sottolineando l'inammissibilità di diversi motivi, tra cui quello sulla competenza.
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Onere della prova: risarcimento negato senza prove
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'acquirente che chiedeva il risarcimento per il deterioramento di un immobile. La decisione si fonda sulla violazione dell'onere della prova: la ricorrente non ha dimostrato lo stato del bene al momento del contratto preliminare, rendendo impossibile provare sia il danno effettivo sia il nesso causale con la condotta della venditrice. La Suprema Corte ha ribadito che chi agisce in giudizio per ottenere un risarcimento deve fornire prove concrete a sostegno della propria pretesa.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi, confermando l'orientamento consolidato sulla prescrizione dei loro crediti. La Corte ha stabilito che il termine di prescrizione decennale per il risarcimento del danno, dovuto per la mancata remunerazione dei corsi di specializzazione frequentati tra il 1983 e il 1991, decorre dal 27 ottobre 1999. Inoltre, i ricorrenti sono stati condannati per lite temeraria, avendo insistito su tesi già ampiamente respinte dalla giurisprudenza.
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Responsabilità solidale: custode e fiduciario condannati
Il proprietario effettivo di quote societarie, intestate fiduciariamente a un terzo, ha agito per il risarcimento del danno dopo che le sue quote, sottoposte a sequestro giudiziario, sono state azzerate tramite un'operazione sul capitale. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità solidale dell'amministratore fiduciario e del custode giudiziario, escludendo quella di altri professionisti coinvolti, come il notaio. L'ordinanza chiarisce i limiti e i doveri delle diverse figure in complesse manovre societarie.
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Risarcimento danni ipoteca: limiti alla prova
Una società ha citato in giudizio l'agente della riscossione per un'illegittima iscrizione ipotecaria, ottenendo un risarcimento danni ipoteca di € 5.000. La Corte di Cassazione ha rigettato l'appello della società volto a ottenere un importo maggiore, specificando che la valutazione delle prove è un giudizio di merito non riesaminabile in sede di legittimità, soprattutto in presenza di una "doppia decisione conforme". Anche il ricorso incidentale dell'agente è stato dichiarato inammissibile.
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Notificazione del ricorso: la Cassazione ordina rinnovo
Una società in liquidazione, ex sostituto d'imposta, viene citata in giudizio dai suoi ex dipendenti per la restituzione di ritenute fiscali indebitamente versate e successivamente rimborsate dall'erario alla società stessa. La società ricorre in Cassazione eccependo, tra l'altro, la prescrizione del diritto. La Suprema Corte, prima di decidere nel merito, rileva d'ufficio alcuni vizi nella notifica dell'atto di appello a diverse parti del processo. Con ordinanza interlocutoria, sospende il giudizio e ordina alla società ricorrente di procedere a una nuova e corretta notificazione del ricorso entro il termine perentorio di sessanta giorni.
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Responsabilità custode: concorso di colpa e onere prova
Un automobilista perde la vita uscendo di strada. Gli eredi citano in giudizio l'ente gestore per la cattiva manutenzione, ma i giudici riconoscono una pari responsabilità tra le parti (concorso di colpa al 50%). La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'ordinanza sottolinea come la condotta di guida imprudente della vittima, accertata dai giudici, renda irrilevante la qualificazione giuridica della responsabilità del custode (ex art. 2051 c.c. o 2043 c.c.), poiché il concorso di colpa del danneggiato (ex art. 1227 c.c.) avrebbe comunque portato alla riduzione del risarcimento.
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Azione revocatoria: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un acquirente di un immobile commerciale, la cui compravendita era stata resa inefficace tramite un'azione revocatoria intentata dai creditori del venditore. La Corte ha rigettato i motivi di ricorso basati sull'omesso esame di un fatto decisivo (in presenza di una "doppia conforme"), sulla richiesta di risarcimento per occupazione illegittima e sulla garanzia per evizione, evidenziando gravi carenze procedurali nell'impugnazione.
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Prescrizione e processo estinto: quando decorre?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema della prescrizione e processo estinto, rigettando il ricorso di un cittadino che aveva richiesto un risarcimento danni a seguito di un incidente di caccia. La Corte ha confermato che, in caso di estinzione del processo, il nuovo termine di prescrizione decorre dall'atto introduttivo del giudizio originario e non da atti successivi. L'ordinanza ribadisce inoltre i limiti del ricorso per Cassazione in merito alla valutazione dei fatti e alla compensazione delle spese legali.
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Doppia conforme: quando il ricorso in Cassazione è out
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'azienda contro la decisione di nullità di un contratto di abbonamento. La causa del rigetto è l'applicazione del principio della "doppia conforme", che impedisce il ricorso per cassazione quando due sentenze di merito (primo grado e appello) giungono alla stessa conclusione basandosi sul medesimo iter logico-argomentativo. Il caso originava dalla contestazione di un consumatore sulla validità di un contratto di Pay TV, ritenuto nullo per mancata indicazione del prezzo.
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Errore di fatto: quando la revocazione è inammissibile
Una società concessionaria, dopo aver perso una causa di risarcimento danni contro una casa automobilistica per la cessazione di un contratto, ha chiesto la revocazione della decisione della Cassazione, sostenendo un errore di fatto. La società affermava che la Corte avesse erroneamente ritenuto tardive le sue richieste di danno per perdita di avviamento e di chance. La Suprema Corte ha dichiarato la revocazione inammissibile, chiarendo che l'interpretazione degli atti processuali costituisce una valutazione giuridica e non un errore di fatto, precludendo così la revocazione. La società è stata inoltre sanzionata per abuso del processo.
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Dolosa esagerazione del danno: perdi l’indennizzo
La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, stabilendo la legittimità della clausola contrattuale che prevede la perdita totale del diritto all'indennizzo in caso di dolosa esagerazione del danno da parte dell'assicurato. Nel caso specifico, un'azienda ha visto respinta la sua richiesta di risarcimento per un incendio dopo che una perizia tecnica ha dimostrato una notevole discrepanza tra i beni dichiarati e quelli effettivamente distrutti. La Corte ha ritenuto che la valutazione dei fatti e delle prove, operata dalla Corte d'Appello, non fosse sindacabile in sede di legittimità, confermando così la decadenza dal diritto all'indennizzo per l'assicurato.
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Danno risarcibile: niente rimborso se l’opera è demolita
Una società immobiliare ha chiesto il risarcimento per i danni subiti a un muro di confine durante lavori edili nella proprietà vicina. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha negato il diritto al risarcimento. La ragione fondamentale è che la società, dopo il danno, ha demolito completamente le vecchie strutture per costruire un nuovo complesso immobiliare. Secondo i giudici, questo ha reso irrilevante il danno iniziale, poiché le opere di ripristino sarebbero state inutili. La sentenza sottolinea che per ottenere un danno risarcibile non basta provare l'evento dannoso, ma è necessario dimostrare un pregiudizio concreto ed effettivo, che in questo caso mancava.
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Azione Revocatoria: Inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un debitore contro una sentenza che aveva reso inefficace la vendita di suoi immobili tramite un'azione revocatoria. L'appello è stato respinto perché mirava a un riesame dei fatti, vietato in sede di legittimità, specialmente in presenza di una 'doppia conforme' dei giudizi di merito. Il ricorrente è stato anche condannato per lite temeraria.
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Responsabilità del custode: la caduta e la colpa
Una donna ha citato in giudizio un condominio per i danni subiti a seguito di una caduta su una pavimentazione sconnessa. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le sentenze precedenti. La decisione si basa sul principio della responsabilità del custode (art. 2051 c.c.), che viene esclusa quando la condotta negligente e prevedibile della vittima diventa la causa unica dell'incidente, interrompendo così il nesso causale tra la cosa e il danno.
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Revocatoria locazione ultranovennale e fallimento: la scelta
La Cassazione chiarisce che il curatore fallimentare può agire con azione revocatoria ordinaria contro un contratto di locazione ultranovennale stipulato dal fallito, anche a vita, se pregiudizievole per i creditori. Questa azione non è preclusa dalla facoltà di recesso prevista dalla legge fallimentare. La Corte ha inoltre ribadito che, ai fini della prescrizione, gli effetti della notifica si scindono, interrompendo il termine per l'attore al momento della consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario.
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