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Art. 348-ter Codice di Procedura Civile — Sezione Terza Civile

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595 provvedimenti

Altri anni per Art. 348-ter Codice di Procedura Civile

Termine ricorso cassazione: quando scatta l’orologio
Una compagnia aerea, dopo aver perso in primo grado per lo smarrimento di un bagaglio e aver visto il proprio appello dichiarato inammissibile, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività, chiarendo che il termine ricorso cassazione di 60 giorni decorre dalla notifica dell'ordinanza che dichiara inammissibile l'appello, un principio cruciale di procedura civile.
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Termine ricorso cassazione: 60 giorni dalla PEC
Una compagnia aerea è stata condannata a risarcire un passeggero per la consegna ritardata del bagaglio. Dopo che il suo appello è stato dichiarato inammissibile, la compagnia ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha però dichiarato il ricorso inammissibile per tardività, stabilendo che il termine ricorso cassazione di 60 giorni decorre dalla data della comunicazione via PEC dell'ordinanza di inammissibilità dell'appello, un termine che la compagnia non aveva rispettato.
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Termine breve impugnazione: quando decorre?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso perché tardivo. Il caso riguardava l'impugnazione di una sentenza di primo grado, a seguito della dichiarazione di inammissibilità dell'appello. La Corte ha ribadito che il termine breve impugnazione di 60 giorni decorre dalla comunicazione telematica dell'ordinanza di inammissibilità della Corte d'Appello, e non dalla sua pubblicazione, rendendo cruciale il monitoraggio delle comunicazioni processuali.
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Contratto autonomo di garanzia: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 35099/2024, ha chiarito la distinzione tra fideiussione e contratto autonomo di garanzia. Nel caso di una polizza per la gestione di una discarica, la Corte ha stabilito che, anche senza la clausola "a prima richiesta", la natura indennitaria e la finalità di trasferire il rischio economico qualificano il contratto come autonomo, impedendo al garante di opporre le eccezioni del debitore principale.
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Tasso leasing: quando è determinato e legittimo?
Una società cliente ha contestato un contratto di leasing immobiliare, sostenendo che il tasso leasing fosse indeterminato e che il piano di ammortamento generasse anatocismo. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto le sue richieste. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che un tasso di interesse è valido se, pur non essendo indicato in cifra, è determinabile tramite criteri esterni e oggettivi come l'indice Euribor. La Corte ha inoltre ribadito la legittimità del piano di ammortamento 'alla francese', escludendo che esso produca automaticamente anatocismo.
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Mala gestio: la Cassazione sulla validità del contratto
Una società immobiliare ha impugnato una serie di vendite del proprio patrimonio, orchestrate dal suo ex amministratore, sostenendo l'esistenza di un piano fraudolento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la "mala gestio" dell'amministratore non invalida di per sé il contratto stipulato con un terzo. La società danneggiata deve agire con rimedi personali contro l'amministratore e non con l'annullamento del contratto.
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Responsabilità professionale avvocato: nesso causale
Un'analisi della recente ordinanza della Cassazione sul tema della responsabilità professionale dell'avvocato. Il caso riguarda una richiesta di risarcimento danni contro un legale per la rinuncia a un testimone chiave in una causa di usucapione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che, per accertare la responsabilità professionale dell'avvocato, non è sufficiente dimostrare l'errore, ma è necessario provare il nesso causale, ovvero che senza quell'errore l'esito della causa sarebbe stato favorevole al cliente.
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Eccezione di inadempimento: l’onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un fornitore contro una società di navigazione, confermando che in caso di eccezione di inadempimento, l'onere della prova si inverte. Spetta al creditore (il fornitore) dimostrare di aver eseguito correttamente la propria prestazione. La Corte ha inoltre ribadito i limiti di ammissibilità del ricorso in presenza di una 'doppia conforme', ovvero due sentenze di merito identiche sui fatti.
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Liberazione fideiussore per violazione buona fede
La Corte di Cassazione conferma la liberazione del fideiussore quando la banca concede ulteriore credito a un debitore in difficoltà finanziaria senza l'autorizzazione del garante. Tale comportamento viola il principio di buona fede e l'art. 1956 c.c. La Corte chiarisce inoltre che le controversie sulla fideiussione non sono soggette a mediazione obbligatoria.
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Diffamazione sindacale: quando la critica è lecita?
Una dirigente aziendale ha citato in giudizio due rappresentanti sindacali per diffamazione, a seguito di un comunicato che denunciava una "gravissima situazione" a lei imputabile. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che, nel contesto di un conflitto sindacale, l'uso di toni aspri non integra la diffamazione sindacale se la critica si basa su fatti reali e rientra nell'esercizio dei diritti sindacali.
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Violazione del contraddittorio: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza della Corte d'Appello per violazione del contraddittorio. La decisione era stata deliberata prima della scadenza del termine concesso a una parte per depositare le proprie note di replica, vanificando di fatto il suo diritto di difesa. Il caso trae origine da una controversia sulla responsabilità professionale di un avvocato. La Suprema Corte ha ribadito che il rispetto dei termini processuali è essenziale per garantire un giusto processo.
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Avvocato stabilito: contratto nullo senza requisiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un legale, qualificata come "avvocato stabilito", che richiedeva il pagamento dei compensi. Il contratto d'opera professionale è stato ritenuto nullo perché la professionista aveva usato l'abbreviazione "Avv." generando confusione nel cliente e non aveva provato di aver depositato la necessaria "dichiarazione d'intesa" con un avvocato italiano nel giudizio originario. La decisione sottolinea l'importanza del rispetto dei requisiti di trasparenza previsti dal D.Lgs. 96/2001.
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Responsabilità precontrattuale soci: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34418/2024, chiarisce che in casi di fallite negoziazioni, la richiesta di risarcimento per responsabilità precontrattuale non spetta ai singoli soci. Il diritto a un'azione legale per danni è di esclusiva competenza della società che ha partecipato alle trattative, anche se i soci o i fideiussori hanno subito perdite finanziarie dirette. L'appello dei soci è stato dichiarato inammissibile, rafforzando il principio che solo la parte direttamente coinvolta nelle trattative detiene il diritto di agire.
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Fattura di conguaglio tardiva: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'utente contro una società energetica per una cospicua fattura di conguaglio emessa a distanza di tempo dalla chiusura del contratto. La Corte ha respinto i motivi di ricorso in quanto miravano a un riesame dei fatti, inammissibile in sede di legittimità, e perché si era verificata la cosiddetta 'doppia conforme', ovvero due sentenze di merito con la stessa valutazione dei fatti. La decisione sottolinea i rigorosi limiti procedurali del ricorso in Cassazione.
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Accollo interno: no responsabilità per l’avvocato
Una società cita in giudizio il proprio avvocato per non aver agito contro una terza società che, con un accordo di accollo interno, si era impegnata a saldare un debito. La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, confermando che l'interpretazione del contratto come accollo interno è una valutazione di merito insindacabile in sede di legittimità, escludendo così la colpa del legale.
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Opposizione a decreto ingiuntivo: i limiti del ricorso
Un'azienda acquirente si opponeva a un decreto ingiuntivo per il mancato pagamento di forniture, lamentando vizi della merce. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'opposizione a decreto ingiuntivo instaura un giudizio di merito pieno e che il ricorso per cassazione non può limitarsi a una rivalutazione dei fatti, ma deve censurare specifici errori di diritto della sentenza impugnata. La Corte ha sanzionato la ricorrente per lite temeraria.
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Responsabilità amministratori: quando è inammissibile
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i confini della responsabilità degli amministratori verso terzi. Il caso riguarda una richiesta di risarcimento avanzata dal nuovo socio di una società sportiva contro i precedenti amministratori e la società controllante, accusati di averne causato il dissesto finanziario. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando la necessità di contestare specificamente le motivazioni della sentenza d'appello e di fornire una prova rigorosa del danno diretto subito, distinto da quello riflesso patito dalla società.
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Risoluzione contratto mutuo: il fallimento è causa
La Corte di Cassazione ha stabilito che la risoluzione contratto mutuo può derivare automaticamente dal fallimento del debitore principale. Se il curatore fallimentare non subentra nel contratto e il creditore si insinua al passivo, il contratto si considera risolto. Di conseguenza, il creditore può legittimamente agire contro i fideiussori per recuperare il credito residuo, poiché il fallimento è stato invocato come causa petendi fin dall'inizio dell'azione monitoria.
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Nullità della CTU: quando l’appello è inammissibile
Un professionista ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la nullità della CTU in una causa di falso documentale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per diversi vizi procedurali, tra cui la genericità delle censure, la tardività dell'eccezione di nullità e l'applicazione del principio della "doppia conforme". La decisione sottolinea l'importanza del rispetto dei termini e delle forme processuali per far valere le proprie ragioni.
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Interruzione prescrizione mediazione: il verbale non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una compagnia assicurativa che chiedeva la rivalsa per un sinistro stradale. La richiesta era stata respinta nei primi due gradi di giudizio per prescrizione. La Corte ha stabilito che, ai fini dell'interruzione della prescrizione, non è sufficiente produrre il verbale di mediazione, ma è necessario dimostrare l'avvenuta comunicazione della domanda di mediazione alla controparte, prova che nel caso di specie mancava. Il verbale, redatto da un mediatore che non è pubblico ufficiale, non ha valore di atto pubblico.
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