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Art. 348-ter Codice di Procedura Civile — Sezione Seconda Civile

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764 provvedimenti

Altri anni per Art. 348-ter Codice di Procedura Civile

Doppia Conforme: Quando il ricorso in Cassazione è fermo
Una società conserviera ricorre in Cassazione contro una società edile per la proprietà di un immobile. Il ricorso è dichiarato inammissibile per il principio della doppia conforme, poiché sia il Tribunale che la Corte d'Appello avevano deciso nello stesso modo, confermando la proprietà della società edile.
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Dimissioni amministratore giudiziario: la Cassazione
Un amministratore giudiziario di un'eredità ha rassegnato le dimissioni dopo che uno dei coeredi ha bloccato il conto corrente destinato alla gestione. Gli eredi si sono opposti al pagamento del suo compenso, sostenendo che le dimissioni fossero illegittime e denunciando presunti inadempimenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la figura dell'amministratore giudiziario è assimilabile a quella del mandatario. Pertanto, le dimissioni per giusta causa sono ammesse, e il blocco del conto corrente rappresenta una valida motivazione. Le accuse di inadempimento sono state respinte in quanto le attività non svolte erano o di straordinaria amministrazione, non comprese nel suo incarico, o giustificate dalle circostanze.
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Opere su suolo altrui: la Cassazione sulla demolizione
Una società edile costruiva su un terreno basandosi su un contratto preliminare, pur essendo a conoscenza di una disputa sulla proprietà dello stesso. Una volta accertati giudizialmente i legittimi proprietari, questi hanno chiesto la demolizione. La Corte di Cassazione ha confermato l'ordine di rimozione delle opere su suolo altrui, negando la buona fede della società costruttrice in quanto consapevole del contenzioso esistente.
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Usucapione distanza illegale: quando inizia il termine?
Una proprietaria viene citata in giudizio per una costruzione realizzata a distanza inferiore a quella legale. La Corte di Cassazione, accogliendo il suo ricorso, chiarisce un principio fondamentale sull'usucapione distanza illegale: il termine ventennale per acquisire il diritto non inizia con i lavori, ma solo quando l'opera, nei suoi elementi strutturali essenziali, rende palese e inequivocabile la violazione a danno del vicino. La sentenza di merito è stata cassata per non aver verificato se la realizzazione di alcuni pilastri fosse già sufficiente a tal fine.
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Produzione documenti in appello: quando è ammessa?
Una società costruttrice stipula un preliminare per un terreno subordinato all'approvazione di un piano di lottizzazione. L'approvazione viene negata, ma la Corte d'Appello rifiuta di ammettere il documento che lo prova, ritenendolo tardivo. La Cassazione annulla la decisione, stabilendo che la semplice pubblicazione di un atto non implica conoscenza effettiva ai fini della produzione documenti in appello, che deve essere tempestiva rispetto alla conoscenza reale e non presunta.
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Detenzione e usucapione: la Cassazione chiarisce
Un soggetto che aveva utilizzato un immobile per oltre vent'anni ha visto respinta la sua domanda di usucapione. La Corte di Cassazione ha confermato che il rapporto era iniziato come mera detenzione, avendo ricevuto il bene con il consenso dei proprietari. Poiché non è stata provata la successiva trasformazione in possesso (interversione), la corte ha escluso il diritto all'usucapione, sottolineando la differenza fondamentale tra detenzione e usucapione.
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Errore di fatto: Cassazione revoca la sua decisione
La Corte di Cassazione, a seguito di un ricorso per revocazione, ha annullato una sua precedente ordinanza. La Corte ha riconosciuto di aver commesso un errore di fatto nel ritenere applicabile la regola della "doppia conforme", basandosi su una data errata di inizio del giudizio di appello. Revocata la precedente decisione di inammissibilità, la Corte ha esaminato il merito del ricorso originario, accogliendolo. Ha stabilito che i giudici di merito non avevano adeguatamente valutato i titoli di proprietà, fondamentali per risolvere una controversia sulla titolarità di un sottotetto.
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Muro di cinta: quando non rispetta le distanze legali
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un proprietario che lamentava la violazione delle distanze legali da parte del vicino per la sopraelevazione di un muro. La Corte ha confermato che, se il manufatto ha la funzione di recinzione (muro di cinta) e un'altezza inferiore a tre metri, non è soggetto alle norme sulle distanze tra costruzioni, anche se non è completamente isolato. La decisione si basa sulla valutazione funzionale del muro, privilegiando lo scopo di demarcazione della proprietà rispetto ad altri criteri formali.
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Usucapione coerede: quando è valido il possesso?
In un caso di disputa tra due fratelli per un immobile ereditato, la Corte di Cassazione ha rigettato la domanda di usucapione del coerede che aveva goduto del bene in via esclusiva. La Corte ha ribadito che, per l'usucapione tra coeredi, non è sufficiente la mera astensione degli altri dall'uso del bene, ma è necessaria la prova di un possesso con l'intenzione inequivocabile di escludere gli altri comproprietari, comportandosi come unico proprietario.
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Simulazione prezzo quote: la Cassazione chiarisce
La Cassazione affronta un caso di simulazione prezzo nella vendita di quote societarie. Si stabilisce che, in assenza di una controdichiarazione scritta, la prova del prezzo reale può essere data per presunzioni se esiste un 'principio di prova per iscritto' (come degli assegni). Tuttavia, viene esclusa la responsabilità solidale tra due acquirenti separati, anche se l'operazione è contestuale.
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Giudicato civile: no a nuova causa per la rastrelliera
Una società ha citato in giudizio un condominio per la rimozione di una rastrelliera per biciclette, ma la sua richiesta è stata respinta. Successivamente, ha intentato una nuova causa per la stessa questione, che è stata dichiarata inammissibile a causa del principio del ne bis in idem (giudicato civile). La Corte di Cassazione ha confermato che una questione già decisa da una sentenza definitiva non può essere riesaminata, respingendo il ricorso della società e chiarendo che nuove argomentazioni su fatti secondari (come il posizionamento delle biciclette) non superano la definitività della precedente sentenza.
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Onere della prova risarcimento danni: il caso Cass.
Due proprietari citavano in giudizio il loro Condominio per ottenere il risarcimento dei danni a seguito della rottura di una condotta fognaria, chiedendo sia le spese di ripristino sia un indennizzo per il mancato utilizzo di un'unità immobiliare resa inagibile. Mentre la richiesta per le spese di ripristino veniva accolta, quella per il danno da mancato utilizzo veniva respinta in primo e secondo grado per genericità. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando come l'onere della prova risarcimento danni gravi sull'attore, il quale deve specificare con precisione l'immobile, la sua consistenza e le prove del pregiudizio subito, non potendo rimediare a tali mancanze in fasi successive del processo.
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Sopraelevazione immobile: quando scatta l’indennità
Una società costruttrice, dopo aver edificato un palazzo, ha trasformato i locali tecnici sul lastrico solare in due nuovi appartamenti. I proprietari originari del terreno avevano citato in giudizio la società in virtù di una clausola contrattuale che prevedeva una compensazione in caso di sopraelevazione. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, rigettando il ricorso della società. È stato stabilito che la trasformazione costituisce a tutti gli effetti una sopraelevazione, facendo scattare il diritto all'indennità di sopraelevazione per gli altri condomini, e che la clausola contrattuale non era nulla.
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Impugnazione delibera: vizi, termini e validità
Un condomino ha promosso un'impugnazione delibera assembleare relativa a lavori straordinari su una piscina, lamentando la mancata convocazione e la non contitolarità del bene. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che i vizi relativi ai quorum e alle deleghe causano l'annullabilità, non la nullità, della delibera e devono essere eccepiti tempestivamente in primo grado. Inoltre, ha confermato che la convocazione si considera validamente effettuata quando la raccomandata giunge all'indirizzo del destinatario, anche se questi ne rifiuta il ritiro, perfezionando la presunzione di conoscenza.
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Nullità Urbanistica: La Cassazione chiarisce i limiti
In una causa di divisione ereditaria, una sorella contesta la validità degli atti di trasferimento immobiliare a favore del fratello, invocando la nullità urbanistica per abusi edilizi. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la nullità è 'testuale', ovvero si verifica solo se nell'atto notarile mancano le menzioni del titolo abilitativo. La presenza di tali menzioni rende l'atto valido, anche se l'immobile è concretamente difforme dal permesso di costruire.
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Principio di non contestazione: la difesa tardiva
Una società di assicurazioni si opponeva a un decreto ingiuntivo per fatture non pagate, sostenendo di aver stipulato il contratto con una professionista e non con la società di servizi che aveva emesso il decreto. La Cassazione ha rigettato il ricorso, applicando il principio di non contestazione: la società opponente non aveva contestato la titolarità del rapporto contrattuale nel primo atto difensivo, rendendo tardiva e inammissibile la sua successiva eccezione.
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Querela di falso: come si prova la falsificazione
Un'azienda lattiero-casearia ha tentato di evitare un pagamento presentando una fattura con una quietanza di pagamento parzialmente falsificata. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che la falsificazione può essere provata tramite querela di falso anche sulla base di prove indirette (indizi), purché gravi, precise e concordanti. L'ordinanza chiarisce i limiti del giudizio di legittimità e l'onere della prova in materia di falso documentale.
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Appalto privato: validità richiamo norme pubbliche
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di appalto privato per la ristrutturazione di una villa, in cui il contratto richiamava la normativa sui lavori pubblici. La società appaltatrice, non avendo formulato tempestivamente le proprie riserve secondo tali norme, ha perso il diritto a un maggior compenso. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il richiamo a normative esterne in un contratto negoziato tra le parti è legittimo e non necessita della specifica approvazione per iscritto prevista per le clausole vessatorie, a meno che non si dimostri che si tratti di un contratto standard predisposto da una sola parte per una serie indefinita di rapporti.
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Responsabilità appaltatore: chi paga i danni?
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità appaltatore e del direttore lavori per gravi vizi di costruzione (infiltrazioni da un terrazzo). Rigettati i ricorsi che tentavano di rimettere in discussione l'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove, come la CTU. La Corte ribadisce che il suo ruolo non è quello di un terzo grado di merito e conferma la condanna solidale al risarcimento del danno.
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Interpretazione contratto inglese: il testo prevale
La Corte di Cassazione si è pronunciata sull'interpretazione di un contratto di distribuzione redatto in lingua inglese ma soggetto alla legge italiana. Ha stabilito che i termini tecnici, come 'expiration', devono essere intesi nel loro significato letterale proprio della lingua inglese, distinguendoli da concetti affini come 'termination'. Di conseguenza, una clausola penale legata alla 'expiration' non si applica in caso di risoluzione per inadempimento. La Corte ha inoltre rigettato la richiesta di risarcimento del danno in via equitativa, poiché la parte ricorrente non aveva fornito la documentazione contabile necessaria a provare l'entità del danno, pur avendone la possibilità.
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