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Art. 348-ter Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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1296 provvedimenti

Altri anni per Art. 348-ter Codice di Procedura Civile

Responsabilità banca trattaria e assegno non trasferibile
La Corte di Cassazione conferma la corresponsabilità tra banca negoziatrice e banca trattaria nel caso di pagamento di un assegno non trasferibile a un soggetto terzo. L'apposizione della clausola 'per conoscenza e garanzia' non esonera la banca trattaria dai suoi doveri di controllo, ma anzi, rappresenta un campanello d'allarme che avrebbe dovuto impedire l'operazione. La sentenza sottolinea come la negligenza nel controllo in stanza di compensazione fondi la responsabilità della banca trattaria.
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Inammissibilità ricorso cassazione: ecco quando
La Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di un'azienda agricola contro un ente regionale. Il motivo risiede nell'aver introdotto questioni e documenti nuovi, non discussi nei gradi precedenti, rendendo il ricorso inammissibile per violazione dei principi processuali.
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Trasferimento di azienda: onere della prova e crediti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 19776/2024, ha esaminato un caso di trasferimento di azienda, confermando che spetta al nuovo datore di lavoro l'onere della prova riguardo l'adeguatezza della retribuzione corrisposta al lavoratore. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del datore, che mirava a un riesame dei fatti già accertati in due gradi di giudizio, e ha ribadito i limiti del sindacato di legittimità, confermando la condanna al pagamento di differenze retributive determinate in via equitativa dal giudice di merito.
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Inquadramento previdenziale: conta l’attività svolta
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'inquadramento previdenziale di un'impresa si basa sull'attività effettivamente svolta e non sul Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) scelto dal datore di lavoro. Nel caso specifico, una società di servizi medici che si presentava come studio professionale è stata classificata come impresa commerciale del terziario ai fini contributivi. L'Ente Previdenziale aveva richiesto il pagamento di differenze contributive, ritenendo applicabile il CCNL del terziario. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, confermando che il criterio per l'inquadramento previdenziale è oggettivo e legato alla natura reale dell'attività imprenditoriale.
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Successione nell’appalto: quando scatta l’obbligo?
Un lavoratore chiede di continuare il rapporto di lavoro con la nuova azienda subentrata in un contratto di servizi. La Cassazione, confermando le decisioni precedenti, nega il trasferimento d'azienda e chiarisce che nella successione nell'appalto non vi è un automatico obbligo di assunzione se non previsto dal CCNL applicato dal nuovo datore di lavoro.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione non riesamina
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un dipendente pubblico contro il Ministero dell'Istruzione. Il ricorrente contestava un trasferimento e denunciava condotte di mobbing, ma il suo appello è stato giudicato una generica richiesta di riesame dei fatti, non consentita in sede di legittimità, anziché una critica basata su vizi di legge. La Suprema Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di un terzo grado di giudizio sul merito della vicenda.
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Intermediazione di manodopera: no al ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato le sanzioni amministrative a carico di una società edile per violazioni in materia di comunicazione di assunzione di lavoratori. Il caso trae origine da un'accusa di intermediazione di manodopera illecita, mascherata da subappalti. L'azienda aveva contestato la competenza della Direzione Provinciale del Lavoro e l'applicabilità delle norme, ma la Corte ha rigettato tutti i motivi, stabilendo la piena legittimità dell'operato dell'amministrazione e l'infondatezza delle eccezioni procedurali e di merito sollevate.
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Interpretazione contratto preliminare: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso riguardante un'opposizione a precetto per debiti derivanti da una complessa cessione di quote societarie. Il caso verteva sull'interpretazione del contratto preliminare e di quello definitivo, con i ricorrenti che sostenevano il superamento del primo da parte del secondo. La Corte ha ritenuto il ricorso carente del principio di autosufficienza e ha sottolineato che l'interpretazione dei contratti è un'attività riservata ai giudici di merito, non sindacabile in sede di legittimità se non per violazione dei canoni ermeneutici, qui non adeguatamente dedotta.
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Onere della prova mutuo: la causale del bonifico basta?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19622/2024, chiarisce l'onere della prova nel mutuo tra privati. Un uomo, dopo aver ricevuto oltre 234.000 euro dalla sua ex compagna per l'acquisto di una casa, sosteneva si trattasse di un regalo. La Corte ha stabilito che, sebbene la sola consegna di denaro non basti, la causale 'prestito' sui bonifici, unita a prove atipiche come email e registrazioni, è sufficiente a dimostrare l'obbligo di restituzione, confermando la condanna.
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Accesso fiscale in studio promiscuo: Cassazione chiarisce
Un professionista ha contestato un avviso di accertamento fiscale sostenendo che derivasse da un accesso fiscale illegittimo presso il suo studio, utilizzato anche come abitazione, avvenuto senza l'autorizzazione del Pubblico Ministero. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La sentenza chiarisce che se l'accertamento si fonda su prove autonome e diverse, come le indagini bancarie, l'eventuale illegittimità dell'accesso fisico non invalida l'atto impositivo. Inoltre, spetta al contribuente fornire la prova dell'uso promiscuo dei locali.
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Garanzia del consumatore: la Cassazione decide
Un fideiussore di una società si opponeva a un decreto ingiuntivo, sostenendo di essere un consumatore. La Cassazione, con ordinanza 19573/2024, ha rigettato la sua qualifica di consumatore, confermando che l'onere della prova spetta al garante. Tuttavia, ha accolto il ricorso su un altro punto, stabilendo che per i contratti di leasing risolti per inadempimento prima della legge 124/2017, si applica l'articolo 1526 c.c. e non la nuova disciplina. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce di questo principio.
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Servitù per usucapione: limiti del ricorso in Cassazione
Una proprietaria ha impugnato in Cassazione la sentenza che confermava una servitù di passaggio sul suo fondo, sostenendo che fosse stata acquisita per usucapione. La ricorrente ha lamentato vizi di motivazione e un'errata valutazione delle prove, tra cui un atto di compravendita. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la servitù era stata correttamente riconosciuta per usucapione e non per titolo contrattuale. Ha inoltre ribadito che il giudizio di Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la legittimità della decisione, confermando così la validità della servitù per usucapione.
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Ricorso Cassazione inammissibile: oneri formali
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile a causa di un vizio formale. Il caso nasce da un contratto di finanziamento per un'auto, collegato a una polizza assicurativa. Dopo un incidente, l'assicurazione nega la copertura e gli acquirenti citano la finanziaria. Il Tribunale rigetta la domanda e l'appello viene dichiarato inammissibile. Il successivo ricorso in Cassazione viene anch'esso dichiarato inammissibile perché i ricorrenti non hanno riportato i motivi del precedente appello, un requisito procedurale fondamentale in questi casi.
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IMU Immobili Strumentali: dovuta anche con attività ferma?
Una società in liquidazione contestava il pagamento dell'IMU su immobili strumentali non più utilizzati. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che per l'IMU è sufficiente il possesso di un immobile iscritto al catasto con rendita, indipendentemente dal suo effettivo utilizzo produttivo. La cessazione volontaria dell'attività non sospende l'obbligo tributario.
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Fallito e ricorso: quando si può impugnare un atto?
La Corte di Cassazione affronta il tema della legittimazione del fallito a impugnare atti tributari. L'ordinanza stabilisce che, in caso di inerzia del curatore, il contribuente fallito può agire in giudizio per tutelare i propri interessi, anche se l'atto non è stato notificato al curatore. Nel caso specifico, il ricorso è stato parzialmente accolto per cessata materia del contendere e rigettato nel resto per difetto di autosufficienza.
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IMU su immobili strumentali: è dovuta se l’attività cessa?
Una società in liquidazione ha contestato gli avvisi di accertamento IMU per i suoi immobili non più utilizzati, sostenendo che l'imposta non fosse dovuta a seguito della cessazione dell'attività. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'IMU su immobili strumentali si fonda sul possesso e sull'iscrizione catastale del bene, a prescindere dal suo effettivo utilizzo produttivo. La cessazione dell'attività non costituisce, quindi, una causa di esenzione o sospensione del tributo.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
Una società di leasing, vittima di una truffa, subisce un accertamento fiscale. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19474/2024, ha confermato la legittimità del raddoppio termini accertamento per Ires e Iva, basato sul solo obbligo di denuncia penale, anche se tardiva. Tuttavia, ha annullato la ripresa per IRAP relativa agli anni 2004 e 2005, poiché per tale imposta non è previsto il raddoppio. La Corte ha inoltre confermato l'indeducibilità dei costi e dell'Iva relativi a operazioni ritenute inesistenti.
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IMU cessazione attività: si paga anche se inutilizzati
Una società in liquidazione ha contestato gli avvisi di accertamento IMU per i suoi immobili industriali non più in uso a seguito della cessazione dell'attività. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19471/2024, ha respinto il ricorso. Ha chiarito che, ai fini dell'IMU cessazione attività, l'imposta è dovuta sulla base del possesso e dell'iscrizione catastale dell'immobile, a prescindere dal suo effettivo utilizzo. La Corte ha distinto tali beni dagli "immobili collabenti", che sono esenti perché privi di rendita, e ha confermato che la liquidazione volontaria non dà diritto a una sospensione automatica del tributo.
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Confisca veicolo: quando si applica la prescrizione
Un automobilista si oppone alla confisca del proprio veicolo, sostenendo che l'ordinanza del Prefetto sia tardiva. La Corte di Cassazione chiarisce che, in assenza di un ricorso amministrativo avverso il verbale di accertamento, la confisca del veicolo non è soggetta a termini brevi, ma solo alla prescrizione quinquennale. Il ricorso viene rigettato poiché la responsabilità del conducente era già stata accertata con sentenza definitiva in un precedente giudizio.
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IMU immobili strumentali: si paga anche se inutilizzati
Una società in liquidazione ha contestato il pagamento dell'IMU per i suoi immobili industriali, resi inutilizzati dalla cessazione dell'attività. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'obbligo di versare l'IMU per gli immobili strumentali sorge dal semplice possesso e dall'iscrizione al catasto con attribuzione di una rendita. La cessazione volontaria dell'attività produttiva non è una causa di sospensione o esenzione dal tributo, a differenza di specifiche procedure concorsuali previste dalla legge.
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