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Art. 325 Codice di Procedura Penale — Sezione Seconda Penale

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602 provvedimenti

Altri anni per Art. 325 Codice di Procedura Penale

Dehors: occupazione abusiva di suolo pubblico o deroga speciale?
Il Tribunale della Libertà di Trani aveva annullato il sequestro preventivo delle strutture esterne di un esercizio commerciale, ritenendo insussistente il reato di occupazione abusiva di suolo pubblico. Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'area era occupata oltre i limiti autorizzati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione del Tribunale. Ha chiarito che, nel periodo contestato (2021), una norma speciale (il "Decreto Ristori") permetteva l'installazione temporanea di dehors e strutture amovibili su suolo pubblico per le attività di ristorazione, senza necessità di specifiche autorizzazioni, escludendo così il fumus commissi delicti per l'occupazione abusiva di suolo pubblico.
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Sequestro probatorio e smartphone: il ricorso reitera le difese
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un indagato contro il sequestro probatorio del proprio smartphone. Gli inquirenti avevano disposto il sequestro nell'ambito di un'indagine per ricettazione di prodotti tessili di lusso, accertata tramite tabulati telefonici e testimonianze. L'indagato contestava la ricostruzione dei fatti e la competenza territoriale dell'autorità giudiziaria, chiedendo lo spostamento del procedimento. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso in Cassazione contro le misure reali è ammesso solo per violazione di legge e richiede una critica specifica. Poiché il ricorso si limitava a riprodurre i motivi già respinti e la competenza territoriale era stata correttamente attribuita in base al reato di truffa connesso, i giudici hanno confermato il sequestro probatorio e condannato l'indagato al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro.
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Sequestro preventivo per estorsione: valido il blocco dei beni
Un indagato ha subito il blocco dei beni in un'indagine per estorsione legata alla cessione forzata di un immobile. L'uomo ha impugnato il provvedimento sostenendo la propria estraneità alle minacce e denunciando l'omessa motivazione sull'aggravante mafiosa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha confermato il sequestro preventivo per estorsione. I giudici hanno chiarito che nei provvedimenti cautelari reali il ricorso è ammesso solo per violazione di legge e non per riesaminare i fatti. La presenza di gravi indizi sul reato principale giustifica la misura. La contestazione sull'aggravante è priva di interesse pratico per l'indagato, che è stato condannato anche a pagare le spese processuali.
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Sequestro preventivo: Impianto illegale, riconversione non basta
Un'Azienda, operante nel settore dell'imbottigliamento di gas GPL, subiva un sequestro preventivo del proprio opificio a causa di attività illecite come associazione a delinquere e appropriazione indebita. L'Azienda ricorreva in Cassazione contro il mantenimento del sequestro, sostenendo di aver avviato un processo di riconversione e dismissione degli impianti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che il sequestro preventivo era legittimo, poiché il rischio di reiterazione dei reati persisteva, nonostante le iniziative di riconversione, e le argomentazioni difensive vertevano su questioni di fatto non sindacabili in sede di legittimità.
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Sequestro Preventivo: Beni bloccati subito, nessuna sospensione
Due individui hanno impugnato un'ordinanza del Tribunale di Napoli che aveva disposto il sequestro preventivo dei loro beni. Essi chiedevano la sospensione dell'efficacia del provvedimento, argomentando l'applicabilità della norma che prevede la sospensione per le misure cautelari personali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, affermando che le ordinanze di sequestro preventivo sono immediatamente esecutive. La sentenza ha chiarito la fondamentale differenza tra misure cautelari personali, che incidono sulla libertà, e misure cautelari reali, che riguardano i beni. La regola di sospensione dell'efficacia si applica esclusivamente alle prime. Pertanto, il sequestro preventivo sui beni non è sospendibile. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Sequestro preventivo per sproporzione: contanti senza redditi
Un soggetto indagato per il reato di usura ha subito il sequestro preventivo per sproporzione di una somma contante pari a oltre 140.000 euro. Durante una perquisizione, gli inquirenti hanno rinvenuto il denaro insieme a documenti contabili riconducibili a presunti prestiti illeciti. L'indagato ha contestato il provvedimento, sostenendo che le somme derivassero da vecchia evasione fiscale legata al commercio ambulante e non dall'attività usuraia. Il Tribunale del Riesame ha confermato il blocco del denaro per la totale assenza di redditi dichiarati dal 2007 e il concreto rischio di occultamento delle somme. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato, ribadendo la legittimità della misura cautelare e condannando il ricorrente al pagamento delle spese.
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Sequestro preventivo per equivalente: i limiti dei ricorsi
Un'indagata, socia di un'associazione sanitaria, ha ottenuto ingenti fondi pubblici simulando la natura senza scopo di lucro e distogliendo il denaro per finalità private. Il giudice per le indagini preliminari ha ordinato un sequestro preventivo per equivalente milionario. Il Tribunale del riesame ha annullato parzialmente la misura cautelare. Sia la Procura locale sia l'indagata hanno presentato ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambe le impugnazioni. La Procura procedente non era legittimata a ricorrere, poiché tale facoltà spetta solo all'ufficio requirente presso il giudice che ha emesso l'ordinanza del riesame. Il ricorso difensivo è risultato infondato perché l'ordinanza ha motivato adeguatamente il pericolo di dispersione delle somme. Resta confermato il sequestro preventivo per equivalente nei limiti fissati dal riesame e l'indagata è stata condannata alle spese.
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Trasferimento fraudolento di valori: sequestro confermato per quote
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna contro il sequestro preventivo delle quote di due società. Il sequestro era stato disposto per un presunto trasferimento fraudolento di valori. Il padre della ricorrente aveva fittiziamente intestato alla figlia le quote societarie per eludere le misure di prevenzione patrimoniali. Il Tribunale aveva accertato l'insufficiente capacità economica della figlia e la sua consapevolezza del fine illecito del padre. La Cassazione ha confermato che il ricorso non contestava violazioni di legge o difetti di motivazione, ma solo una diversa valutazione delle prove, cosa non consentita in questa fase. La donna è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Riciclaggio di Denaro: Appello Tardivo, Sequestro Confermato
Un Lavoratore, amministratore di due società, è stato accusato di riciclaggio di denaro. Avrebbe ricevuto ingenti somme, provento di truffe online commesse da un Amico, per dissimularne l'origine illecita. Per questo, era stato disposto un sequestro preventivo dei beni. Il Lavoratore ha impugnato tale provvedimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché presentato oltre il termine di quindici giorni previsto dalla legge per le misure cautelari reali, confermando così il sequestro.
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Sequestro Preventivo: Acquisto a Non Domino non Salva il Bene Illecito
Un individuo è stato accusato di autoriciclaggio, avendo venduto veicoli acquisiti illecitamente. Un sequestro preventivo ha bloccato i proventi di questi reati. Un terzo acquirente, che aveva comprato uno di questi veicoli, ha contestato il sequestro, sostenendo di aver agito in buona fede e con un atto di acquisto valido. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ribadito che per il sequestro preventivo basta il "fumus commissi delicti" (la probabile esistenza del reato). L'acquisto "a non domino" (da chi non è proprietario) non garantisce la proprietà immediata, che si ottiene solo tramite usucapione. La buona fede dell'acquirente non prevale sull'esigenza di bloccare i beni provenienti da attività illecite.
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Ricorso inammissibile: la tardività costa cara in Cassazione Penale
Un ricorso penale è stato dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione. Il caso riguardava un individuo che aveva impugnato un decreto di sequestro, ma il suo avvocato ha presentato il ricorso oltre il termine di quindici giorni dalla notifica del provvedimento. L'ordinanza del Tribunale di Monza era stata notificata il 6 settembre 2021, mentre il ricorso è stato depositato il 28 settembre 2021, superando la scadenza del 21 settembre. La Corte ha confermato l'inammissibilità ricorso penale e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo: inammissibile il ricorso contro reinvestimento illecito
Una donna, L'Imputata, ha contestato un sequestro preventivo dei suoi beni. Il Tribunale del Riesame aveva confermato il sequestro, ritenendo che L'Imputata avesse collaborato con il suo ex coniuge, Il Coindagato, nel reinvestimento di capitali illeciti. Il Coindagato era noto per attività criminali e per l'esercizio abusivo del credito. L'Imputata ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo vizi di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che le contestazioni riguardavano il merito delle prove, non violazioni di legge o difetti radicali nella motivazione. La decisione conferma l'importanza di un corretto sequestro preventivo e reinvestimento illecito.
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Autoriciclaggio e sequestro preventivo: Cassazione annulla per difetto di motivazione
Un Imprenditore ha subito un sequestro preventivo di assegni. Era accusato di aver intestato fittiziamente aziende agricole ai figli per agevolare l'impiego di denaro illecito (autoriciclaggio). La Cassazione ha annullato il sequestro. Ha stabilito che il reato di trasferimento fraudolento di valori (art. 512 bis c.p.) non può agevolare l'autoriciclaggio, per il principio di tassatività. Inoltre, la motivazione del sequestro era insufficiente, basandosi su generiche "anomalie fiscali" senza specificare il delitto presupposto dell'autoriciclaggio e sequestro preventivo o il superamento delle soglie di punibilità. Il caso tornerà al Tribunale del Riesame per un nuovo esame.
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Sequestro Preventivo: Ricorso Inammissibile per Tentata Estorsione
Un Lavoratore, indagato per tentata estorsione, ha subito un sequestro preventivo di denaro e telefoni. Ha presentato ricorso contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva confermato il sequestro, contestando i termini procedurali e la competenza territoriale. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha ritenuto che il sequestro preventivo fosse stato eseguito correttamente dal Pubblico Ministero, rispettando i termini e la competenza. Ha inoltre confermato la sussistenza del "fumus del reato" (sospetto di reato) e del "periculum in mora" (rischio di dispersione dei beni), data la sproporzione tra i redditi del Lavoratore e i beni sequestrati. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per dissequestro: conto sbloccato senza spese
Un indagato ha proposto ricorso in Cassazione contro il sequestro del conto corrente aziendale disposto dal Tribunale. Successivamente, lo stesso Giudice ha emesso un provvedimento di restituzione dei beni bloccati. Avendo ottenuto il dissequestro, l'indagato ha formalizzato la rinuncia al ricorso per dissequestro ritenendo venuto meno l'interesse ad agire. La Corte di Cassazione ha preso atto della decisione e ha dichiarato la sopravvenuta inammissibilità dell'impugnazione, con esonero dal pagamento delle spese processuali per il ricorrente.
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Sequestro Preventivo Truffa Informatica: Cassazione Conferma Confisca
Due indagati hanno presentato ricorso contro un sequestro preventivo di circa 237.000 euro, disposto per ulteriori episodi di truffa informatica e falsi, nonostante avessero già patteggiato per reati simili legati a un'associazione a delinquere. Il Tribunale ha confermato il sequestro, ritenendo sussistente il "fumus commissi delicti" (l'indizio di reato) anche per le nuove truffe, dato il loro ruolo nell'associazione. La Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ribadendo che il sequestro preventivo per confisca per equivalente può colpire ciascun partecipante per l'intero profitto illecito dell'associazione, anche se non direttamente in possesso della somma.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione ed estromissione
Un'azienda presenta una richiesta di riesame contro un decreto di sequestro preventivo. Un soggetto indagato tenta di intervenire nel medesimo giudizio di riesame presentando memorie difensive. Il Tribunale del riesame dispone l'estromissione dell'indagato dal procedimento. L'indagato propone quindi ricorso alla Corte di Cassazione contro il provvedimento di estromissione. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici spiegano che la legge consente il ricorso soltanto contro le ordinanze conclusive del riesame che decidono sulla misura cautelare. L'ordinanza di estromissione è un semplice provvedimento ordinatorio e non finale. Il ricorrente perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo di denaro contante: fuga e soldi gettati
Le forze dell'ordine fermano un soggetto che tenta la fuga disperdendo oltre seimila euro in banconote. L'autorità giudiziaria dispone il sequestro preventivo di denaro contante per il reato di ricettazione. L'indagato contesta la misura cautelare, sostenendo la mancanza di prove sulla provenienza illecita dei soldi e l'illegittimità del vincolo dopo l'annullamento di un precedente sequestro probatorio. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso e conferma il blocco dei beni. I giudici chiariscono che il sequestro preventivo ha finalità diverse da quello probatorio e può intervenire successivamente. Inoltre, il tentativo di fuga, l'atto di gettare le banconote e l'assenza di spiegazioni credibili costituiscono indizi logici sufficienti per ritenere il denaro frutto di attività illecite.
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Sequestro preventivo e terzo estraneo: tutela e limiti
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul ricorso presentato da una società estera avente ad oggetto un sequestro preventivo e terzo estraneo relativo a otto orologi di lusso. I beni erano stati sequestrati a un soggetto indagato per impiego di proventi illeciti. La società richiedeva la restituzione dei preziosi dichiarandosi proprietaria e terza estranea ai reati. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il terzo estraneo può contestare soltanto la titolarità del bene e l'assenza di legami con l'illecito, senza poter sindacare i presupposti generali della misura applicata all'indagato. Inoltre, il ricorso contro le misure cautelari reali è ammesso esclusivamente per violazione di legge e non per semplice illogicità della motivazione. Avendo il giudice di merito accertato che gli orologi erano gestiti dall'amministratore di fatto tramite un'azienda schermo, il sequestro rimane confermato.
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Sequestro preventivo e attualità del pericolo: stop al blocco
Il Pubblico Ministero propone ricorso per Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale che aveva revocato il sequestro preventivo delle azioni societarie nei confronti degli azionisti di un'Azienda di navigazione. I giudici del riesame avevano escluso la misura ritenendo insussistente il requisito di sequestro preventivo e attualità del pericolo, in ragione del profondo ammodernamento della flotta navale e della mancanza di riscontri di illeciti successivi al periodo contestato. Il Pubblico Ministero lamentava una motivazione illogica. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che in materia cautelare reale il ricorso è ammesso solo per violazione di legge e non per supposti vizi logici. Inoltre, l'accusa ha violato il principio di autosufficienza non allegando i documenti decisivi richiamati nel ricorso. Gli azionisti mantengono quindi la piena disponibilità dei beni.
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