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Inammissibilità del ricorso per cassazione ed estromissione

Un’azienda presenta una richiesta di riesame contro un decreto di sequestro preventivo. Un soggetto indagato tenta di intervenire nel medesimo giudizio di riesame presentando memorie difensive. Il Tribunale del riesame dispone l’estromissione dell’indagato dal procedimento. L’indagato propone quindi ricorso alla Corte di Cassazione contro il provvedimento di estromissione. La Suprema Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici spiegano che la legge consente il ricorso soltanto contro le ordinanze conclusive del riesame che decidono sulla misura cautelare. L’ordinanza di estromissione è un semplice provvedimento ordinatorio e non finale. Il ricorrente perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 19252 Anno 2022
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il quadro generale e l’inammissibilità del ricorso per cassazione

Il sistema processuale penale stabilisce regole precise per l’accesso ai diversi gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha affrontato un caso inerente all’inammissibilità del ricorso per cassazione proposto contro un provvedimento interlocutorio. La vicenda trae origine da un sequestro preventivo (misura cautelare che blocca i beni) disposto dal giudice per le indagini preliminari. Una società coinvolta ha presentato una tempestiva richiesta di riesame per ottenere l’annullamento della misura reale. Un soggetto indagato nel medesimo procedimento penale ha tentato di intervenire in questo giudizio incidentale. Il Tribunale del riesame ha ordinato l’estromissione dell’indagato dalla procedura. L’indagato ha impugnato la decisione proponendo direttamente ricorso dinanzi ai giudici di legittimità.

L’intervento dell’indagato nel procedimento cautelare

La vicenda iniziale riguarda la gestione e la contestazione di una misura cautelare reale. L’azienda colpita dal sequestro ha attivato il giudizio di riesame (procedimento di impugnazione delle misure cautelari). L’indagato ha depositato una memoria difensiva per partecipare all’udienza camerale riservata alle parti. L’interveniente ha sostenuto di possedere un interesse concreto e attuale alla partecipazione. Un eventuale annullamento del sequestro per motivi attinenti all’azienda avrebbe potuto determinare l’esecuzione diretta del titolo cautelare a suo carico. Il Tribunale del riesame ha comunque disposto la sua immediata estromissione. I giudici territoriali hanno evidenziato che l’indagato aveva già rinunciato a una precedente e autonoma richiesta di riesame. L’indagato ha ritenuto lesi i propri diritti difensivi e ha deciso di rivolgersi immediatamente alla Corte di Cassazione.

Le motivazioni: inammissibilità del ricorso per cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso per cassazione esaminando la natura del provvedimento impugnato. L’articolo 325 del codice di procedura penale elenca in modo tassativo i casi in cui le parti possono proporre ricorso di legittimità. La norma attribuisce tale facoltà esclusivamente contro le ordinanze che concludono la procedura di riesame. Il provvedimento di estromissione emanato dal Tribunale non costituisce una decisione finale sul merito della misura cautelare. Tale atto possiede invece una natura meramente ordinatoria e interna all’udienza. Il principio di tassatività dei mezzi di impugnazione impedisce alle parti di creare autonomamente nuove forme di ricorso. L’ordinanza di esclusione non decide sulla legittimità o sul merito del sequestro preventivo. Di conseguenza la legge non offre una corsia d’accesso immediata alla Suprema Corte contro i provvedimenti ordinatori ordinari.

Le conclusioni: gli effetti dell’inammissibilità del ricorso per cassazione

La pronuncia dei giudici di legittimità produce conseguenze economiche e procedurali rilevanti per la parte ricorrente. L’esito negativo del giudizio comporta la conferma definitiva dell’estromissione dell’indagato dalla procedura incidentale. L’indagato perde definitivamente il ricorso promosso e deve farsi carico delle spese processuali. La Corte di Cassazione applica rigorosamente le sanzioni previste dalla legge nei casi di inammissibilità manifesta. Il ricorrente deve versare una somma pari a tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. La decisione riafferma la rigidità del sistema delle impugnazioni penali in Italia. Le parti non possono scavalcare le fasi processuali previste dal codice di rito. Un provvedimento non conclusivo non può trasformarsi in un motivo di ricorso immediato dinanzi alla Suprema Corte.

Quando si può proporre ricorso per cassazione contro un sequestro preventivo
Il ricorso per cassazione è ammesso soltanto contro le ordinanze conclusive emesse dal Tribunale del riesame che decidono sulla conferma o sull’annullamento della misura cautelare.

Cosa succede se si impugna un provvedimento ordinatorio di estromissione
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile perché le decisioni intermedie o ordinatorie non sono direttamente impugnabili per il principio di tassatività dei mezzi di impugnazione.

Quali sono le sanzioni in caso di ricorso inammissibile
Il ricorrente subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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