La Corte di Cassazione analizza un caso di frode fiscale basato su fittizi contratti di appalto, chiarendo la responsabilità del committente nel reato di indebita compensazione. La sentenza conferma il sequestro preventivo nei confronti della società committente, ritenuta pienamente consapevole del meccanismo illecito. Tuttavia, annulla la misura cautelare per l'amministratrice di una delle società appaltatrici, in carica solo per 44 giorni, per assenza di prove concrete del suo coinvolgimento. Vengono inoltre rigettate le eccezioni sul 'ne bis in idem' e sulla competenza territoriale.
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