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Art. 309 Codice di Procedura Penale — Sezione Sesta Penale

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819 provvedimenti

Altri anni per Art. 309 Codice di Procedura Penale

Misure cautelari: Cassazione annulla arresti domiciliari per corruzione
Una dipendente pubblica, responsabile dell'area veicoli della Motorizzazione Civile, è stata accusata di corruzione per aver rilasciato un duplicato di patente a una persona con licenza sospesa. In cambio, avrebbe ricevuto un soggiorno in un hotel di lusso per terzi. Il Tribunale del riesame aveva confermato l'applicazione delle misure cautelari degli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione, pur ritenendo validi i gravi indizi di colpevolezza, ha annullato l'ordinanza limitatamente alla motivazione sulle esigenze cautelari, giudicandola generica. La Cassazione ha rinviato il caso al Tribunale di Napoli per una nuova valutazione su questo specifico aspetto delle misure cautelari.
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Spaccio singolo o associazione finalizzata al traffico di droga?
Il Giudice per le indagini preliminari rigettava la richiesta di arresti domiciliari avanzata contro l'indagato, escludendo la sua partecipazione a una associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e ravvisando solo singoli episodi di spaccio risalenti nel tempo. Il Tribunale della Libertà, accogliendo l'appello del Pubblico Ministero, disponeva la misura cautelare ritenendo invece sussistente il vincolo associativo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa e annullato l'ordinanza cautelare con rinvio. I giudici di legittimità hanno rilevato un totale difetto di motivazione: il Tribunale ha desunto l'appartenenza al gruppo criminale in modo apodittico e senza spiegare la specifica struttura organizzativa dell'illecito.
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Associazione finalizzata al narcotraffico: indizi e ruolo
Un indagato ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la custodia cautelare in carcere. I giudici territoriali gli attribuivano il ruolo di vertice in una associazione finalizzata al narcotraffico radicata sul territorio. La difesa ha contestato la mancata concessione di rinvio per legittimo impedimento dei difensori, l'incompatibilità del giudice e soprattutto l'assenza di prove attuali sul presunto ruolo direttivo. La Corte di Cassazione ha rigettato le eccezioni procedurali ma ha accolto il ricorso sul merito indiziario. Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia riguardavano periodi precedenti rispetto alle condotte contestate dal 2019. Inoltre, la semplice riscossione di quote estorsive attiene al controllo mafioso del territorio e non dimostra automaticamente un contributo materiale e specifico all'attività di spaccio. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza con rinvio per una nuova valutazione.
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Decreto oscurato e inutilizzabilità delle intercettazioni
Il Tribunale del Riesame confermava la custodia cautelare in carcere a carico di un indagato per detenzione e spaccio di cocaina in concorso. La difesa ricorreva in Cassazione lamentando l'inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche decisive, poiché il decreto del giudice che le aveva autorizzate presentava ampie parti oscurate, impedendo il controllo difensivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'eventuale presenza di parti oscurate o la mancata trasmissione del decreto autorizzativo non determinano automaticamente l'inutilizzabilità della prova. La difesa ha l'onere specifico di richiedere tempestivamente l'acquisizione del testo integrale del provvedimento al Tribunale del Riesame. In assenza di tale istanza esplicita, le intercettazioni restano pienamente valide per sostenere la misura cautelare.
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Corruzione e carcere: la Cassazione chiede più Proporzionalità delle misure cautelari
Un funzionario pubblico è stato accusato di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio, agendo da intermediario per favorire un imprenditore. Il Tribunale aveva confermato la custodia cautelare in carcere. La Cassazione ha annullato questa decisione, ritenendo che il Tribunale non avesse adeguatamente valutato la Proporzionalità delle misure cautelari rispetto alla gravità dei fatti e al tempo trascorso dalla loro commissione. La Corte ha chiesto un nuovo esame per verificare se una misura meno restrittiva, come gli arresti domiciliari, fosse sufficiente, considerando anche la sospensione dal servizio del funzionario.
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Pericolo di reiterazione del reato e arresti per false residenze
Un intermediario collaborava stabilmente con una funzionaria comunale e le titolari di un centro di assistenza fiscale per concedere residenze fittizie e cittadinanze iure sanguinis a cittadini stranieri dietro cospicuo compenso in denaro. Il Giudice disponeva gli arresti domiciliari. L'indagato contestava la misura cautelare deducendo l'incensuratezza, il tempo trascorso, il ruolo marginale e l'avvio di una nuova attività commerciale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato. I giudici hanno confermato la presenza di un concreto pericolo di reiterazione del reato, evidenziando la capacità organizzativa, i contatti internazionali ancora attivi e i tentativi di depistaggio delle indagini. L'indagato resta agli arresti domiciliari e deve pagare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Custodia Cautelare e Aggravante Associativa: Ricorso Inammissibile
L'Imputato ha presentato ricorso contro l'ordinanza del Tribunale del riesame che confermava la sua custodia cautelare e aggravante associativa per traffico di stupefacenti. Egli lamentava la nullità dell'ordinanza cautelare originale per difetto di motivazione sull'aggravante. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse correttamente integrato la motivazione del primo giudice. La Corte ha condannato l'Imputato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Sequestro probatorio sproporzionato: i diritti del terzo prevalgono
La Corte di Cassazione ha annullato un *sequestro probatorio sproporzionato* di documenti e beni elettronici a carico di un soggetto terzo, non indagato, coinvolto in un'inchiesta per corruzione e accesso abusivo a sistema informatico. Il Tribunale aveva confermato il sequestro, ma la Suprema Corte ha evidenziato la mancanza di una motivazione specifica sul nesso di pertinenza tra i beni sequestrati e i reati ipotizzati, e sulla funzione probatoria della misura. Ha ribadito che un sequestro non può avere una funzione meramente esplorativa, soprattutto se colpisce un terzo estraneo al reato, violando il principio di proporzionalità. La Corte ha ordinato l'immediata restituzione dei beni.
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Revoca della misura cautelare: il tempo non basta
Un'indagata sottoposta agli arresti domiciliari per cessione di stupefacenti ha richiesto la revoca della misura cautelare o la sua sostituzione. La difesa ha sostenuto l'attenuazione delle esigenze cautelari a causa del tempo trascorso dall'inizio della misura e della scelta del rito abbreviato. I giudici di merito hanno respinto l'istanza evidenziando che le ragioni addotte erano già state esaminate e respinte in sede di riesame. La Corte di Cassazione ha confermato tale orientamento e ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il mero decorso del tempo e la scelta del rito processuale non costituiscono elementi nuovi idonei a superare il giudicato cautelare, confermando la piena validità della misura restrittiva e condannando la ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Cocaina in auto: annullata la custodia cautelare in carcere
I giudici hanno esaminato la posizione di una giovane incensurata fermata a bordo di un'auto contenente tre chilogrammi di cocaina nascosti nella ruota di scorta. Il Tribunale del Riesame aveva confermato la custodia cautelare in carcere ritenendo la ragazza pienamente coinvolta nel trasporto e inserita in ambienti criminali. La Corte di Cassazione ha confermato i gravi indizi di colpevolezza, evidenziando il ruolo della passeggera nel conferire apparenza di normalità al viaggio e la scusa concordata del finto corso di cucito. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno annullato l'ordinanza per difetto di motivazione sulla scelta della misura estrema. Il solo trasporto ingente non dimostra automaticamente legami stabili con la criminalità organizzata.
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Custodia cautelare in carcere: il ricorso generico fallisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un indagato contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame. I giudici avevano confermato la misura della custodia cautelare in carcere per i reati di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e cessione di droga. L'indagato ha censurato genericamente le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e le intercettazioni senza confrontarsi con la specifica motivazione dei giudici. Ha inoltre contestato l'aggravante del possesso di armi. La Suprema Corte ha ribadito che i motivi generici rendono l'impugnazione inammissibile. La contestazione dell'aggravante non incide sulla scelta né sui termini massimi della misura restrittiva, evidenziando una carenza di interesse pratico. L'indagato resta pertanto in carcere e deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Traffico di stupefacenti e dosi minime: confermato il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di partecipazione ad associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e spaccio continuato di cocaina. La difesa chiedeva la riqualificazione dei fatti in reati di lieve entità e contestava i gravi indizi dell'esistenza di una consorteria criminale organizzata, evidenziando il ruolo marginale dell'accusato e la vendita di singole dosi. I giudici di legittimità hanno respinto le doglianze, sottolineando che l'attività si inseriva in una struttura organizzata stabile, dotata di basi logistiche e telefoni dedicati, con un volume di affari incompatibile con la lieve entità. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Pericolo di Reiterazione: Cassazione annulla misura cautelare per droga
Un individuo, accusato di tentata cessione di 60 kg di hashish, era stato sottoposto a misura cautelare. Il Tribunale del riesame aveva convertito l'arresto in domiciliari. La difesa ha impugnato questa decisione, contestando sia l'identificazione dell'imputato sia la sussistenza del pericolo di reiterazione del reato. La Corte di Cassazione ha confermato la validità degli indizi di colpevolezza. Tuttavia, ha ritenuto insufficiente la motivazione del Tribunale riguardo l'attualità e la concretezza del pericolo di reiterazione. Per questo motivo, la Cassazione ha annullato l'ordinanza e ha rinviato il caso al Tribunale del riesame per una nuova valutazione su questo punto cruciale.
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Carcere vs Domiciliari: La Cassazione sull’Adeguatezza Misura Cautelare
Un Lavoratore è stato fermato con 6,5 kg di marijuana nel bagagliaio di un'auto a noleggio. Inizialmente, il Giudice ha disposto la custodia cautelare in carcere. La difesa ha chiesto il riesame, sostenendo che gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico fossero una misura sufficiente. Il Tribunale ha confermato il carcere, ritenendo inadeguata la misura meno afflittiva. La Cassazione ha annullato questa decisione, evidenziando che il Tribunale non ha spiegato in modo chiaro e logico perché gli arresti domiciliari, anche con controllo elettronico, non fossero idonei a prevenire la reiterazione del reato, specialmente riguardo all'attività illecita che l'indagato avrebbe potuto compiere dal proprio domicilio. La sentenza sottolinea l'importanza dell'adeguatezza misura cautelare.
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Spaccio di stupefacenti: Lieve entità o pervicace continuità?
Un individuo era stato posto in custodia cautelare in carcere per spaccio di stupefacenti, avendo ceduto cocaina e hashish in una nota piazza di spaccio a Roma per oltre trenta volte. Ha presentato ricorso, sostenendo che il reato dovesse essere considerato di lieve entità e che le esigenze cautelari fossero superate dal suo presunto cambiamento di vita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ribadito che la valutazione della lieve entità del reato di spaccio deve considerare tutti gli aspetti della condotta, non solo la quantità di droga. Ha inoltre confermato l'attualità del pericolo di reiterazione dei reati, data la 'pervicace continuità' del comportamento illecito dell'individuo.
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Misure Cautelari: Bando di Gara Pubblicato, Pericolo di Reato Svanito
L'Indagata, accusata di reati di turbativa d'asta, si è vista ripristinare gli arresti domiciliari dal Tribunale di Bari. La decisione si basava sul "pericolo di reiterazione del reato" in relazione a una nuova gara d'appalto. La Corte di Cassazione ha annullato questa ordinanza. Ha ritenuto che la pubblicazione del bando di gara avesse eliminato la concreta possibilità di influenzare la procedura. Le "misure cautelari" devono fondarsi su esigenze attuali. Il caso è stato rinviato al Tribunale per una nuova valutazione.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione ordina la scarcerazione
La Corte di Cassazione ha esaminato la posizione di un indagato sottoposto alla custodia cautelare in carcere per presunto spaccio di sostanze stupefacenti. L'accusa si basava su intercettazioni di messaggi contenenti riferimenti a vino e a parti meccaniche, interpretati dai giudici di merito come gergo cifrato per occultare una cessione di droga pagata mediante la vendita simulata di una moto. La difesa ha dimostrato la reale esistenza della compravendita del veicolo e la plausibilità delle espressioni utilizzate. I giudici di legittimità hanno accertato la totale insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, ritenendo l'ipotesi accusatoria fondata su mere congetture smentite dalle prove documentali. La Suprema Corte ha pertanto annullato senza rinvio l'ordinanza applicativa della misura, ordinando la liberazione immediata della persona indagata.
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Custodia Cautelare: Confermata per Droga, Negata la Lieve Entità
Un individuo era in custodia cautelare in carcere per reati di droga. Ha impugnato la decisione del Tribunale del riesame che aveva confermato la misura. I motivi del ricorso riguardavano la competenza del Giudice per le indagini preliminari distrettuale, la mancata applicazione della fattispecie di lieve entità per le condotte contestate e una questione di legittimità costituzionale sui limiti di pena per la custodia cautelare. La Corte di Cassazione ha rigettato tutti i motivi, confermando la competenza e la non applicabilità della lieve entità, e ha dichiarato infondata la questione di legittimità costituzionale. L'individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Misura Cautelare Annullata: Indizi Insufficienti per Associazione a Delinquere
La Corte di Cassazione ha annullato una misura cautelare di obbligo di dimora e presentazione alla polizia giudiziaria, applicata a un indagato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Il Tribunale di Catanzaro aveva confermato la misura, ma la Cassazione ha ritenuto insufficiente e contraddittoria la motivazione sui gravi indizi di colpevolezza riguardo la partecipazione dell'indagato all'associazione. La motivazione del Tribunale si basava sul ruolo di fornitore di droga dell'indagato, ma non chiariva il suo inserimento nella struttura associativa, contraddicendosi con l'identificazione di altri soggetti come capi. Di conseguenza, l'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo giudizio, che dovrà riesaminare la sussistenza dei gravi indizi e delle esigenze cautelari per l'annullamento misura cautelare.
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Sequestro Preventivo: Il Periculum in Mora non è un automatismo
Un giudice aveva disposto il sequestro preventivo di 1.500.000 euro sui conti di alcuni indagati per reati di autoriciclaggio. Il Tribunale del riesame aveva inizialmente annullato il sequestro per mancanza di fumus commissi delicti. La Cassazione aveva poi rinviato il caso al Tribunale, che aveva confermato il sequestro. La Suprema Corte, con questa sentenza, ha annullato nuovamente l'ordinanza del Tribunale. Ha stabilito che la motivazione sul periculum in mora nel sequestro preventivo era insufficiente. Il Tribunale aveva basato il sequestro su un rischio generico di dispersione dei beni, senza valutare la situazione concreta di ciascun indagato, violando i principi delle Sezioni Unite. La Cassazione ha rinviato il caso per una nuova valutazione.
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