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Custodia Cautelare e Aggravante Associativa: Ricorso Inammissibile

L’Imputato ha presentato ricorso contro l’ordinanza del Tribunale del riesame che confermava la sua custodia cautelare e aggravante associativa per traffico di stupefacenti. Egli lamentava la nullità dell’ordinanza cautelare originale per difetto di motivazione sull’aggravante. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse correttamente integrato la motivazione del primo giudice. La Corte ha condannato l’Imputato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 27956 Anno 2022
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La Custodia Cautelare e l’Aggravante Associativa: Un Caso di Inammissibilità

La custodia cautelare e aggravante associativa rappresenta un tema cruciale nel diritto penale, specialmente quando si tratta di reati complessi come il traffico di stupefacenti. Questo tipo di misura restrittiva della libertà personale, applicata prima di una sentenza definitiva, mira a prevenire la reiterazione di reati, la fuga dell’imputato o l’inquinamento delle prove. La sua legittimità dipende strettamente dalla solidità delle motivazioni che la supportano, in particolare quando si contestano aggravanti specifiche, come quella di aver agito nell’ambito di un’associazione criminale. Un recente pronunciamento della Corte di Cassazione ha chiarito importanti aspetti sulla valutazione di queste misure.

Il Contesto del Caso: L’Imputato e il Traffico di Stupefacenti

Un Imputato si trovava in custodia cautelare in carcere. Le accuse riguardavano la sua partecipazione a un’associazione criminale. Questa associazione era finalizzata al traffico di stupefacenti. Inoltre, l’Imputato era accusato di vari “reati-scopo” (cioè reati commessi per raggiungere gli obiettivi dell’associazione). Questi reati erano aggravati dalla circostanza prevista dall’articolo 416-bis.1 del codice penale. Tale articolo riguarda l’aggravante di aver commesso reati per favorire un’associazione di tipo mafioso o comunque un’associazione criminale.

L’Appello contro la Custodia Cautelare e Aggravante Associativa

L’Imputato non accettava la decisione. Ha presentato ricorso contro l’ordinanza del Tribunale del riesame di Catania. Il Tribunale del riesame aveva confermato la sua custodia cautelare. L’Imputato lamentava un difetto di motivazione. Sosteneva che l’ordinanza cautelare iniziale non avesse valutato in modo autonomo la sua posizione. In particolare, non aveva motivato adeguatamente il riconoscimento dell’aggravante associativa. Secondo l’Imputato, il Tribunale del riesame avrebbe dovuto annullare la misura. Invece, aveva cercato di colmare questo vuoto motivazionale.

La Posizione della Difesa e del Pubblico Ministero

Il difensore dell’Imputato ha insistito per l’accoglimento del ricorso. Ha sostenuto che l’ordinanza cautelare fosse nulla. Questa nullità derivava dalla mancanza di una valutazione specifica sulla sua posizione. Il Pubblico Ministero, invece, ha chiesto il rigetto del ricorso. Ha ritenuto che le argomentazioni della difesa non fossero fondate. Entrambe le parti hanno presentato le proprie conclusioni scritte alla Corte.

Le Motivazioni della Sentenza sulla Custodia Cautelare e Aggravante Associativa

La Corte ha esaminato attentamente il ricorso. Ha dichiarato l’impugnazione inammissibile. La Corte ha ritenuto che il motivo fosse manifestamente infondato e generico. Ha spiegato che il Giudice per le indagini preliminari aveva già valutato la questione dell’aggravante. Questa valutazione, sebbene cumulativa, non era generica. Infatti, per un altro indagato, il giudice non aveva riconosciuto l’aggravante. Questo perché lo aveva ritenuto non “organico al sodalizio” (cioè non parte integrante dell’associazione).

La Corte ha poi chiarito un principio importante. L’ordinanza del Tribunale del riesame può integrare la motivazione del primo giudice. Questo è possibile anche dopo le modifiche legislative del 2015. L’integrazione è ammessa se la motivazione iniziale non è del tutto mancante o apparente. Non deve nemmeno essere priva di una valutazione autonoma degli indizi e delle esigenze cautelari. Nel caso specifico, il Tribunale del riesame aveva legittimamente integrato la motivazione. Non vi era quindi ragione di criticare la sua decisione. La Corte ha confermato che la custodia cautelare e aggravante associativa era stata correttamente motivata.

Le Conclusioni della Corte: Inammissibilità del Ricorso

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell’Imputato inammissibile. Questa inammissibilità ha comportato delle conseguenze. L’Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali. Inoltre, ha dovuto versare una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. La Corte ha ritenuto che non ci fosse assenza di colpa nella presentazione del ricorso. Questo significa che l’Imputato non aveva una giustificazione valida per aver presentato un ricorso così debole. La decisione della Corte ha quindi confermato la validità della custodia cautelare e aggravante associativa applicata all’Imputato.

Cosa significa “custodia cautelare in carcere”?
La custodia cautelare in carcere è una misura che priva della libertà una persona indagata o imputata prima di una sentenza definitiva, per evitare che possa commettere altri reati, fuggire o alterare le prove.

Quando un ricorso viene dichiarato “inammissibile”?
Un ricorso è dichiarato inammissibile quando non rispetta i requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge, ad esempio se è troppo generico o manifestamente infondato, e quindi il giudice non può esaminarne il merito.

Il Tribunale del riesame può integrare la motivazione di un’ordinanza cautelare?
Sì, il Tribunale del riesame può integrare la motivazione dell’ordinanza cautelare emessa dal primo giudice, purché la motivazione originale non sia del tutto assente o apparente e abbia comunque valutato autonomamente gli indizi e le esigenze cautelari.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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