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Art. 309 Codice di Procedura Penale — Sezione Sesta Penale

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819 provvedimenti

Altri anni per Art. 309 Codice di Procedura Penale

Intercettazioni illegittime: la Cassazione annulla gli arresti per reato tributario
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Indagato contro un'ordinanza che confermava gli arresti domiciliari per vari reati, incluso un reato tributario. L'Indagato contestava l'uso di intercettazioni tramite "trojan" per il reato tributario, sostenendo la loro inutilizzabilità. La difesa argomentava che la legge sull'ammissibilità delle intercettazioni per quel reato era cambiata dopo i fatti. La Corte ha accolto il ricorso limitatamente al reato tributario, dichiarando l'inutilizzabilità intercettazioni per tale capo. Questa decisione comporta la necessità di una nuova valutazione delle esigenze cautelari. La Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il caso al Tribunale di Napoli per un nuovo giudizio.
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Ex Generale e Concorso in Corruzione: Cassazione Annulla Arresti
Un ex generale della Guardia di Finanza era stato posto agli arresti domiciliari per presunto concorso in corruzione in atti giudiziari e corruzione propria. L'accusa sosteneva avesse contribuito a un patto corruttivo per ottenere favori da un magistrato. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza, ritenendo che il Tribunale non avesse adeguatamente motivato la reale partecipazione dell'indagato al patto corruttivo e la sua consapevolezza degli intenti illeciti. Mancava una prova rigorosa del suo contributo causale e del dolo, elementi essenziali per il concorso in corruzione.
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Inefficacia misura cautelare: decorrenza termini
L'indagato ha richiesto l'inefficacia misura cautelare sostenendo il deposito tardivo delle motivazioni da parte del Tribunale del Riesame. La difesa calcolava la scadenza di quarantacinque giorni a partire dalla camera di consiglio, conclusa a metà luglio. La cancelleria ha invece depositato il dispositivo tre giorni dopo e le motivazioni a fine agosto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'indagato, confermando la piena validità della misura coercitiva. I giudici hanno stabilito che il termine per depositare le motivazioni decorre dal giorno del deposito formale del dispositivo in cancelleria e non dalla data della deliberazione interna. Di conseguenza, il deposito dell'ordinanza è avvenuto tempestivamente entro i quarantacinque giorni previsti.
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Tempestività decisione riesame: quando un festivo non ferma la giustizia
Un indagato ha presentato ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare, contestando la tempestività decisione riesame e la presunta mancanza di autonoma valutazione da parte del giudice. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che i termini processuali, se scadono in un giorno festivo, si prorogano al primo giorno feriale successivo. Inoltre, l'interrogatorio di garanzia, anche senza risposte, costituisce un atto nuovo che influenza i termini. La Corte ha confermato la correttezza della decisione del Tribunale, ribadendo che la contestazione sulla valutazione autonoma era generica.
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Inammissibilità Ricorso: Aggravante Contro Custodia Cautelare Inutile
Un Lavoratore era in custodia cautelare in carcere per la coltivazione di una piantagione di canapa indiana. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'aggravante dell'ingente quantità di sostanza stupefacente, basandosi su una consulenza tecnica di parte e sulla mancanza del verbale di campionamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso per difetto di interesse. Ha ritenuto che l'esclusione dell'aggravante non avrebbe modificato la durata massima della custodia cautelare, che rimaneva di un anno nella fase delle indagini preliminari. Non sussisteva un vantaggio pratico per il Lavoratore nell'impugnare la decisione.
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Custodia cautelare: Droga ed Estorsione, ricorso inammissibile
Un individuo è stato sottoposto a custodia cautelare in carcere per reati di cessione di stupefacenti ed estorsione, consumata e tentata, ai danni di acquirenti morosi. Ha presentato ricorso contestando la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e delle esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità della custodia cautelare. La decisione ha sottolineato l'utilizzabilità delle sommarie informazioni e la pericolosità sociale del ricorrente, evidenziando la sua indifferenza alle norme.
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Misure cautelari: Trasferimento geografico e pericolo di reiterazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un individuo accusato di spaccio di stupefacenti, a cui era stata applicata la custodia in carcere. Il Tribunale del Riesame aveva confermato la misura, basandosi sul pericolo di reiterazione del reato. Il Ricorrente contestava la motivazione, sostenendo di essersi trasferito in Sicilia, di cercare lavoro e di aver interrotto i legami con l'ambiente criminale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ritenendo insufficiente la motivazione del Tribunale. Ha stabilito che il giudice non aveva adeguatamente valutato l'attualità e la concretezza del pericolo di reiterazione, soprattutto in presenza di un cambiamento del contesto socio-ambientale. L'ordinanza è stata annullata e rinviata al Tribunale di Napoli per un nuovo esame, che dovrà considerare attentamente questi aspetti per le misure cautelari.
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Divieto di dimora per spaccio: ricorso inammissibile in Cassazione
Un Indagato, coinvolto in reati di spaccio di sostanze stupefacenti (cocaina ed eroina), era stato sottoposto al divieto di dimora nella provincia di Teramo. Il Tribunale di L'Aquila aveva parzialmente modificato la misura, limitandola al solo comune di Alba Adriatica. L'Indagato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la sussistenza di gravi indizi, la qualificazione dei fatti come di lieve entità e la sproporzione della misura cautelare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del Tribunale e, di fatto, la misura del divieto di dimora nel comune di Alba Adriatica.
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Corruzione: Cassazione annulla misure cautelari per motivazione debole
La Cassazione ha esaminato il caso di un Comandante dei Carabinieri forestali, accusato di corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio. Il Comandante aveva permesso lavori non autorizzati in cambio di favori, partecipando attivamente alla vicenda. Il Tribunale del Riesame aveva confermato per lui le misure cautelari di divieto di dimora e interdizione dai pubblici uffici. Il Comandante ha contestato la motivazione sulla gravità degli indizi e sul pericolo di reiterazione del reato. La Cassazione ha confermato la validità degli indizi di corruzione, ritenendo il Comandante consapevole del patto illecito. Tuttavia, ha annullato l'ordinanza nella parte relativa al pericolo di reiterazione, giudicando la motivazione insufficiente e generica, soprattutto in considerazione del suo passato incensurato e del ruolo secondario. La Corte ha rinviato il caso al Tribunale di Roma per una nuova e più approfondita valutazione sulle misure cautelari.
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Concorso morale nello spaccio: respinta la lieve entità
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato accusato di concorso morale nello spaccio di sostanze stupefacenti. L'uomo sosteneva la natura lecita dei dialoghi intercettati, riconducendoli alla propria gestione di un locale, e chiedeva la riqualificazione dei fatti nella lieve entità dato l'esiguo numero di episodi monitorati. I giudici di legittimità hanno confermato la misura cautelare. L'interpretazione delle intercettazioni spetta al giudice di merito quando motivata in modo logico. Inoltre, la disponibilità materiale di spacciatori a proprio servizio e il ruolo direttivo escludono la lieve entità, a prescindere dal quantitativo sequestrato o dal limitato numero di cessioni contestate.
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Custodia cautelare in carcere per 170 chili di marijuana
Le autorità hanno arrestato l'indagato dopo la scoperta di circa centosettanta chili di marijuana, nascosti in un camper appositamente modificato e in un capannone, insieme a ventimila euro in contanti. Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per fermare il pericolo di reiterazione del reato. L'indagato ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La difesa ha sostenuto la modesta entità dei precedenti penali e la mancanza di motivazione sulla scelta carceraria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'enorme carico di stupefacente, i nascondigli professionali e i contatti stabili con la criminalità organizzata rendono la misura carceraria l'unica soluzione adeguata.
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Gara d’Appalto Truccata: Cassazione Riapre il Caso di Turbata Libertà degli Incanti
Un ex assessore e presidente di un'associazione sportiva è stato accusato di falso ideologico, tentata truffa aggravata e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente in una gara d'appalto per la ristrutturazione di un campo sportivo. Il Tribunale del riesame aveva annullato la misura cautelare per il reato di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. La Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero, ritenendo che il Tribunale non avesse adeguatamente motivato l'assenza di gravi indizi. La Corte ha quindi annullato la decisione del Tribunale e rinviato il caso per un nuovo giudizio su questo specifico capo d'accusa.
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Ricorso penale errato: la Cassazione rinvia al giudice giusto
La Suprema Corte ha affrontato un caso di Qualificazione ricorso penale. Due Ricorrenti avevano presentato un ricorso immediato per Cassazione contro un'ordinanza del GIP che sospendeva i termini della loro custodia cautelare. La Corte ha chiarito che questo tipo di ricorso è ammesso solo contro le ordinanze che dispongono per la prima volta una misura cautelare coercitiva. Altri provvedimenti sulle misure cautelari sono appellabili al Tribunale del Riesame. Pertanto, i ricorsi sono stati riqualificati come appelli e rinviati al Tribunale di Lecce per competenza.
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Arresti Domiciliari: Cassazione Annulla per Motivazione Apparente
Un individuo, accusato di corruzione in atti giudiziari, era stato sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari. Il Tribunale del riesame aveva confermato tale provvedimento. La Corte di Cassazione, esaminando il ricorso, ha rilevato una "motivazione apparente" (una spiegazione generica e priva di riferimenti concreti) in merito alla proporzionalità e adeguatezza delle misure cautelari applicate. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza impugnata, disponendo un nuovo giudizio per valutare correttamente la necessità e la congruità della misura restrittiva.
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Inammissibilità ricorso penale: Misure revocate, appello inutile
Un indagato aveva presentato ricorso contro l'ordinanza che gli imponeva misure cautelari (obbligo di dimora e presentazione alla polizia giudiziaria) per reati come corruzione e peculato. Durante il processo, le misure cautelari sono state revocate. Per questo motivo, l'indagato ha rinunciato al suo ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, riconoscendo che l'indagato non aveva più interesse a proseguire l'impugnazione, dato che le misure contestate erano già state eliminate. La decisione sottolinea l'importanza dell'interesse ad agire per la validità di un ricorso.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop a sanzioni e spese
Un indagato, sottoposto agli arresti domiciliari per reati tra cui la corruzione, ha presentato impugnazione dinanzi alla Suprema Corte avverso l'ordinanza del Tribunale della libertà. Successivamente, la difesa ha trasmesso via posta elettronica certificata la formale dichiarazione di rinuncia all'impugnazione. I giudici di legittimità hanno accertato la tempestiva rinuncia al ricorso per cassazione e hanno dichiarato il ricorso inammissibile. Di conseguenza, la Corte ha condannato il ricorrente al solo pagamento delle spese processuali, escludendo la sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende per assenza di colpa.
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Spaccio e reddito lecito: gravi indizi di colpevolezza confermati
Un indagato ha impugnato la misura cautelare dell'obbligo di dimora, disposta per la cessione di sostanze stupefacenti. La difesa sosteneva l'assenza dei gravi indizi di colpevolezza e del pericolo di reiterazione, evidenziando che l'indagato svolgeva un'attività lavorativa lecita e non possedeva precedenti specifici per droga. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la solidità delle intercettazioni telefoniche, dei tracciamenti GPS e delle testimonianze raccolte. La Suprema Corte ha chiarito che il possesso di un lavoro o di un reddito lecito non esclude il rischio di commettere nuovi reati per arricchimento personale, confermando la piena legittimità della misura applicata.
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Tentata Estorsione: Cassazione annulla arresti per rischio recidiva non attuale
Un Imprenditore è stato sottoposto ad arresti domiciliari per tentata estorsione e istigazione alla corruzione, in seguito a minacce a funzionari comunali per ottenere autorizzazioni per il suo luna park. Il Tribunale ha confermato la misura solo per la tentata estorsione, escludendo l'istigazione. La Cassazione ha annullato l'ordinanza, ritenendo insussistente l'attuale rischio di recidiva. Ha evidenziato che l'ultima condotta risaliva a tempo addietro e che l'Imprenditore, in una situazione analoga successiva, non aveva replicato comportamenti illeciti, dimostrando l'occasionalità delle sue azioni. La misura cautelare ha perso efficacia.
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Coltivazione illecita di stupefacenti: ricorso inammissibile in Cassazione
Un Lavoratore è stato posto agli arresti domiciliari per la coltivazione illecita di stupefacenti, con 37 piante di cannabis e sostanza già recisa. Il Tribunale ha confermato la misura cautelare. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo l'erronea qualificazione del fatto come non di lieve entità e la sproporzione della misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la coltivazione, avvenuta in una serra domestica attrezzata, non fosse di minima offensività e che la misura cautelare fosse adeguata, considerando i precedenti del Lavoratore.
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Associazione per traffico di stupefacenti tra negozio e spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di dirigere un gruppo criminale insieme alla consorte. I due utilizzavano un negozio di alimentari come copertura per la detenzione e la cessione continuativa di cocaina. La difesa ha chiesto la riqualificazione della condotta in spaccio di lieve entità, sostenendo l'assenza di una struttura complessa. I giudici hanno respinto la tesi, ribadendo che l'associazione per traffico di stupefacenti sussiste anche con strutture rudimentali, purché garantiscano supporto stabile alle cessioni. L'approvvigionamento settimanale di centinaia di grammi di droga esclude il reato minore. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
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