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Art. 309 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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728 provvedimenti

Altri anni per Art. 309 Codice di Procedura Penale

Aggravamento misura cautelare: quando si va in carcere
La Cassazione conferma l'aggravamento della misura cautelare da arresti domiciliari a carcere per un indagato che ha violato il divieto di contatto ospitando le persone offese. La Corte ha ritenuto la misura del braccialetto elettronico inadeguata a prevenire tali violazioni, giustificando la custodia in carcere per l'alto rischio di recidiva.
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Termine perentorio riesame: non si applica al reale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di tre indagati contro un'ordinanza di sequestro preventivo. Gli imputati sostenevano che la decisione del tribunale del riesame, emessa dopo un annullamento con rinvio, fosse inefficace perché tardiva. La Corte ha chiarito che il termine perentorio riesame di dieci giorni si applica esclusivamente alle misure cautelari personali e non a quelle reali, come il sequestro. Sono stati respinti anche gli altri motivi relativi a incompetenza territoriale, vizio di motivazione e sproporzione della misura.
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Dichiarazioni persona offesa: quando sono inutilizzabili?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per estorsione aggravata, evidenziando un errore procedurale cruciale. Il caso verteva sulle dichiarazioni della persona offesa, la cui attendibilità è stata messa in discussione. La Corte ha stabilito che, essendo la vittima coinvolta in attività illecite con l'imputato, avrebbe dovuto essere sentita come indagato di reato connesso e non come semplice testimone. Di conseguenza, le sue dichiarazioni persona offesa, prive di adeguati riscontri esterni, non potevano essere considerate sufficienti per giustificare la misura cautelare, portando all'annullamento con rinvio per una nuova valutazione.
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Associazione mafiosa: la Cassazione sulla custodia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione mafiosa. La Corte ha confermato che, ai fini della misura cautelare, sono sufficienti gravi indizi di colpevolezza che dimostrino un'integrazione organica e stabile nel sodalizio criminale. Tali indizi, desunti principalmente da intercettazioni, sono stati ritenuti idonei a distinguere la condotta dalla meno grave ipotesi di favoreggiamento o di concorso esterno. È stato inoltre ribadito che per questo reato vige una presunzione di pericolosità sociale, superabile solo con prove concrete di distacco dal clan, non essendo sufficienti un'incensuratezza o precedenti assoluzioni.
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Presunzione esigenze cautelari: il tempo non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che, per i reati di associazione mafiosa, la presunzione delle esigenze cautelari non viene meno con il solo trascorrere del tempo. Un indagato, accusato di appartenere a un clan della 'ndrangheta, ha visto respinto il suo ricorso contro la custodia in carcere. La Corte ha chiarito che, data la stabilità e la natura pervasiva delle mafie storiche, elementi come un lavoro lecito o l'assenza di precedenti penali non sono sufficienti a dimostrare un effettivo allontanamento dal sodalizio criminale, necessario per superare la presunzione di pericolosità.
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Ricorso per Cassazione: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa e narcotraffico. La sentenza chiarisce che il Ricorso per Cassazione non può limitarsi a contestare la valutazione delle prove (come intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori) già effettuata dai giudici di merito, ma deve evidenziare vizi di legittimità. I motivi del ricorso sono stati ritenuti generici e orientati a una non consentita rivalutazione dei fatti.
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Autoriciclaggio: prova del reato presupposto in cautela
La Corte di Cassazione conferma una misura cautelare per autoriciclaggio, chiarendo che per la sua configurabilità in fase preliminare non è necessario un accertamento giudiziale definitivo del reato presupposto. È sufficiente che quest'ultimo sia individuato nella sua tipologia e supportato da gravi indizi, desumibili anche da informative di polizia giudiziaria, a prescindere dalla presenza immediata della denuncia della persona offesa. Il ricorso è stato respinto in quanto basato su un'interpretazione errata dei requisiti probatori.
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Rifiuto di atti d’ufficio: la Cassazione conferma
Due agenti di polizia municipale sono stati sospesi dal servizio per non essere intervenuti a seguito della segnalazione di un grave incidente stradale, nel quale una persona ha perso la vita. La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare, rigettando il ricorso degli agenti. La difesa sosteneva che la loro fosse stata al massimo una condotta negligente, ma per i giudici ci sono sufficienti indizi per configurare il reato di rifiuto di atti d'ufficio, che richiede l'intenzionalità (dolo), ritenendo implausibile che non avessero visto l'auto incidentata.
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Misure cautelari: possesso di armi e rischio reato
La Corte di Cassazione conferma le misure cautelari per due individui trovati con numerose armi clandestine. La sentenza chiarisce che, nella valutazione delle esigenze cautelari, il concreto rischio di reiterazione del reato, desunto dalla gravità dei fatti e da possibili legami criminali, può prevalere su una fedina penale pulita. La presenza di tale rischio rende inoltre non necessaria la fissazione di un termine di scadenza per la misura.
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Ricorso straordinario: quando è inammissibile? Guida
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 571/2025, ha dichiarato inammissibile un ricorso straordinario per errore di fatto. L'appello era stato proposto contro una precedente decisione della stessa Corte, relativa a un'ordinanza del Tribunale del Riesame su una misura cautelare. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso straordinario è un rimedio eccezionale, esperibile solo in presenza di una sentenza di condanna irrevocabile, e non per decisioni su questioni incidentali come le misure cautelari.
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Associazione di tipo mafioso: non basta il narcotraffico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero, confermando la decisione di un Tribunale del riesame che aveva annullato una misura cautelare per il reato di associazione di tipo mafioso. La Corte ha ribadito che, per configurare tale grave reato, non è sufficiente provare l'esistenza di un'organizzazione dedita al narcotraffico, anche se utilizza metodi violenti e intimidatori. È necessario dimostrare che il gruppo persegue finalità più ampie di controllo egemonico del territorio, come l'infiltrazione nelle attività economiche, negli appalti o nel processo elettorale, finalità non riscontrate nel caso di specie.
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Retrodatazione misura cautelare: quando non opera
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato, accusato di essere a capo di un'associazione dedita al narcotraffico, che richiedeva la retrodatazione della misura cautelare in carcere. La Suprema Corte ha stabilito che la retrodatazione misura cautelare non è automatica tra procedimenti penali distinti, anche se connessi. È necessario che gli elementi a carico per la seconda misura fossero già desumibili dagli atti del primo procedimento prima del rinvio a giudizio, onere probatorio che il ricorrente non ha soddisfatto.
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Interrogatorio di garanzia: quando va trasmesso?
La Corte di Cassazione chiarisce i presupposti per la trasmissione dell'interrogatorio di garanzia al Tribunale del riesame. Confermando la custodia cautelare per un indagato per traffico di stupefacenti, la Corte ha stabilito che la trasmissione del verbale non è automatica. È onere della difesa indicare specificamente gli elementi oggettivamente favorevoli contenuti nell'atto, la cui mera contestazione delle accuse non è sufficiente a far scattare l'obbligo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza.
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Sequestro preventivo: quando è legittimo il vincolo?
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo di una società. Il provvedimento era stato emesso per il sospetto che l'amministratore di fatto, padre della titolare formale, la utilizzasse per favorire un clan mafioso. La Corte ha chiarito che il termine di 30 giorni per il deposito della decisione del riesame non si applica alle misure reali e che la motivazione del tribunale non era apparente, ma fondata su solidi elementi indiziari.
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Legittimazione PM ricorso: chi può impugnare?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Procuratore della Repubblica avverso un'ordinanza del Tribunale del Riesame che negava un sequestro. La sentenza chiarisce un punto cruciale sulla legittimazione PM ricorso: in materia di misure cautelari reali, l'unico soggetto legittimato a ricorrere per cassazione è il Pubblico Ministero presso il tribunale che ha emesso la decisione impugnata, non quello che ha originariamente richiesto la misura.
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Ordinanza cautelare nulla: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere perché ritenuta formalmente viziata. Il provvedimento è stato considerato un'ordinanza cautelare nulla in quanto il Tribunale, nell'accogliere l'appello del Pubblico Ministero, non aveva fornito una descrizione sommaria dei fatti contestati, limitandosi a un generico elenco degli articoli di legge. Questa omissione, secondo la Corte, lede gravemente il diritto di difesa dell'indagato, rendendo l'atto nullo.
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Captatore Informatico: Cassazione sulle intercettazioni
Un individuo, in custodia cautelare per associazione mafiosa ed estorsione, ricorre in Cassazione contestando la legittimità delle prove raccolte tramite captatore informatico. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, fornendo un'importante analisi sui diversi regimi normativi che regolano l'uso di questo strumento investigativo. La sentenza chiarisce che per i reati di criminalità organizzata, la legge consente l'uso del captatore con un onere motivazionale meno stringente rispetto ad altri reati, confermando la validità delle intercettazioni e della misura cautelare.
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Sequestro di denaro: quando è sproporzionato?
Un individuo, trovato in possesso di stupefacenti e di una cospicua somma di denaro, ha presentato ricorso contro il sequestro preventivo dei suoi beni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la misura era legittima. La decisione si fonda sul principio del sequestro di denaro sproporzionato, evidenziando come la somma sequestrata fosse incompatibile con i redditi leciti dichiarati dall'indagato. La Corte ha sottolineato che la semplice emissione di fatture non costituisce prova di un'entrata economica reale se non accompagnata da prove di effettivo pagamento, e che le giustificazioni generiche sulla condivisione delle spese familiari non sono sufficienti a dimostrare la liceità dei fondi.
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Autonoma valutazione: la Cassazione chiarisce i limiti
Un individuo, accusato di associazione mafiosa, ha contestato un'ordinanza di custodia cautelare per presunta mancanza di autonoma valutazione da parte del giudice. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che un giudice può legittimamente adottare le argomentazioni del pubblico ministero, purché sia evidente un esame critico del materiale probatorio. La Corte ha inoltre stabilito che gli atti intimidatori subiti dall'indagato non sono sufficienti a escluderne l'appartenenza al sodalizio, potendo essere interpretati come conflitti interni al mondo criminale.
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Concorso associazione mafiosa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto in custodia cautelare per associazione mafiosa e narcotraffico. La sentenza chiarisce il concorso tra associazione mafiosa e quella dedita al traffico di stupefacenti, affermando che i due reati possono coesistere se le organizzazioni sono strutturalmente autonome. Vengono inoltre convalidate le intercettazioni tramite captatore informatico e confermata la presunzione di adeguatezza della custodia in carcere per i reati di mafia.
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