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Art. 309 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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728 provvedimenti

Altri anni per Art. 309 Codice di Procedura Penale

Nullità dell’udienza: omesso avviso al difensore
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale del Riesame, stabilendo che l'omesso avviso dell'udienza a uno dei due difensori di fiducia dell'indagato causa la nullità dell'udienza stessa e del provvedimento conseguente. La Corte ha precisato che tale vizio procedurale non comporta l'automatica perdita di efficacia della misura cautelare se la decisione, seppur viziata, è stata emessa nei termini di legge. Di conseguenza, il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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Violenza privata: no estorsione per ritiro querela
La Corte di Cassazione ha stabilito che minacciare una persona per costringerla a ritirare una querela contro terzi configura il reato di tentata violenza privata e non di tentata estorsione. La distinzione fondamentale risiede nell'assenza di un vantaggio di natura patrimoniale o economica, elemento necessario per il reato di estorsione. La Corte ha quindi rigettato il ricorso del Pubblico Ministero, confermando la decisione del Tribunale del riesame che aveva annullato una misura cautelare basandosi sulla corretta qualificazione del fatto come violenza privata.
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Custodia cautelare ultrasettantenni: quando è lecita?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11708/2025, ha stabilito che la custodia cautelare ultrasettantenni è legittima in presenza di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza. Nel caso esaminato, un soggetto di 74 anni, già ai domiciliari, ha visto confermata la detenzione in carcere per il concreto e altissimo rischio di reiterazione dei reati. La Corte ha chiarito che il Tribunale del Riesame può integrare la motivazione del primo giudice se questa, pur non menzionando l'età, descrive fatti che dimostrano l'eccezionalità del pericolo.
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Associazione a delinquere: quando scatta il reato
La Corte di Cassazione conferma una misura cautelare per un individuo accusato di far parte di un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. La sentenza chiarisce che, per provare la partecipazione, non basta la semplice ripetizione dei reati-fine (spaccio), ma servono elementi ulteriori che dimostrino un inserimento organico nel gruppo, come svolgere ruoli di fiducia, recuperare crediti o fare da paciere. La Corte ribadisce inoltre di non poter riesaminare i fatti, ma solo verificare la correttezza giuridica e la logicità della decisione impugnata.
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Aggravante metodo mafioso: quando si configura
Un soggetto ricorre in Cassazione contro l'ordinanza di custodia cautelare per detenzione e porto d'arma, contestando l'applicazione dell'aggravante del metodo mafioso. La Suprema Corte rigetta il ricorso, stabilendo che sparare colpi d'arma da fuoco in pieno giorno contro un'attività commerciale costituisce di per sé 'metodo mafioso'. Tale condotta, infatti, evoca la forza intimidatrice tipica della criminalità organizzata, garantendo l'impunità degli esecutori, a prescindere da una minaccia diretta alla vittima.
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Interrogatorio preventivo: quando il giudice può ometterlo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato sottoposto a custodia cautelare per ricettazione. La sentenza chiarisce che l'interrogatorio preventivo, introdotto da una recente riforma, può essere legittimamente omesso dal giudice qualora ravvisi, anche autonomamente rispetto alla richiesta del PM, un concreto pericolo di inquinamento probatorio. La Corte ha ribadito la piena autonomia del giudice nella valutazione delle esigenze cautelari.
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Aggravante mafiosa: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per detenzione di un'arma da guerra. Il caso verteva sulla sussistenza dell'aggravante mafiosa, contestata per aver agito al fine di agevolare un'associazione criminale. La Corte ha ritenuto che il ricorso fosse una mera riproposizione di motivi già respinti e un tentativo di ottenere un nuovo esame dei fatti, non consentito in sede di legittimità, confermando così la validità della misura e l'applicazione della presunzione di pericolosità legata all'aggravante mafiosa.
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Minaccia di rovina: il sequestro preventivo di edifici
La Corte di Cassazione conferma il sequestro preventivo di un liceo per minaccia di rovina. La decisione si basa sulla mancata conformità alle norme sismiche, ritenuta sufficiente a integrare un pericolo concreto per la pubblica incolumità, data la destinazione d'uso dell'edificio e la sua ubicazione in zona sismica. La Corte ha rigettato i motivi di ricorso dell'ente proprietario, inclusi quelli procedurali e sulla proporzionalità della misura.
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Associazione mafiosa: gravi indizi di colpevolezza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa, estorsione e narcotraffico. La Corte ha confermato che, per le misure cautelari, è sufficiente un quadro di 'qualificata probabilità' di colpevolezza, basato su elementi come intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia. È stata inoltre ribadita la validità della 'doppia presunzione' che impone la custodia in carcere per i reati di associazione mafiosa, salvo prova di un effettivo allontanamento dal sodalizio criminale, non riscontrata nel caso di specie.
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Aggravante mafiosa: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la misura cautelare per estorsione. L'imputato contestava solo l'aggravante mafiosa finalistica (agevolare l'associazione), ma non quella del metodo mafioso. Poiché la permanenza del metodo mafioso era sufficiente a giustificare la misura e i termini di custodia, il ricorso è stato respinto per carenza di interesse, non portando alcun vantaggio concreto al ricorrente.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato agli arresti domiciliari per spaccio. La difesa lamentava l'assenza di gravi indizi di colpevolezza, basati solo sulle dichiarazioni degli acquirenti. La Corte ribadisce che, in fase cautelare, le dichiarazioni precise e concordanti dei consumatori sono sufficienti a configurare i gravi indizi, anche senza sequestro di droga, e chiarisce i criteri per escludere il reato di 'lieve entità'.
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Aggravante metodo mafioso: motivazione specifica
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un individuo in custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, con l'aggravante del metodo mafioso. La Corte ha confermato la gravità indiziaria per la partecipazione all'associazione, ma ha annullato l'ordinanza per quanto riguarda i singoli reati di spaccio e, soprattutto, l'aggravante del metodo mafioso. La decisione si fonda sulla constatazione di una motivazione omessa o generica da parte del Tribunale, che non ha specificato come la condotta del singolo ricorrente integrasse tale aggravante, limitandosi a considerazioni generali valide per l'intera associazione.
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Aggravamento misura cautelare: quando è illegittimo?
Un individuo, già sottoposto all'obbligo di dimora, subisce un aggravamento misura cautelare con la detenzione in carcere per aver violato le prescrizioni. La Corte di Cassazione ha annullato tale provvedimento non per la violazione in sé, ma perché il Tribunale del riesame non ha adeguatamente motivato il rigetto della richiesta di arresti domiciliari, ignorando la documentazione prodotta dalla difesa che attestava una stabile dimora e un'attività lavorativa.
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Concorso in resistenza: misura cautelare sproporzionata
Una persona, accusata di concorso in resistenza a pubblico ufficiale durante una manifestazione, si è vista annullare la misura cautelare del divieto di dimora. La Corte di Cassazione ha confermato la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza basati sulla partecipazione a un 'fatto collettivo', ma ha ritenuto la misura sproporzionata e priva di adeguata motivazione rispetto alla situazione personale dell'indagata e alle misure applicate ai coindagati, rinviando la decisione al Tribunale del riesame.
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Sequestro conservativo: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un sequestro conservativo su una somma di denaro che un imputato, condannato per gravi reati, aveva trasferito su un conto estero. La decisione si fonda sul concreto pericolo di dispersione dei beni ('periculum in mora'), ritenendo l'operazione un chiaro tentativo di sottrarre il patrimonio alla garanzia per il pagamento delle spese processuali. L'appello del comitato di sostegno che aveva raccolto i fondi è stato dichiarato inammissibile.
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Concorso detenzione armi: la Cassazione decide
Una donna ricorre contro un'ordinanza di custodia cautelare per detenzione di armi e ricettazione, contestando il suo coinvolgimento attivo. La Corte di Cassazione conferma il suo ruolo nel concorso detenzione armi, distinguendo la partecipazione attiva dalla mera convivenza. Tuttavia, annulla la decisione riguardo la ricettazione per totale assenza di motivazione da parte del tribunale del riesame, rinviando il caso per un nuovo giudizio su quel punto.
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Diritto di difesa intercettazioni: annullamento senza atti
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che imponeva l'obbligo di dimora a un indagato, poiché nel fascicolo processuale mancava il decreto di proroga di un'intercettazione chiave. Tale assenza ha leso il diritto di difesa dell'indagato, impedendogli di verificare la legittimità della prova a suo carico. La Corte ha stabilito che la richiesta di acquisizione del documento, anche se presentata durante l'udienza di riesame, è tempestiva e fondamentale per garantire un giusto processo. Il caso è stato rinviato al Tribunale per una nuova valutazione, sottolineando l'importanza del pieno accesso agli atti per la difesa.
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Associazione mafiosa: quando l’imprenditore è complice?
Un imprenditore, colpito da ordinanza di custodia cautelare per associazione mafiosa, ricorre in Cassazione contestando sia la validità delle intercettazioni sia la sussistenza dei gravi indizi. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che un decreto di proroga delle intercettazioni, anche se tardivo, può valere come nuova autorizzazione se autonomamente motivato. Inoltre, ribadisce che gli indizi di colpevolezza per il reato di associazione mafiosa vanno valutati nel loro complesso e non in modo frammentario, confermando la solidità del quadro accusatorio a carico dell'imprenditore, ritenuto stabilmente a disposizione del clan.
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Competenza e aggravante mafiosa: parola alle Sezioni Unite
La Corte di Cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite una questione cruciale di procedura penale. Il caso riguarda la sorte della competenza del giudice distrettuale quando il Tribunale del Riesame, in sede di revisione di una misura cautelare, esclude l'aggravante mafiosa che aveva inizialmente radicato tale competenza. La decisione mira a risolvere un profondo contrasto giurisprudenziale tra il principio della 'perpetuatio jurisdictionis', che tende a cristallizzare la competenza iniziale, e la necessità di garantire il principio del giudice naturale una volta venuti meno i presupposti della competenza speciale. L'ordinanza analizza i due orientamenti contrapposti, evidenziando come la soluzione influenzerà la gestione delle misure cautelari in procedimenti per reati di criminalità organizzata.
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Esigenze cautelari: la detenzione non le esclude
La Corte di Cassazione ha stabilito che lo stato di detenzione di un individuo per una determinata condanna non comporta automaticamente l'annullamento delle esigenze cautelari, come gli arresti domiciliari, per un altro procedimento. Il mero decorso del tempo e la detenzione in corso non sono sufficienti a dimostrare una diminuzione del pericolo di reiterazione del reato, specialmente in presenza di un profilo di elevata pericolosità sociale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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