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Art. 309 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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728 provvedimenti

Altri anni per Art. 309 Codice di Procedura Penale

Autonoma valutazione: Cassazione annulla custodia
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per la mancanza di una autonoma valutazione da parte del giudice. La Corte ha stabilito che il giudice non può limitarsi a recepire passivamente le richieste della procura, ma deve condurre un'analisi specifica e individualizzata degli indizi e delle esigenze cautelari per ogni singolo indagato. Nel caso di specie, la motivazione era generica e cumulativa, violando i principi introdotti dalla legge n. 47/2015 e portando all'annullamento senza rinvio del provvedimento e all'immediata liberazione dell'indagato.
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Autonoma valutazione: Cassazione annulla misura cautelare
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per un reato associativo finalizzato al traffico di stupefacenti. La decisione si fonda sulla violazione del principio di autonoma valutazione da parte del Giudice per le indagini preliminari, il quale aveva emesso il provvedimento motivandolo con una riproduzione testuale della richiesta del Pubblico Ministero. La Suprema Corte ha ribadito che tale vizio costituisce una nullità non sanabile dal Tribunale del riesame, comportando l'annullamento senza rinvio del provvedimento e la scarcerazione dell'indagato.
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Gravità indiziaria: Cassazione su intercettazioni dubbie
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del PM contro l'annullamento di una misura cautelare. La decisione si fonda sulla corretta valutazione del Tribunale del riesame, che ha escluso la gravità indiziaria basandosi sulla dubbia genuinità delle intercettazioni, poiché l'intercettato era consapevole di essere registrato.
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Termine trasmissione atti riesame: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13095/2025, ha annullato l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva dichiarato inefficace un sequestro preventivo. Il Tribunale aveva erroneamente applicato il termine perentorio di cinque giorni, previsto per le misure cautelari personali, alla trasmissione degli atti. La Cassazione ha ribadito che, in tema di sequestro, il termine trasmissione atti riesame ha natura meramente ordinatoria e la sua inosservanza non comporta la perdita di efficacia della misura, confermando un consolidato orientamento delle Sezioni Unite.
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Termine sequestro preventivo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva dichiarato inefficace un sequestro. Il caso verteva sul termine per la trasmissione degli atti. La Suprema Corte ha ribadito che il termine sequestro preventivo per l'invio della documentazione non è perentorio come per le misure personali. Pertanto, un ritardo nella trasmissione non comporta l'automatica perdita di efficacia della misura cautelare reale, confermando un principio consolidato delle Sezioni Unite.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per tentato omicidio. La Corte ha confermato la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, ritenendo logica e coerente la valutazione del Tribunale del Riesame basata sulle intercettazioni, nonostante le contraddizioni nelle dichiarazioni della vittima e le doglianze difensive sull'origine delle captazioni.
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Ricorso cassazione inammissibile: i limiti del riesame
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'indagata in custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio. Il ricorso è stato respinto perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e per carenza di interesse su alcuni motivi, dato che la misura cautelare si fondava su un'accusa più grave non scalfita dai motivi di appello.
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Ricorso inammissibile: termini perentori e sanzioni
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché presentato oltre i termini di legge. L'appellante, che aveva violato gli arresti domiciliari, ha impugnato tardivamente la decisione del Tribunale, subendo la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Estorsione aggravata: quando si supera il limite
La Corte di Cassazione conferma la misura cautelare per tre soggetti accusati di estorsione aggravata e incendio. Il caso riguarda un proprietario immobiliare che, per sfrattare i suoi inquilini, ha assoldato due persone che hanno usato minacce e incendiato l'auto delle vittime. La Corte chiarisce la netta differenza tra l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni e l'estorsione aggravata, sottolineando che l'uso di violenza sproporzionata e del metodo mafioso qualifica il reato come estorsione, a prescindere dalla legittimità della pretesa iniziale.
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Misure cautelari spaccio: quando il ricorso è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato sottoposto a misure cautelari per spaccio di stupefacenti. La decisione si fonda sulla genericità dell'appello, che si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già respinte dal Tribunale del Riesame, senza confrontarsi specificamente con le motivazioni della decisione impugnata. La Corte ha inoltre confermato che la detenzione di 20 grammi di cocaina suddivisi in 41 dosi, unitamente a un ingente somma di denaro e materiale per il confezionamento, esclude la configurabilità del fatto di lieve entità, delineando un quadro di attività professionale e non occasionale.
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Ricorso inammissibile rapina: il dolo concomitante
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare per rapina aggravata. La Corte ribadisce che il ricorso non può mirare a una nuova valutazione dei fatti, ma solo a censure di legittimità. Viene confermata la correttezza della qualificazione del reato, chiarendo che nella rapina l'intento di sottrarre i beni (dolo) può manifestarsi anche durante o dopo la violenza (dolo concomitante o sopravvenuto), senza che sia necessario un piano preordinato. Il ricorso inammissibile per rapina è stato quindi respinto per ragioni sia procedurali che sostanziali.
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Dolo nella rapina: violenza e furto, quando è reato?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema del dolo nella rapina, confermando che l'intenzione di sottrarre i beni può sorgere anche dopo l'atto di violenza. Nel caso esaminato, un imputato sosteneva di aver partecipato solo a un'aggressione e non al successivo furto di un borsello. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la violenza e l'impossessamento, se avvengono senza soluzione di continuità, configurano un unico reato di rapina, anche se l'intento di rubare non era presente fin dall'inizio.
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Custodia cautelare: come si calcola la durata massima?
La Corte di Cassazione ha stabilito che per determinare la durata massima della custodia cautelare si deve fare riferimento alla pena prevista dalla legge per il reato (pena edittale) e non a quella concretamente inflitta con la sentenza. La pronuncia nasce dal ricorso di un imputato, la cui scarcerazione per decorrenza termini era stata annullata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il calcolo basato sulla pena edittale era corretto e che i periodi di sospensione dei termini erano stati legittimamente applicati.
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Incompetenza del giudice nelle misure cautelari
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava una misura cautelare in carcere. Il caso riguardava un'accusa di estorsione, inizialmente aggravata dal metodo mafioso. Il Tribunale del riesame aveva escluso tale aggravante, ma confermato la misura. La Cassazione ha stabilito che, venuta meno l'aggravante che fondava la competenza del giudice distrettuale, il Tribunale del riesame avrebbe dovuto dichiarare l'incompetenza del giudice e non limitarsi a confermare il provvedimento. Questa decisione sottolinea il principio fondamentale secondo cui l'incompetenza del giudice deve essere sempre rilevata, anche in fase cautelare, per garantire il diritto al giudice naturale precostituito per legge.
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Incompetenza giudice cautelare: annullata la misura
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza cautelare a causa dell'incompetenza del giudice cautelare che l'aveva emessa. Dopo che il Tribunale del Riesame aveva escluso l'aggravante che fondava la competenza distrettuale, ha omesso di valutare il requisito dell'urgenza necessario per mantenere la misura, portando così all'annullamento del provvedimento e all'immediata liberazione dell'indagato.
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Competenza funzionale: annullata misura cautelare
Un uomo, sottoposto agli arresti domiciliari per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, ha ottenuto l'annullamento della misura. Il Tribunale del Riesame aveva escluso l'aggravante mafiosa ma non aveva dichiarato l'incompetenza funzionale del giudice distrettuale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che, venuta meno l'aggravante che fonda la competenza funzionale speciale, il giudice del riesame deve dichiarare l'incompetenza del giudice che ha emesso la misura. Non avendo il Tribunale motivato sull'urgenza di mantenere la misura in attesa della decisione del giudice competente, la Cassazione ha annullato senza rinvio sia l'ordinanza del riesame sia la misura cautelare originaria, ordinando l'immediata liberazione dell'indagato.
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Esigenze cautelari: annullamento parziale per motivazione
Una donna, sottoposta agli arresti domiciliari per reati legati al traffico di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha ritenuto inammissibile il motivo relativo alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, ma ha accolto quello sul difetto di motivazione riguardo le esigenze cautelari. L'ordinanza è stata annullata con rinvio perché il tribunale non ha adeguatamente giustificato la concretezza e l'attualità del pericolo di reiterazione del reato, un requisito fondamentale per l'applicazione di misure restrittive.
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Fornitore Stabile: la Cassazione traccia il confine
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un individuo accusato di essere un fornitore stabile di eroina per un'associazione criminale. Secondo la Corte, per trasformare un rapporto di fornitura in partecipazione associativa, non bastano indizi generici. È necessario dimostrare che il fornitore, superando il normale conflitto di interessi economici, abbia consapevolmente contribuito in modo stabile alla vita e agli scopi del gruppo. In questo caso, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e due conversazioni intercettate sono state ritenute insufficienti a provare tale coinvolgimento organico.
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Ne bis in idem: no a due ricorsi contro la stessa misura
La Corte di Cassazione ha stabilito che è inammissibile un secondo ricorso per il riesame di una misura cautelare se un precedente ricorso, sebbene dichiarato inammissibile per un vizio di forma, è ancora pendente in Cassazione. La decisione si fonda su un'applicazione estensiva del principio del ne bis in idem, volto a prevenire la pendenza simultanea di più procedimenti sulla stessa questione, anche se non ancora decisa nel merito.
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Fumus commissi delicti: i limiti del riesame
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore contro un'ordinanza di sequestro preventivo per reati fiscali e riciclaggio. La sentenza ribadisce che per il sequestro è sufficiente il fumus commissi delicti, ovvero un quadro indiziario serio, non essendo richiesti i gravi indizi di colpevolezza. Il ricorso è stato respinto perché mirava a una rivalutazione dei fatti, compito precluso al giudice di legittimità.
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