LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 309 Codice di Procedura Penale — Anno 2023

Pagina 5 di 37

731 provvedimenti

Altri anni per Art. 309 Codice di Procedura Penale

Sequestro preventivo: immobile abusivo ma il pericolo va provato
Il Tribunale del Riesame confermava il sequestro preventivo di un immobile abusivo in zona vincolata. La Proprietaria ricorreva in Cassazione lamentando vizi di notifica, tardività del deposito della motivazione e carenza del pericolo. La Suprema Corte ha rigettato i motivi procedurali, confermando la validità della notifica al difensore e l'inapplicabilità dei termini perentori di deposito ai sequestri. Tuttavia, ha accolto il ricorso sul periculum in mora. Per gli immobili ormai ultimati, il pericolo non può derivare automaticamente dalla sola esistenza dell'opera abusiva. È necessaria una dimostrazione concreta che la libera disponibilità del bene possa ulteriormente deteriorare l'ecosistema protetto. La Cassazione ha quindi annullato l'ordinanza limitatamente a questo punto, rinviando al Tribunale per una nuova valutazione.
Continua »
Competenza territoriale: decide il centro di comando della banda
Una donna, accusata di far parte di un'associazione finalizzata al traffico di droga (shaboo), ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La difesa ha contestato la competenza del Tribunale di Roma, sostenendo che il centro decisionale del gruppo criminale fosse a Prato, rendendo così competente il Tribunale di Firenze. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la competenza territoriale si determina nel luogo in cui avvengono la programmazione e la direzione dell'attività criminosa, e non dove si consumano i singoli reati-fine. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la decisione precedente, ordinando un nuovo giudizio per verificare dove si trovasse la vera centrale operativa della banda.
Continua »
Diritto di partecipazione all’udienza: negarlo annulla tutto
Il caso riguarda un uomo sottoposto a custodia in carcere in sostituzione degli arresti domiciliari. Il difensore dell'imputato aveva richiesto espressamente la partecipazione del suo assistito all'udienza di appello tramite videocollegamento dal carcere. Tuttavia, il Tribunale ha celebrato l'udienza senza disporre la traduzione o il collegamento a distanza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la violazione del diritto di partecipazione all'udienza determina la nullità assoluta e insanabile dell'udienza stessa e del provvedimento finale. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza impugnata, rinviando gli atti al Tribunale per un nuovo giudizio che garantisca la presenza dell'interessato.
Continua »
Esigenze cautelari: il carcere dopo tre anni di silenzio
Il Tribunale di Lecce confermava la custodia in carcere per l'Indagato, accusato di spaccio di cocaina in concorso con i fratelli. La difesa ricorreva in Cassazione contestando la sussistenza delle esigenze cautelari, evidenziando che erano passati tre anni dai fatti senza ulteriori reati (il cosiddetto tempo silente). La Suprema Corte ha rigettato le contestazioni sui gravi indizi di colpevolezza, ritenendo validi gli elementi emersi dalle intercettazioni. Tuttavia, ha accolto il ricorso sulle esigenze cautelari: in assenza di reati associativi, il lungo tempo trascorso richiede una motivazione specifica e attuale sul pericolo di reiterazione. La Cassazione ha quindi annullato l'ordinanza con rinvio per un nuovo esame su questo punto.
Continua »
Doppia presunzione cautelare: il carcere resiste al tempo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due indagati contro la custodia cautelare in carcere confermata dal Tribunale del Riesame. I soggetti sono accusati di associazione mafiosa, usura e detenzione di armi. La Suprema Corte ha ribadito che per il reato di associazione mafiosa opera la doppia presunzione cautelare di pericolosità e adeguatezza del carcere. Spetta alla difesa dimostrare il venir meno delle esigenze cautelari, non essendo sufficiente il solo decorso del tempo o il decesso di un complice. Inoltre, è stata confermata l'usura in concreto per la sproporzione tra il prestito e gli interessi applicati a un imprenditore in difficoltà. I ricorrenti restano in carcere e dovranno pagare le spese processuali.
Continua »
Arresti confermati: niente lieve entità nel reato di spaccio
Il Tribunale di Napoli confermava gli arresti domiciliari per un uomo accusato di detenzione e spaccio di hashish e cocaina. L'indagato proponeva ricorso in Cassazione, chiedendo la riqualificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità nel reato di spaccio, evidenziando la modica quantità di sostanza sequestrata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che manca un interesse concreto alla riqualificazione in sede cautelare, poiché la pena prevista per la lieve entità consente comunque l'applicazione degli arresti domiciliari. Di conseguenza, la modifica del titolo di reato non avrebbe comportato la revoca della misura cautelare in atto. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Carcere per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti
Il Tribunale di Catanzaro ha confermato la custodia cautelare in carcere per L'Indagato, accusato di far parte di un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. L'Indagato ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo di essere un semplice debitore dei capi del gruppo e non un membro attivo, contestando anche l'attualità delle esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'acquisto costante di droga per la rivendita integra la partecipazione all'associazione, poiché crea un affidamento stabile. Inoltre, per questo reato opera una presunzione di adeguatezza del carcere, superabile solo provando la rescissione totale dei legami con il gruppo criminale. Di conseguenza, L'Indagato resta in carcere e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Esigenze cautelari: no al carcere se la motivazione è errata
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la custodia in carcere per un indagato accusato di associazione mafiosa ed estorsione. Sebbene i gravi indizi di colpevolezza siano stati confermati, i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso sulle esigenze cautelari. Il Tribunale aveva infatti motivato il pericolo di recidiva basandosi su presupposti errati e non personalizzati, come presunti precedenti penali inesistenti, un ruolo di vertice mai contestato e una precedente detenzione mai avvenuta. Ora il Tribunale dovrà rivalutare la reale necessità della misura restrittiva.
Continua »
Estorsione aggravata: la Cassazione annulla la scarcerazione
Il Procuratore della Repubblica ha impugnato l'ordinanza con cui il Tribunale del Riesame aveva annullato la custodia cautelare in carcere per un indagato, accusato di concorso in estorsione aggravata dal metodo mafioso. Secondo l'accusa, l'indagato aveva costretto il direttore di un villaggio turistico ad assumere soggetti vicini alla criminalità organizzata e ad affidare il servizio lavanderia a una specifica ditta. Il Tribunale aveva escluso i gravi indizi valorizzando solo una dichiarazione della vittima che parlava di semplici suggerimenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore, rilevando che il giudice del riesame ha omesso di valutare l'intero quadro indiziario, comprese le altre dichiarazioni della vittima sulle minacce subite e le intercettazioni telefoniche. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione cancella il carcere
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti de L'Indagato, accusato di associazione mafiosa ed estorsione. I giudici hanno stabilito che il Tribunale ha errato nel ritenere sussistenti i gravi indizi di colpevolezza. Riguardo al reato associativo, i giudici hanno dato per presupposta l'appartenenza del soggetto al clan senza dimostrarla con fatti concreti. Per l'estorsione, la semplice presenza de L'Indagato che accompagnava un altro soggetto non prova la sua consapevolezza del fine illecito (concorso morale). La Cassazione ha inoltre chiarito che il vizio di un'intercettazione non si estende automaticamente a quelle successive. Il caso torna al Tribunale di Catanzaro per una nuova valutazione.
Continua »
Bonus Cultura: la finta vendita di libri è truffa aggravata
Un'articolata frode ideata da un'azienda commerciale consisteva nel convertire il bonus cultura in denaro contante, reclutando migliaia di giovani. Attraverso la simulazione di vendite mai avvenute e l'inserimento di dati falsi sulla piattaforma informatica ministeriale, i complici incassavano i rimborsi dallo Stato. Il Tribunale aveva qualificato il fatto come semplice illecito amministrativo per mancanza di controlli preventivi della Pubblica Amministrazione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Procuratore, stabilendo che la complessa messa in scena integra il reato di truffa aggravata. La mancanza di controlli preventivi da parte dello Stato non esclude l'inganno, poiché l'intera operazione era preordinata a indurre in errore l'ente pubblico. Di conseguenza, l'ordinanza che revocava le misure cautelari è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Gravi indizi di colpevolezza: la libertà cede davanti al sospetto
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di rapina pluriaggravata in abitazione. La difesa sosteneva l'insufficienza degli elementi a carico dell'indagato, contestando i singoli indizi, tra cui il tracciamento telefonico e l'uso dell'auto dei rapinatori. La Suprema Corte ha però rigettato il ricorso, stabilendo che per l'applicazione delle misure cautelari non serve la certezza assoluta della colpevolezza, ma bastano gravi indizi di colpevolezza che dimostrino una qualificata probabilità di responsabilità. Tali indizi non vanno valutati singolarmente, ma in modo coordinato e complessivo. Di conseguenza, l'indagato rimane in carcere e dovrà pagare le spese processuali.
Continua »
Associazione di tipo mafioso: un solo reato non prova l’affiliazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imprenditore sottoposto a custodia cautelare in carcere per tentata estorsione e partecipazione a un'associazione di tipo mafioso. Mentre i giudici hanno confermato la gravità degli indizi per il singolo episodio di estorsione, hanno accolto il ricorso sul reato associativo. La Suprema Corte ha stabilito che la semplice cooperazione in un singolo reato-fine non basta a dimostrare l'affiliazione stabile a un clan. Per configurare il reato di associazione di tipo mafioso occorre infatti una prova rigorosa della stabile messa a disposizione del soggetto a favore del sodalizio criminale. Di conseguenza, l'ordinanza cautelare è stata annullata limitatamente a questa accusa, con rinvio al Tribunale del riesame per una nuova valutazione.
Continua »
Carenza di interesse: se la misura scade il ricorso è inutile
Il Tribunale di Catanzaro riduceva a quattro mesi la durata di una misura interdittiva applicata a un Dirigente Comunale per l'ipotesi di falso in atto pubblico. Sia l'indagato sia il Pubblico Ministero proponevano ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza di legittimità, il termine di quattro mesi della misura scadeva interamente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi per sopravvenuta carenza di interesse. Per l'indagato non sussiste un interesse concreto e attuale a contestare la misura ormai cessata, data l'autonomia del giudizio cautelare rispetto a quello di merito. Anche il ricorso del Pubblico Ministero è inammissibile, non avendo dimostrato la persistenza di concrete esigenze cautelari dopo la scadenza del termine.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: la prova non cancella il passato
Un indagato, accusato di essere il promotore di un'associazione per delinquere, ha impugnato l'ordinanza che confermava la sua custodia cautelare in carcere. La difesa sosteneva che i precedenti penali fossero estinti grazie all'esito positivo dell'affidamento in prova e che non vi fosse un pericolo attuale di commettere nuovi reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'estinzione degli effetti penali non cancella la pericolosità del soggetto. Inoltre, l'attualità del pericolo non richiede l'imminenza di una specifica occasione di reato, ma una valutazione complessiva della personalità e del contesto. Di conseguenza, la custodia cautelare in carcere è stata confermata e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Partecipazione ad associazione mafiosa: basta fare da messaggero
Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per il figlio di un noto esponente criminale, accusato di partecipazione ad associazione mafiosa. L'indagato fungeva da intermediario e messaggero per il padre, impossibilitato a muoversi da Roma a causa di misure di sicurezza. La difesa sosteneva l'assenza di una formale affiliazione e la natura neutra dei contatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che per configurare il reato non serve un'affiliazione rituale. È sufficiente svolgere con continuità il ruolo di collegamento e trasmissione di ordini tra il capo ristretto e gli associati liberi sul territorio, integrando pienamente la condotta associativa.
Continua »
Sequestro preventivo: il vizio di forma non salva il cottage
Il proprietario di un cottage costruito su un'area demaniale marittima ha impugnato il provvedimento di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le indagini preliminari. In precedenza, un analogo provvedimento era stato annullato dalla Cassazione per un vizio formale, ossia la mancata notifica dell'udienza al difensore. Il ricorrente sosteneva che la reiterazione della misura violasse il divieto di "ne bis in idem" cautelare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'annullamento per soli motivi formali non impedisce al giudice di emettere un nuovo provvedimento di sequestro preventivo, poiché non si è formato alcun giudicato cautelare sui presupposti sostanziali del reato. Di conseguenza, la misura cautelare resta valida e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Traffico di stupefacenti: carcere anche con struttura minima
L'Indagato ha proposto ricorso in Cassazione contro la custodia in carcere per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa sosteneva l'assenza di una struttura organizzata e di ruoli specifici. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per configurare l'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti basta una struttura minima e rudimentale, desumibile dalla ripetitività dei reati e dall'uso di un linguaggio criptico. Inoltre, sussiste una doppia presunzione relativa di adeguatezza del carcere, non superata dall'indagato, data la costante dedizione allo spaccio e la mancanza di segni di resipiscenza.
Continua »
Associazione finalizzata al narcotraffico: confermato il carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la custodia in carcere per il reato di associazione finalizzata al narcotraffico. L'indagato contestava la mancanza di prove sul suo ruolo specifico nel gruppo criminale a conduzione familiare operante in Calabria. I giudici hanno invece confermato la solidità del quadro indiziario, basato su videoriprese di cessioni di droga, intercettazioni con linguaggio criptico e dichiarazioni di un collaboratore di giustizia. La Suprema Corte ha ribadito che per la configurabilità del reato associativo basta una struttura minima e un accordo anche informale tra almeno tre persone. Inoltre, opera la presunzione di adeguatezza del carcere, non superata dalla difesa. L'indagato perde il ricorso e resta in carcere, oltre a dover pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Associazione finalizzata al narcotraffico: ruolo minimo, carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la custodia in carcere per il reato di associazione finalizzata al narcotraffico. L'indagato sosteneva l'assenza di prove sulla sua stabile partecipazione al gruppo criminale e contestava la necessità della misura carceraria. I giudici hanno chiarito che per la configurabilità del reato associativo non occorre una struttura complessa, ma basta un accordo anche informale tra almeno tre persone con compiti distribuiti. Nel caso specifico, i filmati e le intercettazioni dimostravano il ruolo attivo dell'indagato nell'occultamento e nella vendita di marijuana per conto del sodalizio. La Suprema Corte ha confermato la sussistenza di gravi indizi e il concreto pericolo di recidiva, ritenendo inadeguati gli arresti domiciliari e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Continua »