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Doppia presunzione cautelare: il carcere resiste al tempo

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due indagati contro la custodia cautelare in carcere confermata dal Tribunale del Riesame. I soggetti sono accusati di associazione mafiosa, usura e detenzione di armi. La Suprema Corte ha ribadito che per il reato di associazione mafiosa opera la doppia presunzione cautelare di pericolosità e adeguatezza del carcere. Spetta alla difesa dimostrare il venir meno delle esigenze cautelari, non essendo sufficiente il solo decorso del tempo o il decesso di un complice. Inoltre, è stata confermata l’usura in concreto per la sproporzione tra il prestito e gli interessi applicati a un imprenditore in difficoltà. I ricorrenti restano in carcere e dovranno pagare le spese processuali.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 1 Num. 38877 Anno 2023
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Pubblicato il 17 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il caso della custodia in carcere per i presunti affiliati

La Corte di Cassazione ha affrontato una vicenda delicata riguardante la libertà personale di due indagati. Il Tribunale del Riesame aveva confermato per entrambi la misura della custodia in carcere. Le accuse a loro carico erano gravissime: associazione a delinquere di stampo mafioso, detenzione illegale di armi da sparo e concorso in usura. I difensori hanno proposto ricorso davanti ai giudici di legittimità per chiedere l’annullamento del provvedimento. La difesa sosteneva la mancanza di prove concrete sulla reale partecipazione degli indagati al gruppo criminale. Inoltre, contestava la sussistenza delle esigenze di custodia. In questo contesto, assume un ruolo centrale la doppia presunzione cautelare prevista dalla legge per i reati di criminalità organizzata.

Quando scatta la doppia presunzione cautelare nei reati di mafia

Il codice di procedura penale stabilisce regole molto severe per chi è accusato di associazione mafiosa. In questi casi opera la doppia presunzione cautelare (meccanismo legale che presume la pericolosità del soggetto e l’adeguatezza della sola misura carceraria). Questa regola inverte il normale onere della prova. Il giudice non deve dimostrare la sussistenza del pericolo in positivo. Al contrario, spetta alla difesa l’onere di presentare elementi concreti capaci di smentire questa presunzione. Gli indagati avevano evidenziato il decorso del tempo dai fatti contestati e la morte di un presunto complice. I giudici hanno chiarito che il semplice passaggio del tempo ha un valore neutro. Esso non dimostra l’allontanamento definitivo dal sodalizio criminoso. Pertanto, la presunzione di pericolosità sociale rimane valida e attuale.

L’usura in concreto e la sproporzione degli interessi

Un altro aspetto rilevante della sentenza riguarda il reato di usura contestato a uno degli indagati. La difesa sosteneva che il tasso di interesse applicato, pari al 18% annuo, non superasse la soglia stabilita dalla legge per l’usura legale. Tuttavia, i giudici hanno confermato la sussistenza del reato sotto il profilo dell’usura in concreto (reato che si configura quando gli interessi, anche se inferiori al limite di legge, risultano sproporzionati rispetto alle condizioni economiche della vittima). Nel caso specifico, l’imprenditore si trovava in una grave situazione di difficoltà finanziaria. A fronte di un prestito di 200.000 euro, la vittima ha dovuto corrispondere ben 80.000 euro di soli interessi in due anni. Questa enorme sproporzione, unita allo stato di bisogno della vittima, integra perfettamente il reato di usura indipendentemente dai tassi ufficiali.

Le motivazioni della decisione sulla doppia presunzione cautelare

I giudici della Suprema Corte hanno ritenuto i ricorsi del tutto inammissibili. Nelle motivazioni, la Cassazione ha spiegato che le contestazioni dei difensori erano generiche e prive di autosufficienza (mancanza di elementi specifici allegati al ricorso per permettere al giudice di valutare i fatti). Il Tribunale del Riesame ha motivato in modo logico e coerente la presenza di gravi indizi di colpevolezza. Per il primo indagato, i giudici hanno valorizzato i controlli sul territorio, le intercettazioni e il ruolo di custode delle armi del clan. Per il secondo indagato, sono risultati decisivi i filmati che documentavano la sua presenza presso l’azienda della vittima di usura e la consegna materiale del denaro. La doppia presunzione cautelare non è stata superata da alcun elemento concreto offerto dalla difesa.

Le conclusioni della Cassazione e gli effetti pratici

La decisione della Corte di Cassazione produce effetti immediati e definitivi per i due indagati. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili e la custodia cautelare in carcere è stata confermata a tutti gli effetti. I ricorrenti dovranno rimanere in stato di detenzione per tutta la durata della fase cautelare. Inoltre, la Suprema Corte ha condannato entrambi i soggetti al pagamento delle spese del procedimento giudiziario. Ognuno di loro dovrà anche versare la somma di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende (fondo pubblico destinato al finanziamento delle spese di giustizia e delle strutture carcerarie). Questa sentenza riafferma la linea dura della giurisprudenza contro i reati di stampo mafioso e l’usura.

Cosa si intende per doppia presunzione cautelare nei reati di mafia?
Si tratta di una regola di legge per cui, in presenza di gravi indizi di associazione mafiosa, si presume che l’indagato sia pericoloso e che la custodia in carcere sia l’unica misura idonea a contenere tale pericolo, salvo prova contraria.

Il semplice decorso del tempo può far venire meno la custodia in carcere?
No, il passaggio del tempo ha un valore neutro e non dimostra da solo che l’indagato si sia allontanato in modo definitivo e irreversibile dal gruppo criminale.

Quando si configura il reato di usura in concreto?
L’usura in concreto si realizza quando gli interessi applicati a un prestito, pur non superando il tasso soglia stabilito dalla legge, risultano sproporzionati rispetto al denaro prestato e la vittima si trova in condizioni di difficoltà economica o finanziaria.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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