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Art. 2948 Codice Civile — Anno 2023

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246 provvedimenti

Altri anni per Art. 2948 Codice Civile

Prescrizione crediti retributivi: quando scatta il termine?
Due dipendenti hanno agito contro L'Azienda per ottenere il riconoscimento dell'anzianità di servizio maturata durante il periodo di apprendistato. Tale riconoscimento era necessario per il calcolo degli aumenti periodici di stipendio. L'Azienda sosteneva che il diritto fosse ormai scaduto per via della prescrizione crediti retributivi, sostenendo che il tempo per agire fosse iniziato a decorrere durante il rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha invece confermato che, a causa delle riforme legislative del 2012 e del 2015, il rapporto di lavoro non garantisce più una stabilità tale da eliminare il timore del dipendente di subire ritorsioni. Di conseguenza, il termine di prescrizione inizia a correre solo dal momento in cui il rapporto di lavoro cessa definitivamente. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando il diritto dei lavoratori ai pagamenti arretrati.
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Prescrizione crediti retributivi: arretrati salvi fino a fine lavoro
Due lavoratori hanno ottenuto il riconoscimento del periodo di apprendistato ai fini degli aumenti di anzianità. L'azienda ha eccepito la prescrizione dei crediti retributivi, sostenendo che il termine per richiedere le somme fosse già scaduto durante il rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, a causa della mancanza di stabilità reale nel rapporto di lavoro dopo le riforme del 2012 e 2015, la prescrizione inizia a decorrere solo dalla cessazione del contratto. I lavoratori hanno quindi diritto a ricevere tutti gli arretrati maturati, poiché il timore di ritorsioni impedisce il decorso del tempo mentre il rapporto è ancora attivo.
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Prescrizione crediti da lavoro: quando partono i termini?
Un dipendente ha richiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio per il periodo svolto come apprendista, con il conseguente pagamento degli aumenti salariali arretrati. L'Azienda si è opposta, sostenendo che il diritto al pagamento fosse ormai scaduto per il tempo trascorso. La Corte di Cassazione ha invece confermato che la prescrizione crediti da lavoro non decorre durante il rapporto di lavoro se non esiste una tutela reale contro il licenziamento. Poiché le riforme del 2012 e 2015 hanno indebolito la stabilità del posto di lavoro, il dipendente agisce in una condizione di timore verso il datore. Di conseguenza, il termine per chiedere i soldi inizia a contare solo dal giorno in cui il rapporto di lavoro finisce. L'Azienda è stata condannata a pagare gli arretrati e le spese legali.
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Contributo di solidarietà pensioni: Cassa condannata al rimborso
Un professionista in pensione ha citato in giudizio la sua Cassa di Previdenza privata per ottenere la restituzione del contributo di solidarietà trattenuto sulla sua pensione. La Cassa sosteneva la legittimità del prelievo per garantire l'equilibrio finanziario e che il diritto al rimborso fosse prescritto in cinque anni. La Corte di Cassazione ha stabilito che le Casse private non possono imporre autonomamente un contributo di solidarietà pensioni, poiché tale potere spetta solo alla legge dello Stato. Inoltre, ha chiarito che l'azione per il rimborso di queste somme indebitamente trattenute si prescrive in dieci anni, non in cinque. Di conseguenza, la Cassa di Previdenza è stata condannata a restituire le somme al pensionato.
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Prescrizione del mutuo: il debito è unico, il Comune paga
Un Comune non pagava alcune rate di un mutuo contratto con un Ente Previdenziale, sostenendo che il diritto a richiederle fosse scaduto. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione del mutuo. Il debito derivante da un mutuo è un'obbligazione unica, anche se rimborsata a rate. Di conseguenza, il termine di prescrizione di dieci anni non decorre dalla scadenza di ogni singola rata, ma solo dalla data di scadenza dell'ultima rata prevista dal piano di ammortamento. L'Ente Previdenziale ha quindi vinto la causa, e il Comune è stato condannato a pagare il debito residuo.
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Computo Apprendistato Anzianità: Contratto Collettivo Nullo
Un lavoratore si è visto negare il riconoscimento del periodo di apprendistato per il calcolo degli scatti di anzianità, a causa di una clausola del contratto collettivo. La Corte di Cassazione ha confermato la sua vittoria, stabilendo la nullità della clausola contrattuale. Il principio sancito è che il computo apprendistato anzianità è previsto da una norma di legge inderogabile (L. 25/1955) che la contrattazione collettiva non può violare. L'Azienda è stata quindi condannata a ricalcolare la retribuzione del dipendente e a pagare le differenze accumulate. La Corte ha anche respinto l'eccezione di prescrizione sollevata dall'Azienda.
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Contributo di solidarietà pensione: Cassa condannata al rimborso
Un professionista in pensione ha fatto causa alla sua Cassa di Previdenza per riavere le somme trattenute dal suo assegno a titolo di 'contributo di solidarietà pensione'. L'ente aveva introdotto questo prelievo in autonomia per garantire la stabilità dei propri conti. La Corte di Cassazione ha dato ragione al pensionato, stabilendo che le Casse private non hanno il potere di imporre tasse o prelievi simili. Questo potere spetta solo allo Stato tramite una legge. Di conseguenza, il prelievo è illegittimo e le somme devono essere restituite. La Corte ha anche precisato che il pensionato ha dieci anni di tempo, e non cinque, per chiedere il rimborso.
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Contributo di solidarietà illegittimo: Cassa condannata al rimborso
La Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto autonomamente da una Cassa di previdenza privata ai suoi pensionati. Questo tipo di prelievo, assimilabile a una prestazione patrimoniale, può essere introdotto solo da una legge dello Stato. La Corte ha quindi condannato la Cassa a restituire le somme indebitamente trattenute. Inoltre, ha chiarito che il diritto dei pensionati al rimborso si prescrive in dieci anni e non nel termine più breve di cinque. La decisione protegge i pensionati da prelievi non autorizzati per legge, riaffermando un principio costituzionale fondamentale.
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Contributo di solidarietà illegittimo: Cassa condannata a pagare
La Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto autonomamente da una Cassa di previdenza privata sulla pensione di un suo iscritto. I giudici hanno chiarito che tale prelievo, avendo natura di prestazione patrimoniale imposta, rientra nella riserva di legge e può essere introdotto solo dal Legislatore statale, non da un regolamento interno della Cassa. Di conseguenza, la Cassa è stata condannata a restituire agli eredi del pensionato le somme indebitamente trattenute. La Corte ha inoltre precisato che il diritto alla restituzione si prescrive in dieci anni e non nel termine più breve di cinque.
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Contributo di solidarietà: Cassa Previdenza perde, vince il pensionato
Un professionista in pensione ha citato in giudizio la sua Cassa di Previdenza per avergli trattenuto un contributo di solidarietà sulla pensione. La Cassa sosteneva di agire per garantire l'equilibrio finanziario dell'ente. La Corte di Cassazione ha dato ragione al pensionato, stabilendo un principio fondamentale: le Casse di previdenza privatizzate non hanno il potere di imporre un contributo di solidarietà. Questo tipo di prelievo è una prestazione patrimoniale che solo lo Stato può istituire con una legge. Di conseguenza, la trattenuta è illegittima e le somme devono essere restituite. La Corte ha anche chiarito che il diritto al rimborso si prescrive in dieci anni, non in cinque.
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Contributo di solidarietà illegittimo: la Cassa deve rimborsare
La Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da una Cassa di previdenza privata ai suoi pensionati. I giudici hanno chiarito che tale prelievo, avendo natura di prestazione patrimoniale, può essere introdotto solo da una legge dello Stato e non da un atto autonomo dell'ente previdenziale. Le Casse private possono modificare i criteri di calcolo delle pensioni future per garantire l'equilibrio di bilancio, ma non possono imporre trattenute su trattamenti già liquidati. Di conseguenza, la Cassa è stata condannata a restituire le somme indebitamente prelevate. La Corte ha inoltre precisato che il diritto al rimborso si prescrive in dieci anni, non in cinque.
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Mancato Investimento TFR: Danno Risarcibile o Diritto Prescritto?
Un dipendente pubblico ha citato in giudizio il suo datore di lavoro, un ente di ricerca, per non aver investito le quote del suo TFR in Buoni Fruttiferi del Tesoro, come imposto da una vecchia normativa. Il lavoratore ha chiesto il risarcimento per i mancati guadagni. L'ente si è difeso sostenendo che il diritto fosse prescritto (scaduto). Il nodo della questione è stabilire se la richiesta sia un risarcimento danno da mancato investimento TFR, con prescrizione di dieci anni, o una semplice richiesta di interessi, con prescrizione di cinque. La Corte di Cassazione, data la complessità, non ha deciso ma ha rinviato il caso a una sezione specializzata per un esame più approfondito.
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Partite pregresse servizio idrico: i limiti ai conguagli retroattivi
Un gestore del servizio idrico ha richiesto a diversi utenti il pagamento di partite pregresse servizio idrico relative al periodo 2005-2011. I giudici di merito avevano inizialmente annullato le fatture, ritenendo illegittima l'applicazione retroattiva di tariffe integrative. La Corte di Cassazione, pur confermando la giurisdizione del giudice ordinario, ha parzialmente accolto il ricorso del gestore. La Suprema Corte ha stabilito che il recupero dei costi 'ora per allora' è astrattamente legittimo per garantire l'equilibrio economico del servizio, ma solo se riguarda costi imprevisti e imprevedibili al momento della fornitura. Non è invece ammesso addebitare agli utenti errori di gestione o rischi d'impresa. La causa è stata rinviata per verificare la natura specifica dei costi richiesti, ponendo l'onere probatorio a carico del gestore.
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Contributo di solidarietà: stop ai prelievi illegittimi
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza professionale sulle pensioni già in essere. I giudici hanno chiarito che gli enti previdenziali privatizzati non possiedono poteri impositivi riservati al legislatore, rendendo nulle le trattenute operate senza base normativa primaria. La sentenza stabilisce inoltre che il diritto alla restituzione di tali somme è soggetto alla prescrizione ordinaria decennale, poiché la contestazione riguarda la corretta determinazione del trattamento pensionistico complessivo e non semplici ratei già liquidi.
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Contributo di solidarietà: stop ai prelievi della Cassa
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da un ente previdenziale privatizzato sulle pensioni già in godimento. I giudici hanno stabilito che tali enti non possiedono un potere impositivo autonomo per ridurre trattamenti già determinati, poiché tale facoltà è riservata esclusivamente al legislatore. La sentenza chiarisce inoltre che il diritto alla restituzione delle somme trattenute indebitamente è soggetto alla prescrizione decennale ordinaria, in quanto attiene alla riliquidazione del trattamento pensionistico complessivo.
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Contributo di solidarietà: illegittimo il prelievo
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza professionale sui trattamenti pensionistici già determinati. I giudici hanno stabilito che gli enti previdenziali privatizzati non possono introdurre prelievi patrimoniali senza una specifica autorizzazione legislativa, poiché ciò violerebbe la riserva di legge prevista dalla Costituzione. Inoltre, è stato chiarito che il diritto al rimborso delle somme indebitamente trattenute è soggetto alla prescrizione ordinaria di dieci anni, in quanto l'obbligo di restituzione non ha natura periodica.
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Contributo di solidarietà: illegittimo il prelievo
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza privata ai propri pensionati. La decisione stabilisce che gli enti privatizzati non possono ridurre trattamenti pensionistici già determinati, poiché ciò violerebbe il principio del pro-rata e la riserva di legge prevista dall'Art. 23 della Costituzione. La Corte ha inoltre chiarito che il diritto al rimborso delle somme trattenute indebitamente è soggetto alla prescrizione decennale ordinaria, rigettando la tesi della prescrizione quinquennale.
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Contributo di solidarietà: stop ai prelievi illegittimi
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza privata ai propri iscritti già in pensione. I giudici hanno ribadito che gli enti previdenziali privatizzati non hanno il potere di imporre trattenute su trattamenti già determinati, poiché tale facoltà è riservata esclusivamente al legislatore ai sensi dell'articolo 23 della Costituzione. La sentenza chiarisce inoltre che il diritto al rimborso delle somme trattenute ingiustamente non è soggetto alla prescrizione breve quinquennale, bensì a quella ordinaria decennale, in quanto la restituzione dell'indebito non ha natura di prestazione periodica.
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Partite pregresse: la Cassazione sui conguagli idrici
La Corte di Cassazione ha stabilito principi fondamentali sulla legittimità delle partite pregresse nel servizio idrico integrato. La vicenda riguarda un gestore che ha richiesto agli utenti conguagli per consumi degli anni 2005-2011. I giudici di merito avevano inizialmente annullato le richieste, ritenendole prescritte e contrarie al principio di irretroattività. La Suprema Corte ha invece chiarito che il recupero dei costi è astrattamente legittimo per garantire l'equilibrio economico del servizio, purché i costi siano imprevedibili e non derivino da inefficienze gestionali. Fondamentale è la decisione sulla prescrizione: il termine quinquennale decorre solo dalla quantificazione ufficiale degli oneri e dall'autorizzazione alla fatturazione, rendendo valide le richieste inviate dal gestore.
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Conguagli regolatori idrici: guida alla prescrizione
La controversia riguarda la legittimità di alcune fatture emesse da un gestore idrico per conguagli regolatori relativi a periodi di consumo molto antecedenti alla fatturazione. Gli utenti hanno contestato la pretesa economica eccependo la violazione del principio di irretroattività e l'avvenuta prescrizione dei crediti. Il Tribunale ha confermato la giurisdizione del giudice ordinario, stabilendo che la prescrizione quinquennale decorre dal momento del consumo effettivo e non dall'emissione della fattura. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio a nuovo ruolo per motivi organizzativi interni al collegio.
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