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Prescrizione crediti da lavoro: quando partono i termini?

Un dipendente ha richiesto il riconoscimento dell’anzianità di servizio per il periodo svolto come apprendista, con il conseguente pagamento degli aumenti salariali arretrati. L’Azienda si è opposta, sostenendo che il diritto al pagamento fosse ormai scaduto per il tempo trascorso. La Corte di Cassazione ha invece confermato che la prescrizione crediti da lavoro non decorre durante il rapporto di lavoro se non esiste una tutela reale contro il licenziamento. Poiché le riforme del 2012 e 2015 hanno indebolito la stabilità del posto di lavoro, il dipendente agisce in una condizione di timore verso il datore. Di conseguenza, il termine per chiedere i soldi inizia a contare solo dal giorno in cui il rapporto di lavoro finisce. L’Azienda è stata condannata a pagare gli arretrati e le spese legali.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 4304 Anno 2023
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Pubblicato il 20 aprile 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il diritto agli arretrati e la prescrizione crediti da lavoro

Il tema del recupero delle somme non pagate dal datore di lavoro è da sempre al centro di accesi dibattiti legali. Molti lavoratori si chiedono quanto tempo abbiano a disposizione per richiedere scatti di anzianità o differenze salariali maturate negli anni. La questione centrale riguarda la prescrizione crediti da lavoro, ovvero il termine entro il quale un diritto deve essere esercitato prima di andare perduto per sempre. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale: se il lavoratore non è protetto da una stabilità assoluta nel posto di lavoro, il tempo per chiedere i soldi non inizia a correre finché il contratto è in vigore.

Il caso: l’apprendistato e gli scatti di anzianità

La vicenda nasce dalla richiesta di un dipendente che voleva vedere riconosciuto il proprio periodo di apprendistato ai fini dell’anzianità di servizio. Il lavoratore sosteneva che quegli anni dovessero essere conteggiati per ottenere gli aumenti periodici dello stipendio previsti dal contratto collettivo. L’Azienda, dal canto suo, non contestava solo il calcolo, ma sollevava un’eccezione formale: secondo i vertici aziendali, il diritto a quelle somme era ormai prescritto perché erano passati troppi anni dalla maturazione dei singoli pagamenti. Questa difesa mirava a bloccare ogni pretesa economica del dipendente basandosi sul semplice decorso del tempo.

Perché la prescrizione crediti da lavoro non corre subito?

La legge prevede generalmente che i crediti per lo stipendio si prescrivano in cinque anni. Tuttavia, la giurisprudenza ha elaborato una distinzione cruciale basata sulla stabilità del rapporto di lavoro. Se un dipendente ha paura di essere licenziato qualora chiedesse quanto gli spetta, non si trova in una posizione di libertà. Questo stato di soggezione, definito tecnicamente come timore reverenziale o paura di ritorsioni, impedisce al termine di prescrizione di iniziare il suo corso. La prescrizione crediti da lavoro resta quindi congelata per tutta la durata del contratto, iniziando a decorrere solo dal momento in cui il rapporto cessa definitivamente.

Il timore del licenziamento e la stabilità del posto

In passato, la protezione garantita dall’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori offriva una sicurezza tale da permettere al dipendente di agire legalmente anche durante il rapporto. Con le riforme legislative del 2012 e del 2015, il panorama è cambiato drasticamente. Oggi, la possibilità di ottenere la reintegrazione nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo è diventata l’eccezione e non più la regola. Questa incertezza normativa ha spinto i giudici a ritenere che il lavoratore sia oggi più vulnerabile rispetto al passato. Senza una tutela forte, il dipendente preferisce tacere per non rischiare il posto, giustificando così il rinvio del termine di prescrizione.

Le motivazioni della sentenza sulla prescrizione crediti da lavoro

I giudici della Suprema Corte hanno basato la loro decisione sulla mancanza di presupposti certi per la risoluzione del rapporto di lavoro. Nelle motivazioni si legge che il regime attuale, modificato dalla Legge Fornero e dal Jobs Act, non garantisce più quella stabilità che permetteva alla prescrizione di correre durante il servizio. La Corte ha spiegato che, mancando una predeterminazione certa delle conseguenze di un licenziamento illegittimo, il lavoratore vive in una condizione di potenziale ricatto psicologico. Per questo motivo, per tutti i diritti che non erano già scaduti nel 2012, la prescrizione crediti da lavoro deve necessariamente partire dalla data di cessazione del rapporto. Non si può punire il lavoratore per non aver agito quando il rischio di perdere l’occupazione era concreto e non adeguatamente protetto dalla legge.

Le conclusioni: chi vince la battaglia legale?

Il risultato finale di questa lunga disputa vede la piena vittoria del lavoratore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’Azienda, confermando che il periodo di apprendistato deve essere calcolato per l’anzianità e che i crediti non sono affatto scaduti. L’Azienda è stata condannata non solo a versare tutte le differenze salariali maturate dall’inizio del rapporto, ma anche a rimborsare le spese legali sostenute dal dipendente per difendersi in giudizio. Questa decisione rappresenta un monito importante per i datori di lavoro e una garanzia per i dipendenti: i diritti economici legati alla corretta qualificazione del rapporto restano azionabili finché non passano cinque anni dalla fine del lavoro stesso.

Da quando si calcola il tempo per chiedere gli stipendi arretrati?
Il termine di cinque anni inizia a decorrere solo dal giorno in cui il rapporto di lavoro termina definitivamente, a causa della mancanza di una tutela reale contro il licenziamento.

Il periodo di apprendistato conta per gli aumenti di stipendio?
Sì, il tempo trascorso come apprendista deve essere integralmente computato nell’anzianità di servizio per il calcolo degli aumenti periodici della retribuzione.

Cosa succede se l’azienda sostiene che il debito è scaduto?
Se il rapporto di lavoro è ancora in corso o è terminato da meno di cinque anni, la contestazione dell’azienda è infondata perché la prescrizione è rimasta sospesa.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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