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Prescrizione dei crediti retributivi: decorrenza e tutele

Un lavoratore ha agito in giudizio per ottenere il riconoscimento dell’anzianità maturata durante l’apprendistato e il conseguente pagamento degli scatti stipendiali negati dal datore di lavoro. L’azienda si è opposta eccependo la prescrizione delle somme maturate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che la prescrizione dei crediti retributivi non decorre durante lo svolgimento del rapporto lavorativo. A seguito delle riforme legislative del 2012 e del 2015, il regime di tutela contro i licenziamenti illegittimi si è indebolito. Tale instabilità genera nel dipendente un fondato timore di ritorsioni contrattuali. Di conseguenza, i termini per richiedere gli stipendi arretrati iniziano a decorrere esclusivamente dalla cessazione definitiva del contratto di lavoro, garantendo piena tutela economica al dipendente.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 6 Num. 36392 Anno 2022
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Pubblicato il 1 settembre 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il calcolo dell’anzianità e la prescrizione dei crediti retributivi

Il rapporto di lavoro subordinato genera spesso contestazioni sui compensi arretrati. La sentenza in esame affronta il tema centrale relativo alla prescrizione dei crediti retributivi spettanti al dipendente. Nel caso specifico, un lavoratore ha richiesto le differenze retributive derivanti dal pieno computo del periodo di apprendistato ai fini degli aumenti periodici di anzianità. Il datore di lavoro si è opposto al pagamento sostenendo l’avvenuta estinzione temporale dei diritti economici maturati nel corso degli anni.

I giudici di merito hanno dichiarato nulle le clausole contrattuali che escludevano l’apprendistato dal calcolo stipendiale. L’azienda ha quindi impugnato il verdetto dinanzi alla Corte di Cassazione contestando il momento di inizio del decorso prescrizionale dei crediti insoluti.

Le modifiche legislative e la tutela del dipendente

Il quadro normativo sui licenziamenti ha subito profonde trasformazioni nel corso dell’ultimo decennio. Le modifiche introdotte dalla Legge Fornero nel 2012 e dal Jobs Act nel 2015 hanno ridotto l’ambito della reintegrazione automatica nel posto di lavoro. La tutela reale attenuata ha reso più fragile la posizione del lavoratore all’interno dell’azienda.

La giurisprudenza consolidata ha valutato l’impatto di questo indebolimento sulle rivendicazioni economiche del personale in servizio. Il dipendente privo di una stabilità contrattuale certa avverte il costante timore psicologico di perdere l’impiego in caso di vertenza legale contro il proprio datore di lavoro.

La decorrenza temporale per la prescrizione dei crediti retributivi

Il timore di subire sanzioni o ritorsioni impedisce al lavoratore di esercitare liberamente i propri diritti durante l’esecuzione del contratto. Per questa ragione fondamentale, il termine quinquennale di estinzione non decorre mese per mese mentre il rapporto di lavoro è ancora attivo e funzionante.

Il termine per far valere i crediti retributivi decorre soltanto a partire dalla cessazione definitiva del rapporto contrattuale. Questo principio garantisce una protezione sostanziale a tutti i lavoratori assunti o in forza successivamente alle riforme che hanno limitato le tutele contro il licenziamento illegittimo.

Le motivazioni sulla prescrizione dei crediti retributivi

I Supremi Giudici hanno respinto le tesi dell’azienda confermando il principio nomofilattico sulla stabilità attenuata dell’impiego. La Corte ha chiarito che il rapporto di lavoro a tempo indeterminato attuale non offre garanzie di reintegrazione sufficientemente certe e predeterminate. Di conseguenza, il lavoratore si trova esposto a una condizione di soggezione e vulnerabilità nei confronti delle decisioni aziendali.

La prescrizione dei crediti retributivi non prescritti prima dell’entrata in vigore della riforma del 2012 rimane interrotta e sospesa per tutta la durata dell’attività lavorativa. Gli artt. 2948 n. 4 e 2935 del Codice Civile devono leggersi alla luce di questo squilibrio contrattuale, fissando l’inizio del termine prescrizionale al giorno di chiusura del contratto.

Le conclusioni: vittoria del lavoratore e spese legali

La decisione della Suprema Corte consolida una fondamentale barriera difensiva per i dipendenti subordinati. Il ricorso promosso dall’azienda datrice di lavoro è stato integralmente respinto con condanna al rimborso delle spese di lite.

Il lavoratore conserva integralmente il diritto di incassare gli scatti di anzianità maturati durante l’apprendistato. Gli importi dovuti non subiscono alcuna cancellazione temporale fino alla conclusione finale del rapporto lavorativo.

Quando inizia a decorrere la prescrizione per gli stipendi arretrati?
Per i rapporti di lavoro privi di stabilità reale forte, il termine di prescrizione quinquennale inizia a decorrere solo dal momento in cui il rapporto cessa definitivamente.

Il periodo di apprendistato è valido per maturare gli scatti di anzianità?
Sì, le clausole dei contratti collettivi che escludono il computo dell’apprendistato ai fini degli aumenti periodici di anzianità sono nulle per contrasto con la legge.

Cosa accade se il dipendente non richiede i crediti durante il contratto di lavoro?
Il dipendente non perde i propri diritti economici poiché la legge riconosce il timore psicologico di ritorsioni o licenziamento durante la vigenza dell’impiego.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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