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Prescrizione dei crediti di lavoro: l’Azienda perde in Cassazione

Alcuni lavoratori hanno chiesto il riconoscimento dell’anzianità di servizio maturata durante l’apprendistato e il pagamento delle differenze retributive. L’Azienda ha eccepito la prescrizione di tali crediti durante il rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’Azienda, stabilendo che la prescrizione dei crediti di lavoro non decorre in costanza di rapporto. A causa delle riforme del lavoro, manca infatti una stabilità reale che protegga il dipendente da ritorsioni. Di conseguenza, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto di lavoro per tutti i diritti non ancora prescritti al 18 luglio 2012. L’Azienda è stata condannata a pagare le spese legali.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 19177 Anno 2023
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Pubblicato il 14 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il caso dei contratti di apprendistato e i diritti dei lavoratori

La vicenda nasce dalla richiesta di alcuni dipendenti di un’importante azienda di trasporti. I lavoratori volevano il riconoscimento dell’intera anzianità maturata durante il periodo di apprendistato. Questo riconoscimento comportava il pagamento di differenze di stipendio non corrisposte. I dipendenti avevano svolto un periodo di apprendistato di quarantasei mesi prima dell’assunzione definitiva. L’Azienda aveva calcolato gli scatti di anzianità escludendo i primi diciannove mesi di questo periodo. Questa decisione ha ridotto lo stipendio mensile dei lavoratori per molti anni. I dipendenti hanno quindi deciso di agire in giudizio per ottenere il ricalcolo corretto della loro anzianità di servizio. L’Azienda si è opposta a questa richiesta. La società ha sostenuto che i diritti dei lavoratori fossero ormai scaduti a causa del tempo trascorso. Questa difesa si basa sulla prescrizione dei crediti di lavoro. La questione centrale riguarda il momento in cui inizia a scorrere il tempo per chiedere i soldi dovuti dal datore di lavoro.

La tutela del dipendente e il timore del licenziamento

Il lavoratore subordinato si trova spesso in una posizione di debolezza rispetto al datore di lavoro. Durante il rapporto di lavoro, il dipendente potrebbe evitare di fare causa per paura di subire ritorsioni o di perdere il posto. Per questo motivo, la legge protegge il lavoratore sospendendo o posticipando il termine per chiedere i propri diritti. Se il dipendente non rischia il licenziamento ingiustificato, il tempo per chiedere i crediti scorre normalmente. Se invece il posto di lavoro non è sicuro, il tempo si ferma. Le riforme legislative degli ultimi anni hanno cambiato profondamente le regole sui licenziamenti. Queste modifiche hanno ridotto la stabilità del posto di lavoro per molti dipendenti del settore privato. La stabilità del rapporto di lavoro rappresenta il presupposto per far decorrere la prescrizione. In passato, la tutela reale garantiva la reintegrazione nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo. Oggi, le tutele sono prevalentemente di tipo economico. Il lavoratore riceve un indennizzo in denaro ma perde comunque il posto di lavoro. Questa situazione crea un forte timore psicologico nel dipendente in costanza di rapporto.

Le motivazioni della sentenza sulla prescrizione dei crediti di lavoro

I giudici della Corte di Cassazione hanno analizzato l’impatto delle riforme del lavoro sulla prescrizione dei crediti di lavoro. La Corte ha chiarito che le leggi attuali non garantiscono più una stabilità reale al lavoratore. Il dipendente teme sempre la perdita del posto se decide di rivendicare i propri diritti economici in corso di rapporto. Per questa ragione, la prescrizione dei crediti di lavoro non può iniziare a decorrere mentre il rapporto è ancora attivo. Il termine di cinque anni inizia a scorrere soltanto dal giorno in cui il rapporto di lavoro cessa definitivamente. Questa regola si applica a tutti i crediti che non erano ancora scaduti al momento dell’entrata in vigore della riforma del duemiladodici. I giudici hanno quindi respinto la tesi dell’Azienda che voleva far decorrere il tempo durante lo svolgimento del lavoro. La Corte ha spiegato la differenza tra la sospensione del termine e la decorrenza originaria. Non si tratta di una sospensione tecnica del tempo che era già iniziato a scorrere. Si tratta invece di una decorrenza che inizia direttamente alla fine del rapporto di lavoro. Questo principio si applica a tutti i diritti retributivi che non si erano ancora prescritti prima del luglio duemiladodici. I crediti successivi a tale data sono quindi pienamente protetti.

Le conclusioni della Cassazione sulla prescrizione dei crediti di lavoro

La decisione della Suprema Corte conferma un principio fondamentale a tutela dei lavoratori. L’Azienda ha perso la causa in modo definitivo. I giudici hanno rigettato il ricorso e hanno condannato la società al pagamento delle spese processuali. I dipendenti hanno ottenuto il diritto a ricevere le differenze di stipendio accumulate negli anni. Questa sentenza dimostra che la mancanza di una tutela reale contro i licenziamenti protegge indirettamente i diritti economici dei lavoratori. Il tempo per chiedere gli stipendi arretrati non scade finché il dipendente continua a lavorare per la stessa azienda. I datori di lavoro devono quindi prestare grande attenzione alla corretta gestione dei contratti e delle retribuzioni sin dall’inizio del rapporto.

Quando inizia a correre il termine di prescrizione per i crediti di lavoro?
Il termine di prescrizione inizia a decorrere soltanto dal momento in cui il rapporto di lavoro cessa definitivamente.

Perché il tempo per chiedere gli stipendi arretrati non scorre durante il rapporto?
Perché il lavoratore potrebbe temere ritorsioni o il licenziamento se decidesse di fare causa al datore di lavoro mentre è ancora assunto.

Questa regola si applica a tutti i contratti di lavoro del settore privato?
Sì, la regola si applica ai rapporti di lavoro che non godono di una stabilità reale contro i licenziamenti illegittimi.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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