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Assegno sociale e requisito di residenza: negato senza 10 anni

Una cittadina straniera si è vista negare l’assegno sociale perché non aveva risieduto in Italia per almeno dieci anni. La richiedente ha sostenuto che questa regola fosse discriminatoria. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo un principio chiaro: l’assegno sociale e requisito di residenza decennale sono un binomio legittimo. Questa condizione non è discriminatoria perché si applica a tutti, compresi i cittadini italiani. La Corte ha spiegato che questo lungo periodo di soggiorno serve a dimostrare un legame solido e radicato con la comunità nazionale, giustificando così l’accesso a una prestazione di solidarietà. Di conseguenza, la richiesta della cittadina è stata definitivamente respinta.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Civile Sez. L Num. 7229 Anno 2023
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Pubblicato il 29 aprile 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Assegno sociale: la residenza di 10 anni è un requisito fondamentale

La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, ha affrontato un caso importante riguardante l’assegno sociale e requisito di residenza. La decisione chiarisce che per ottenere questo beneficio economico è indispensabile aver soggiornato legalmente e ininterrottamente in Italia per almeno dieci anni. Questo criterio, ha stabilito la Corte, non costituisce una discriminazione, neanche indiretta, nei confronti dei cittadini stranieri. La sentenza sottolinea come tale requisito sia una scelta precisa del legislatore per garantire che il sostegno economico vada a persone con un legame effettivo e duraturo con la comunità nazionale.

I fatti del caso: una richiesta respinta

La vicenda ha origine dalla domanda di una cittadina straniera, titolare di un permesso di soggiorno per protezione sussidiaria. L’INPS (l’ente previdenziale) aveva respinto la sua richiesta di assegno sociale. Il motivo del rifiuto era semplice e oggettivo: la signora non soddisfaceva il requisito di aver risieduto in Italia per almeno dieci anni in modo continuativo, come previsto dalla legge. La richiedente ha deciso di portare il caso in tribunale, sostenendo che questa norma creasse una discriminazione basata sulla nazionalità, in contrasto con le normative europee.

La questione legale: il requisito di residenza è discriminatorio?

Il cuore del problema era stabilire se la legge italiana, imponendo un soggiorno così lungo per accedere a una prestazione assistenziale, violasse i principi di parità di trattamento e non discriminazione. La difesa della cittadina sosteneva che una simile condizione svantaggiasse di fatto gli stranieri, creando una forma di discriminazione indiretta. Secondo questa tesi, la norma, pur essendo apparentemente neutra, finiva per colpire in modo sproporzionato proprio chi non è cittadino italiano.

L’importanza dell’assegno sociale e requisito di residenza

L’assegno sociale è una misura di sostegno fondamentale per chi si trova in difficoltà economica. Non è una pensione basata sui contributi versati, ma una prestazione di natura assistenziale, finanziata dalla collettività. Proprio per questa sua natura, il legislatore ha ritenuto necessario legare l’assegno sociale e requisito di residenza in modo stretto. L’idea di fondo è che il beneficio debba essere riservato a chi ha un radicamento stabile nel tessuto sociale ed economico del Paese, avendo contribuito, anche in senso lato, al suo progresso per un periodo significativo.

Le motivazioni: perché la residenza decennale non è discriminazione

La Corte di Cassazione ha respinto completamente la tesi della discriminazione. I giudici hanno spiegato che il requisito dei dieci anni di residenza si applica a chiunque chieda l’assegno sociale, senza distinzioni di nazionalità. Questo significa che anche un cittadino italiano che abbia vissuto all’estero per molti anni e torni in Italia dovrà attendere dieci anni prima di poter richiedere il beneficio. La norma, quindi, non discrimina tra italiani e stranieri, ma tra chi ha un legame consolidato con il territorio e chi non lo ha ancora. La Corte ha definito questo criterio come ragionevole e proporzionato, finalizzato a garantire che la solidarietà nazionale sia diretta verso coloro che sono effettivamente parte integrante della comunità.

Le conclusioni: la richiesta viene respinta definitivamente

In conclusione, la Corte ha dato torto alla cittadina straniera e ha confermato la decisione dell’INPS. L’assegno sociale e requisito di residenza decennale sono stati giudicati pienamente legittimi. La sentenza stabilisce che chi richiede l’assegno sociale deve dimostrare non solo uno stato di bisogno economico, ma anche un legame stabile e duraturo con l’Italia. Per la richiedente, questo significa che non avrà diritto all’assegno sociale. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la legge attuale è valida e deve essere applicata così com’è scritta.

Per ottenere l’assegno sociale, quanti anni di residenza servono in Italia?
È necessario aver soggiornato legalmente e in via continuativa in Italia per almeno 10 anni.

Il requisito di residenza di 10 anni vale anche per i cittadini italiani?
Sì, la legge lo applica a tutti i potenziali beneficiari, inclusi i cittadini italiani, per garantire un solido legame con il territorio.

Un cittadino straniero con permesso di soggiorno può chiedere subito l’assegno sociale?
No, anche se in possesso di un permesso di soggiorno, deve comunque soddisfare il requisito della residenza continuativa di 10 anni.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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