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Assegno sociale: sì al familiare straniero senza permesso lungo

Una cittadina straniera, madre convivente di un cittadino italiano, ha richiesto l’assegno sociale. L’Ente Previdenziale ha respinto la domanda perché la donna non possedeva il permesso di soggiorno di lungo periodo, ma solo la carta di soggiorno per familiari di cittadini dell’Unione Europea. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’Ente Previdenziale, confermando la decisione d’appello. I giudici hanno stabilito che per i familiari stranieri di cittadini italiani o europei che esercitano il diritto al ricongiungimento familiare, la carta di soggiorno è un titolo permanente sufficiente per ottenere l’assegno sociale. Non è quindi necessario il permesso di lungo soggiorno richiesto in via generale per gli altri stranieri, purché sussistano gli altri requisiti di legge come la residenza decennale e il limite di reddito.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 19769 Anno 2026
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Pubblicato il 14 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il diritto all’assegno sociale per i familiari stranieri di cittadini italiani

L’accesso alle prestazioni assistenziali dello Stato rappresenta un diritto fondamentale per chi vive in condizioni di bisogno economico. Di recente, la Corte di Cassazione ha affrontato un caso molto importante riguardante l’assegno sociale per i cittadini stranieri. La questione centrale riguarda i documenti necessari per ottenere questa prestazione economica. Molti cittadini extra-UE si vedono rifiutare la domanda perché non possiedono un permesso di soggiorno di lungo periodo. Tuttavia, la Suprema Corte ha chiarito che i familiari di cittadini italiani o europei godono di una tutela speciale che facilita l’accesso a questo aiuto economico.

La differenza tra i titoli di soggiorno

La vicenda nasce dal rifiuto dell’Ente Previdenziale di concedere la prestazione a una cittadina peruviana. La donna viveva in Italia dal 1992, aveva lavorato regolarmente come collaboratrice domestica e conviveva con il figlio, cittadino italiano. Nel 2020, la donna ha richiesto il sostegno economico. L’Ente Previdenziale ha respinto la richiesta perché la richiedente non possedeva il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo. La donna era invece titolare della carta di soggiorno per familiari di cittadini dell’Unione Europea.

Esiste una differenza fondamentale tra questi due documenti. Il permesso di lungo periodo viene rilasciato agli stranieri dopo cinque anni di soggiorno legale e richiede il superamento di prove di reddito e di lingua. La carta di soggiorno per familiari, invece, tutela il diritto all’unità familiare. Questo documento garantisce la libera circolazione e il soggiorno dei parenti che raggiungono un cittadino europeo. L’Ente Previdenziale riteneva che solo il primo documento potesse dare diritto alla prestazione assistenziale. Al contrario, la richiedente sosteneva che la carta di soggiorno fosse un titolo altrettanto permanente e idoneo.

Le motivazioni della sentenza sull’assegno sociale

Le motivazioni della sentenza sull’assegno sociale si fondano sul principio di parità di trattamento stabilito dalle norme europee. I giudici della Corte di Cassazione hanno confermato che la carta di soggiorno per familiari di cittadini europei è un titolo di soggiorno permanente. Questo documento equivale, ai fini assistenziali, al permesso di soggiorno di lungo periodo.

La Corte ha spiegato che la legge italiana deve rispettare le direttive dell’Unione Europea. Le norme europee vietano ogni discriminazione tra i cittadini dello Stato ospitante e i cittadini di paesi terzi che sono familiari di un cittadino dell’Unione. Una volta che il familiare straniero si è stabilito legalmente in Italia e ha dimostrato un profondo radicamento nel territorio, ha diritto alle stesse prestazioni di sicurezza sociale dei cittadini italiani. L’assegno sociale rientra pienamente in queste tutele.

Inoltre, i giudici hanno verificato che la donna possedeva tutti gli altri requisiti previsti dalla legge. La richiedente aveva infatti una residenza stabile e continuativa in Italia da oltre dieci anni. Il suo reddito era inferiore ai limiti di legge e la sua età anagrafica era idonea. Di conseguenza, la mancanza del permesso di soggiorno di lungo periodo non poteva essere un ostacolo al riconoscimento del suo diritto.

Le conclusioni: quando spetta l’assegno sociale ai familiari stranieri

Le conclusioni: quando spetta l’assegno sociale ai familiari stranieri. Questa importante decisione stabilisce una regola chiara per il futuro. I familiari stranieri di cittadini italiani o europei non devono subire discriminazioni burocratiche. Per ottenere la prestazione assistenziale, a questi soggetti basta possedere la carta di soggiorno per familiari di cittadini dell’Unione Europea.

L’Ente Previdenziale non può quindi pretendere il possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo. Questa decisione favorisce l’unità familiare e garantisce una protezione dignitosa ai parenti stranieri dei cittadini italiani. Naturalmente, il richiedente deve comunque dimostrare il possesso degli altri requisiti di legge. Questi requisiti includono la residenza effettiva in Italia per almeno dieci anni, il raggiungimento dell’età minima e il rispetto dei limiti di reddito previsti annualmente. La decisione della Cassazione rappresenta un passo avanti fondamentale verso la piena uguaglianza sociale e la semplificazione dei diritti dei cittadini.

Il familiare straniero di un cittadino italiano ha diritto all’assegno sociale?
Sì, il familiare straniero ha diritto alla prestazione se possiede la carta di soggiorno per familiari di cittadini dell’Unione Europea e rispetta i requisiti di reddito, età e residenza.

È obbligatorio il permesso di soggiorno di lungo periodo per ottenere l’assegno sociale?
No, per i familiari stranieri di cittadini italiani o europei che si sono ricongiunti non è necessario il permesso di lungo periodo, essendo sufficiente la carta di soggiorno permanente.

Quali sono gli altri requisiti necessari per ricevere la prestazione?
Il richiedente deve dimostrare di risiedere legalmente e in via continuativa in Italia da almeno dieci anni, di avere l’età minima prevista e di non superare i limiti di reddito annuali.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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